Piccole donne: recensione del K-drama di Netflix

Un adattamento originale e inaspettato dell'omonimo romanzo di Louisa May Alcott.

Piccole donne è il nuovo kdrama diretto da Kim Hee-won (Vincenzo) affiancata dalla sceneggiatrice Jeong Seo-kyung.
Insieme danno vita a un adattamento del capolavoro omonimo di Louisa May Alcott in una chiave insolita e totalmente nuova. La nuova versione di Netflix del classico americano non è l’ennesimo adattamento in costume né una fedele rivisitazione ambientata durante i giorni nostri. Piccole donne è un drama coreano che ne riprende solamente le dinamiche tra le sorelle, ma immerge le protagoniste in un ambiente completamente differente che mette in risalto le folli disparità tra classi sociali.

Indice

Trama – Piccole donne, la recensione

In-kyung (Nam Ji-hyun), In-joo (Kim Go-eun) e In-hye (Park Ji-hu) vivono, fin da quando sono piccole, in una condizione di profonda povertà. Incastrate in un rapporto disfunzionale con i propri genitori, in cui il padre è una figura assente da molti anni. Per loro una vita tranquilla agiata sembra un sogno che solo grazie agli sforzi delle due sorelle maggiori sembra poter diventare realtà. Un sogno che si sgretola quando la loro madre, invidiosa che In-hye abbia ricevuto in regalo per il suo compleanno dei soldi per andare a studiare all’estero, scappa in piena notte rubando alle ragazze tutti i loro risparmi.

Piccole donne

Piccole donne. Studio Dragon.

La situazione in cui le tre sorelle vivono è al limite, ma diventa surreale quando Jin Hwa-young (Choo Ja-hyun), la migliore amica di In-joo, si toglie la vita e le lascia due miliardi di won in contanti. Attorno alla figura di Hwa-young iniziano a girare persone potenti invischiate in un complotto economico e politico molto più grande delle tre sorelle. Ma sebbene quel denaro siano soldi sporchi, la vita da loro tanto desiderata non sembra più irraggiungibile. È così che le tre sorelle si trovano invischiate negli affari loschi di una famiglia facoltosa e potente il cui patriarca è anche uno dei papabili prossimi sindaci di Seoul.

Dall’America colpita dalla guerra al sud Corea, un adattamento coraggioso ma funzionale – Piccole donne, la recensione

Come ci si potrebbe aspettare anche solamente a leggere la trama, Piccole donne si concede qualche divergenza e licenza poetica nell’adattamento che, però, non è snaturato nelle intenzioni finali e nel mostrare un forte legame familiare.
Il cambiamento maggiore è da ricercare nella rivisitazione del contesto in cui le protagoniste sono immerse, molto differente dalla compagna ottocentesca americana. Dalla Guerra di secessione americana si passa al sud Corea contemporaneo in cui la povertà e il forte dislivello tra classi sociali la fanno da padrona.

Piccole donne

Piccole donne. Studio Dragon.

Non è il primo drama sudcoreano che parla di determinate tematiche che, al contrario, sono molto sentite in Asia tanto da essere diventate familiari anche in Occidente. Da Parasite fino a Nido di vipere, da Squid Game alla versione coreana de La casa di carta, la lotta tra classi sociali e una forte denuncia alla società che premia e facilità le famiglie benestanti mentre non tende una mano d’aiuto a chi ha difficoltà – rendendo i ricchi ancora più ricchi e i poveri in condizioni tali da non riuscire a innalzare il loro status sociale se non grazie al duro lavoro che può durare per generazioni – sono argomenti che legano prodotti televisivi e film molto diversi tra di loro.

Le sfumature crime – Piccole donne, la recensione

Oltre al contesto, il cambiamento riportato dalla regista e dalla sceneggiatrice include anche il genere d’appartenenza. Piccole donne è più vicina al crime e al thriller che al romance che, però, abbonda soprattutto nella seconda metà della stagione.
La prima parte, quella più convincente e d’azione, riguarda la morte dell’amica di In-joo e i giochi di poteri e politici che si innescano alla scoperta che la contabile Hwa-young era molto più abile e astuta di quello che volesse far credere.

