The Rip – Soldi sporchi: la recensione del nuovo film Netflix con Matt Damon e Ben Affleck
Su Netflix il nuovo thriller di Joe Carnahan con Ben Affleck e Matt Damon: la nostra recensione di The Rip - Soldi sporchi
È disponibile dal 16 gennaio su Netflix The Rip – Soldi sporchi, il nuovo thriller che vede protagonisti una coppia di amici di lunga data, complici artistici fin dai tempi di Will Hunting – Genio ribelle, di cui trovate qui la nostra recensione. Si tratta di Matt Damon e Ben Affleck, non solo colleghi sul set, ma anche migliori amici, che in passato hanno vinto l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale proprio grazie a Will Hunting. A distanza di quasi trent’anni, i due tornano a condividere lo schermo in un film che promette tensione, ambiguità e una riflessione sul potere corruttivo dei soldi.
Indice:
- Lo strappo morale dietro la divisa
- Quando la chimica fa la differenza
- Una sceneggiatura divisa in due
- Il potere dei soldi
- In conclusione
Lo strappo morale dietro la divisa – The Rip – Soldi sporchi, la recensione
The Rip, che in italiano si traduce letteralmente con “lo strappo”, indica già dal titolo una frattura improvvisa che si apre all’interno di un corpo di polizia americano, che all’apparenza sembra solido e incorruttibile. La storia prende avvio da un’unità di polizia di Miami che, dopo aver trovato milioni di dollari in contanti in una casa a seguito di una soffiata anonima, vede la fiducia del gruppo sgretolarsi sotto il peso dell’avidità e della corruzione. Il film, ispirato a una storia vera, prova a raccontare nel modo più diretto e crudo possibile la corruzione all’interno delle istituzioni americane, mostrando quanto spesso i confini tra giusto e sbagliato scompaiano di fronte al denaro.
Quando la chimica fa la differenza
Tra gli elementi positivi di The Rip – Soldi sporchi, è sicuramente il rapporto tra Ben Affleck e Matt Damon, insieme alla loro complicità artistica, che trapela dallo schermo e arriva anche a chi non è a conoscenza della loro amicizia nella vita reale. I due attori protagonisti riescono infatti a creare una forte intesa senza bisogno di spiegare troppo: dialoghi, sguardi e piccoli gesti consolidano un rapporto fatto di fiducia reciproca, ma anche di non detti e sospetti che si ingigantiscono con lo sviluppo della trama.
I due interpreti sono senza dubbio il maggior pregio del film, ciò che più di tutto spicca. Lo si percepisce soprattutto dal fatto che Matt Damon e Ben Affleck siano gli unici due nomi noti del cast, mentre gli altri attori fungono prevalentemente da cornice e supporto alle loro interpretazioni.

Artists Equity
Una sceneggiatura divisa in due – The Rip – Soldi sporchi, la recensione
La sceneggiatura è invece il vero tasto dolente dell’intera pellicola. Proprio come suggerisce il titolo, il film mostra una frattura evidente tra la prima e la seconda parte. L’idea di base è quella di portare in scena un mondo in cui tutti sembrano avere qualcosa da nascondere. Fin dall’inizio lo spettatore riesce a fidarsi di nessuno dei personaggi, che appaiono tutti come potenziali sospettati.
Nonostante uno spettatore più perspicace possa intuire abbastanza presto la moralità di alcuni personaggi, la costante precarietà morale resta uno dei punti di forza del film. Il dubbio è continuo: non si sa di chi fidarsi e soprattutto se fidarsi. Questo aspetto contribuisce in modo efficace all’aumento della tensione nella prima parte della pellicola, là dove si definiscono gli intrighi e moltiplicano le domande.
Il potere dei soldi
I soldi sono i veri protagonisti di The Rip, in particolare il loro potere ammaliante sulle persone: tutti, nessuno escluso, potrebbero essere corrotti da una grossa somma di denaro. È proprio questo elemento a rendere il film interessante, permettendogli di distaccarsi, almeno inizialmente, dai soliti thriller americani e di inserirsi in un discorso più ampio sulla fragilità dell’etica personale e collettiva. Il messaggio è molto chiaro: il denaro non corrompe solo chi è già predisposto, ma mette alla prova chiunque. Questo incipit costruisce un’atmosfera cupa e intrigante, che però si affievolisce nella seconda parte del film, quando le scelte stilistiche diventano più prevedibili.
La narrazione scivola progressivamente verso un immaginario più convenzionale, in quella che viene comunemente definita una “americanata”, perdendo la sottile ambiguità che aveva reso la prima parte così interessante. Alcune sequenze, soprattutto nelle battute finali, danno l’impressione di essere state inserite più per allungare il minutaggio che per una reale necessità narrativa. Alcuni passaggi e alcune deduzioni risultano forzati, come se la sceneggiatura avesse bisogno di accelerare e semplificare le soluzioni, per poi dedicarsi a inseguimenti e sparatorie poco credibili, che finiscono per spezzare il realismo costruito fino a quel momento.
In conclusione – The Rip – Soldi sporchi, la recensione
Nonostante questi limiti, il film riesce comunque a mantenere alta l’attenzione, anche quando la trama diventa più prevedibile. In conclusione, infatti, The Rip – Soldi sporchi, di cui trovate qui il trailer, è un film intrigante ma irrisolto, che alterna momenti efficaci e scelte più discutibili.
La prima parte risulta la più convincente per ritmo, scrittura dei personaggi e atmosfera. La seconda, invece, perde di mordente e semplifica la narrazione in modo banale, risultando decisamente più debole. Anche nei suoi difetti, The Rip conferma quanto Damon e Affleck sappiano ancora raccontare storie di uomini messi alle strette, costretti a fare i conti con le proprie scelte.

Artists Equity
The Rip - Soldi sporchi
Voto - 6.5
6.5
Lati positivi
- Matt Damon e Ben Affleck regalano una forte intesa che sorregge l'intera pellicola
- Il dubbio costante e l'ambiguità dei personaggi tengono lo spettatore coinvolto
- Il film riflette con efficacia su come il denaro possa mettere alla prova chiunque
Lati negativi
- Alcune scene danno l'impressione di essere aggiunte per allungare il minutaggio, non per sviluppare la trama
- La chiusura non sfrutta appieno il potenziale della storia, risultando più debole rispetto all'inizio