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Top 25 film western da vedere assolutamente!

Ecco la lista dei 25 film western da vedere assolutamente secondo la redazione di FilmPost

Ifilm western sono da sempre fortemente legati al territorio degli Stati Uniti d’America, essendo capaci di rappresentare l’individualismo americano e il lento avanzare del progresso di quella nazione. La scoperta dell’Ovest, la frontiera come metafora della vita, il rapporto con i nativi indiani, i duelli con le pistole e gli assalti alle diligenze. Sono tutte caratteristiche che hanno creato un genere essenziale per lo sviluppo del cinema. Soprattutto per l’affermarsi della Hollywood classica, trattandosi di un genere che resistette anche al rivoluzionario periodo della New Hollywood.

Molti dei più grandi cineasti si sono cimentati nel genere western, regalando in diverse occasioni vere e proprie perle cinematografiche. Il genere western è indubbiamente molto vario. Si va così dalla mastodontica Monument Valley di John Ford al revisionismo di Peckinpah, Costner ed Eastwood, passando attraversando i campi lunghi di Sergio Leone e il pulp di Tarantino.

Noi di FilmPost abbiamo stilato la Top 25 dei film western da vedere assolutamente. Abbiamo cercato di inserire film che appartenessero a tutte le diverse correnti del genere, da quella “classica” fino a quella “spaghetti” e a quella “revisionista”. Dal Mississipi al Pacifico, dall’Alaska alla frontiera messicana, ecco a voi i nostri 25 film western consigliati.

*La lista segue un ordine cronologico e nessuna preferenza dell’autore. Buona lettura!*

25 film western da vedere assolutamente: Ombre rosse (1939)

La nostra top inizia ovviamente con un film di John Ford, che più di ogni altro intuì la potenza espressiva e la portata metaforica del genere western. Con Ombre rosse infatti per la prima volta un film western si prestava a letture più profonde e articolate grazie anche all’ispirazione del racconto Palla di sego di Guy de Maupassant. Ford infatti individuò nella figura della prostituta Dallas (Claire Trevor) il perno attorno al quale fare muovere tutti gli altri personaggi. Tra questi John Wayne nella parte del pistolero Ringo Kid, in cerca di vendetta contro i fratelli Plummer.

Ford racconta di nove personaggi costretti a confrontarsi tra di loro, oltre che far fronte alla minaccia degli indiani. Ambienta la sua storia nella Monument Valley, teatro ideale nel quale ospitare le tragedie dei suoi protagonisti in cerca di una identità. Il regista è superbo nel trovare equilibrio tra i miti sociali, l’evocazione storica e la messa in scena tradizionale del western, dando il via a una stagione straordinaria del western nel lontano 1939. Ombre rosse infatti rappresenta la pietra miliare della rifondazione del western, rappresentando un classico esempio di una pellicola in cui riescono a convivere introspezione psicologica e azione allo stato puro. Indimenticabile a tal proposito l’assedio degli indiani alla diligenza, realizzato solo grazie alle grandi abilità fisiche del capo stuntman Yakima Canutt.

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Sfida infernale (1946) – Film western

Tra i film western da vedere assolutamente non possiamo non menzionare Sfida Infernale di John Ford. Il regista inscena il racconto classico della sfida combattuta all’OK Corral di Tombstone il 26 ottobre 1881 tra lo sceriffo Wyatt Earp (Henry Fonda) e Doc Holiday (Victor Mature) da una parte e il clan dei fratelli Clanton dall’altra. I temi rappresentati sono sempre quelli che caratterizzano un po’ tutti i film western. Troviamo così lo scontro tra civiltà e wildness, il senso del dovere, la lotta tra giusti e disonesti. A padroneggiare ancora una volta in un film di Ford è la dialettica tra esterno ed interno. Da una parte c’è la vastità della pittoresca Monument Valley, dall’altra i claustrofobici ambienti chiusi della cittadina di Tombstone.

Anche i personaggi sono in contrasto tra di loro. La dialettica questa volta è tra l’incorruttibile e coraggioso sceriffo Wyatt Earp e il rispettabile uomo di cultura, ma ormai decaduto e alcolizzato, Doc Holiday, figura romantica. Da menzionare anche le ottime figure femminili: l’impetuosa Chihuahua (Linda Darnell) e la magica Clementine (Cathy Downs). Il tutto rende Sfida infernale uno dei leggendari film western del cinema classico hollywoodiano.

