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Blue my mind: recensione del film di Lisa Brühlmann

Blue my mind, una favola oscura sull'adolescenza e le sue paure

Blue my mind recensione. Blue my mind – Il segreto dei miei anni, opera prima della regista svizzera Lisa Brühlmann, affronta con metafore tangibili il cambiamento provocato dall’adolescenza. Un momento di sviluppo, dove oltre al corpo cambiano le idee e i sentimenti. La rabbia e il senso di ribellione sono messi a nudo senza lasciare spazio a interpretazioni. La narrazione prosegue sviluppando tali emozioni, per la quale la regista sceglie di servirsi di immagini forti e crude, mostrate senza filtri.

Nulla viene lasciato all’immaginazione dello spettatore. Il teen movie si sviluppa solamente in superficie, mentre lentamente degli echi fantasy alimentano il mistero dietro il cambiamento della protagonista. Momenti in cui la favola adolescenziale assume sfumature horror e dove le sequenze più violente provocano una sorta di shock emotivo non necessario allo sguardo. Incapace di distogliere lo sguardo, lo spettatore può solo accompagnare la ragazza nelle sue tenebre.

Brühlmann tratteggia il suo racconto sull’adolescenza come fosse una favola oscura. Non ci sono vie d’uscita se non nell’accettazione del proprio cambiamento. L’impulsività, l’opposizione, la rabbia giovanile di chi non ha più il controllo della propria vita. Sono queste emozioni a prendere voce in Blue my mind, a prendere forma attraverso un corpo che cambia in maniera radicale, e non come metafora dello sviluppo.

Indice

Trama – Blue my mind recensione

Mia (Luna Wedler) è una quindicenne che a metà anno ha cambiato casa e scuola, trasferendosi a Zurigo a causa del lavoro del padre. L’ambientamento nella nuova classe è difficile. I primi giorni sono inevitabilmente solitari, anche a causa del carattere scontroso della ragazza e dal suo desiderio di frequentare determinate compagnie. L’incontro con Gianna e le sue amiche segna una svolta nella quotidianità di Mia, indirizzandola verso una vita di eccessi e sfoghi attraverso il sesso e la droga.

Ma Blue my mind non è il solito film sull’adolescenza e sui suoi sbagli. La regista dà ampio spazio a questo tema non negandone gli stereotipi comuni, come una famiglia assente, la rabbia rivolta verso se stessi, il desiderio verso l’eccesso. Questi elementi però lasciano via via spazio, durante la narrazione, a un mistero che in sintonia con l’atmosfera del film amplifica i pensieri della ragazza, sviluppando alcuni elementi da film horror.

Lo spettatore viene trascinato insieme alla protagonista dentro il lato dark della vicenda. L’impulsività non si manifesta solamente nel desiderio di superare dei limiti, invece cerca di spingerli verso gesti inconsueti e crudeli. La trasformazione nel proprio corpo nasconde qualcosa di più mistico del semplice sviluppo anatomico, alla quale Mia non è in grado di trovare risposta. L’isolamento, l’incapacità di espressione, e le altre condizioni tipiche di un’adolescenza complicata rivelano una duplice difficoltà sia nella vita pubblica, quanto nella sfera privata. Un cambiamento in continua evoluzione, incontrollabile, alla cui le droghe e l’alcool servono solo per allontanare il pensiero di una resa dei conti inevitabile.blue my mind recensione

Regia e stile – Blue my mind

Per molti artisti il cinema è da sempre un metodo per dare corpo ai desideri della mente. Una via di fuga, anche solo mentale, alle angosce della vita. In questo caso cinema e psicoanalisi, due discipline nate a distanza di pochi anni, lavorano insieme. Attraverso il suo lavoro d’esordio, Lisa Brühlmann si concentra sulle ansie e il bisogno di libertà tipico dell’adolescenza, attraverso una rappresentazione del corpo in costante mutamento.

Proprio nel costante cambiamento fisico della protagonista sono evocati i momenti di maggior sofferenza emotiva di Mia. Per riuscire a trasmettere lo stesso shock nei suoi spettatori la regista non disdegna immagini forti, come l’autolesionismo o la violenza fisica. La macchina da presa si focalizza in queste scene, non lasciando nulla all’immaginazione dello spettatore che a volte è portato a distogliere lo sguardo.

Il punto di vista dell’adolescente in questo caso sembra troppo distante e incomunicabile. Riuscire a rievocare determinate emozioni della crescita anche a tanti anni di distanza è una delle difficoltà maggiori che si incontrano affrontando il tema dell’adolescenza. In questo caso lo sviluppo parallelo con la linea fantasy della narrazione consente allo spettatore di conciliare le reazioni troppo forti con una realtà propria del film, incomprensibile per chiunque.

Lo stile utilizzato dalla Brühlmann permette di seguire al meglio lo sviluppo della vicenda. La macchina da presa inizialmente ondeggia nel seguire il percorso di Mia, ampliando il senso di confusione della ragazza. Crescendo insieme al senso di solitudine della protagonista, anche il movimento cambia dando l’idea di imprigionarla sempre di più dentro una bolla dove non può scappare. L’interpretazione di Luna Wedler è funzionale a tutto questo. Carica di pathos nei momenti di rabbia e di profonda tristezza nei momenti più oscuri, la giovane attrice completa al meglio l’immedesimazione nella storia.blue my mind

Considerazioni finali – Blue my mind recensione

Blue my mind inevitabilmente non è un film per tutti. La marcata attenzione rivolta verso la psicoanalisi e il tema dei giovani lo porta distante dalle attenzioni di quel pubblico che cerca sempre le risposte nei film che osserva. Così come la rabbia e il clima che cerca di portare in scena, i momenti che caratterizzano la narrazione sono privi di spiegazione. Come spettatori si possono solo accettarli, così come la protagonista deve da solo trovare la sua strada

Essendo posto solo per amplificare il disagio giovanile, lo sviluppo fantastico purtroppo non convince del tutto. Nonostante ciò, la spinta oscura che assume sviluppando le paure e l’inconscio della ragazza, donano a questo film qualcosa di originale. La paura che diventa realtà, la realtà che necessita di un’accettazione, un tema universale affrontato con un punto di vista diverso che rilancia il connubio adolescenza/fantasy allontanandosi nettamente dai cliché degli ultimi anni.

A metà tra Caterina va in città (Paolo Virzì, 2003) e Raw – Una cruda verità (Julia Ducournau, 2016), Blue my mind offre una lettura chiara dei mali che affliggono le nuove generazioni. Lo fa probabilmente con troppa crudezza, dimenticandosi che nel cinema a volte l’impatto è maggiore se si lascia lo spettatore libero di immaginare. Lisa Brühlmann non lascia alcuno spazio all’interpretazione, la realtà è dura come un coltello che scende nella carne. Nonostante il dolore che essa provoca, va affrontato. Metterlo in scena è una scelta coraggiosa che, anche se non condivisibile, riesce a raggiungere il suo scopo nel corso della visione.

 

Blue my mind - Il segreto dei miei anni

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Recitazione di Luna Wedler (attrice protagonista)
  • Stile di riprese in linea con lo stato emotivo dei personaggi in scena

Lati negativi

  • Storia non particolarmente coinvolgente
  • Scene crude che rompono il pathos
  • Empatia con i personaggi difficile

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