Piccole donne

Piccole donne. Studio Dragon.

Puntate che scorrono via facilmente e tengono incollati allo schermo, sebbene alcune situazioni strizzano l’occhio all’inverosimile, azioni che nascono da forti motivazioni ma si snodano in maniera forse troppo romanzesco soprattutto per u pubblico appassionato di serie tv crime. Dopo la prima metà, avventurosa e governata da dinamiche narrative vicine al noir, la sceneggiatura attinge altrove per la parte finale.

La parte finale dedicata al lato romantico di Piccole donne- Piccole donne, la recensione

Le ultime puntate soddisfano, al contrario, gli amanti del romance e chi si aspettava di trovare da un’adattamento di Piccole donne delle storie d’amore che coinvolgessero le protagoniste. Anche il lato più romantico di questo K-drama attinge a piani mani al linguaggio e al gusto coreano, mettendo in luce però dinamiche già viste e riviste.

Piccole donne

Piccole donne. Studio Dragon.

Oh In-ju, la sorella maggiore e quella più sognatrice, cede alle classiche lusinghe dell’uomo bello e misterioso, un detective privato (interpretato da Wi Ha-joon, star di Squid Game) i cui veri valori sono nascosti dietro la facciata del freddo e dell’insensibile. Un altro grande classico della letteratura e del cinema romantico spetta alla seconda genita. Oh In-kyung, una tenace reporter, è la cotta – non tanto segreta – di un suo amico d’infanzia che le vuole stare accanto durante le indagini per proteggerla, ma anche per cercare di attirare la sua attenzione.

La scrittura intelligente e una sceneggiatura curata scongiurano il pericolo dell’ennesimo remake poco riuscito – Piccole donne, la recensione

A salvare l’equilibrio della serie sono proprio le sorelle e il loro rapporto tenuto saldo da una scrittura brillante che si prende il carico di maggior parte del lavoro. La maestria della scrittura sta nel prestare particolare attenzione al piano psicologico ed emozionale della storia, elementi trainanti dell’intera serie tv e che, sebbene abbia i suoi difetti, si presenta come un drama interessante e perfetto per il binge watching.

Piccole donne

Piccole donne. Studio Dragon.

Questo adattamento sudcoreano di Piccole donne è un ottimo esempio di scrittura intelligente che valorizza l’opera di Louisa May Alcott anche se prende spunto da elementi narrativi molto diversi da quelli originali. Questa miscela tra le dinamiche del libro da cui la serie è tratta e gli argomenti portanti della cinematografia coreana contemporanea evitano che Piccole donne si presenti come una semplice operazione di copiatura o un tentativo di innovazione solamente abbozzato e poco riuscito.

In conclusione – Piccole donne, la recensione

Si può accusare un’operazione così particolare di non aver soddisfatto le aspettative, ma non di aver fallito nello scongiurare un remake-copia poco originale. Ogni cambiamento è giustificato, ogni scelta è attentamente ponderata e le prove attoriali dei protagonisti sono all’altezza.
Nel suo piccolo – perché sebbene sia un K-drama piacevole è esente dall’essere la serie tv dell’anno – Piccole donne insegna come realizzare un adattamento originale che unisce le intenzioni dell’autrice a un mercato completamente diverso da quello statunitense. Sebbene l’ispirazione sia così differente, la serie di Kim Hee-won ne preserva l’anima dall’inizio alla fine.

 

Piccole donne

Voto - 7

7

Lati positivi

  • La scrittura originale che rende omaggio all'opera di riferimento restando comunque un prodotto a se stante
  • Le prove attoriali

Lati negativi

  • Poco equilibrio tra i due generi

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