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Il fiume rosso (1948) – Film western da vedere

Da John Ford passiamo a Howard Hawks, che dirige un film essenziale per la crescita del genere western. Il regista ambienta il suo film in Texas, alla fine della guerra di Secessione. L’allevatore di bestiame Thomas Dunson (John Wayne) è riuscito a impadronirsi di una mandria enorme. Aiutato dal figlio adottivo Matt Garth (Montgomery Clift) decide di condurla oltre il Fiume Rosso, dove la venderà a un ottimo prezzo. Ma le cose si complicheranno durante il viaggio e il rapporto tra i due protagonisti andrà incontro a un’evoluzione continua.

L’esordio di Hawks nel western è folgorante e rivoluzionario, specie se si pensa allo svolgimento del racconto. Il regista americano riprende il paradigma della letteratura western, raffinando però i dialoghi e ammantandolo di tratti epici. Se per Ford il West è sempre stato sinonimo di amicizie, spazi sconfinati e lotte, per Hawks è qualcosa di leggermente diverso. Sicuramente amicizie virili, ma ombrate di inquietudine e mistero. Per questo essenziale è il confronto tra i personaggi di Dunson e Matt, dove il primo incarna alla perfezione lo stereotipo del cowboy, veloce di cervello ma soprattutto di pistola. Il secondo, invece, è più delicato fisicamente, pistolero infallibile ma che preferisce anteporre il dialogo alla pistola. Il fiume rosso travalica per diversi motivi i paletti imposti dal genere western e ne rappresenta un’ideale crescita verso un qualcosa di più maturo e introspettivo.

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Winchester ’73 (1950) – Film western belli

Anthony Mann nel 1950 dà vita a un film western storico nel suo genere, capace di ridare linfa a quel filone inaugurato con Ombre Rosse di John Ford seppur fossero passati ben 11 anni.  La storia è piuttosto semplice. Lin McAdam (James Stewart) vince in una gara di tiro a segno un fucile Winchester modello 1873. Il malvagio Dakota Brown (Stephen McNally) glielo ruba e fugge, dando il via a un vero e proprio inseguimento. Il fucile passerà nelle mani di un contrabbandiere, di un indiano sioux, di un contadino e di un fuorilegge. Alla fine McAdam riuscirà a tornare in possesso del fucile, scoprendo un terribile segreto.

Il fucile in questa pellicola di Mann ha la stessa funzione della bicicletta in Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, essendo vero e proprio carburante drammaturgico del film. Infatti, sarà proprio il fucile a collegare le vicende di molti personaggi che contribuiscono a formare quell’epica del West che favorirà un nuovo successo del genere. Quel che resta del film sono indubbiamente gli elementi più classici dei film western: cowboy, riferimenti biblici, banditi rudi e veloci con la pistola, donne che si innamorano dell’eroe e sceriffi autoritari. Non stupisce affatto che l’ultima inquadratura del film sia riservata al mitologico fucile Winchester, simbolo di un’epoca e di un genere interi.

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Mezzogiorno di fuoco (1952) – Film western

Vincitore di 4 premi Oscar, Fred Zinneman dirige un western “intellettuale” che gioca molto sul contrasto tra speranza e disillusione. Lo sceriffo Will Kane (Gary Cooper) ha un conto in sospeso con Frank Miller (Ian MacDonald), che gli ha giurato vendetta dopo la condanna a 5 anni di prigione. Mentre lo sceriffo sta per convolare a nozze con la quacchera bionda Amy Fowler (Grace Kelly), giunge una notizia. Frank Miller sta tornando ad Hadleyville con il treno di mezzogiorno. Da questo momento scatta un conto alla rovescia di 85 minuti, la durata del film, cadenzato dal ticchettio degli orologi e da inquadrature fisse che enfatizzano sempre di più il senso di minaccia incombente.

Mezzogiorno di fuoco costringe ogni personaggio a confrontarsi con un passato, un presente e un futuro. La musica di Dimitri Tiomkin moltiplica il senso di attesa e l’interpretazione sofferente di Gary Cooper, abbandonato da tutti e alle prese con un nemico invisibile, rimane impressa nella memoria. Non a caso l’attore vincerà l’Oscar per migliore attore protagonista. Zinnemann realizza così un “western neorealista”, mettendo in risalto coscienza e dignità umane. Aiutato dallo sceneggiatore Carl Foreman che adatta il racconto The Tin Star di John Cunningham, il regista crea un vero e proprio capolavoro del genere. Film western da vedere assolutamente!

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Il cavaliere della valle solitaria (1953) – Film western da vedere

Si tratta del primo e unico western diretto da George Stevens, che consacra definitivamente il mito della frontiera, mitizzando le azioni di uomini coraggiosi e il loro universo di valori. La storia segue le vicende di Shane (Alan Ladd), impavido eroe solitario, che aiuterà la famiglia Starrett a liberare la vallata dalla prepotenza di Rufus Ryker (Emile Meyer) e della sua famiglia, che vuole ottenere il monopolio sul bestiame. Sarà Shane a dover fare i conti contro i Ryker e aiutare gli Starrett a liberarsi della loro malvagità, come un vero e proprio cavaliere errante di medievale memoria.

