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“Madre!” di Darren Aronofsky: la recensione

Quando un mese fa questa pellicola venne presentata alla mostra del cinema di Venezia suscitò la reazione negativa di gran parte della critica e del pubblico. Oggi finalmente vi diamo la nostra opinione su questa controversa opera. Eccovi la recensione di Madre! di Darren Aronofsky.

Per chiunque abbia visto o vedrà l’ultima fatica di Darren Aronofsky, si renderà conto che è facile essere fraintesi quando si esprime un giudizio su di essa. Per la nostra recensione di Madre! partiremo dunque con una analisi tecnica e quindi più facilmente “oggettiva” del film, per poi discutere del contenuto.

Madre! di Darren Aronfsky – La recesione

Come era stato per il suo acclamatissimo Cigno nero, in Madre! Darren Aronfsky mette al centro della storia un personaggio femminile. Anzi, Jennifer Lawrence è la protagonista assoluta del film. Necessariamente quindi la regia si adatta alla  centralità  della donna nella storia con l’utilizzo preponderante della tecnica documentaristica della “mosca sul muro” ; la macchina a mano segue insistentemente Jennifer Lawrence. Lo spettatore vede ciò che lei vede e di conseguenza sente ciò che lei sente.

recensione di "Madre!" di Darren AronofskyQuesta la soluzione registica escogitata dall’autore è azzeccatissima. Lo spettatore con i movimenti di macchina usati partecipa alle emozioni della protagonista e sente le angosce di questa giovane sposa. Infatti Madre! è un film profondamente angosciante e il regista riesce come pochi maestri a farci entrare in empatia con la donna e solo per questo meriterebbe una visione.Anche le scene in cui l’espediente della “mosca” non è usato e la macchina rimane ferma per i campi e controcampi, Jennifer Lawrence è praticamente onnipresente.

La fotografia e l’assenza di colonna sonora

La fotografia per certi versi rispecchia la centralità della Lawrence, che è fotografata con tonalità di giallo e ocra che diventano anche i colori predominanti degli ambienti. Le immagini sono dipinte con colori che richiamano l’aridità e il fuoco. Questa scelta richiama il fatto che la casa sia stata costruita dalle ceneri di un’abitazione precedente, devastata da un incendio.

Sulle note tecniche la nostra recensione di Madre! si potrebbe dilungare ma chiudiamo con una nota tecnica e una considerazione. Il film è senza colonna sonora; i suoni che percepiamo sono solo quelli che si odono nello svolgersi degli eventi eppure, il film non ha momenti in cui si arena o risulta noioso e ciò è merito oltre di una grande storia di base, di una  grande cura per regia e montaggio che non fanno mai scendere il livello di attenzione.

In Madre! Darren Aronfsky conferma la sua piena maturità registica. Ancora più che in The Wrestler o Il Cigno nero mette al centro un personaggio e lo fa con uno stile più vicino al Dogma 95 di Lars Von Trier che alla cinematografia hollywoodiana; o meglio, il regista mixa i due influssi, quello autoriale nord europeo e quello di intrattenimento statunitense in maniera intelligentissima.

La Trama

recensione di "Madre!" di Darren AronofskyDurante la nostra recensione di Madre! torneremo sugli espedienti registici per analizzare meglio la storia raccontata nel film. Ma ora la trama. Il film ha un inizio criptico. Una donna visibilmente ustionata appare; poi Javier Bardem posiziona un “cristallo” su di un piedistallo e da lì l’ambiente che lo circonda e che è distrutto dalle fiamme riprende vita. A questo punto la storia inizia. Noi vediamo le vicissitudini di questa coppia sposata, lei (Jennifer Lawrence) giovane ma non ambiziosa, dedita al solo lavoro di moglie; dalla mattina quando si alza si occupa della casa e del marito. Anzi scopriamo che la casa, in cui il marito abita da sempre, era stata distrutta in un incendio e la nostra protagonista pezzo per pezzo la sta rimettendo a nuovo.

