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Blue Jay: recensione del film indipendente con Sarah Paulson

La nostra recensione dell'interessante film indie nel catalogo italiano di Netflix

Da sempre, parallelamente alle grandi produzioni e alle maggiori casa di dstribuzione cinematografica, si muove il cinema indipendente. I film indie, ovvero senza l’ausilio di majors hollywoodiane, sono spesso piccole produzioni, il più delle volte autofinanziate. Se si scava nel “piccolo” cinema, si possono però trovare prodotti inaspettati, con una libertà creativa e narrativa che spesso spaventa i grandi studi. Ad esempio, questo è il caso di Blue Jay, film diretto da Alex Lehmann, basato sulla sceneggiatura di Mark Duplass. Lo stesso Duplass è uno dei protagonisti, affiancato da Sarah Paulson (nota principalmente per American Horror Story).

Rigorosamente da vedere in lingua originale, il film è una riflessione sui sentimenti, sul tempo, sulle scelte che abbiamo fatto e sulle strade che non abbiamo percorso. Una storia che coinvolge e prende fino in fondo, dimostrando che il cinema indipendente è ricco di storie interessanti. Un prodotto che ha riscosso numerose recensioni positive dalla critica e dal pubblico e che è disponibile per lo streaming su Netflix. In questo articolo la nostra recensione di Blue Jay.

Blue Jay recensione

I protagonisti della storia sono Jim e Amanda. Ex fidanzati al liceo ma oggi, trascorsi molti anni vivono la loro vita adulta. Jim torna nella sua città natale con la speranza di ristrutturare e vendere la casa della madre defunta. Amanda gestisce un canile e si è sposata. Lei non sa più piangere, lui lo fa fin troppo spesso. Un giorno, in una comune giornata, i due si incontrano casualmente nel corridoio di un supermercato. Si salutano e si congedano velocemente, ma poco dopo si incontrano nuovamente al parcheggio. Decidono di prendere un caffè insieme, la giornata passerà tra chiacchiere e risate, raccontandosi l’evoluzione della loro vita dall’ultimo incontro tra i due. Quando però i due si sposteranno a casa della madre di Jim, la nostalgia e i ricordi del passato insieme prenderanno il sopravvento, avvolgendoli in una spirale di emozioni dalla quale è difficile uscirne illesi.

blue jay recensione

Blue Jay forse ha un soggetto di base semplice, scarno ed essenziale. Forse pure banale. Ma il suo punto di forza sta proprio in questo. La forza del film non è cosa racconta, ma il modo in cui lo mette in scena. Questo è quello che ci coinvolge e ci fa immergere nella lenta chiacchierata dei due. Entriamo nei meandri più oscuri del loro passato e tra un ricordo ed una risata ridiamo anche noi, emozionandoci come loro. La semplicità e della storia e il suo essere così “comune” la rendono più comprensibile, più semplice da recepire e facilita l’immersione.

Parole in bianco e nero – Blue Jay recensione

La fotografia, qui, gioca un ruolo da comprimaria. La scelta del bianco e nero risulta azzeccata e convincente. I due parlano del passato e del tempo trascorso e le immagini sembrano trasportarci in un momento storico in cui il colore nel cinema non c’era. Il passato dei protagonisti e quello dell’immagine si fondono in un tempo indefinito, in uno spazio indefinito. Blue Jay infatti racchiude tutto in una giornata (sette i giorni impiegati per le riprese) e quasi prevalentemente in un’abitazione. A noi spettatori, però, sembra di conoscere i due protagonisti da anni, di vedere con i nostri occhi il loro vecchio rapporto, non limitandoci a quella casa ma esplorando attraverso le loro parole tutti i luoghi della loro vita. Tutta la struttura narrativa viene addolcita e resa più elegante da questa scelta.