George Stevens combina in un’armonia narrativa e visiva i due grandi pilastri che sorreggono tutta la mitologia del film western americano: la comunità che difende la proprietà privata e l’eroe solitario. Per far questo lavora molto sul lato iconografico dell’ambientazione, la piana di Jackson Hole nel Wyoming. Il regista mette insieme una costruzione di grande realismo, con una regia che ha ispirato successivamente i grandi western, prima del revisionismo di Arthur Penn e Sam Peckinpah. Ispirato dal romanzo di Jack Schaefer e sceneggiato dall’ottimo A. B. Guthrie, Il cavaliere della valle solitaria è indubbiamente uno dei film più iconici dei film western, destinato a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo di ogni appassionato del genere e non.

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Sentieri selvaggi (1956) – Film western consigliati

Tra i film western da vedere assolutamente si annovera senza alcun dubbio Sentieri Selvaggi, vero e proprio capolavoro della cinematografia fordiana. Nonostante avesse realizzato altre opere immortali come Ombre rosse Sfida infernale, John Ford dirige un western più intellettuale e complesso, liberandolo dalla rassicurante morale manichea. Tratto dall’omonimo romanzo di Alan Le May e sceneggiato da Frank S. Nugent, il film è ambientato nel 1868 e racconta il viaggio di due uomini Ethan (John Wayne) e il giovane Pawley (Jeffrey Hunter) alla ricerca della piccola Debbie (Natalie Wood). La giovane infatti era stata rapita da un gruppo di razziatori Comanche, diventando ormai una di loro, motivo per cui i due uomini intraprenderanno un viaggio lungo dieci anni, attraversando il West più selvaggio.

Ford non esita nel mostrarci la faccia più cupa, rozza, ignorante del suo eroe, che si macchia di prepotenza e di rabbia incontrallata. Ethan Edwards è un personaggio colmo di un odio primitivo, ma al tempo stesso combattuto, fortemente in lotta con la sua stessa natura. John Wayne è egregio nel farci dubitare fino all’ultimo delle sue intenzioni: placare la sua sete di vendetta o liberare la giovane Debbie? Capolavoro della storia del cinema, Sentieri Selvaggi è un film semplicemente eterno che merita indubbiamente più di una visione.

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Un dollaro d’onore (1959) – Film western

Un dollaro d’onore è uno dei più epici fra i film western, vero e proprio modello per le produzioni successive. Ispirato a un racconto di B.H. McCampbell, è considerato da molti critici il western perfetto. Howard Hawks dirige un western puro, non contaminato con il cinema d’avventura come era accaduto precedentemente con Il fiume rosso (1948) e Il grande cielo (1952). Il film segue le vicende dello sceriffo Chance (John Wayne), il suo vice Dude (Dean Martin), il vecchio Stumpy (Walter Brennan), il giovane pistolero Colorado (Ricky Nelson) e l’affascinante giocatrice d’azzardo Feathers (Angie Dickinson). Il gruppo deve fronteggiare un gruppo di banditi capeggiati da Nathan Burnett, un latifondista arrichitosi dopo l’arresto di suo fratello Joe per omicidio.

Il titolo italiano (Un dollaro d’onore) sintetizza bene lo scontro che anima la vicenda ed è alla base dell’opera. Da una parte le ragioni della giustizia e della lealtà, dall’altra il denaro e la corruzione. La regia di Hawks sa sfruttare abilmente il senso di attesa dei vari personaggi costruendo sapientemente il climax dell’azione drammatica. Per questo motivo è stato definito un western “da camera”. Il critico Robin Wood ha scritto che in Un dollaro d’onore si ritrova la quintessenza del classicismo americano, un film che ridà linfa e vitalità a un genere che stava per perdere la sua purezza originaria. Il film si distingue per l’eccelsa regia e per l’impatto dei temi e dei contenuti dell’opera.

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I magnifici sette (1960) – Film western da vedere

Remake de I sette samurai di Akira Kurosawa, John Sturges ambienta il suo film in un villaggio messicano non dissimile da quello del Giappone medievale del regista giapponese. Vengono riproposti gli archetipi di comportamento del genere western e non.  Si tratta di uno degli ultimi grandi classici del cinema western americano prima dei film di Sergio Leone. I magnifici sette rimane nell’immaginario comune per il ricorso a un linguaggio canonico di rara fattura. Una storia di buoni contro cattivi, di giustizia da ristabilire e di solidarietà maschile.

