The invitation: recensione del thriller drammatico di Karyn Kusama

La recensione di The invitation thriller drammatico interamente ambientato in un'unica location

Non è sicuramente semplice girare un film ambientato interamente in un’unica location. L’azione viene meno ed allora tutto si basa sulla forza dei dialoghi e dei personaggi in scena. È proprio quello che avviene in The invitation film thriller uscito nel 2015 e di cui parleremo più approfonditamente nella nostra recensione. Questo modo di fare cinema ha ovviamente i suoi maestri e capostipiti ed uno di questi è stato sicuramente Alfred Hitchcock che già anni fa portava in sala film come The rope, Rear windows o A perfect murder. Non poteva di certo sfuggire ad un regista come Tarantino l’opportunità di girare un intero film in una stanza, cosa che ha fatto con The Hateful Eight. The invitation è sicuramente un thriller molto particolare con una suspense crescente imprescindibilmente legata ad un filone narrativo drammatico.

L’esperienza che ci ha regalato questa pellicola diretta da Karyn Kusama è allo stesso tempo estraniante, snervante e inquietante. Will viene invitato con sua moglie a casa della sua ex per una cena tra vecchi amici. Un lutto terribile, ovvero la perdita del figlio, ha segnato profondamente il suo recente passato. Durante la serata Will avverte un forte disagio sia per aver rivisto la sua ex-moglie che per lo strano comportamento di alcune persone. Si tratta solo di personali impressioni o c’è veramente qualcosa di anomalo che sta accadendo? Un budget contenuto per circa 100 minuti di girato ed una manciata di attori non proprio famosissimi. Tra i nomi del cast spiccano Logan Marshall-Green (Prometheus, Spider-man Homecoming), John Carrol Lynch (Fargo, Zodiac) e Michiel Huisman (GOT). A seguire la nostra recensione di The Invitation.

Indice:

Trama – The invitation, la recensione

Eden e Will si sono separati dopo la morte del loro unico figlio, avvenuta a seguito di un incidente domestico. In seguito la donna è andata in Messico con il suo nuovo marito David per apprendere una disciplina filosofica utile a farle dimenticare il dolore datole dalla perdita. Dopo un paio di anni la coppia è finalmente tornata a Los Angeles e così i due decidono quindi di organizzare una cena tra vecchi amici. Con molte titubanze Will accetta l’invito insieme anche alla sua nuova compagna Kyra. L’atmosfera della serata è a dir poco estraniante. Will sente ancora una forte attrazione per la sua ex e non riesce a dimenticare il figlio. Ma soprattutto avverte che qualcosa non va in Eden e David, c’è qualcosa di strano nei loro comportamenti e nelle loro parole.

Come se non bastasse alla cena sono stati invitati anche due estranei al gruppo di amici, gente conosciuta in Messico dalla coppia ospitante. Mentre Will lotta contro dolorosi ricordi che riaffiorano alla mente il suo sesto senso gli suggerisce che qualcosa di terribile sta per accadere. Mosso solo da intuizioni personali inizia a cercare indizi con l’obiettivo di capire che cosa si celi dietro ad un apparente rimpatriata tra vecchi amici. Mentre la serata va avanti succedono cose sempre più strane; il clima anziché distendersi si fa sempre più teso. Annebbiato da un passato doloroso Will non capisce più se le sue siano solo paranoie o se sta per succedere veramente qualcosa di brutto.

The invitation recensione
The invitation – Gamechanger Films, Lege Artis, XYZ Films

Analisi – The invitation, la recensione

Un thriller drammatico basato su una crescente tensione costruita su atmosfere e dialoghi sempre più ambigui ed inquietanti, ma non solo; The invitation diretto da Karyn Kusama è molto ma molto di più. Parallelamente all’intreccio puramente “thrilleristico” infatti ruotano gli ingranaggi di una trama intessuta sul dramma, vero timone e punto cardine dell’intera vicenda. La morte di un figlio, un matrimonio distrutto, un padre che non dimentica, una madre diventata cinica che ha gettato alle spalle tutto il dolore grazie alla folgorazione datole da una sorta di nuovo culto. Per tutto il film le domande bombardano la nostra mente: Eden è realmente diventata così distaccata? Will è vittima di paranoie o sta per accadere veramente qualcosa di brutto? Grazie ad una solida sceneggiatura tutte le varie ipotesi e supposizioni rimangono in bilico fino alla fine.

