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The Old Guard: recensione del cinecomic Netflix con Charlize Theron e Luca Marinelli

Le vicende di un gruppo di mercenari immortali in un film tratto dall'omonimo fumetto di Greg Rucka

Si dice che ci sia un piano scritto per ognuno di noi e che giunta la nostra ora, aspettata o meno, tutti ce ne andremo. Tranne, forse, se il tuo corpo è immortale. Greg Rucka ha sapientemente saputo sfruttare certi concetti nella sua fortunata opera a fumetti dalla quale è tratto The Old Guard, di cui vi proponiamo la recensione. Netflix non ha esitato e non si è lasciata sfuggire l’occasione di trasporre le vicende legate al gruppo di antieroi di Rucka (che ha curato la sceneggiatura). Ad interpretarli troviamo un cast di altissimo livello, capitanato da una sempreverde Charlize Theron, ormai punto di riferimento femminile per gli action movie. Al suo fianco l’italiano Luca Marinelli, recente vincitore della Coppa Volpi al Festival di Venezia con il suo toccante Martin Eden. Insieme a loro Kiki Layne, Chiwetel Ejiofor e Harry Melling. A seguire la recensione di The Old Guard.

La storia è quella di gruppo di esseri umani che hanno un inspiegabile dono speciale. Una volta morti, dopo pochi secondi, tornano in vita rigenerando completamente le loro ferite. Ognuno di loro ha attraversato decenni, secoli e addirittura millenni cambiando sempre identità e affrontando alcuni degli eventi più drammatici della storia dell’umanità. Guidati da Andromaca “Andy” di Scizia, Booker, Nick e Joe sfruttano le loro abilità per andare avanti, provando a fare, quando possibile, del bene e proteggendosi sempre a vicenda. La loro immortalità, però, non dura per sempre e la fine dei loro poteri potrebbe arrivare da un momento all’altro, oggi come tra duecento anni. Il loro equilibrio già precario sarà scosso da due imprevisti: la scoperta di un nuovo essere umano con le loro qualità, la giovane marine Nile Freeman, e le azioni criminali di un giovane CEO dell’industria farmaceutica, intenzionato a metter le mani sul loro DNA.

Indice

Meno di una serie, più di un film – The Old Guard, la recensione

Come nel più classico dei cinecomic, anche The Old Guard inizia dalle origini. Si passa buona parte delle due ore a raccontare e mostrare tutto ciò che è necessario per comprendere chi, o cosa, sono i protagonisti. Il loro particolare status, dove si trovavano secoli prima e la possibilità di morire. Scelta che se da una parte rallenta drasticamente l’ingresso in scena del casus belli – difficile dire se ci sia davvero – dall’altra solidifica le basi sulle quali si innesta il film e chiarisce anche le minime perplessità. E nel citare il modello cinecomic (si vedano le grandi produzioni del Marvel Cinematic Universe) non si pensa soltanto al concetto di film sulle origini. Si pensa proprio a ciò che questo prodotto mette in scena, e cioè la cosa più vicina al primo titolo di un franchise, operazione alla quale Netflix si era prima d’oggi approcciata con cautela.

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The Old Guard. Skydance Media, Denver and Delilah Productions

Ma più se ne teneva alla larga e più la necessità commerciali e produttive avvicinavano un progetto simile. Perché, nel bene o nel male, guardando al futuro l’idea del franchise si sposa perfettamente con le linee produttive del colosso dello streaming. The Old Guard, nel suo complesso, sembra – e probabilmente è – solo la prima parte di un progetto molto più grande. Il primo episodio di una serie di titoli che possano farci appassionare alle vicende narrate (e proprio l’idea di una serie forse, in fondo, sarebbe stata più interessante). Ma ciò risulta inevitabilmente un’arma a doppio taglio perché, almeno per il momento, viene presentato un abbozzo di storie e personaggi che non riescono a soddisfare completamente. Un percorso verso qualcosa di più ampio, che però rischia di far perder interesse a metà strada.