Interpretato da un cast stellare, il film è accompagnato da una colonna sonora indimenticabile. La trama è abbastanza semplice e ricalca quella de I sette samurai. Un gruppo di cowboys viene assoldato per difendere un villaggio messicano dalle scorrerie della banda del bandito Calvera. I magnifici sette così sconfiggeranno la banda dopo varie vicende e cruenti scontri. L’elemento innovativo è la tematica della coscienza di una sconfitta morale da parte dei sette mercenari e il finale ne è una conferma.

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L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) – Film western consigliati

Un western modernista che risente dei cambiamenti politici americani e che si rispecchia nella novità portata da John Fitzgerald Kennedy.  John Ford rinchiude la Monument Valley in spazi chiusi, facendoli implodere di fronte al racconto dell’avvocato Ransom Stoddard. Intervistato da un giornalista, rivela la realtà sullo scontro di Shinbon con il temuto fuorilegge Liberty Valance. Il vero protagonista però è Tom Doniphon, un valoroso pioniere del luogo, legato allo stile di vita del vecchio West. Sarà Tom a salvare più volte la vita a Ransom, insegnandogli a sparare e consegnandogli le chiavi di un mondo destinato a cambiare.

In L’uomo che uccise Liberty Valance troviamo la legge e la violenza, l’amore e il rancore, il mito della frontiera e il codice penale. La nuova America fonda il proprio statuto su una contraddizione. Se è vero che gli ideali di eguaglianza sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza sono facilmente condivisibili, è anche vero che nel West è spesso la menzogna che ristabilisce gli equilibri. Ford condensa tutto il senso della perdita delle tradizioni ambientandolo in spazi chiusi e tendendo al minimalismo espositivo riesce nel rendere i suoi personaggi dei veri e propri simboli.

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Trilogia del dollaro (1964-1966) – Film western belli

È un obbligo morale dedicare ampio spazio alla Trilogia del Dollaro del grande artigiano del cinema nostrano: Sergio Leone. La Trilogia è composta da tre veri e propri capolavori del genere: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966).  I tre film segnano una battuta d’arresto per il western classico, innalzando la dignità dello spaghetti-western che influenzerà diversi registi americani, primo fra tutti Sam Peckinpah. Sarà proprio Leone a elevare lo spaghetti-western, rendendolo sinonimo di qualità.

Sergio Leone renderà immortale la sua Trilogia grazie all’uso ossessivo dei primi piani rivelanti psicologia e rapporti di forza tra i personaggi, i lunghi silenzi, gli effetti sonori e la musica senza tempo di Ennio Morricone. Impossibile non citare l’eroe della Trilogia, Clint Eastwood, simbolo della cinematografia mondiale di quegli anni. Trasandato, con il sigaro che pende dalle labbra e decisamente controcorrente rispetto al tipico eroe Hollywoodiano. Sarà poi con Per qualche dollaro in più, che nascerà il duello in stile “Sergio Leone” scandito dalle note memorabili del carillon. Nel secondo capitolo, il regista raggiunge una maturità tecnica invidiabile, indugiando sui primi piani e su bellissimi lunghi piani-sequenza. Il buono, il brutto, il cattivo sarà il capitolo che lancerà Leone nell’immaginario cinematografico collettivo, rendendo più che mai immortale il suo spaghetti-western.

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C’era una volta il West (1968) – Film western

Appena due anni dopo Il buono, il brutto, il cattivo, Sergio Leone torna a dirigere un altro must del genere western con C’era una volta il West. La storia segue le vicende di Jill McBain (Claudia Cardinale) che arriva in città in tempo per trovare il cadavere del marito appena sposato. Il mandante dell’omicidio lascia credere che sia stato ucciso dalla banda di Cheyenne (Jason Robards). Il misterioso Armonica (Charles Bronson) si metterà sulle tracce del sicario (Henry Fonda), dando vita a un intreccio in un western crepuscolare. Leone infatti abbandona il clima da spaghetti che aveva fatto innamorare il pubblico internazionale, andando più verso il western americano e la Nouvelle Vague.

Aiutato nella sceneggiatura dagli emergenti Bernardo Bertolucci e Dario Argento, Leone abbraccia la grande tradizione western e chiude al tempo stesso malinconicamente il cerchio. In questo film, il regista si concentra più sulle dinamiche interpersonali fra i personaggi, riflettendo sul tempo e sulla sua circolarità. La cittadina di Sweetwater diventerà così il teatro di una lotta con i fantasmi del proprio passato, in cui ogni personaggio trova una perfetta collocazione narrativa e simbolica. Sergio Leone omaggia i grandi classici del passato come Sentieri SelvaggiMezzogiorno di fuoco e al tempo stesso diventa fonte di ispirazione per nuove generazioni di grandi cineasti come Martin Scorsese e Quentin Tarantino.

