NetflixRecensioniSerie Tv

La regina degli scacchi: recensione della nuova serie Netflix con Anya Taylor-Joy

La grande scacchista che non teme gli avversari ma che farebbe bene a temere se stessa

In questi ultimi anni il nome di Anya Taylor-Joy è diventato sempre più importante. La giovane attrice ha iniziato a farsi notare nel 2015 nel film The Witch di Robert Eggers, poi ha avuto un ruolo importante in Split e Glass di M. Night Shyamalan, mentre di recente l’abbiamo vista nell’ultimo film Marvel, The New Mutants. Di ruolo in ruolo questa giovane attrice è riuscita ad ampliare sempre di più la cerchia dei suoi ammiratori grazie al suo indubbio talento. Ora è la protagonista della nuova serie Netflix, La regina degli scacchi, si cui vi proponiamo la recensione.

La serie racconta la storia di una giovane bambina prodigio degli scacchi e la sua ascesa al successo mentre combatte contro la dipendenza da alcool e droghe. La regina degli scacchi è una piccola perla nel mare di contenuti Netflix; una serie ben curata sotto molti punti di vista e con una protagonista capace di magnetizzare l’attenzione del pubblico su di sé. Oltre alla già decantata Anya Taylor-Joy, tra i membri del cast troviamo anche Harry Melling, il capriccioso Dudley di Harry Potter, e Thomas Brodie-Sangster (Il Trono di Spade)

Indice

Trama: la bambina prodigio – La Regina degli Scacchi, recensione

La giovanissima Beth Harmon a seguito di un terribile incidente stradale perde la madre, rimanendo orfana. La piccola viene portata in orfanotrofio dove inizierà una nuova vita. In questo luogo ai bambini vengono dati dei tranquillanti e sotto consiglio della sua nuova amica, Joline, Beth inizia a conservarli per prenderli poi insieme in dosi maggiori. Nell’istituto Beth conosce anche il signor Schaibel, il custode del posto che gioca a scacchi nel seminterrato. Attratta quasi istintivamente dalla scacchiera la bambina decide di imparare sotto la guida del custode. dimostrando un’incredibile ed innata abilità.

Passano gli anni e finalmente qualcuno decide di adottare Beth. Una coppia sposata, Alma e Allston Wheatley, porta la ragazza nella sua nuova casa. Tutto sembra un sogno fin quando non scopre che la sua nuova madre usa le stesse pillole che le venivano date in orfanotrofio e decide di rubarle di nascosto. La situazione precipita ulteriormente quando il padre adottivo abbandona la famiglia per motivi misteriosi e lascia le due donne da sole. Costrette a cavarsela con le proprie forze, la mamma casalinga e la bambina prodigio cercheranno di trasformare la passione della ragazza in un lavoro, partecipando a tornei e competizioni in una rapida scalata verso i campionati mondiali di scacchi.

la regina degli scacchi recensione
La Regina degli Scacchi. Flitcraft Ltd. Wonderful Films

La Rockstar degli scacchi – La Regina degli Scacchi, recensione

Uno degli aspetti più interessanti de La Regina degli Scacchi è sicuramente l’introspezione psicologica della protagonista. Beth viene mostrata per la prima volta come una bambina e per tutta la serie seguiamo il suo percorso di crescita. È incredibile vedere come una ragazzina timida ed introversa si trasformi in una campionessa capace di tenere testa a temibili avversari e di uscirne vincitrice in un mondo di soli uomini; la serie, infatti, è ambientata negli anni ’50. Ancora più incredibile è come gli sceneggiatori siano riusciti ad approfondire ogni aspetto della sua personalità attraverso un arco evolutivo del personaggio davvero sbalorditivo. Beth non è solo una mente brillante, è anche una ragazzina rimasta sola, che ha vissuto per anni in un orfanotrofio lontana dal mondo esterno. L’adozione non rappresenta solo una seconda chance, ma significa anche affrontare la realtà al di là delle mura in cui ha sempre vissuto.