The Old… style

Vero è che The Old Guard guarda al futuro, gettando le basi se non per una saga quanto meno per un sequel – non confermato ma più che plausibile. Sembra però che il suo sguardo sia più rivolto al passato. E il motivo è presto trovato nel nome del film stesso. The Old Guard è, difatti, old sotto svariati punti di vista. Non sono solo i personaggi e le loro storie ad essere legati al passato (nel loro caso all’interno della narrazione). Il film stesso è un prodotto vecchio, che poco ha di innovativo specie nella messa in scena. L’opera non aggiunge nulla di nuovo al genere, anzi sembra che il suo reggersi in piedi dall’inizio alla fine sia alimentato dall’emulazione di soluzioni già viste e vecchie non meno di un decennio; non prendendo però da esse l’identità che le caratterizza e accontentandosi di intrattenere con l’azione, riuscendoci solo parzialmente.

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The Old Guard. Skydance Media, Denver and Delilah Productions

Per tutta la sua durata il modo di esprimersi del film sembra privo di inventiva, senza stimoli e senza un vero e proprio spirito. La regia di Gina Prince-Bythewood non fa nulla per imprimere forza dinamica all’opera, appiattendo un po’ l’atmosfera e i toni. Il suo cinema, guardando alle precedenti opere, che sembra cozzare con questo tipo di storie e con un genere più dinamico. La confezione di The Old Guard è ben progettata per svolgere il compitino richiesto senza però andare oltre. Non che la messa in scena non sia buona, anzi. Il film è un action movie discreto, che almeno in parte riesce a soddisfare (anche se il coinvolgimento oscilla notevolmente durante le due ore). Il problema sta nel fatto che il film si limiti a questo e non abbia il coraggio di osare con maggiore carisma.

Sospesi nella speranza – The Old Guard, la recensione

Se in regia si poteva – e forse si doveva – fare di più, dal comparto attoriale si resta piacevolmente sorpresi. Aiutati da un’ambientazione intrigante (pur non esplorata quanto necessario), i singoli interpreti riescono a portare in scena dei personaggi interessanti; dando valore ad ognuno di essi, più di quanto non faccia la scrittura, vista la loro parziale caratterizzazione. Se Charlize Theron si conferma prodotto dopo prodotto una vera e propria eroina da film d’azione – mai fuori posto e a suo agio nei panni di certi personaggi, anche se poco approfonditi – l’attenzione, spesso, la ruba Luca Marinelli. L’attore italiano, alla seconda esperienza internazionale dopo la serie Trust, mostra una notevole presenza scenica che da sola polarizza l’interesse. Il suo Nick non ha molte battute, anche se appare più del previsto in scena, ma quando apre bocca incide più degli altri compagni di squadra.

Il mondo di The Old Guard è affascinante, con enormi potenzialità a lungo termine; sorretto da un gruppo di protagonisti che certamente in futuro godrà di uno sviluppo migliore e più dettagliato. Privo di brillantezza e originalità, The Old Guard è vittima della sua stessa impostazione. Un prodotto che guarda al futuro – e dal punto di vista produttivo può funzionare – ma sembra curarsi poco del suo sviluppo nell’immediato. Il film diretto da Gina Prince-Bythewood dà l’impressione di voler fare lo stretto indispensabile per portare a casa le due ore e innestare curiosità per il prossimo titolo. Operazione che, però, rischia di lasciarsi dietro un considerevole numero di spettatori. Tante sono le speranze e tutto dipenderà da ciò che Netflix vorrà fare di un titolo che, almeno per il momento, si limita a gettare le basi per qualcosa che dovrà necessariamente dare di più per lasciare un segno.

The Old Guard

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Un action movie discreto, con importanti possibilità per il futuro
  • Charlize Theron e Luca Marinelli: la prima regina dell’azione hollywoodiana, il secondo padrone dello schermo con il suo sguardo glaciale

Lati negativi

  • La sua costruzione narrativa, pur giustificata dallo sguardo al possibile sequel, lascia un senso di insoddisfazione
  • Un lavoro che, nella sua confezione narrativa risulta appiattito, oltre che poco originale nella messa in scena

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