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Butch Cassidy (1969) – Film western da vedere

George Roy Hill rivisita la leggenda di Butch Cassidy e del suo allievo Sundance Kid, ruoli affidati a due grandi attori come Paul Newman e Robert Redford. La vera storia dei due fuorilegge del West ebbe una tragica fine in Bolivia, dove emigrarono con la bella Etta, qui interpretata dalla bellissima Katharine Ross (Il Laureato). Si tratta di un film fondamentale, probabilmente il western più significativo della generazione del tramonto. Il triangolo di amicizia-amore-libertà che si viene a creare tra Newman-Redford-Ross è egregiamente messo in scena dal regista, che rende Butch Cassidy un must del genere.

Pur essendo un remake de I tre fuorilegge (1956), la versione di Hill vive di vita propria, anche grazie alle incredibili performance dei due protagonisti. Vincitore di quattro premi Oscar (miglior canzone, migliore colonna sonora, migliore fotografia, migliore sceneggiatura), Butch Cassidy dà una forte spallata alle caratteristiche fondamentali e alle strutture portanti del western classico. Il film di George Roy Hill sarà di influenza anche per un altro grande regista del genere, ovvero Sam Peckinpah, che si farà conoscere per l’iperrealismo anarchico de Il mucchio selvaggio.

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Il mucchio selvaggio (1969) – Film western consigliati

Scritto e diretto da Sam Peckinpah, Il mucchio selvaggio è considerato dalla stragrande maggioranza uno dei migliori western della storia del cinema. La pellicola può contare su un cast stellare: William Holden, Robert Ryan, Warren Oates, Ernest Borgnine e Edmond O’Brien. Considerato una pietra miliare, è stato inserito nella lista dei 100 migliori film americani di tutti i tempi. Giunto alla sua quarta pellicola, possiamo affermare che Peckinpah centra il suo più grande capolavoro, cambiando la storia di tutto il cinema western, inaugurando un filone conosciuto come dirty western. La classica divisione fra eroi e antagonisti e l’epicità tipica del genere western faranno spazio a una narrazione più realistica, dominata da una violenza palpabile.

Il mucchio selvaggio segue le vicende del bandito Pike Bishop e della sua banda, che dopo aver svaligiato la banca della ferrovia, si ritrovano in Messico. Ingaggiati dal generale Mapache per assaltare un treno carico di armi, il furto non andrà come previsto. Sam Peckinpah dirige un western che fa i conti con la violenza pervasiva della società americana post 1968. Gli assassini di Martin Luther King e di Bob Kennedy sconvolsero l’immaginario collettivo americano. Il regista riesce così a rappresentare la violenza in maniera realistica e finisce per sovvertire le regole del genere, trasformando per sempre gli eroi della Frontiera.

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I compari (1971) – Film western belli

Robert Altman dirige un western anomalo e profondo che va al di là della distruzione di genere propria del regista americano. Possiamo considerare I compari come un figlio diretto de Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah, anche se meno d’impatto, ma rilevante nell’elaborazione di una nuova estetica western. Altman è provocatorio nella scelta di dirigere un western dove non ci sia più spazio per gli eroi. La storia si svolge a Presbiterian Church, un insediamento principalmente composto da minatori immigrati. Il fulcro è la figura di McCabe (Warren Beatty), un imprenditore deciso ad aprire una casa di tolleranza. Si imporrà nell’affare, forte della sua esperienza, Mrs. Miller (Julie Christie).

La performance di Julie Christie è incredibile, tanto da guadagnarsi una nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista. Altman è oculato nel dare importanza alla figura femminile. Il regista risulta innovativo anche nel trascrivere la frontiera in un contesto di pessimismo e nichilismo. I compari è un’opera intellettuale e decisamente anticommerciale. Notevole la fotografia a tinte fosche di Vilmos Zsigmond e notevoli le musiche di Leonard Cohen. Precisa la descrizione del contesto sociale degradato, fatto di militari alcolizzati e prostitute senza alcun avvenire, rendendo il film veramente originale.

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Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972) – Film western

Jeremiah Johnson (titolo originale del film) costituisce uno dei capolavori assoluti di Sydney Pollack. Un film solido e suggestivo, capace di integrare l’epica dell’avventura classica con una sensibilità documentaristica. Girato tra i boschi, le montagne e i parchi naturali dello Utah, Pollack racconta la storia di Jeremiah Johnson, che stanco della vita sociale si ritira sulle Montagne Rocciose. La sua nuova esistenza da cacciatore lo porta a farsi una famiglia, sposando la figlia del capo indiano Unghia d’Orso. Quando i Corvi uccideranno entrambi, Jeremiah inizierà una guerra personale contro questa tribù, assumendo una statura leggendaria.