La scuola, la nuova madre, il nuovo stile di vita, colpiscono la ragazza di sorpresa e ambientarsi risulta un’impresa ardua. Ma se da un lato abbiamo l’introversa Beth Harmon, dall’altro c’è la regina degli scacchi, o meglio, la rockstar degli scacchi. Beth è un portento, qualunque avversario le si pone davanti viene sbaragliato dall’immensa bravura della ragazza che combatte due lotte parallele. Da un lato l’eterno match con scacchisti sempre più esperti e anziani di lei, dall’altro la battaglia contro le dipendenze e la vita sfrenata. La tossicodipendenza e l’alcolismo mostrano allo spettatore una versione del tutto negativa della ragazzina che siamo abituati a vedere, rivelando una sua tendenza autodistruttiva causata dai vari traumi subiti da bambina. La Regina degli Scacchi si avvale di una scrittura raffinata capace di scandagliare l’inconscio della protagonista in ogni dettaglio imbastendo un’avvincente storia che vi spingerà a guardare la serie tutta d’un fiato.

Analisi tecnica – La Regina degli Scacchi, recensione

Anche da un punto di vista tecnico la serie fa una grande figura. La regia messa in atto da Scott Frank è molto ispirata e dà il meglio di sé nelle partite di scacchi. Gli scacchi, infatti, non sono un gioco fisico o adrenalinico, come ad esempio il calcio o la boxe, ma basano tutto sull’intelletto del giocatore e la sua abilità nello scegliere la mossa migliore. Il regista è riuscito a trasformare un’attività del genere in un momento di grande tensione grazie ad ottimi spunti di regia. Pur non conoscendo le regole, qualunque spettatore potrà capire l’andamento della partita attraverso il gioco di sguardi tra i personaggi. La tensione è amplificata grazie ad un ottimo utilizzo della colonna sonora, talvolta con musiche, altre volte con il semplice ticchettio dell’orologio che segnala lo scorrere del tempo.

Utilizzando zoom, primi piani e persino lo split screen, Scott Frank dà vita a momenti mozzafiato che vi terranno sulle spine. Da menzionare vi è anche l’ottima ricostruzione del periodo storico. Gli anni 50′ tornano in tutto e per tutto, dalle automobili, alle case, ai vestiti ripresentando un’America in piena guerra fredda con la Russia, principale rivale anche nel mondo degli scacchi. Unica nota “negativa” è forse la fotografia, che resta pur sempre su un buon livello ma non spicca mai a differenza di altre componenti tecniche. La serie ha un’aria scura, grigia, che enfatizza i momenti in cui Beth tocca il fondo, così come i suoi più grandi successi, ma restando sempre su un tono malinconico.

la regina degli scacchi recensione
La Regina degli Scacchi. Flitcraft Ltd. Wonderful Films

Considerazioni finali

Come detto nell’introduzione di questa recensione, La Regina degli Scacchi è una vera perla; una serie curata sotto ogni punto di vista e che presenta una storia inedita sul mondo degli scacchi. Anya Taylor-Joy ha dimostrato ancora una volta di essere una grande attrice con una performance attoriale fantastica. La sua Beth Harmon è un personaggio con molte sfaccettature e per nulla facile da interpretare, ma lei è riuscita a renderla al meglio. Anche il resto del cast ha dato il suo meglio; ogni comprimario ha il giusto spazio e nessun personaggio rischia di essere dimenticato grazie ad una componente estetica definita e riconoscibile e delle prove mai sottotono.

L’unico difetto che potremmo attribuire alla serie è forse la gestione della linea temporale. I 7 episodi affrontano infatti un lungo arco di tempo e nonostante le varie date a schermo che segnalano il passare degli anni, il tutto resta confuso. Alcuni passaggi in cui la protagonista supera una fase negativa o compie un determinato viaggio restano nebulosi, non permettendo allo spettatore di capire effettivamente quanto tempo sia trascorso tra una scena e l’altra. Per quanto se ne voglia dire, però, La Regina degli Scacchi resta un grande prodotto. Netflix ha rilasciato una miniserie degna di una visione e visto il successo che sta riscontrando, forse ci conviene iniziare a sperare che una seconda stagione non venga messa mai in cantiere.

La Regina degli Scacchi

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Introspezione psicologica della protagonista in ogni suo aspetto
  • Regia ispirata e piena di guizzi interessanti
  • Ottime performance attoriali in particolare Anya Taylor-Joy

Lati negativi

  • La gestione confusa della linea temporale, si fa fatica a capire quanto tempo passi effettivamente tra una scena e l'altra

Potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button