Fiore gemello: recensione del film di Laura Luchetti

Fiore gemello: una fuga drammatica in una Sardegna riscoperta

Fiore gemello recensione. Storia attuale, dalle ambientazioni fiabesche e dai paesaggi sospesi nel tempo. Eppure nonostante le atmosfere da classica storia d’amore, Laura Luchetti decide di raccontare altro, mettendo in scena il dramma stesso di due vite costrette alla fuga. Riscoprendo gli spazi deserti della Sardegna, dai campi di grano alle miniere di sale, la tensione è sempre evidente e attraverso questa i due protagonisti si scoprono l’un l’altra. Poche parole, scelte sempre con cura e mai fuori posto, accompagnano lo spettatore nel corso di questa avventura nella quale sono gli sguardi e i silenzi a dominare lo spazio. L’espressività dei due giovani attori è davvero notevole, riuscendo a trasmettere empatia attraverso lo schermo e raccontare il loro dramma attraverso movimenti del viso.

Anche se l’amore è un elemento importante della storia, Fiore gemello non lo sviluppa nel suo lato romantico, descrivendolo come momento necessario per sopportare le difficoltà della vita. Non è neanche una storia di migrazione, nonostante sia il tema dominante nel corso della narrazione. È un film sull’imparare a collaborare, sulla fiducia e sul bisogno di colmare un vuoto. La dualità che accompagna la vita, un amico, un compagno, un fratello, in grado di dare colore a momenti di disperazione, di dare forza ai momenti di debolezza. Una completezza rara, dalla sintonia perfetta, così come il fiore che la Luchetti sceglie per dar nome alla sua storia.

Fiore gemello recensione: Trama

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Il film si apre nel mezzo dell’azione. Anna (Anastasiya Bogach) è una sedicenne che sta scappando da un uomo di mezza età che la insegue (Aniello Arena). Correndo in mezzo ai campi riesce a seminarlo, ma da quel momento in poi piomba nella più completa solitudine. Inizia così a vagare senza una meta nei paesaggi desolati della campagna sarda.

Contemporaneamente Basim (Kallil Kone) sbarca clandestinamente in Sardegna. È fuggito dai trafficanti che lo stavano portando chissà dove e fa l’elemosina fuori da un supermercato. Deve confrontarsi con la fame, la sete, l’astio della gente che lo tiene a distanza. A trattarlo gentilmente è solo una guardia giurata, la quale fin troppa generosità viene accolta con diffidenza dal ragazzo. Anche lui è costretto a vagabondare in mezzo a strade deserte, fino a che, in lontananza, scorge due ragazzi infastidire Anna. Corre in suo soccorso, esattamente come in una fiaba, e inizia così un’amicizia tra i due.

Anna però si rifiuta di parlare. La sua storia è un mistero sia per Basim che per lo spettatore. Solo alcuni flashback, ben posizionati nel corso della narrazione, gettano luce sul mistero della sua fuga. I due ragazzi, in silenzio, si mettono in viaggio insieme cercando soldi e cibo, senza sapere però che l’uomo visto all’inizio è sulle loro tracce.

Fiore gemello recensione: Regia e stile

Laura Luchetti, già regista di Febbre da fieno (2011) e del cortometraggio animato Sugarlove (2018), vincitrice del Nastro d’argento, dichiara che nelle sue storie le interessa «l’innocenza, il perderla e il riconquistarla». Fiore gemello è infatti la storia di un’adolescenza perduta, di due traumi che hanno costretto dei ragazzi alla fuga per trovare un futuro migliore. In tal senso la prova attoriale dei due giovani attori è veramente notevole. I lunghi silenzi non appesantiscono la narrazione che riesce a trovare, attraverso i gesti del corpo e del viso, un modo ancora più potente di comunicare.

In questo contesto si inserisce la parola, che non risulta mai banale, riecheggia di una forza ulteriore, caricata dai gesti, capaci di colpire anche lo spettatore meno emotivo. Impossibile non restare catturati da tale interpretazione, dalla resa di una sofferenza che buca lo schermo, dai gesti d’amore, consolatori per i ragazzi e anche per un pubblico amareggiato dalla realtà.

Quello in cui riesce questo film è proprio il completo approccio alla realtà dei fatti, nonostante il clima fiabesco e la storia romanzata. La macchina da presa, seguendo a mano il viaggio della coppia, rimanda alla traballante situazione emotiva. La poca profondità di campo enfatizza i volti e i gesti, catturando le emozioni che provocano. Questa scelta stilistica però, applicata nel corso di tutta la narrazione, finisce col diventare ridondante ed esagerata. In situazioni statiche la traballante macchina a mano risulta fastidiosa allo sguardo, così come la poca profondità di campo nelle inquadrature a campo largo fa perdere la bellezza del territorio. Oltre a non enfatizzare nessun dettaglio in particolare.

Fiore gemello recensione: Conclusioni

Nonostante questo, in molte scene il territorio della Sardegna viene notevolmente valorizzato. Splendida la sequenza d’arrivo dei due ragazzi alle miniere di sale, così come molti altri momenti inquadrati durante il viaggio. La musica non è mai un semplice accompagnamento ma pervade lo schermo, amplificando le situazioni drammatiche e non rendendo mai troppo pesanti i lunghi silenzi.

Il tema dell’immigrazione, attualissimo in Italia, viene affrontato in maniera dettagliata e precisa nel corso della narrazione. La regista non si concentra nel viaggio in mare, come moltissimi film recenti hanno fatto, ma analizza le conseguenze dello sbarco e la realtà dei fatti. La solitudine, la fame, l’indifferenza generale, sono lo specchio di una situazione fin troppo spesso ignorata attraverso la scusa della lontananza. Fiore gemello invece trascina lo spettatore dentro la crudezza di questa situazione, e mostra quanta potenza ha una singolo aiuto sincero, rivolto a una persona in difficoltà.

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Viene da chiedersi perché, nonostante il tema attuale e la narrazione fruibile a tutti, Fiore gemello sia stato distribuito così male nel nostro paese (solamente in dieci sale). In mezzo all’indifferenza dei distributori italiani, questo film ha ottenuto un notevole plauso di critica all’estero, ottenendo un premio al Festival di Toronto e venendo mostrato a Cannes, Londra e al Sundance.

Con una storia emozionante, un fuga in mezzo a paesaggi bellissimi, quasi sospesi nel tempo, Fiore gemello si è rivelata una perla di rara bellezza. Attraverso la capacità di sviluppare temi crudi ma reali con uno spirito libero e mai pesante, questo film si riscopre essere anche una storia sulla fiducia e la comprensione dei propri limiti, sull’aiuto e la complicità. Consigliatissimo qualora riusciate a trovare una sala che lo trasmetta.

Fiore gemello

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Interpretazione degli attori
  • Paesaggi della Sardegna scelti con cura e utili alla narrazione
  • Colonna sonora
  • Sceneggiatura

Lati negativi

  • Alcune rese fotografiche fuori contesto/li>
  • Scarsa distribuzione nelle sale

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