L’intenso personaggio di Jeremiah, interpretato da un incredibile Robert Redford, è portatore di un pathos che non scivola mai nel patetico. Pollack è bravissimo nel rappresentare in scena il ritorno alla purezza ancestrale della natura, il confronto tra pionieri e nativi e la lotta disperata per la sopravvivenza. Corvo rosso non avrai il mio scalpo è un western revisionista, perché non si ammanta di politically correct affrontando in modo semplicistico l’integrazione tra uomini bianchi e indiani. Propone invece una sanguinosa faida con i Corvi, dal quale ne esce un’elegiaca ode alla tolleranza e al rispetto in nome della reciproca sopravvivenza. Jeremiah Johnson è un vero must dei film western da vedere.

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Il pistolero (1976) – Film western da vedere

Il pistolero rappresenta la fine di un’epoca attraverso il canto del cigno sul grande schermo di John Wayne. Il Duca, diretto dal grande Don Siegel, riflette nel protagonista, stanco e malato, le sue reali condizioni di salute che, tre anni dopo, lo condurranno alla morte. Per questo motivo la pellicola di Siegel assume un’aura ancor più malinconica che rende questo racconto crepuscolare denso di significati, un definitivo tramonto del western classico. Non a caso il ruolo del dottore è stato affidato a James Stewart, altro storico volto del filone classico, mentre quello della vedova ad un’altra stella di Hollywood, ovvero Lauren Bacall.

Il film racconta la storia di John Bernard Brooks, celebre pistolero ormai vecchio e ammalato, che prima di morire decide di affrontare un’ultima volta tre suoi acerrimi nemici. John avrà il suo ultimo duello a Carson City, assurgendo al ruolo di vera e propria leggenda. Siegel fa carburare lentamente la componente emotiva, puntando su una tensione drammatica ben incarnata da John Wayne, che trova nel doloroso ma necessario finale la perfetta chiusura di un’era. Don Siegel si dimostra anche in questo caso un regista dalla mano solida ed efficace, tralasciando qualsivoglia genere di orpello. Le musiche di Elmer Bernstein, infine, incorniciano alla perfezione la fine di un genere cinematografico e del suo interprete più vero.

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Balla coi lupi (1990) – Film western consigliati

Trascinato da un successo di pubblico mondiale e vincitore di ben 7 Premi Oscar, Balla coi lupi ha rappresentato agli inizi degli anni ’90 una riscoperta del western classico americano, affrontando il dilemma etico dello sterminio dei pellerossa. Kevin Costner, all’esordio alla regia, dirige un film che rivela soprattutto una visione amara e cruda della storia americana e del mito della frontiera, mettendo in scena la tragedia di un uomo alla ricerca di sé stesso. Lasciata la civiltà, il tenente John Dunbar (Kevin Costner) si ritira a una vita da eremita, finché entrano inscena gli indiani. Fin da subito si presentano manicheamente contrapposti: dagli spietati cacciatori Pawnee ai fieri Sioux.

Kevin Costner aiutato dall’amico Kevin Reynolds alla regia e da Michael Blake alla sceneggiatura fa confluire in un unico percorso la crisi identitaria personale e la ricerca della frontiera, limite metaforico tra sé stessi e l’altro. La trasformazione del protagonista avviene lentamente, attraverso la capacità di comprendere e accogliere il diverso da sé. Costner è bravo registicamente nel catturare in campo lungo tramonti e luoghi selvaggi, ammantandoli di una sorta di malinconia critica, presagio che l’Epica e il Mito sono finiti, distrutti dal modello civile del colonizzatore. Il fascino di Balla coi lupi sta proprio nell’aver inserito, all’interno del Mito della Frontiera, la possibilità di capire le ragioni del diverso e cercando di comprendere il suo punto di vista.

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Gli spietati (1992) – Film western belli

Gli spietati è un grande western crepuscolare che si inserisce sulla scia di Sergio Leone e di Don Siegel, ed è una delle prove autoriali più mature di Clint Eastwood. Il film segue le vicende di William Munny (Clint Eastwood) e dell’amico fidato Ned Logan (Morgan Freeman), ingaggiati da un gruppo di prostitute che vuole vendicarsi di due cowboy che hanno sfregiato una di loro. Siamo sul finire del 19esimo secolo, un’epoca che si sta lentamente consumando per fare spazio alla modernità. Nella sua durezza il film riesce però a concedersi attimi di delicatezza, come il dialogo tra William e la prostituta sfregiata. Il cast è semplicemente strepitoso: Gene Hackman, Morgan Freeman, Clint Eastwood, Richard Harris, Anna Levine.

