House of Gucci: recensione del film di Ridley Scott con Lady Gaga e Adam Driver

House of Gucci, dal 16 dicembre al cinema l'ultimo film di Ridley Scott con Lady Gaga, Adam Driver, Jared Leto, Al Pacino e Jeremy Irons

Già chiacchieratissimo, fra pareri contrastanti della stampa estera e svariate polemiche, arriverà in sala dal 16 dicembre distribuito da Eagle Pictures House of Gucci, di cui vi presentiamo la nostra recensione in anteprima. Il secondo film di quest’anno, dopo The Last Duel, di Ridley Scott è sicuramente uno dei titoli di punta di questa stagione. Un cast d’eccezione al servizio della storia della famiglia Gucci a cavallo tra il finire degli anni Settanta e gli anni Novanta. Storia che culmina, il 27 marzo del 1995, con la morte di Maurizio Gucci, ucciso con tre colpi di pistola sul portone di casa da Benedetto Ceraulo. Mandante dell’omicidio, e per questo condannata a 29 anni di carcere, Patrizia Reggiani, ex moglie del figlio di Rodolfo Gucci, che nel 1983 aveva assunto la direzione della società.

House of Gucci è l’adattamento cinematografico del romanzo non fiction di Sara Gay Forden The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour and Greed. Ed effettivamente il film di Ridley Scott racconta una storia sensazionale fra omicidio, follia, glamour e fame di potere. Fra un andamento stile mafia movie e dinamiche simili a quelle di Dynasty, House of Gucci è un racconto corposo, ramificato e punteggiato di eccessi della monumentale durata di 165 minuti. Tanti personaggi, varie storyline, intrighi, amore, tradimenti e vendetta. Lady Gaga e Adam Driver sono Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci e insieme trainano un cast che definire stellare sarebbe riduttivo. Jeremy Irons (Rodolfo Gucci), Al Pacino (Aldo Gucci), Jared Leto (Paolo Gucci) e Salma Hayek (Pina Auriemma) completano la parata di star. Se volete farvi un’idea di cosa aspettarvi da House of Gucci, proseguite nella lettura della nostra recensione.

Indice:

Murder, Madness, Glamour and Greed – House of Gucci, la recensione

Come accennato nell’introduzione alla nostra recensione di House of Gucci, il film ricostruisce le vicende della famiglia tra gli anni Settanta e i Novanta. Si tratta, ovviamente, di una ricostruzione per certi versi piuttosto libera, più veritiera per altri. Il racconto si apre con l’incontro tra Patrizia e Maurizio e con la nascita di un amore appassionato ma da subito osteggiato e difficile. Rodolfo Gucci non approva la relazione tra suo figlio e la bella e ambiziosa Patrizia, immediatamente identificata come una “gold digger”, un’arrampicatrice sociale. Gaga e Driver restituiscono al meglio l’intensità della passione, dell’unione tra Patrizia e Maurizio Gucci in tutto il primo atto del film. La chimica è così palpabile e le interpretazioni così centrate che i due riescono a far passare in secondo piano qualche difetto nei dialoghi e nella scrittura. Se Rodolfo non accetta, il “visionario” Aldo Gucci si schiera subito dalla parte della coppia.

Aldo ha una bassissima considerazione di suo figlio Paolo – lo chiama “il mio idiota” – e punta tutto su Maurizio e Patrizia; vede in loro la carta vincente per casa Gucci. Peccato che Patrizia abbia i suoi piani in serbo anche per Aldo. Nel secondo atto si sviluppano le storyline di Aldo e Paolo, seguiamo lo sgretolarsi della relazione tra Maurizio e Patrizia e le vicende aziendali di casa Gucci. Il ritmo cala, i tempi si dilatano, i dialoghi diventano sempre meno credibili e le trovate sempre più kitsch. House of Gucci perde colpi mentre entriamo nel terzo atto e calano quell’interesse e quell’attenzione così sapientemente solleticati nella parte iniziale. È dato grande spazio alla vendita delle quote alla Investcorp e c’è tempo per l’arrivo di Tom Ford (Reeve Carney), mentre cala frettolosamente il sipario su Aldo e Paolo e, per quanto incredibile possa sembrare, anche sull’omicidio di Maurizio.

