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Jojo Rabbit: recensione dell’irriverente film di Taika Waititi sul nazismo

Taika Waititi e un cast stellare offrono una lettura particolare e irriverente del nazismo

Un amico vero è quanto di più prezioso possiamo trovare al giorno d’oggi. Nella vita, però, a tutti sarà capitato di non riuscire ad aprirsi completamente ad altre persone, finendo per rifugiarsi in sé stessi, o in un amico immaginario. Un amico immaginario è espressione della nostra fantasia e diventa immagine di ciò in cui ci sentiamo sicuri, o dei nostri modelli. Ma cosa succede se vivi nella Germania nazista del 1944 e non hai alcun tipo di sfogo per la tua immaginazione perché tutto è deciso dal Reich? succede che il tuo amico immaginario è Hitler. Se già questo vi sembra assurdo, seguite il resto della recensione di Jojo Rabbit.

Ambientare un film nella Seconda Guerra Mondiale non è una scelta originale né di facile gestione. Questo film, però, dimostra che anche quando si pensa di aver visto o sentito di tutto riguardo ad un argomento, ci si sbaglia. Questa rilettura del secondo conflitto mondiale è folle, completamente, ma nel senso buono del termine. Il cast è stellare e asseconda completamente un regista che dimostra di avere un talento, anche come sceneggiatore, enorme. Miscela toccante di divertimento, tristezza e tante altre cose, questo film si candida già per la lista degli imperdibili dell’anno. C’è una genialità di fondo che rende Jojo Rabbit incredibile.

Indice

Jojo Rabbit, la recensione – Trama

1994, Germania nazista. Joseph è un bambino di dieci anni che crede fermamente negli ideali nazisti del Reich. La sua devozione assoluta per la figura del führer lo porta ad avere un particolare amico immaginario: Adolf Hitler stesso. L’obiettivo di Jojo è quello di diventare un perfetto soldato nazista. Con un suo amico, Yorki, Jojo si prepara entusiasta per un weekend di formazione della gioventù hitleriana. Durante il weekend il nostro protagonista scopre di non essere molto all’altezza delle cose che vengono richieste ai nazisti. Se ne accorgono anche altri ragazzi più grandi, che decidono di metterlo alla prova, chiedendogli di uccidere un coniglio. Jojo non se la sente, e da quel momento coniglio diventerà il suo soprannome. Ferito, il nostro protagonista scappa nella foresta, dove il suo amico Adolf lo incita ad essere agile e imprevedibile come un coniglio.

Jojo si convince e torna correndo verso i suoi colleghi, che stavano imparando a tirare una granata. Correndo, Jojo prende in mano la granata, la tira, ma questa rimbalza su un albero e gli torna vicino, esplodendo. Jojo resta sfigurato, e deve restare a casa, curato dalla madre, salvo qualche lavoretto affidatogli dalla gioventù hitleriana. La madre lo lascia spesso solo a casa, ma Jojo scoprirà presto di non essere veramente solo. La madre, infatti, gli aveva nascosto, vista la sua esagerata adesione al nazismo, che nella camera della sua defunta sorella c’è una intercapedine nascosta. Nella nicchia si nasconde una ragazza ebrea, amica della sorella di Jojo. Il bambino aveva un’idea, assolutamente assurda, degli ebrei come demoni, e questo incontro lo turba. Il rapporto tra i due, però, si evolverà sempre di più, tra segreti e incomprensioni.Jojo rabbit recensione

Jojo Rabbit – Recensione

Un film fuori di testa sotto ogni punto di vista. Analizzare la guerra più famosa del cinema con gli occhi di uno dei nemici è innovativo. Per molti versi, seppure meno drammatico, ricorda La vita è bella, a parti invertite. Un bambino non capisce fino in fondo quello che gli sta intorno, lo fa suo e lo interpreta come può. Jojo crede in quello che gli viene detto fin da quando è nato ma si accorgerà di non esserne così convinto. Il film fa ridere dall’inizio alla fine ma sono risate che spesso rendono più amara la visione delle scene successive, molte delle quali tristissime. Il rapporto tra i due ragazzi è delicato, incredibilmente bello dal punto di vista emotivo, capace di mettere a nudo le problematiche di due età diverse. Jojo, infatti, prima di essere un nazista, è un bambino ma lui è il primo a non accorgersene.