Probabilmente si tratta del film che ha segnato la svolta nella carriera registica di Clint Eastwood. Gli apporti tecnici sono tutti di prim’ordine, in particolare la fotografia di Jack N. Green e la colonna sonora dello stesso Eastwood e di suo figlio Kyle. La caratterizzazione dei personaggi è precisa e William Munny è decisamente convincente, tanto da rivestirsi perfettamente del ruolo di anti-eroe tormentato che deve fare i conti con un passato sanguinario. Gli spietati è sicuramente un’opera di forte rilievo all’interno del western contemporaneo, caratterizzato da una narrativa solida e da una regia sobria e memorabile.

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Tombstone (1993) – Film western da vedere

Diretto da George P. Cosmatos con un occhio a Sam Peckinpah e un altro a Sergio Leone. Tombstone non riesce a raggiungere le vette toccate dai maestri citati, ma ha una sua importanza per il fatto di essere un western attento soprattutto alla psicologia dei personaggi storici coinvolti. Il film traccia la storia di Wyatt Earp, icona realmente esistita dell’epopea western, già presente in film come Sfida Infernale (1946) di John Ford e Sfida all’O.K. Corral (1957) di John Sturges. Earp, ex sceriffo di Dodge City, si è trasferito con i fratelli Virgil e Morgan a Tombstone, dove spadroneggiano la banda de “I Cowboys”. Quando i banditi uccideranno lo sceriffo, Earp e Doc Holliday affronteranno la banda all’OK Corral.

Il film può vantare di un cast all-star. Dal co-protagonista Val Kilmer ai comprimari fondamentali come Sam Elliott e Bill Paxton, senza dimenticare l’incredibile Kurt Russel nei panni di Wyatt Earp. Tombstone è una storia che corre sui binari classici del filone, capace di trovare nelle coinvolgenti sparatorie dei ruggiti d’azioni veramente avvincenti. Il regista greco è bravo a mescolare insieme dramma e ironia, con quel pizzico di decadente romanticismo incarnato dalla magnetica perfomance di Val Kilmer. L’atmosfera generale guarda a quella del western americani anni ’50-’60 e i 120 minuti scorrono veloci tra emozioni e violenza.

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L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2007) – Film western

Andrew Dominik gira un film di non facile lettura, giocato tutto sull’introspezione psicologica dei personaggi e sulla relazione tra il fuorilegge Jesse James (Brad Pitt) e l’ambizioso neofita (Casey Affleck). Il film è ambientato sul finire degli anni sessanta dell”800, quando la banda dei fratelli James imperversava nello stato del Missouri, assalendo banche, treni e diligenze. Jesse, il più carismatico dei fratelli, dallo sguardo glaciale e i modi affabili è venerato da molti, compreso il più piccolo dei cinque Ford, frustrato per il minor credito ricevuto. Robert spera di farsi apprezzare dal carismatico leader, ma l’ostinata diffidenza di James trasformeranno l’ammirazione in disprezzo.

Il film mischia atmosfere da western classico a suggestioni filosofiche sul tempo perduto e la ricerca della propria identità. Da sottolineare le performance incredibili di Brad Pitt e di Casey Affleck, che dà vita a un personaggio completo e struggente nel suo tentativo di avvicinarsi a Jesse. A volte però Dominik perde la bussola, ritrovandosi a fare filosofia spicciola che mal si sposa con la struttura complessiva dell’opera. Dal canto della regia però bisogna fare i complimenti alla splendida fotografia crepuscolare di Roger Deakins. Buon film da non perdere, che però potrebbe scoraggiare i neofiti del genere western.

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Quel treno per Yuma (2007) – Film western belli

James Mangold dirige il remake del film del 1957 diretto da Delmer Daves, con protagonisti Glenn Ford e Van Heflin. Nel remake del 2007 troviamo Christian Bale nei panni del contadino Evans, che sta per perdere il suo ranch a causa dei debiti. Accetta per duecento dollari di fare da scorta per portare il bandito Wade (Russell Crowe) alla prigione di Yuma. Nel viaggio i due cominciano con l’odiarsi, ma finiscono quasi amici, anche se il contadino non rinuncerà al suo compito. Con il paesaggio che diventa attore, il film di Mangold è un’intensa avventura, con una violenza che non deborda e con qualche citazione al cinema di Sergio Leone.

