Peaky Blinders 6: recensione della stagione conclusiva

La redenzione di un antieroe accompagna le battute finali della serie britannica

Dopo un’attesa di oltre due anni, i Peaky Blinders sono tornati. È infatti uscita su Netflix la sesta e (forse) ultima stagione della serie BBC One che ha riscritto il concetto stesso di antieroe grazie al personaggio di Tommy Shelby interpretato magistralmente da Cillian Murphy.
“By order of peaky fucking blinders” è il motto quasi decennale che accompagna la banda criminale più famosa del piccolo schermo, una frase ripetuta in più occasioni sia quando i fratelli Shelby hanno scalato la vetta, sia quando si sono ritrovati a dover ricominciare da zero dopo che il fratello minore si è fidato del suo debole istinto finanziario. 

La quinta, drammatica stagione si è conclusa due anni e mezzo fa con un’immagine potente che apre questa sesta stagione. Un Tommy urlante e disperato per non essere riuscito ad uccidere il fascista Oswald Mosley, con una pistola puntata sulla tempia pronta ad esplodere e a determinare la fine della sua ascesa. Ma quella pistola non carica non lo uccide, facendolo ripiombare nei vecchi tormenti alla quale si è aggiunta anche la morte di Polly, dettata dalla prematura scomparsa dell’attrice Helen McCrory.

Indice

I fantasmi del passato tornano a bussare a casa Shelby- Peaky Blinders, la recensione

Come lui stesso ripete più volte, Tommy non ha limiti. Qualsiasi obiettivo egli abbia, riesce a raggiungerlo. Poco importa quanto tempo ci metterà, Tommy vince sempre.
È questo quello che è successo nelle precedenti cinque stagioni, ed è quello che si appresta nuovamente a fare. Ancora reduce dello stress post-traumatico che lo accompagna da quando era un soldato durante la Prima Guerra Mondiale, Tommy Shelby è alle prese con i propri demoni che cerca in tutti i modi di sconfiggere, alla quale vengono aggiunti nuovi drammi e complicazioni.

Peaky Blinders

Peaky Blinders. Caryn Mandabach Productions, Tiger Aspect Productions, Screen Yorkshire.

Primo tra tutti la scomparsa di Polly, il personaggio cardine che conduce la famiglia sulla vetta. La prima splendida puntata è proprio dedicata alla sua interprete, Helen McCrory, e al suo personaggio che ha dovuto subire una necessaria riscrittura dopo la morte dell’attrice. Polly diventa la vittima dell’ambizione di Tommy, il quale è dilaniato dal considerarsi il suo carnefice. Ma non è l’unico a soffrire della perdita, anche Michael ne è distrutto e, davanti alla pira dove il corpo della madre sta venendo bruciato, giura di vendicarsi di suo fratello maggiore.

La fine è un’opportunità – Peaky Blinders, la recensione

Questa sesta stagione di Peaky Blinders inizia ufficialmente quattro anni dopo gli avvenimenti precedenti, con un Tommy lucido come non lo è mai stato grazie al suo allontanamento dall’alcol e pronto per nuovi affari.
Le nuove puntate sono infatti ambientate nel 1933, ad un passo dalla Seconda Guerra Mondiale e dall’abolizione del proibizionismo. Il primo incontro tra i due fratelli dopo quattro anni avviene in un arcipelago francese impiegato nella commercializzazione di alcolici i cui abitanti sono provati dalla fine del proibizionismo che ha coinciso, per loro, al momento più florido per i loro affari. Ma dove gli altri vedono una fine, Tommy Shelby vede una possibilità.

Come introdotto nella scorsa stagione, Tommy è particolarmente interessato a due ambiti: lo spaccio di oppio e la politica. Entrambi si intersecano nella vita del protagonista, deciso a restare sulla cresta dell’onda e a utilizzare il crescente appoggio al partito fascista per sconfiggere i fascisti dall’interno. Come accennato, la forza motrice dell’intero personaggio sta nel suo essere un perfetto antieroe. Spietato, un (ex) alcolista istintivo e brutale, ma alle prese con un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle. In questo nuovo filone narrativo, il suo personaggio fa un passo avanti: per quanto sia una persona dalla quale stare alla larga, è un nemico giurato dei fascisti.