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House of Gucci. Metro-Goldwyn-Mayer, Bron Studios, Scott Free Productions

“Father, Son and House of Gucci”

“Lo sai mantenere un segreto?” chiede Paolo a Patrizia senza sapere di essere sul punto di cadere in un tranello ordito dalla scaltra signora Gucci. Patrizia, facendosi il segno della croce, risponde “Nel nome del Padre, del Figlio e della famiglia Gucci”. Ad lib di Lady Gaga, improvvisazione sul momento, “Father, Son and House of Gucci” è già citazione iconica del film. Come iconica è tutta la sua performance, pur con qualche discontinuità soprattutto verso il finale. Gaga centra in pieno il personaggio di Patrizia Reggiani ed è artefice di una prova memorabile. La chimica con Adam Driver è uno dei pregi maggiori del film. L’intesa fra i due e così forte e credibile che, paradossalmente, si finisce col “fare il tifo” per questa coppia, pur avendo bene in mente com’è andata a finire.

Si sono spese molte parole sull’accento italiano di Lady Gaga nel film in versione originale ed è vero, l’inflessione vira spesso e volentieri verso l’Europa dell’Est. Sul fronte accenti, quello di Gaga non è il problema principale (si veda alla voce Jared Leto) e l’attrice è talmente brava da far dimenticare certi exploit nei dialoghi; talmente intensa ed ispirata da far passare in secondo piano evidenti difetti di sceneggiatura. Certo quella di Lady Gaga non è una prova all’insegna della sobrietà interpretativa, ma è una scelta coerente col personaggio sullo schermo. Particolarmente appassionante (e questo sì, è merito anche dello script) il modo in cui il personaggio della Reggiani svela le sue carte poco per volta; un’evoluzione splendidamente rappresentata ed esaltata anche dallo sviluppo del personaggio di Maurizio Gucci, che le fa da contraltare.

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House of Gucci. Metro-Goldwyn-Mayer, Bron Studios, Scott Free Productions

Fra tragedia, commedia e crime – House of Gucci, la recensione

House of Gucci si muove tra diversi generi. Tragedia, commedia, crime, biografico. E ancora: melodramma, parodia, mafia-movie, soap opera. L’impressione generale è quella che, a fronte di una monumentale quantità di carne al fuoco, si sia un po’ persa la direzione. Ridley Scott ha dichiarato che i tre quarti del suo ultimo film appartengono al genere commedia. Il problema è che il confine tra commedia e comicità involontaria, spesso e volentieri, è troppo labile. In particolar modo nelle sequenze che coinvolgono Jared Leto. Il suo Paolo Gucci parla con un accento che somiglia fortemente a quello di Super Mario e, in generale, Leto sembra recitare in un altro film rispetto ai suoi colleghi sulla scena. Il talento dell’attore premio Oscar non è in discussione, ma con Paolo Gucci si va oltre l’esagerazione comica. Oltre l’intento parodistico, al di là del dichiarato schieramento satirico di tutti i cliché associati all’Italia e agli italiani.

Se da un lato la convivenza tra vari generi è una caratteristica affascinante del film di Ridley Scott, dall’altro il risultato finale finisce per disorientare. Ci si domanda spesso quale sia la direzione, quale la chiave di lettura, in un’altalena di contrasti. A tratti il risultato di questo miscuglio è esaltante, altre volte ai limiti dell’accettabile. Percorrere la via del grottesco e dell’esagerazione, a fronte di un materiale di partenza del genere, può essere una scelta vincente. Discutibile, rischiosa (si pensi alla reazione dei discendenti della famiglia Gucci), ma potenzialmente vincente. Il problema è che alcune scelte stilistiche sfociano chiaramente nel ridicolo o nell’incomprensibile. Questo pregiudica la riuscita complessiva di un film che, dopo un inizio elettrizzante e coinvolgente oscilla tra il fuori luogo e il noioso.