La pellicola risulta come una boccata d’aria fresca per gli appassionati del film western classico. Russell Crowe e Christian Bale cercano di portare un po’ di originalità ai loro personaggi, dando vita a buonissime interpretazioni. Se consideriamo la versione del 2007 di Quel treno per Yuma libera da ogni preconcetto, come opera originale, possiamo notare come il film viva anche di buoni momenti. Le sparatorie riescono a risultare sempre esaltanti e coinvolgenti, e Mangold è bravo a conferire un’atmosfera più da action movie che da vero e proprio western.

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Il Grinta (2010) – Film western consigliati

I fratelli Coen dirigono il remake dell’omonimo film del 1969 di Henry Hathaway con protagonista il Duca John Wayne. Dagli anni 2000 in poi il genere western ha faticato a trovare spazio sul grande schermo, ma al tempo stesso è stato spesso sinonimo di alta qualità. Il Grinta non fa eccezione, un film diventato cult per milioni di appassionati, capace di tenere testa all’originale. La pellicola segue la vicenda della quattordicenne Mattie Ross (Hailee Steinfeld), intenzionata a portare dinanzi al giudice Tom Chaney (Josh Brolin), l’uomo che ha ucciso suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges), che si metterà sulle tracce di Chaney.

Candidato a 10 premi Oscar, i fratelli Coen sembrano essere riusciti nell’impresa di aggiornare un’icona e dare nuova linfa a un genere destinato a non morire mai. I registi sono stati in grado di ammantare l’epico viaggio dello sceriffo Cogburn di malinconia e nostalgie per un’epoca e un cinema che non ci sono più. Allo stesso tempo, però, è chiaro il messaggio che si tratta di un genere che continuerà a sopravvivere, in bilico tra la classicità e lo spaghetti-western. Jeff Bridges, a tal proposito, riesce a non far rimpiangere l’immortale John Wayne.

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Django Unchained (2012) – Film western belli

Quentin Tarantino firma uno di quei film destinati a lasciare il segno, tanto da essere ricordati negli anni. Omaggio allo spaghetti-western del Django di Sergio Corbucci del 1966, il regista americano dà vita a uno spettacolo magistrale, che si appoggia su una narrazione forte e poderosa. Django Unchained (qui la recensione) è un’opera impeccabile che vive delle sue tematiche particolarmente approfondite e della recitazione incredibile di un cast stellare: Jamie Foxx, Cristoph Waltz, Samuel L. Jackson e Leonardo Di Caprio. La potenza del dialogo, l’uso della musica e degli sguardi, il citazionismo sono tutte caratteristiche che rendono la pellicola indimenticabile.

Django Unchained si lega alla tematica della schiavitù rivista da Tarantino, che incrocia un tema delicato allo spaghetti-western. Attraverso la storia del cacciatore di taglie King Schultz e dello schiavo Django, alla ricerca della moglie Broomhilda, Tarantino riscrive la nerissima pagina della schiavitù americana. Qui esaltata ed esplicitata, sottolineandone l’assurdità e la ridicola follia. Il regista distrugge tutto ciò che è stato e che è tutt’ora il razzismo, intrecciandola a una fiaba tedesca, quella di Sigfrido e Brunilde. I temi, politicamente scorretti, sono trattati con delicatezza e originalità. Tarantino ha regalato al cinema un’altra perla, l’ennesima di una carriera incredibile.

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The Hateful Eight (2015) – Film western

L’ottavo film di Quentin Tarantino prosegue sul sentiero battuto da Django Unchained e sorprende sulla strada per Red Rock una diligenza in fuga dai fantasmi della guerra civile. Otto viaggiatori bloccati dalla neve si ritrovano all’emporio di Minnie, dove si ripareranno in attesa che passi la bufera. Ma gli otto personaggi pirandelliani si renderanno presto conto che forse qualcuno non è chi dice di essere. In The Hateful Eight (qui la recensione), Tarantino mischia thriller, splatter, politica razziale in maniera egregia. Ossessionato dalla nozione di identità, reale o supposta dei suoi personaggi, emergono due tematiche fondamentali. La rappresentazione della violenza e il rapporto con la cultura popolare, accompagnati da veri e propri dialoghi teatrali.

Il cast è stellare: Kurt Russell, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Jennifer Jason Leigh, Michael Madsen, Channing Tatum, Bruce Dern tra i tanti. Tarantino è fenomenale nel creare la tensione, che lentamente si addensa nel rifugio, avvolgendosi intorno al maggiore Marquis Warren. Il regista rivista il genere western e inserisce dentro alcuni elementi della tradizione noir. Le influenze sono chiare, da Faulkner a Salinger, da Raymond Chandler a Edward Bunker. The Hateful Eight può vantare di una sceneggiatura tagliente e coinvolgente, ben architettata dal genio di Tarantino. Un western particolare, destrutturato e così particolare nel suo genere da renderlo imperdibile.

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