La redenzione di un antieroe – Peaky Blinders, la recensione

Tommy Shelby è da sempre alle prese con i fantasmi del suo passato: da quando era in guerra, tornando a casa con l’animo spezzato e con frequenti crisi epilettiche, fino al perdere il suo impero per poi ricostruirlo. Ma degli eventi gli hanno lasciato ferite più profonde: ha dovuto dire addio a sua moglie, a Polly, ai suoi amici e soci d’affari. Tommy non è alla ricerca di una serenità momentanea o di una felicità fittizia, il suo arco narrativo punta alla redenzione. Una redenzione che ha il sapore della libertà, ma che coincide anche con un finale poco coraggioso.

peaky blinders

Peaky Blinders. Caryn Mandabach Productions, Tiger Aspect Productions, Screen Yorkshire.

Come si diceva nelle prime righe nell’introduzione di questa recensione, questa sesta stagione doveva essere l’ultima stagione alla quale dovevano seguire altri progetti già in cantiere. Peaky Blinders doveva essere la chiusura della storia di Thomas, una direzione netta e definitiva che avrebbe spinto le menti creative dietro al progetto ad approcciarsi a nuove storie. Non è detto che questo non avvenga, ma le battute finali corrispondo anche ad una battuta d’arresto della sceneggiatura e a delle scelte sicure e poco conformi con il resto delle linee narrative sviluppate fino ad ora.

Le donne Shelby – Peaky Blinders, la recensione

Non mancano però i momenti di suspense e gli intrecci narrativi brillantemente sviluppati.
A continuare ad essere la punta di diamante della serie è la costruzione puntuale e minuziosa dei personaggi nella loro globalità, con i giochi di potere, le ambizioni e le debolezze che la famiglia Shelby e chi li circonda – nel bene e nel male – hanno. Primo tra tutti è proprio il fratello minore Michael. Una versione di Thomas con la quale condivide l’ambizione e la sete di vendetta, ma i due sono su due piani diametralmente opposti. Il primo è impulsivo e si affida fin troppo alle influenze dello zio di sua moglie.

Arthur, dal canto suo, è alle prese con una dipendenza da oppio da quando l’ex moglie, sopravvissuta allo sparo di Polly, lo ha lasciato.
Sono le donne a tenere le redini della famiglia quando quest’ultima è meno disciplinata che mai. Lizzie è segnata dalla malattia di sua figlia e ne esce a testa alta, mentre Ada ha il duro compito di prendere il posto di Polly, il collante della famiglia. Un ruolo che fronteggia sempre a testa alta, anche quando si trova faccia a faccia con Oswald Mosley e la sua crudele e schietta amante, Diana Mitford (Amber Anderson).

Regia e fotografia – Peaky Blinders, la recensione

 Oltre alla sceneggiatura e agli archi narrativi senza incoerenze, il connubio tra regia d’ispirazione cinematografica e la fotografia curata sono il marchio di fabbrica di Peaky Blinders.
I virtuosismi della regia, che non cadono mai nell’esagerazione, sono accompagnati dalla fotografia dettata da chiari e scuri, da contrasti forti e dai toni freddi che accentuano l’ambientazione britannica e dalle visioni oniriche che rappresentano il vero clou di questa stagione. La fotografia non è solo un abbellimento gradevole alla vista, ma, in questo caso, gioca un ruolo centrale e subisce una progressione che accompagna lo sviluppo narrativo, studiata come se fosse un personaggio vero e proprio.

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Peaky Blinders. Caryn Mandabach Productions, Tiger Aspect Productions, Screen Yorkshire.

Peaky Blinders ha accompagnato gli spettatori per dieci anni e, secondo le parole del creatore, lo stesso mondo narrativo è pronto a farci compagnia per un altro poì di tempo. Queste ultime puntate della serie coronano un lungo viaggio e lo fanno così come si sperava, ma con qualche sbavatura. Ma come Steven Knight ha più volte dichiarato, stuzzicando la curiosità dei fan, Peaky Blinders rappresenta la fine dell’inizio, piuttosto che l’inizio della fine.

 

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Peaky Blinders

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • La redenzione di Tommy Shelby, l'antieroe per eccellenza
  • Le protagoniste femminili tra cui spicca Ada che ha l'arduo compito di prendere il posto di Polly nelle dinamiche familiari
  • La fotografia sviluppata come un personaggio silenzioso

Lati negativi

  • Un finale votato alla possibilità di un ritorno, poco coraggioso e coerente con altre scelte prese in precedenza

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