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The Wandering Earth: recensione del blockbuster cinese

Dopo il successo in patria il kolossal sci-fi di Frant Gwo è sbarcato su Netflix

The Wandering Earth recensione. Martedì 30 Aprile 2019 è approdato su Netflix The Wandering Earth, blockbuster targato Pechino. Per chiunque si interessi un minimo di box-office a livello mondiale questo titolo non apparirà di certo come una novità. Uscito in Cina il 5 Febbraio, il film ha totalizzato un incasso di 700 milioni di dollari convincendo Netflix ad acquistarne i diritti. Partendo da un costo di produzione di 50 milioni di dollari, The Wandering Earth si è piazzato al secondo posto nella classifica dei più grandi incassi di sempre in Cina, dietro al monumentale Wolf Warrior 2. Credenziali quindi ottime per un film che si è immediatamente imposto come un indubbio successo in madrepatria. Sarà davvero così valido?

Tratto dall’omonimo romanzo di Liu Cixin, The Wandering Earth è ambientato in un futuro apocalittico dove il sole sta morendo. Per evitare la scomparsa del genere umano, viene varato dal GUT (Governo Unito della Terra)  il protocollo Wandering Earth. Il piano consiste nel costruire dei propulsori terrestri in grado di muovere l’intero pianeta verso un nuovo sistema stellare. Il viaggio durerà oltre 100 generazioni e sarà facilitato grazie alla Piattaforma Nazionale di Navigazione Spaziale, una sorta di vedetta con lo scopo di guidare la Terra.

L’umanità sopravvive in delle città sotterranee situate sotto ai propulsori, dove la temperatura è più alta. In particolare a Pechino 3 vive Liu Qi (Qu Chuxiao), un giovane tecnico che vive con il nonno Han Zi’Ang (Ng Man-tat) e la sorellina adottiva Han Duoduo (Zhao Jinmai). Il complesso rapporto con il padre Liu Peiqiang (Jacky Wu) scaturisce dal fatto che è stato inviato 17 anni fa sulla piattaforma di navigazione e non è ancora tornato, venendo meno alla sua promessa. Quando però la Terra si avvicina all’orbita di Giove e la collisione sembra inevitabile solo lo sforzo di tutta l’umanità, unita e compatta, potrà evitare la catastrofe.

Indice

Troppo blockbuster – The Wandering Earth recensioneThe wandering earth recensione

Tecnicamente un blockbuster è un film ad alto budget che ha come obbiettivo quello di riscuotere molto successo e saturare il mercato, in modo tale da rientrare il prima possibile nei costi di produzione. Si mettono in gioco quindi ingenti quantità di denaro con l’obbiettivo di ottenere alti ricavati. Questa fiducia nell’investire non è però cieca speranza, ma è frutto di un attento studio a tavolino. Per massimizzare gli incassi si deve chiaramente invogliare il pubblico ad andare in sala creandogli, tramite i trailer, delle precise aspettative. In questo modo si sceglie un target di pubblico in quanto, essendo quest’ultimo variegato, non tutto apprezza in questo caso la fantascienza. Ed è qui che si inserisce il meccanismo dei blockbuster, ed è dove The Wondering Earth esagera.

Frant Gwo mette in scena gli archetipi di più generi possibili, rifiutando il target univoco ed effettuando una pesca a strascico che gli permette di avere in sala fette di pubblico tra loro diversissime. Abbiamo dunque richiami alla fantascienza più classica come MOSS, un’intelligenza artificiale che si rifà forse troppo a H.A.L. 9000 e a AUTO. Ci sono scene di fuga che si rifanno a Total Recall e disastri alla The day after tomorrow – L’alba del giorno dopo, accostate a scene intime tipiche di Gravity o attinenti alla dicotomia tra padre e figlio. Insomma, ce ne è per tutti i gusti.

Economicamente il film è riuscito a far attecchire il sci-fi in un territorio veramente ostico quale la Cina, che ancora ha difficoltà ad accettare persino Star Wars. Dall’altro lato questo film ha attecchito perché non è prettamente sci-fi, ma un miscuglio di generi. Sebbene la scelta di inserire così tanti spunti diversi non sia necessariamente un male, lo diventa quando questi spunti non convergono. Sono tutte piccole realtà a sé stanti che non fanno altro che snaturare la pellicola, che si priva in tal modo di una vera identità.

La nuova Cina – The Wandering Earth recensioneThe wandering Earth recensione

Il 3 Gennaio 2019 la sonda cinese Chang’e-4 è la prima ad atterrare sul lato nascosto della luna, segnando un importante traguardo. È anche sull’onda di questo successo che il China Film Gruop Corporation produce The Wandering Earth, una pellicola che letteralmente straripa di patriottismo. Il Partito Comunista Cinese esprime un messaggio di fratellanza e di condivisone, in linea con il suo disegno politico di multilateralismo. Sussiste una pluralità di interessi e rapporti tra i vari Stati che si configura ormai come una perfetta alchimia, che presenta però la Cina come leader. È cosi che il regno di mezzo si immagina fra una trentina di anni: come la prima superpotenza mondiale.

