Pinocchio: recensione del film di Robert Zemeckis

Arriva su Disney+ il remake in live action del grande classico dell'animazione

La febbre dei remake in live action dei classici Disney continua e questa volta tocca a un intramontabile film d’animazione. La pellicola in questione è l’ultima fatica del grande regista Robert Zemeckis: Pinocchio, di cui vi presentiamo la recensione. A differenza di altri remake come Cenerentola, La bella e la bestia o il più recente Crudelia, il Pinocchio di Zemeckis è stato distribuito direttamente su Disney+ l’8 settembre, seguendo il destino del live action di Lilli e il vagabondo. Inoltre si ritrova a competere quest’anno con un altro adattamento cinematografico dell’opera di Collodi, ovvero il Pinocchio di Guillermo Del Toro. La posta in gioco dunque è molto alta poiché da un lato c’è uno dei classici Disney più amati e dall’altra un regista visionario, il quale, a breve, presenterà un’inedita versione della storia del burattino di legno.

Zemeckis accetta la sfida e porta sul piccolo schermo la sua rivisitazione del film Disney del 1940, cercando da una parte un nuovo percorso e dall’altra restando fin troppo su binari fin troppo prevedibili e prudenti. Il regista (con l’aiuto di Chris Weitz alla sceneggiatura) realizza un compitino non all’altezza del suo nome e del film originale, che si va ad affiancare ad altri remake poco riusciti della Disney come Mulan. In questo nuovo Pinocchio si percepiscono poche emozioni, manca una struttura generale ben impostata e anche un certo coraggio, che non avrebbe guastato la narrazione. Con un cast di tutto rispetto, che include Tom Hanks, Cynthia Erivo e Joseph Gordon-Levitt, e la firma di Zemeckis, ci si sarebbe aspettati un risultato decisamente diverso. Vediamo dunque cosa non ha funzionato in questo nuovo remake in live action del Pinocchio targato Disney.

Indice

La storia di un burattino – Pinocchio recensione

Per quanto riguarda la storia, Zemeckis e Weitz prendono come riferimento il film Disney del 1940 invece della sola opera di Collodi; sono inclusi infatti quegli elementi che nel classico della letteratura italiana sono assenti, a partire dagli animali da compagnia di Geppetto, il gatto Figaro e il pesciolino Cleo. Si parte dunque con Geppetto, interpretato da un ottimo Tom Hanks, che finisce di costruire il suo burattino di legno sotto lo sguardo del Grillo parlante, il quale si presenta come narratore della storia. Il desiderio di Geppetto che Pinocchio si animi questa volta si lega a un’inedita condizione del personaggio, legata alla perdita di persone care e al tentativo di superare tale trauma. Ed ecco entrare in scena la Fata Turchina, interpretata da Cynthia Erivo, la quale esaudisce il desiderio del personaggio, promuovendo poi a coscienza del burattino il Grillo parlante, più timoroso che mai in questa nuova versione.

Come nel film del 1940, Pinocchio proseguirà nella sua seconda parte con la catena di avventure e disavventure iniziata dopo l’incontro con il Gatto e la Volpe. L’aspetto interessante, che rappresenta una vera e propria rivoluzione nella storia, è che questa volta Pinocchio compie un percorso di crescita più autonomo, senza i continui interventi della Fata Turchina. Ed ecco che fra Mangiafuoco, il Paese dei Balocchi e la fuga dalla pancia di un mostro marino, il burattino prova e gioie e dolori che lo aiutano a diventare maturo e a sviluppare una sua coscienza, senza rendere necessaria la presenza del Grillo parlante. Nonostante quindi una quasi pedissequa riproposizione del classico dell’animazione del 1940, Zemeckis riesce a inserire delle novità e a far emergere un minimo i suoi interessi. Questo però non aiuta a cancellare la sensazione di assistere a un’operazione commerciale senz’anima.