La trama insomma è a prova di colpi; sappiamo solo che in un determinato momento il film può prendere una direzione piuttosto che un’altra. Will ed Eden trovano intesa con i gesti e con gli sguardi piuttosto che con il dialogo. Il recente viaggio in Messico infatti ha completamente cambiato le prospettive di Eden. Tra i due c’è un’incomunicabilità sottaciuta ma evidente, una mancanza di punti di incontro soprattutto quando si torna con la mente alla morte del figlio. Una ferita ancora aperta per Will, così come la separazione da Eden, figura sempre importante per lui. E lo capiamo senza tante parole, bastano un paio di primi piani sui loro volti per intuire che qualcosa ancora li unisce, qualcosa di nascosto, forse negato da entrambi. Queste accortezze aprono risvolti drammatici che non sono affatto scontati in una pellicola che si dichiara apertamente essere thriller.

Personaggi ed aspetti tecnici – The invitation, la recensione

Come non possono essere fondamentali i personaggi in un film girato in un’unica location e costruito solo sui dialoghi? The Invitation ruota attorno a poche figure centrali ovvero Will, David, Eden ed i due estranei Pruitt e Sadie. Oltre ad essere personaggi ben caratterizzati e scritti vantano anche di un’ottima interpretazione, soprattutto Will (Logan Marshall-Green) e Pruitt (John Carrol Lynch). “Il resto della ciurma” funziona più da spalla, a volte assumendo anche comportamenti un po’ insulsi e poco verosimili. Si sente insomma uno stacco non indifferente anche come presenza scenica tra i protagonisti principali e personaggi secondari. Problema non indifferente per un dramma da camera.

Un film che in alcune scene è interamente guidato dalle espressioni facciali ben evidenziate dai tanti primi piani scelti dalla regista. L’ambientazione, esclusivamente notturna, ci guida attraverso una storia in cui la tensione cresce sempre di più scena dopo scena. Una scenografia raccolta ma ben studiata e particolareggiata nei minimi dettagli viene valorizzata dall’utilizzo di luci prevalentemente calde. Tali crome infatti suggeriscono uno spettro concettuale estremamente diversificato che può andare dall’amore familiare alla violenza. Fotografia e scenografia collaborano per creare un senso oppressivo di prigionia ed impossibilità a fuggire grazie ai campi stretti, ad una bassa intensità delle luci ed alla strutturazione architettonica della casa.

Considerazioni finali

Come avrete capito leggendo la nostra recensione The invitation ha pienamente colto nel segno. Un thriller drammatico ed espressivo che funziona in tutte le sue componenti, sia nel pathos che nella suspense. Da paranoia mentale ad incubo ad occhi aperti, da un passato doloroso ed opprimente ad un presente inquietante e surreale. C’è amore, angoscia, malinconia, paura e tanto sospetto. Un film pieno di situazioni e personaggi ambigui, un’atmosfera sinistra che da calda e cordiale si fa pesante e fredda come il piombo. The invitation è innanzitutto una storia che scava nel dolore dell’essere umano con tutte le conseguenze che questo può generare.

Nonostante molti personaggi non ci abbiano convinti il film funziona talmente bene da averci fatto appassionare comunque alla storia. La pellicola mantiene aperte più strade fino alla fine quando capiremo se effettivamente qualcuno all’interno di quella casa sta nascondendo qualcosa. Come detto in apertura The invitation si aggiunge a quell’ormai lunga schiera di film che si ambientano in un’unica location e lo fa entrando in punta di piedi ma prevaricando decisamente su molte altre pellicole analoghe. Una storia che non potete perdervi, recuperabile in alta definizione streaming su Prime Video. Il nostro consiglio è di non lasciarsi sfuggire l’occasione.

The Invitation

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Thriller drammatico ben strutturato
  • Dialoghi e protagonisti

Lati negativi

  • Personaggi secondari deboli e poco incisivi

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