Il marito (Javier Bardem) è uno scrittore, vive in quella casa sperduta nella foresta per cercare la quiete necessaria per scrivere. E’ da tempo che però il nostro Bardem non ha buone idee da mettere su carta. E’ in preda al più classico dei “blocchi” dello scrittore. Questo lo rende nervoso e pensieroso. Ecco perché la sua adorata moglie, che capiamo si dalla prima scena essere innamorata follemente del marito, lo accudisce e pensa a tutte le incombenze materiali della vita di entrambi. L’importante è che lui trovi l’ispirazione per scrivere di nuovo.

Il microcosmo di Madre!

In Madre! Darren Aronofsky la casa dei coniugi è un microcosmo in cui la Lawrence cerca disperatamente di rendere felice il marito. Vive con la speranza che lui ritrovi l’ispirazione e torni così ad avere la serenità per potersi prendere cura della moglie che tanto lo ama. Improvvisamente però questo mondo viene invaso da persone esterne. Si presenta Ed Harris, un medico grande fan dello scrittore-marito che viene invitato da quest’ultimo a passare qualche notte nella loro abitazione. Jennifer Lawrence è turbata dalla presenza di questo estraneo che oltre a mettergli in disordine la casa, che con tanta passione lei cura, la priva della cosa per lei più importante: l’attenzione del marito.

A complicare le cose è l’entrata in scena della moglie del medico, Michelle Pfeiffer. Spregiudicata e senza peli sulla lingua mette a dura prova i nervi della padrona di casa ma la fa anche riflettere sulla “falsa felicità” che vive con Bardem e sulla necessità di cambiare le cose.

Fuori da casa mia!

L’urlo liberatorio e rabbioso della protagonista esplode quando la situazione va fuori controllo con l’arrivo di nuovi indesiderati ospiti.  Ospiti poco educati anzi brutali e che esternano questa malvagità con il crescere delle ansie e della frustrazione della protagonista, la quale intima loro di andarsene dalla sua casa. Il tutto fino ad un primo apice in climax  ascendente di tensione, a cui segue la distensione dell’universo di Madre!. Anzi la coppia, rimasta sola, sembra aver finalmente trovato la serenità e motivi di “felicità vera”.

Questa felicità è la chiave di volta al blocco dello scrittore-Bardem che torna a scrivere che, anzi, pubblica la sua opera! La coppia è finalmente felice ma il tempo sereno dura poco. Il microcosmo torna ad essere invaso. Stavolta non da poche persone, ma da centinaia e centinaia. Sono i fan di Bardem che vogliono privare la Lawrence dell’attenzione del marito, della sua ragione di vita. E qui il regista crea un climax ascendente ancora più intenso in cui si susseguono dei veri e propri orrori fino al finale in cui la tensione e l’horror esplodono nella casa dei coniugi.

In questa recensione non vogliamo essere più esplicatiper evitare spoiler sulla trama che tuttavia risulterà più comprensibile nel prosieguo.

Il simbolismo horror di Madre!

In Madre! Darren Aronofsky costruisce una storia complessa che parte come un dramma esistenziale di una donna trascurata dal marito, vira poi sul Kammerspiel  per approdare poi al genere horror. Un Horror sui generis, in cui inorridire lo spettatore è un mezzo carico di simboli per parlare di altro. Ecco perché la nostra recensione deve ora approdare al simbolismo, nemmeno troppo complesso, della pellicola.

recensione di "Madre!" di Darren AronofskyFin da subito noi vediamo Jennifer Lawrence che ha un legame molto intimo con la casa che lei stessa sta rimettendo in piedi; lei può sentire pulsare il cuore di quell’abitazione, la vede sanguinare. Queste apparizioni non riflettono altro che l’animo e il sentimento dello stessa protagonista: lei “ha dato il cuore” per costruire una casa accogliente per Bardem, il luogo è l’esteriorizzazione dell’amore della moglie per il marito.

