The Last Days of American Crime: recensione dell’action Netflix

Il nuovo action targato Netflix è l'adattamento dell'omonima graphic novel

Il cinema americano negli ultimi anni si è occupato del tema della criminalità sotto punti di vista singolari. Il primo pensiero va alla saga thriller-horror di The Purge: in quel caso si rifletteva sulla possibilità di avere una notte all’anno durante la quale sfogare istinti criminali. Una nuova riflessione giunge ora con l’ultimo action targato Netflix, The Last Days of American Crime, di cui vi presentiamo la nostra recensione. Il film è ambientato in un prossimo futuro negli Stati Uniti, in cui esiste un sistema per inibire i comportamenti criminali. Sembrerebbe un mondo perfetto, ma in realtà ciò accresce la possibilità di avere un vero e proprio stato di polizia.

Con queste premesse, una critica all’attuale situazione statunitense poteva essere un’ottima soluzione. Diversi generi e sottogeneri cinematografici ormai riescono a operare interessanti riflessioni sul mondo contemporaneo: horror, fantascienza e altri generi sono riusciti a trattare temi importanti come il razzismo e le disparità sociali. The Last Days of American Crime sceglie esattamente la via opposta a queste soluzioni; ancora una volta un film targato Netflix sfrutta infatti erroneamente le sue premesse per ottenere un risultato finale mediocre. Una durata eccessiva, una narrazione vuota e un’azione per niente coinvolgente sono solo alcuni dei grandi difetti dell’ultimo originale Netflix.

Indice

Trama – The Last Days of American Crime recensione

Se partiamo dalla trama, è possibile rintracciare elementi interessanti; infatti The Last Days of American Crime adatta l’intrigante storia dell’omonima graphic novel di Rick Remender e Greg Tocchini. Siamo in un prossimo futuro degli Stati Uniti, in uno scenario dal sapore distopico. Il governo ha messo a punto un sistema per impedire i comportamenti criminali dei cittadini: nel momento in cui si sta per compiere una violazione della legge, un segnale inviato a un chip installato nel cervello genera impulsi che impediscono immediatamente l’azione. Questa sistema, chiamato API, è in procinto di entrare in funzione su scala nazionale e questo rappresenterebbe la fine di ogni crimine. Al tempo stesso tutto ciò renderà nulle le azioni di polizia, per lasciare il totale controllo all’FBI.

In questo contesto si muove il protagonista Bricke (Édgar Ramírez), il quale sta vivendo una situazione difficile; egli ha dei conti in sospeso con la principale banda criminale della città e ha appena perso il fratello, che pare essersi suicidato in prigione. Un giorno Bricke riceve la visita dello stravagante Kevin Cash (Michael Pitt) e della sua fidanzata Shelby (Anna Brewster); entrambi vogliono coinvolgere l’uomo in un grande furto, che rappresenterebbe l’ultimo crimine compiuto sul suolo americano. Bricke accetta, nonostante il piano sia molto complicato da portare a termine.

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The Last Days of American Crime. Radical Studios, Mandalay Pictures

Un action che annoia – The Last Days of American Crime recensione

Il problema generale del film risiede nel rapporto fra durata e assenza di approfondimento. Infatti lo sceneggiatore Karl Gajdusek (Oblivion, Stranger Things) sceglie di non seguire la strada di un mix fra il genere action e l’analisi socio-politica. La premessa ben si presta a una simile operazione, ma nello sviluppo si sceglie un’altra strada. Ci si chiede come mai si scelga di annoiare lo spettatore con 149 minuti di dialoghi banali, scene d’azione poco coinvolgenti e uno stile che si potrebbe definire tamarro? Senza una minima accenno al ruolo delle forze dell’ordine senza alcuna riflessione sulla criminalità, alla trama restano solo pochi punti fermi da portare avanti. Ma tutto ciò non giustifica la durata del film.

The Last Days of American Crime non è neanche in grado di soddisfare il minimo richiesto da un film action: divertire. Non c’è adrenalina e spesso si parla fin troppo, e lo si fa essenzialmente sul nulla. Diverse scene d’azione sembrano inserite unicamente perchè siamo in un film d’azione, e non sono rese al meglio sulla scena. Quello che manca inoltre è un preciso progetto logico dietro alla sequenzialità delle scene: in diverse occasioni si salta di palo in frasca senza tanta attenzione. Il risultato, quindi, non è altro che un action che annoia e non genera la minima empatia per i personaggi. Questi sono anche interpretati da attori di un certo talento, ma il loro sforzo non è in grado di risollevare il tutto.

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The Last Days of American Crime. Radical Studios, Mandalay Pictures

Interpreti e lavoro tecnico – The Last Days of American Crime recensione

Il trio dei protagonisti svolge un lavoro dignitoso in campo recitativo, ma essendo i personaggi molto piatti il loro sforzo appare vano. Édgar Ramírez, avendo già esperienza con diversi film action come il remake di Point Break e The Bourne Ultimatum, appare una buona scelta per il personaggio di Bricke. Decisamente adatto alla parte dell’eccentrico Kevin è Michael Pitt; l’attore ha già esperienza in ruoli simili, e il primo pensiero va a Funny Games di Michael Haneke. Ma il suo talento qui è del tutto sprecato: il suo personaggio è sicuramente folle, ma risulta più irritante che altro. La prova recitativa di Anna Brewster (vista in Star Wars: Il risveglio della forza) è nella media e sicuramente non esaltante.

Per un film d’azione delude notare, inoltre, come la regia e il montaggio siano piuttosto mediocri. Il regista Olivier Megaton non dimostra assolutamente una mano registica esperta, come ad esempio quella di Paul Greengrass nella saga di Jason Bourne. Nonostante una esperienza nel genere action con film come Hitman e il secondo e terzo capitolo della saga di Taken, Megaton realizza una regia poco incisiva. Le scene d’azione ben fatte sono veramente poche; per quanto riguarda invece il montaggio di Mickael Dumontier non si rileva nulla di particolare.

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The Last Days of American Crime. Radical Studios, Mandalay Pictures

Considerazioni finali

Come visto già con tanti altri film, anche The Last Days of American Crime è l’ennesima occasione sprecata per Netflix. Il gigante dello streaming continua a distribuire pellicole mediocri per arricchire la sua etichetta di “originale Netflix”. Il film di Olivier Megaton è una delusione dalla lunga durata, caratterizzata da una sceneggiatura debole e un’azione veramente poco coinvolgente. Con un’idea di base promettente, e anche attuale visto il clima che si respira negli Stati Uniti, è spiacevole notare l’assenza di una qualunque riflessione sui temi trattati.

Il risultato finale non è altro che una storia distopica vuota e ricca di difetti; tra questi spiccano alcune scene d’azione che hanno per protagonista la violenza della polizia. A emergere non è uno spunto di riflessione, ma un certo gusto gratuito nel mostrare la violenza sullo schermo. Non stupisce infatti che per questi motivi The Last Days of American Crime sia stato bocciato in territorio statunitense.

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The Last Days of American Crime

Voto - 4

4

Lati positivi

  • Una buona premessa

Lati negativi

  • La durata è eccessivamente lunga per un film che sceglie di non approfondire i temi
  • L'azione non coinvolge ma annoia

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