Il cast e i personaggi

Proseguiamo nella nostra recensione di House of Gucci soffermandoci sul cast, vero e proprio punto di forza del film di Ridley Scott. Se Lady Gaga travolge con la sua Patrizia Reggiani, Adam Driver non è da meno nel restituire la versione cinematografica di Maurizio Gucci. Un Maurizio Gucci elegante, misurato, gentile e innamorato all’inizio che, come il personaggio di Patrizia, va incontro a un’evoluzione dal secondo atto in poi. Col procedere della narrazione sia Maurizio che Patrizia svelano sfumature e sfaccettature della loro vera natura e Driver e Gaga non sbagliano un colpo. 

Altrettanto degna di nota la prova di Al Pacino, alle prese col personaggio di Aldo Gucci. Le sue linee di dialogo coincidono con i momenti più autenticamente divertenti del film e pur con evidenti tratti caricaturali, il suo Aldo funziona. Insieme a quella di Lady Gaga è la sua la performance che rimane più impressa. Magnifico il contrasto fra la sua prova sui registri dell’eccesso e il rigore assoluto del Rodolfo Gucci di Jeremy Irons. Pur con meno spazio sulla scena, Salma Hayek resta impressa nei panni di una Pina Auriemma piuttosto distante dalla realtà ma piacevolmente contorta. Come già accennato poco sopra, Jared Leto – parrucca e pesantissimo make up prostetico – sembra stare in un altro film. È tutto troppo, anche se va detto che nelle lungaggini del secondo e terzo atto, è un comic relief che aiuta non poco a tenere l’attenzione.

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House of Gucci. Metro-Goldwyn-Mayer, Bron Studios, Scott Free Productions

Conclusioni – House of Gucci, la recensione

Tra pregi e difetti, grandi punti di forza e macroscopiche debolezze, House of Gucci è un film da vedere, ove possibile preferendo la versione originale. Scenografie e costumi, che ricalcano piuttosto fedelmente le varie epoche in cui si svolge la storia catturano l’occhio in modo piuttosto ipnotico. Stesso discorso vale anche per alcune splendide riprese, angolazioni e inquadrature, esaltate da una fotografia impeccabile. Meno centrata la colonna sonora, fra classici italiani, hit di varie epoche e alcune scelte musicali confuse e fuori luogo (e tempo).

Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di House of Gucci, occorre sottolineare come non sia facile analizzare e “razionalizzare” un prodotto del genere. Sicuramente non è il miglior film di Ridley Scott, ma è un’opera che continuerà a far parlare di sé, fra entusiasti e detrattori. Quanto alle polemiche sulla figura di Patrizia Reggiani e alla sua presunta “vittimizzazione”, va detto che House of Gucci non manda messaggi espliciti. House of Gucci ha un inizio travolgente, in deciso crescendo e con un andamento elettrizzante, cui fanno seguito uno sviluppo discontinuo e un finale anticlimatico. Resta il dubbio che, forse, la forma della serie tv sarebbe stata più appropriata, ma è un ragionamento che, a conti fatti, lascia il tempo che trova. House of Gucci debutterà nelle sale italiane il prossimo 16 dicembre.

 

House of Gucci

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • La performance di Lady Gaga è trascinante e la chimica con Adam Driver è uno dei punti di forza maggiori del film
  • Il primo atto funziona a meraviglia, nei meccanismi di creazione della tensione narrativa, nel ritmo e nello sviluppo dei personaggi

Lati negativi

  • L'andamento anticlimatico e la chiusura frettolosa di alcune delle storyline portate avanti nel lunghissimo secondo atto
  • Un andamento troppo discontinuo, a tratti caotico, con trovate che sfociano nel ridicolo involontario

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