Free Guy – Eroe per gioco: recensione del film con Ryan Reynolds

Ryan Reynolds si catapulta all'interno di un videogame in Free Guy - Eroe per gioco diretto da Shawn Levy

Mai giudicare un libro dalla copertina; o meglio, nel nostro caso, mai giudicare un film dalla sua locandina. Free Guy – Eroe per gioco, di cui vi proponiamo la nostra recensione, è una di quelle pellicole che di primo impatto non avremo mai voluto vedere. L’ennesimo belloccio di turno, in questo caso interpretato da Ryan Reynolds, catapultato all’interno di un videogame. Due ore di action e computer grafica, con tante esplosioni e divertimento. No davvero, non ci interessa vedere l’ennesimo film tutto spari ed effetti speciali; specie quando, leggendo la trama, ci sembra di rivedere un qualcosa di familiare con il Ready player one di Steven Spielberg. Ma la voglia di tornare a sedersi al cinema è stata più forte. Possiamo dire che alla fine dei circa 110 minuti di girato abbiamo decisamente dimenticato i nostri pregiudizi iniziali. La storia racconta le vicende che accadono all’interno di Free City, videogame open world di ultima generazione.

Oltre ai personaggi controllati da persone reali ci sono quelli che appartengono al videogioco, i così detti PNG (personaggi non giocabili). Questi ultimi altro non sono che intelligenze artificiali, un insieme di complessi algoritmi. Un giorno, uno di questi personaggi inizia a compiere azioni per cui non è mai stato programmato, arrivando anche a provare dei sentimenti, come l’amore. Il cast, diretto da Shawn Levy, è capitanato dalla star Ryan Reynolds nei panni del protagonista Guy. Tra le file figurano anche Joe Keery (Stranger Things), Jodie Comer e Taika Waititi tanto per citarne alcuni. Se volete immergervi nel mondo action e videoludico di Free Guy – Eroe per gioco proseguite con la lettura della nostra recensione.

Indice:

La trama – Free Guy, la recensione

Guy è un tranquillo cittadino che lavora come impiegato nella banca di Free City, cittadina movimentata dove crimine e violenza sono all’ordine del giorno. Come se nulla fosse Guy trascorre le giornate tutte allo stesso modo, ripetendo sempre le stesse azioni ed incontrando le stesse persone. Senza chiedersi mai il perché delle cose, trascorre felice e spensierato le sue routine tutte morbosamente uguali. Qualcosa in lui cambia però quando un giorno incontra casualmente una ragazza che ha già visto nei suoi sogni. Dopo essersene invaghito follemente inizia a variare la sua routine eseguendo ogni giorno scelte diverse. Qualcuno che lo osserva dall’alto si accorge di questo inaspettato cambiamento. Guy infatti altro non è che un PNG, ovvero un personaggio non giocabile: un’intelligenza artificiale comandata da un algoritmo complicatissimo.

Free Guy recensione

Free Guy -20th Century Studios, 21 Laps Entertainment, TSG Entertainment, Berlanti Productions, Lit Entertainment Group, Maximum Effort

Free City, il mondo in cui è costretto a vivere ripetendo sempre le stesse azioni, altro non è che un videogame open world. I numerosi videogiocatori controllano personaggi che si distinguono dai classici PNG per le skin stravaganti e per degli occhiali da sole. Programmatori e players reali rimangono ovviamente di stucco nello scoprire che un PNG come Guy riesca ad eseguire azioni per cui non è programmato. Più che un’intelligenza artificiale sembra ragionare come un vero essere umano dotato di libero arbitrio. L’algoritmo dietro Free City è probabilmente più complesso di quanto si pensi potendo generare essere viventi virtuali pensanti e coscienti. Sembra che qualcuno voglia però distruggere tutto per concentrarsi esclusivamente sulle vendite del sequel del videogioco in questione.

Analisi in breve – Free Guy, la recensione

Che la trama di Free Guy – Eroe per gioco non risulti nuova non è di certo un mistero. Leggendo la sinossi è facile fare un collegamento con il recente Ready player one di Spielberg, pellicola ambientata in gran parte all’interno di un videogioco. Anche lì, come in Free Guy, c’erano personaggi reali e ed avatar, anche lì c’era una missione da compiere all’interno del gioco. Neanche il tempo di pensare a questo collegamento che già ce ne viene in mente un altro, forse più indiretto ma comunque plausibile. Stiamo pensando a The Truman Show con protagonista Jim Carrey, un uomo che vive all’interno di un reality show da sempre senza mai saperlo. Insomma Free Guy si lancia in un terreno già battuto cercando di reinterpretare il tutto con una formula originale e diversa.

