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Rapina a Stoccolma: recensione del film con Ethan Hawke

Ethan Hawke e Mark Strong in un film diretto da Robert Budreau

Rapina a Stoccolma recensione. Robert Budreau ha scritto e diretto il film che vede tra i protagonisti Ethan Hawke, Noomi Rapace e Mark Strong. La pellicola si basa sull’articolo del New Yorker dove Daniel Lang riporta le vicende riguardanti una celebre rapina avvenuta nel 1973 alla Sveriges Kredit Bank di Stoccolma. L’evento balzò agli onori della cronaca non tanto per il fatto in sé ma perché fu il primo caso in cui si registrò l’insorgere della sindrome di Stoccolma.

La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore. In questo modo si instaura una sorta di alleanza basata sulla solidarietà tra vittima e carnefice.

Ciò che avvenne tra le mura della banca svedese fu qualcosa di unico: gli ostaggi si schierarono apertamente al fianco dei loro sequestratori e non contro. Un caso tanto particolare da essere soggetto ad approfonditi studi negli anni a seguire. Nonostante l’interessante premessa psicologica il film non riesce ad andare a fondo nell’analisi dei diversi personaggi e delle relazioni che instaurano. Una scrittura debole appiattisce tutte le peculiarità di un fatto di cronaca unico nel suo genere, disperdendone tutto il potenziale.

Indice

Trama – Rapina a Stoccolma recensione

Il film scritto e diretto da Robert Budreau, è ambientato a Stoccolma nel 1973. Durante una rapina alla banca centrale Lars Nystrom (Ethan Hawke) prende in ostaggio alcuni impiegati per far rilasciare il suo compare Gunnar (Mark Strong) di prigione. L’eccentrico Lars oltre a richiedere la liberazione del suo amico e “collega” esige anche un auto per la fuga. A sorprendere più di tutto però è il suo atteggiamento: nonostante sia armato fino ai denti risulta essere sempre comprensivo, ai limiti del bonario, nei confronti degli ostaggi e della polizia. Il tiro alla fune tra rapinatori/sequestratori e le forze dell’ordine non sembra portare da nessuna parte, i giorni passano ma la situazione sembra rimanere sempre la stessa.rapina a stoccolma recensione

Le ore si trasformano in giorni mentre i silenzi si trasformano in dialoghi, la cui natura oscilla tra l’accesa discussione e la confessione piena di sentimento. Tra vittima e carnefice si instaura quindi uno strano e ambiguo rapporto, soprattutto tra Lars e Bianca (Noomi Rapace), moglie e madre di due bambini. Il rapinatore sembra avere davvero a cuore le condizioni e le esigenze dei suoi prigionieri, ancor più della polizia; o perlomeno è questo quello che i tre ostaggi sentono in cuor loro. La complessa situazione sfocerà nel fenomeno psicologico noto come “Sindrome di Stoccolma”, il legame tra i criminali e i dipendenti della banca diverrà infatti indissolubile.

Analisi del film

Il forte carattere psicologico e introspettivo proprio della storia vera a cui Budreau si ispira si perde completamente nella messa in scena. Lars, interpretato in modo ottimale da Ethan Hawke (ovviamente nei limiti imposti dalla sceneggiatura), è l’unico tra i personaggi che viene almeno in parte approfondito. La scelta dell’autore è chiara, prendere gli elementi reali ed estremizzarli; ecco allora che il protagonista diventa il più classico degli yankee, amante di Bob Dylan e dal proiettile facile.

Il dubbio che sia tutta una montatura insorge presto nello spettatore, troppe le incongruenze tra ciò che Lars fa e ciò che Lars dice; il problema è che rimane tutto fermo lì, nel campo dell’intuizione. Le motivazioni che spingono il protagonista ad un gesto tanto eclatante vengono raccontate a mezza bocca, facendoci solo percepire che dietro al velo ci sia qualcosa di più; tutto ciò non viene però mai approfondito o esplicitato in nessun modo.rapina a stoccolma recensione

Essere tra i primi a raccontare una storia non è mai facile, se però si perde di vista quello che è il fulcro centrale del racconto si rischia di confondere il pubblico. Questo è ciò che succede in Rapina a Stoccolma, dove manca completamente l’analisi psicologica dell’insorgere della sindrome. Perché il protagonista tratta così bene gli ostaggi? Perché questi ultimi alla fine dei conti iniziano a provare un forte sentimento per i rapinatori/rapitori? Budreau non sarà di certo colui che darà la risposta a queste e molte altre domande. Il regista opta infatti per un approccio più distaccato, con leggere venature action ma senza mai strafare. La sceneggiatura affida a Mark Strong un ruolo senza alcuno spessore, singolare se si pensa che è, almeno in teoria, la causa scatenante di tutto.

Considerazioni finali – Rapina a Stoccolma recensione

Rapina a Stoccolma rappresenta sicuramente una vera e propria occasione sprecata. È raro di questi tempi trovare una storia che non sia mai stata raccontata da nessuno e che al contempo sia originale e interessante. Nonostante tutto il film riesce ad intrattenere, anche se a momenti alterni, per tutta la durata dei 92 minuti. Questo è dovuto in parte alla più o meno riuscita alternanza tra momenti actionmomenti puramente comici.

Una regia lineare e curata accompagna l’intera narrazione insieme ad una colonna sonora pregevole dove a spiccare sono le canzoni di Bob Dylan. Il settore “trucco e parrucco” rappresenta sicuramente una nota più che positiva, i costumi e le acconciature rappresentato appieno gli anni in cui è ambientata la storia. Tutto trasuda 1973, dagli occhiali esageratamente grandi indossati da Bianca al maglione di Gunnar Sorensson.rapina a stoccolma recensione

Il film intrattiene ma non coinvolge. Pellicole di questo tipo dovrebbero porsi l’obiettivo di smuovere l’animo dello spettatore e spingerlo a patteggiare con almeno una delle due parti; in Rapina a Stoccolma questo non avviene mai. Tutto accade perché così è stato e così è stato scritto, non ci è dato sapere nulla sull’interiorità dei personaggi presenti sullo schermo. Noomi Rapace prova con la sua interpretazione a dare quel qualcosa in più al film e al suo rapporto con Lars ma senza grande successo. Alla fine dei conti a convincere è solo la parte grottesca e farsesca, mentre quella più vicina agli heist movie classici risulta essere mal affrontata.

Rapina a Stoccolma

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Interpretazioni di Ethan Hawke e Noomi Rapace (nei limiti della sceneggiatura)
  • Costumi

Lati negativi

  • Mancato approfondimento psicologico della particolare situazione
  • Personaggi bidimensionali
  • Andamento fortemente altalenante

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