La frase più emblematica, infatti, gliela dice il suo Hitler: “Hai 10 anni, comportati come tale!. Non è semplice essere un bambino quando non sei libero. Non lo era settanta anni fa e non lo è neanche oggi. I nazisti vengono distrutti come sistema e come persone: la scena più divertente di tutte è sicuramente quella in cui la GeStaPo entra in casa e ognuno di loro saluta con “Heil Hitler” ogni persona che vi trova. Sequenze esilaranti si alternano a scene la cui tensione emotiva metterà a dura prova i vostri dotti lacrimali. Il cast è stellare e tutti i personaggi sono scritti ed interpretati benissimo. Oltre alla bravissima Scarlett Johansson, nota di merito ai bambini che sono veramente perfetti per le parti e recitano egregiamente.

Jojo Rabbit – Aspetti tecnici

Geniale sotto ogni punto di vista, Jojo Rabbit non si risparmia dal regalare delle perle tecniche non indifferenti. Ci sono delle sequenze estremamente belle, che richiamano molti generi diversi. La regia è brillante, con dei tempi dosati alla perfezione e delle scene imperdibili. Le scene di guerra sono poche ma cattivissime, non si lesina sulla morte, quasi tutta mostrata. La scena migliore dal punto di vista registico e della realizzazione è quella dell’entrata in scena di Elsa, la ragazza ebrea; la scena è girata con tutti i crismi di una scena horror, che è poi ciò che Jojo sta vivendo in quel momento. Anche solo immaginare una cosa del genere è incredibile. La fotografia è limpida, bellissima, con dei colori che vanno quasi tutti verso il grigio delle uniformi naziste, dal quale esulano solo i personaggi che capiamo volersi ribellare alla guerra.

La colonna sonora, poi, regala un incredibile utilizzo di Heroes di David Bowie. Sam Rockwell, nel ruolo di ufficiale dell’esercito nazista, regala sempre verso il finale una scena di pochi secondi che è segnata dal frame di fotografia migliore del film. Il montaggio è parte fondamentale del film, nelle scene iniziali e finali soprattutto. Una prova magistrale e curata in ogni minimo dettaglio. Tutti gli attori sono in parte, diretti tecnicamente in modo impeccabile. Il ritmo è estremamente coinvolgente, sostenuto finché serve e rallentato nei momenti di maggior tensione drammatica. Premio speciale per la scrittura e interpretazione del personaggio va a Yorki, a cui viene affidata la battuta più divertente del film.Jojo rabbit recensione

Considerazioni finali

Jojo Rabbit, come speriamo si sia capito da questa recensione, è un film da vedere assolutamente. La voglia di mettere alla berlina i nazisti mista alla capacità di creare situazioni comiche con questa facilità e abilità merita un grande plauso. Il finale non potrà lasciarvi inermi. La gestione della drammaticità della guerra attraverso gli occhi di un bambino che crede che la guerra stessa sia il suo pane quotidiano non è materia facile. Waititi ci sorprende, sia come scrittore, che come regista; non si pensava era fosse in grado di creare delle situazioni tragicomiche del genere. Anche come attore si mette in gioco in una prova senza alcuna pecca.

Un 2020 che si apre col botto. Un film senza alcuna paura di entrare in un argomento delicato a gamba tesa. Dissacrante, emozionante e unico nel suo genere, Jojo Rabbit vi terrà incollati alla poltrona e vi farà ridere dall’inizio alla fine. Ci sono moltissimi altri aspetti che non vengono colti immediatamente nel film: la difficoltà di definire dei rapporti durante la guerra, l’ambiguità dell’essere vincitori e molto altro. Siamo stati attenti a non dire troppo in questa recensione, Jojo Rabbit deve essere una scoperta e, parola nostra, non vi deluderà. Speriamo che non resti un albero caduto in una foresta lontana, ma svegli qualche coscienza riguardo ai temi della guerra.

Jojo Rabbit

Voto: - 8.5

8.5

Lati positivi

  • Comicità e dramma perfettamente uniti
  • Semplicemente geniale

Lati negativi

  • Doppiaggio e traduzione in italiano

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