Entra quindi in questione un concetto non del tutto nuovo nel mondo del cinema ma sicuramente interessante. Può un’intelligenza artificiale aspirare ad una vita virtuale basata su emozioni e scelte dettate dal libero arbitrio? Può un algoritmo arrivare a tanto? E se potesse, che implicazioni potrebbe avere tutto ciò? Di tutta una serie di questioni irrisolte che il film solleva non abbiamo trovato una risposta precisa ma di certo tutto è argomentabile. Tralasciando le implicazioni più riflessive e profondo del film possiamo dire che Free Guy – Eroe per gioco è innanzitutto divertente. Il ritmo è frenetico e scorrevole, c’è tanta azione ma soprattutto un umorismo di fondo che è uno dei tanti ingredienti vincenti del film. Forse la parte finale del film si concentra per troppo tempo su un’azione cartoonesca e ripetitiva che finisce per diventare stucchevole. 

“Padre, io voglio più vita”: un confronto con Blade Runner

Così recitava Rutger Hauer nella parte del replicante Roy in Blade Runner di Ridley Scott: “Padre, io voglio più vita!”. Non possiamo non fare un parallelismo diretto anche con il capolavoro sci-fi degli anni 80 ispirato al romanzo di Philip K. Dick Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. Replicanti comandati da un programma vivono e si comportano come essere umani senza sapere di essere fondamentalmente dei robot, fino al giorno in cui qualcuno scopre la verità e si ribella. Essenzialmente Free Guy ripercorre lo stesso concetto: il dramma esistenziale di un’intelligenza artificiale che non sapeva di essere tale.

Sotto questo punto di vista quindi il film di Shawn Levy è forse fin poco innovativo. Una sorta di rimaneggiamento di trame ed idee prese da altre film in una reinterpretazione moderna del dramma vissuto dagli androidi di cui scriveva Philip K. Dick. Ad onor del vero però la trama di Free Guy scorre veramente molto bene così come anche il bel parallelismo tra mondo reale e virtuale. Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine in una trama complessa ma armoniosa allo stesso tempo.

Conclusioni

Free Guy – Eroe per gioco è uno di quei film che ci ha sorpreso enormemente al termine della visione. Un’esperienza cinematografica complessa e ben articolata con rimandi ad altri film per diversi spunti narrativi. Complice una sceneggiatura ben scritta ed una regia mai confusionaria il film scorre bene ed è facilmente comprensibile a tutti. Stessa cosa dicasi per i diversi livelli su cui su muove, da quello puramente action a quello più amletico e profondo. Un cast decisamente azzeccato con Ryan Reynolds nei panni dell’eroe protagonista come già siamo stati abituati a vederlo (Deadpool) affiancato da piccole star crescenti come Joe Keery. Nei panni del cattivo un Taika Waititi che ricopre uno di quei ruoli volutamente stereotipati che gli si addicono tanto.

Non eccellente come dietro la cinepresa (Jojo Rabbit) ma comunque un buon interprete. Non manca inoltre un simpatico cameo con Chris Evans protagonista, ma preferiamo non aggiungere altro al riguardo. Forse il film, per contenuti e dialoghi, a volte strizza un po’ troppo l’occhio ad un pubblico più giovane, ma non a caso è stato distribuito anche dalla Disney. Essenzialmente Free Guy si adatta piuttosto bene ad una vasta fascia di pubblico giovane. Le diverse chiavi di lettura del film infatti lo rendono apprezzabile sotto diversi punti di vista. Una storia scorrevole e divertente, non proprio originale visti i numerosi spunti ripresi da altri cult cinematografici. Concludiamo la nostra recensione di Free Guy – Eroe per gioco consigliandovene spassionatamente la visione al cinema. 

Free Guy - Eroe per gioco

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Sceneggiatura ben elaborata
  • Personaggi e cast
  • Divertente e scorrevole

Lati negativi

  • Spunti a tratti poco originali
  • Azione finale ripetitiva

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