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Eighth Grade: recensione del film diretto da Bo Burnham

Tra vlog su YouTube e filtri di Snapchat, Bo Burnham ci rivela il mondo di Kayla nel suo film “Eighth Grade”

Eighth Grade, film di cui vi portiamo la recensione, è il film che segna l’esordio alla regia del comico e attore statunitense Bo Burnham. Quest’ultimo è celebre in primis per la sua innata vena satirica, il più delle volte politicamente scorretta. Burnham infatti raggiunge la notorietà grazie a dei video comici su YouTube che ne lanciano la carriera. Passando per Comedy Central e Netflix, è proprio con la piattaforma streaming che rilascia il suo terzo spettacolo intitolato “Make Happy”. Uscito il 3 giugno 2016, Make Happy è un’esibizione appositamente coreografata che combina insieme commedia e musica. Vengono sfruttati campionamenti, effetti d’illuminazione scenica ed effetti sonori, tutti finalizzati a creare un’atmosfera suggestiva e divertente allo stesso tempo.

Lo spettacolo ha ricevuto una risposta straordinariamente positiva, con diversi critici che si sono complimentati per la decostruzione di Burnham di vari tipi di spettacoli, per le battute intelligenti e per il suo personaggio molto teatrale. Nel 2018 esce Eighth Grade, film di cui è sia regista che sceneggiatore, prodotto dalla A24 (The Lighthouse, Moonlight). La pellicola, proiettata per la prima volta al Sundance Film Festival il 19 gennaio 2018, esce nelle sale statunitensi il 13 luglio dello stesso anno. La storia è quella di Kayla, giovane adolescente alle prese con la delicata transizione da middle school a high school (l’equivalente americano di scuola media e superiore). Drammi giovanili, insicurezze ma anche voglia di rivalsa: questo e tanto altro in Eighth Grade.

Indice

Trama – Eighth Grade recensione

Kayla Day è una studentessa di terza media alle prese con la sua ultima settimana nella Miles Grove Middle School, una scuola pubblica di New York. Il suo hobby prediletto è pubblicare video motivazionali su YouTube, nei quali parla di crescita personale, di gestione delle emozioni e di come approcciarsi alle persone. Questa sua sicurezza che traspare dai video però non si riflette affatto nella realtà. A scuola, circondata da facce estranee, fa molta difficoltà a relazionarsi e stringere amicizie, sentendosi un vero e proprio pesce fuor d’acqua. Di pari passo Mark, il suo padre single, trova quasi impossibile instaurare un dialogo con lei, quasi sempre distratta dalle mille notifiche del suo smartphone.

Kayla un giorno viene invitata alla festa in piscina organizzata da Kennedy, una sua compagna di scuola, ma solo perché quest’ultima viene costretta dalla madre. All’insaputa di ciò la nostra protagonista ha quindi finalmente la grande occasione per sbocciare, liberandosi dei suoi timori e dando inizio a quella che sarà la maturazione ultima del suo carattere. In Eighth Grade la trama, analizzata con occhio critico, non rappresenta nulla di troppo originale se confrontata con quella di molti altri teen-movies. È infatti questo uno dei limiti più visibili della pellicola, ossia la banalità della storia. Non ci vengono regalati dei validi spunti di riflessione, ma al contrario vediamo sviscerate le solite problematiche adolescenziali, ad oggi già fin troppo inflazionate.eighth grade recensione bo burnham

Analisi del film

Se ci sono aspetti positivi da sottolineare in questa recensione di Eighth Grade, uno di questi è senza dubbio la credibilità della narrazione. La tendenza, dato il genere, in questi casi è quella di saturare la storia di cliché, luoghi comuni e personaggi stereotipati. Il film (non del tutto esente da questo difetto) quantomeno ne limita l’impatto sulla storia al minimo indispensabile. Troviamo sì Kennedy, la classica diva della scuola, oppure Aiden, il bello e maledetto ambito da tutte, ma per fortuna non sono poi così centrali al livello di trama. A rappresentare il perno del racconto è infatti proprio Kayla, ragazza con difficoltà relazionali e forti complessi d’inferiorità. Ciò che la contraddistingue dalla solita protagonista “sfigata” sono le sue reazioni umane. Né tanto accentuate da trasformarla in una caricatura, né così impercettibili da risultare quasi assenti, ma bilanciate saggiamente nel mezzo.

Degno di nota è il modo con cui vengono ritratti i social network. Fin troppo di frequente i cineasti della vecchia guardia tentano in modo goffo di abbozzare sul grande schermo la loro visione dei social. Com’è logico che sia, questa è confusa ed a dir poco dissonante da quella che ne hanno i millennials, gli esperti in materia per eccellenza. Bo Burnham (essendo del 1990) nel suo film offre una rappresentazione molto fedele di queste piattaforme, ritraendole tramite un utilizzo spasmodico da parte di Kayla. Overdose di colori, luci ed informazioni a ritmo di synth-pop ci trascinano giù nella “tana del bianconiglio” di Instagram, Facebook e così via. Per quanto possa sembrare ironica, quest’esplosione di stimoli che descrive Burnham non si allontana affatto dalla realtà.eighth grade recensione bo burnham

Considerazioni finali – Eighth Grade recensione

Con Eighth Grade, il comico Bo Burnham lancia a sé stesso una sfida importante, cimentandosi nella regia di un prodotto cinematografico per la prima volta. Sarebbe potuta andare peggio? Certamente, ma le imperfezioni di questo film saltano subito all’occhio. A livello di contenuti, la storia che Burnham scrive è senza dubbio sincera e chissà, magari a tratti persino autobiografica. Tuttavia la trama scarseggia d’originalità, districandosi con affanno nell’ostico campo minato dei teen-movies, tappezzato per antonomasia di cliché. Qualcuno lo evita, qualcun altro lo calpesta, ma nell’insieme il risultato è accettabile. Come abbiamo già avuto modo di apprezzare nei suoi spettacoli di stand-up comedy, l’estro geniale di Bo Burnham è innegabile. Senza peli sulla lingua, è capace di una critica feroce verso ogni aspetto ipocrita di un mondo fatto di consumismo e superficialità.

A questo si aggiunge un grande talento in campo musicale, che lo contraddistingue dal resto dei suoi colleghi. Ci si sarebbe aspettati quindi che questa sua verve emergesse anche dal film, ma così non è stato. La pellicola infatti presenta più momenti ironici, ma nessuno di questi rispecchia al meglio l’ironia tagliente del suo regista. Al fronte di tutto ciò, è giusto dire che la storia di Kayla è credibile, realistica e perché no, a tratti toccante. I suoi atteggiamenti sono verosimili, l’intreccio è coerente, non vengono forzate scelte improbabili della protagonista che di conseguenza finisce per risultare simpatica, in tutta la sua imperfezione. Eighth Grade è lontano dall’essere un gran film ma ritrae una generazione in modo originale, evidenziandone timori, insicurezze ma anche sogni e speranze.

Eighth Grade

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Credibilità della protagonista e delle sue azioni
  • Sincerità del racconto

Lati negativi

  • Trama non originale ed a tratti banale
  • La storia incappa in qualche cliché di troppo

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