blue jay recensione

E i rimpianti emergono, i pensieri che riportano al passato riaffiorano e tutto sembra un beffardo gioco del destino. La nostra vita, giornalmente, ci pone davanti a delle scelte e in fondo sappiamo bene che prima o poi la nostra decisione sarà la nostra condanna o fortuna. La fortuna, quella di Blue Jay però, è di esser stata nelle mani di chi sa come parlano le persone, come parlano veramente. Le parole, i gesti, tutto è credibile e ci prende senza che neanche ce ne accorgiamo: mentre aspettiamo un’evoluzione narrativa in un contesto che, come già detto, potrebbe risultare statico, veniamo pian piano risucchiati emotivamente. E quelle parole sono cariche di un valore che solo chi ha parlato con sincerità può capire: quelle parole dicono qualcosa, non sono solo voce. E per una volta restiamo ad ascoltarli, senza pensare mai di voler smettere.

Oltre il tempo – Blue Jay recensione

Dal freddo e asettico presente fino ad arrivare al cuore pulsante del passato: questo è l’immenso lavoro che compie Alex Lehmann. Riesce a mettere al centro non i due protagonisti ma la loro evoluzione con il tempo e quello che volevano essere ma non sono. Un discorso biunivoco e senza distrazioni che ci fa tornare alla mente la trilogia Before di Richard Linklater: ci sono solo Jim e Amanda, e in un angolo noi a guardarli. Un po’ come a teatro: set, attori e pubblico. Lehmann con umiltà si pone dietro la macchina da presa e segue con sensibilità i due, senza essere invasivo, elevando una regia semplice ma ben articolata. Ma il punto forte, più di tutti gli altri, di Blue Jay sono loro: Mark Duplass e Sarah Paulson. Quest’ultimo risulta convincente e bravissimo nel trasmettere quel lato immaturo e bloccato nel passato, opposto al carattere deciso di Amanda.

blue jay recensione

Magistrale l’interpretazione di Sarah Paulson, già nota a molti. Un ruolo da protagonista che tanto le mancava e che fa risaltare tutto il suo autentico talento. L’attrice, carismatica ma allo stesso tempo tenera come una fanciulla, sfrutta il bianco e nero per calarsi nel ruolo di diva d’altri tempi, una diva contemporanea con il berretto. I due protagonisti riescono a creare un insieme così armonico che per un istante crediamo davvero siano innamorati, o lo siano stati. In particolare, la sequenza nella quale ballano e cantano sulle note della celebre No More “I Love You’s” (titolo con forte valenza simbolica) di Annie Lennox, è un perfetto mix di malinconia, dolcezza, eleganza e tristezza velata ma che traspare ad ogni passo. Una scena che parla più di ogni altro intero prodotto.

Considerazioni finali – Blue Jay recensione

Blue Jay non pretende, non vuole raccontare nulla a chi non vuole farsi raccontare. Alex Lehmann ci prende per mano e ci porta tra le braccia di una coppia tra il loro passato e la loro giornata insieme nel presente. Lo fa non invadendo e restando sempre distante, come lo spettatore che li guarda danzare, cantare, ridere e piangere. Blue Jay è un grido liberatorio. Un bisogno di confronto, di gettar fuori tutto quello che il tempo ci ha lasciato addosso. Il consiglio è quello di vedere Blue Jay in lingua originale, la prova attoriale e la delicatezza del prodotto stanno lì essenzialmente.

Dell’amore non resta altro che il ricordo, come una pellicola in bianco e nero e il fruscio sempre piacevole delle vecchie registrazioni. Netflix ci offre la possibilità di confrontarci con un prodotto indipendente ma non meno potente di una grande produzione. E noi questa possibilità non sprechiamola, non comportiamoci come Jim e Amanda.

Blue Jay, di Alex Lehmann - 7

7

Lati positivi

  • Il bianco e nero: una scelta non solamente formale
  • La prova attoriale: Sarah Paulson ci offre una prova magistrale
  • Regia e sceneggiatura: delicatezza e sincerità le parole d’ordine

Lati negativi

  • Il soggetto scarno potrebbe far storcere il naso: basta non fermarsi alle apparenze

Voto Utenti: 3.55 ( 1 Voti)
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