Lei rimette in piedi la vita “bruciata” dello scrittore che tanto ama, così che finalmente lui possa incondizionatamente ricambiare il suo amore. Ed ecco allora che se la casa sanguina il loro legame e il loro amore è ferito; se gli indesiderati ospiti deturpano il loro nido d’amore lei è furiosa perché ogni porta rotta, ogni pavimento sporco non è altro che il segno dell’allontanamento del marito da lei e della loro relazione che sta perdendo la fiamma della naturale passione.

Questo parallelismo tra il nido d’amore della coppia e il loro rapporto è, a nostro avviso, la chiave per scrivere una recensione di Madre! che sia “oggettiva”; che non si lasci suggestionare dall’orrore di ciò che vediamo e dall’apparente caos del racconto di Darren Aronofsky. Il film risulta anzi incredibilmente inserito all’interno del suo cerchio e tutti i pezzi hanno un loro significato ben preciso.

recensione di "Madre!" di Darren Aronofsky

La violenza visiva

La violenza che noi vediamo esplodere alla fine in maniera sconvolgente e indicibile non è per niente fine a se stessa. In Madre! Darren Aronofsky usa la violenza fisica e psicologica subita dalla donna-moglie come un simbolo. La distruzione dell’amore che lei prova  nei confronti del marito; questo amore viene dilaniato e fatto a pezzi anche per colpa dell’egoismo dello stesso Bardem che perfino di fronte al più atroce dei delitti non riesce a parteggiare incondizionatamente per la moglie. Il marito ha un’istinto protettivo nei confronti della donna ma più vicino alla riconoscenza che al vero amore.

Questo è Madre!, un film sull’amore. Sentimento complesso che può coinvolgere ogni essere umano; ed è forse per questo che i protagonisti non hanno nome sono solo “uomo”, “donna”, “marito, “moglie” cioè ogni persona di questa terra. L’amore quello vero che è sofferto e doloroso al massimo e che nella vita, non quella delle fiabe romantiche, può anche essere non corrisposto. Si avvicina l’amore raccontato in quest’opera all’amore sofferente raccontato da Guillermo Del Toro in Crimson Peak.

Strappati gli orpelli del politically correct e del pregiudizio una recensione di “Madre!” che risulti obbiettiva non può portare a classificarlo come un film fallito, anzi, tutt’altro. Perché è un film che sa essere profondo e pieno di significati, è un’opera audace e tecnicamente ineccepibile che permette al grande pubblico di fruire, anche abbastanza facilmente, del pensiero profondo dell’autore.

recensione di "Madre!" di Darren Aronofsky

Madre! – Conclusioni

A differenza di un’opera “classica”, in Madre! Darren Aronofsky usa dei simboli diretti e brutali proprio per rendere più accessibile e fruibile il messaggio. Lungi da noi voler criticare gli autori, su tutti David Lynch, i cui simboli utilizzati nelle pellicole sono complessi e per niente immediati, anzi ce ne fossero cento di registi come Lynch saremmo forse tutti più felici in questo mondo; vogliamo solo sottolineare che c’è solo da essere entusiasti se Aronofsky è riuscito a creare arte cinematografica usando il simbolismo in maniera più accessibile.

Infatti se il contenuto risulta più facilmente, se pur non immediatamente, accessibile lo spettatore sarà più portato, e invogliato, a riflettere su ciò che ha visto. E non è forse l’obbiettivo di ogni opera d’arte far riflettere chi guarda?

La nostra recensione si può concludere promuovendo pienamente il film. Con l’augurio di poter vedere prodotti del genere sempre più spesso nelle nostre sale cinematografiche.

 

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regia - 8
montaggio - 7
fotogrfia - 7
recitazione - 8
sceneggiatura - 8

7.6

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