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Pinocchio. Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios, ImageMovers

Analisi

Il problema di Pinocchio, come lo era stato per Il re leone, è l’eccessiva intenzione di rimanere incollati al film d’animazione per generare il più possibile un effetto nostalgia. Questo attaccamento tuttavia è più di natura commerciale che emozionale, tanto da rendere il film perlopiù vuoto e anche molto autoreferenziale nei confronti del mondo Disney. Il brano When You Wish Upon a Star e gli orologi a cucù di Geppetto, decorati con personaggi disneyani, ne sono una chiara dimostrazione. Non si può poi sorvolare sul discorso della diversità, che la Disney intende continuare a perseguire. In Pinocchio questo appare forzato non tanto nella scelta di casting di Cynthia Erivo per la Fata Turchina, ma nell’introduzione di nuovi personaggi poco interessanti e poco sviluppati. È il caso dell’aiutante di Mangiafuoco, Fabiana, la quale ha una gamba meccanica ed entrerà in sintonia con Pinocchio.

Il discorso sulla diversità è senz’altro sviluppato meglio in relazione a Pinocchio, il quale viene cacciato dal maestro della scuola che si rifiuta di insegnare a un burattino di legno. A partire da questo momento il protagonista, affrontando varie insidie, riuscirà a capire come essere umano, senza necessariamente diventare un bambino vero grazie all’aiuto della Fata Turchina. Questa è una grande novità, che almeno tenta di separare la pellicola dal suo originale. L’altra grande novità è la condizione di Geppetto, rappresentato inizialmente come uomo stanco e malinconico, il quale tenta di superare la perdita di un figlio creando un sostituto, un surrogato. Tutto ciò porta con sé anche un discorso sull’accettazione del burattino da parte del padre e sulla sua singolare condizione di figlio. Peccato che tutto ciò sia solo accennato o trattato con grande superficialità attraverso una narrazione davvero troppo disequilibrata e anche frettolosa.

Considerazioni finali – Pinocchio recensione

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Pinocchio. Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios, ImageMovers

Il Pinocchio di Zemeckis purtroppo soffre anche di una struttura narrativa poco equilibrata: il film infatti ha una fase iniziale davvero troppo lenta, affidata a un prologo interminabile di trenta minuti in cui si assiste alla creazione e trasformazione di Pinocchio. Successivamente invece si accelera, dando il via a una narrazione senza un attimo di respiro, dedita a illustrare tutte le avventure e disavventure di Pinocchio. In questa fase si alternano poi momenti più accattivanti ad altri meno convincenti. La sequenza del Paese dei balocchi, ad esempio, è d’impatto e visivamente sorprendente ma non riesce a risultare pienamente audace o spaventosa come quella del film originale. Meno convincente è invece la sequenza relativa al mostro marino (non più una balena), reso in una CGI non sempre all’altezza.

Tirando le somme di questa recensione di Pinocchio, non si può che definire deludente questo remake in live action del classico Disney. La Casa di Topolino è di nuovo caduta nella trappola di un’eccessiva aderenza all’originale, che rende la pellicola fredda, priva di emozioni ed esteticamente senz’anima. Zemeckis cerca di uscire dalle catene di un lavoro su commissione introducendo delle novità che sulla carta appaiono interessanti, ma queste ricevono purtroppo uno sviluppo superficiale e non convincente. Dispiace poi vedere il talento di interpreti come Tom Hanks (comunque ottimo), Joseph Gordon-Levitt, Cynthia Erivo e l’italiano Giuseppe Battiston (è lui nei panni di Mangiafuoco) al servizio di un’opera mediocre. Non resta che sperare in un miglior risultato per i prossimi remake in live action, come La Sirenetta, in uscita prossimamente.

 

Pinocchio

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Zemeckis introduce alcune tematiche interessanti e innovative nella storia
  • Tom Hanks è convincente nel ruolo di Geppetto

Lati negativi

  • L'eccessiva aderenza al film d'animazione originale rende la pellicola fredda e priva di emozioni
  • La struttura narrativa è disequilibrata: troppo lenta all'inizio, eccessivamente frettolosa in seguito
  • Le novità introdotte nella storia ricevono uno sviluppo superficiale

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