NetflixRecensioni

“Bright” – Recensione del film Netflix con Will Smith

Netflix tenta la strada della produzione originale ad alto budget con “Bright“, diretto da David Ayer e interpretato da Will Smith. Fantasy, poliziesco, action, buddy movie…un mix riuscito o un minestrone indigesto? Vediamo di scoprirlo insieme nella nostra recensione!



Sbirri & Magia

Fino al 2017 la produzione cinematografica di Netflix si è limitata a piccole produzioni come “Beasts of No Nation” o “Le nostre anime di notte“. “Bright” scende nel campo delle pellicole ad alto budget, sfidando a testa bassa i kolossal hollywoodiani. Lo fa puntando su una superstar del calibro di Will Smith e su uno spunto assai stimolante: un fantasy dalle sfumature politico-sociali.

Immaginate una Los Angeles in cui tecnologia e magia convivono quasi serenamente. Accanto agli umani troviamo gli orchi, in fondo alla catena economica e sociale, e gli elfi ovviamente altolocati. Data l’esasperazione dei movimenti xenofobi, la polizia tenta la carta “integrazione” reclutando un orco tra le sue fila, scelta rivoluzionaria. Il novellino in questione (interpretato da Joel Edgerton sotto chili di make-up) viene affiancato al veterano agente Ward (Will Smith) ma il rapporto tra i due non è idilliaco. A scombinare le carte sarà l’apparizione di una bacchetta magica, strumento potentissimo che può essere maneggiato solo da un Bright, colui che sa padroneggiare le arti magiche. Inizia, così, una forsennata fuga dei due sbirri che dovranno impedire la caduta della bacchetta nelle mani di chiunque vorrebbe usarla per scopi malvagi.

Dove ho già visto tutto questo?

Bright Netflix Recensione

Fin dal primo trailer, diffuso da Netflix nel luglio 2017, molti nerd di vecchia data hanno sentito le loro antenne drizzarsi improvvisamente. Il concept di una realtà alternativa in cui tecnologia e magia convivono, infatti, ha avuto precedenti ilustri come il gioco di ruolo “Shadowrun” e, per quanto riguarda l’Italia, il fumetto “Jonathan Steele”, edito da Sergio Bonelli Editore. La coppia di sbirri “multirazziale” con deriva fantastica, invece, porta il vero cinefilo a ricordare il film “Alien Nation” (1988) dove il poliziotto losangelino interpretato da James Caan aveva un alieno come partner.

Bright“, in realtà, punta quasi tutto il primo atto sulla metafora politica e, seppure all’acqua di rose, riesce nel suo intento. L’orco interpretato da Edgerton è gentile, desideroso di venire accettato dai compagni, vittima di pregiudizi da parte della sua razza oltre che di quella umana. Lo sbirro di Will Smith, invece, è scorbutico e arrogante. Ha rischiato la vita per una disattenzione del collega e questo non fa che inasprire il suo rancore verso di lui. Detesta dover lavorare con un orco perché la cosa lo mette in cattiva luce anche di fronte ai suoi colleghi. L’intelligente scelta di optare per un attore nero che, in questo caso, riversa sull’orco la stessa dose di razzismo immotivato che anni addietro (più o meno) riservavano a coloro che avevano il suo stesso colore della pelle è indicativo.

Peccato che tutta questa componente inizi a squagliarsi nell’istante in cui viene ritrovata la bacchetta magica. Da quel momento, “Bright” preme l’acceleratore sull’action puro e perde per strada buona parte della metafora sociale che aveva messo in piedi. Tutto si risolve in una fuga senza quartiere dalla minacciosa elfa Leilah (Noomi Rapace) che intende impossessarsi della bacchetta per risvegliare il Signore Oscuro. La componente fantasy prende il sopravvento e non sarebbe nemmeno un difetto se fosse supportata da un team realizzativo all’altezza. E invece…

David Ayer & Max Landis…perchè?

Alla regia troviamo David Ayer e questo è già un notevole indizio per intuire cosa sia andato storto. Autore a suo agio nel raccontare storie di polizia metropolitana (“End of Days” “Harsh Times”), Ayer ha qualche problema sul fronte del fantastico (“Suicide Squad” di cui anche noi commentammo l’esito disatroso). Tali caratteristiche non vengono smentite in “Bright” dove la componente da buddy movie della coppia di sbirri funziona benissimo mentre quella fantasy lascia a desiderare. Il regista è privo di “senso del fantastico” sia visivamente che concettualmente e quando si tratta di puntare sull’impatto visivo, crolla miseramente. Peccato perché alcune sequenze (la sparatoria sulle note di un brano dei Bastille, ad esempio) fanno centro.

Bright Netflix Recensione

La sceneggiatura, invece, è opera di quel Figlio d’Arte Mancato di Max Landis. L’erede del grande John è un nerd che scrive roba per nerd. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che da un tizio che passa le giornate su Twitter a lamentarsi di molti film, ribadendo come lui li avrebbe scritti meglio, è ovvio che ci si aspetti grandi cose. L’ego deve andare di pari passo con il talento altrimenti si rischia di fare la figura del fesso.

Landis riesce nell’intento di costruire un mondo credibile e stimolante, riducendo al minimo gli spiegoni e immergendo da subito lo spettatore nell’azione. Peccato che la decisione sopracitata di rinunciare alla critica sociale per lanciarsi in un mix tra Hellboy e Il Signore degli Anelli non possa essere definita vincente…specie se il confronto risulta inglorioso. Con l’eccezione dei due protagonisti ogni comprimario è privo di una caratterizzazione convincente, come se fosse un mero “strumento” per portare avanti la trama. Si passa l’intero film a domandarsi perché questo mondo così ben strutturato rimanga quasi sempre sullo sfondo mentre in primo piano viene messa una banale fuga dal cattivone di turno. L’intera sceneggiatura sembra spesso un grosso “Vorrei ma non Posso” frutto, però, non di limitazioni di budget ma di incapacità di osare da parte del suo autore.

In conclusione

Netflix ha voglia di rischiare e di espandersi verso nuovi lidi. “Bright” è un passo avanti in quella direzione e, pur non essendo il disastro dipinto da molti critici USA, ha comunque troppi punti deboli per considerarlo del tutto riuscito. Prendetelo per quello che è: un simpatico B-Movie con un sempre affidabile Will Smith e un ritmo tutto sommato piacevole. E poi, chissà, potrebbe farvi tornare la voglia di giocare a “Shadowrun”!!


Brigth

Rating - 6

6

The Good

  • Un universo narrativo ben delineato e interessante.
  • Will Smith e Joel Edgerton molto convincenti

The Bad

  • Una critica sociale potenzialmente efficace messa da parte in favore dell'action puro
  • David Ayer non è un regista in grado di gestire bene le componenti fantasy
Voto Utenti: Vota per primo !
Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Rilevato

Per favore supportaci disabilitando il tuo Ad Blocker