Gli scienziati di tutto il mondo sono pronti a collaborare ed eseguono diligentemente gli ordini dei cinesi che si mostrano anche più brillanti, coraggiosi e tenaci. Una guida perfetta dunque per il nuovo mondo che la Repubblica Popolare si immagina. In realtà l’intero film è una lettera di presentazione della Cina e dei suoi valori, come ad esempio l’ateismo. Quando l’umanità può sopravvivere affidandosi a una moderna arca di Noè ecco che questa la rifiuta, preferendo piuttosto la cooperazione umana di stampo tipicamente comunista.

Una scelta che può sorprendere noi occidentali è la totale assenza di qualsiasi americano nel film, nonostante la presenza di russi, israeliani e francesi. Dov’è in tutto questo la NASA? Viene nel film fatta totalmente sparire, il che è forse un bene: nel libro gli americani emergevano come tutt’altro che positivi. Cixin Liu narra di come si siano imbarcati in un’altro progetto rifiutando la leadership cinese, dando la Terra come spacciata e puntando tutto sulla fuga in modo un po’ ingeneroso. Per evacuare bisogna però avere un patrimonio di almeno 30 milioni di dollari e, come forma di critica al capitalismo, il popolo si ribella e costringe il governo a tornare strisciando verso la Cina. Multilateralismo quindi, ma nemmeno troppo. La sfida è aperta.

Prima vennero… – The Wandering Earth recensioneThe wandering earth recensione

Se accantoniamo la politicizzazione subita dal messaggio e ci concentriamo su quest’ultimo, osserviamo che a tratti emerge molto bene. Nonostante la sceneggiatura piuttosto debole che procede tentennando, capita anche che affiori lo spessore descrittivo dell’omonimo pluripremiato romanzo in alcune scene molto interessanti. Sotto la colossale coltre di CGI e spettacolarità si nasconde infatti un forte messaggio ambientalista. Durante i primi cataclismi nessuno si preoccupava se non i diretti interessati, creando in tal modo un ciclo dalla formula simile a quella del sermone di Martin Niëmoller sull’ascesa nazista. Un individualismo sfrenato che ci ha portati verso la rovina.

Ora, nell’ora più buia per l’umanità, ci si può affidare solamente alla speranza. Fidarsi gli uni degli altri e combattere insieme per la salvezza reciproca. In questo risalta la piccola Han Duoduo, salvata dall’acqua da milioni di mani che “erano tutti sua madre e suo padre”. In particolar modo la parte finale fa bene il suo lavoro: complice Cixin Liu il film riesce con dei dialoghi non scontati a tener viva l’attenzione. Questa però scema totalmente data la scarsissima caratterizzazione dei personaggi. Tutti sono infatti ridotti a macchiette stereotipate e, nonostante il messaggio stimolante, il pubblico non può entrare in empatia con qualcuno del quale non gli interessa.

Il film sacrifica dunque i personaggi in favore di un alto tasso di spettacolarità alla Michael Bay. Gli effetti speciali sono davvero ottimi e anche lo spazio profondo è stato ricreato molto bene. Anche la fotografia è degna di nota con scelte stilistiche intriganti come durante la scena minimal dell’ascensore. Lo slow-motion viene utilizzate in maniera sapiente e solo quando occorre, senza un utilizzo delirante e spropositato. Peccato che questi picchi tecnici siano davvero pochi e sono per lo più offuscati dalla regia itinerante che non sa dove andare a parare. La macchina da presa appare infatti sempre incerta e titubante, in linea con la scarsa autorialità del film e lontanissimo dallo stile nipponico.

Conclusioni The wandering earth recensione

The Wandering Earth è lontano dall’essere un ottimo blockbuster, e ancor di più lontano dall’essere un buon film. Ogni scelta stilistica è dettata dall’esigenza di aumentare la fruibilità del prodotto: i tecnicismi così cari allo scrittori vengono presto scostati da una carrellata in allontanamento e tutto resta sempre molto sul vago. Nonostante questo è da apprezzare l’ambizione di questo film, che ha tentato di scavalcare i confini territoriali fortissimi che dividono la cinematografia orientale e occidentale. Un primo prodotto quindi sicuramente importante, che potrebbe portare in futuro a un’apertura dei mercati.

La speranza è quella che un prodotto così orientale nell’intento e così occidentale nella realizzazione possa fungere da testa d’ariete per i film mandarini e nipponici in Europa. L’opera non è troppo riuscita ma sta comunque a simboleggiare un importante tentativo di avvicinamento da parte della Cina. Il rischio che sussiste è quello di un’eccessiva contaminazione delle due diverse cinematografie, che perderebbero così i loro tratti distintivi. Manteniamo la speranza: “Un giorno il ghiaccio si scioglierà”.

The Wandering Earth

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Ottimi effetti speciali
  • Potrebbe segnare apertura verso mercato asiatico

Lati negativi

  • Personaggi troppo trascurati e stereotipati
  • Artisticamente molto anonimo

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