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Trolls World Tour: recensione del film prodotto dalla DreamWorks

Arriva il secondo capitolo del film che vede protagonisti gli amati troll colorati. Tra musiche frizzanti, mondi affascinanti e messaggi di inclusione

Poppy sta ancora prendendo confidenza con il suo nuovo ruolo di regina, quando viene a conoscenza di una terribile minaccia che rischia di distruggere per sempre ciò che ama. Scopre che esistono anche altre tribù di troll, ognuna con il proprio genere musicale prediletto e il proprio sovrano. La regina Barb, della tribù rock, è determinata a impossessarsi di tutto il mondo dei troll imponendo la sua musica. Riuscirà Poppy a farla ragionare? Scopriamolo insieme nella recensione di Trolls World Tour, film d’animazione del 2020 diretto da Walt Dohrn e David P. Smith. Si tratta del sequel del 2016 (Trolls) e si ispira alle bambole Troll Dolls ideate da Thomas Dam.

Dal momento che la pellicola focalizza molto l’attenzione sulla musica e quindi sulla colonna sonora, per il cast italiano sono stati scelti i cantanti Francesca Michielin, Stash dei The Kolors e Elodie. Il film in Italia è stato distribuito online, ed è possibile noleggiarlo su Sky Primafila, Apple TV, Chili, Google Play, Rakuten TV, TIM Vision e Infinity.

Indice

La trama – Trolls World Tour recensione

Poppy è decisa a rendere onore alla sua posizione di regina del Pop, e quando scopre insieme all’amico Branch che esistono altre cinque tribù di troll amanti di generi musicali diversi, ne resta elettrizzata. Durante una festa però, Poppy capisce che non tutti i gruppi vogliono vivere insieme in armonia. La regina del Rock Barb disprezza ciò che non fa parte dei suoni ai quali è abituata, ed è decisa a sottomettere le altre tribù per unirle sotto un unico grande genere, il suo. Il padre di Poppy le racconta la leggenda delle tribù. In principio c’era il silenzio, fin quando qualcuno emise un suono, e da quel momento tutto prese colore. Nacquero sei gruppi primari, rappresentati ognuno da uno stile musicale diverso: Pop, Funk, Classica, Techno, Country e Rock. Tutti convivevano serenamente, ma poi cominciarono i primi litigi.

trolls world tour recensione
DreamWorks Animation

Gli anziani decisero così di suddividere la popolazione di troll in gruppi a seconda del genere musicale prediletto, consegnando ad ogni leader la corda magica che li rappresenta e che prima componeva un’unica grande lira colorata. Poppy vorrebbe aiutare Barb ad unire le diverse forme di musica, ma senza farne prevalere una sulle altre. Nonostante le raccomandazioni di Branch, la regina del Pop parte alla volta dell’avventura. Armata solo di amore e positività e sicura di poter far ragionare la regina del Rock. Purtroppo le cose non sono così semplici. Tutte le tribù attraversate dai protagonisti nasconderanno insidie e diversità per le quali i protagonisti non erano preparati.

Uguali ma diversi – Trolls World Tour recensione

Un mondo in cui tutti hanno lo stesso aspetto e lo stesso sound? Quella non è armonia. La vera armonia richiede molte voci, voci diverse.

Poppy è convinta che tutti i troll in fondo siano uguali, nonostante l’aspetto fisico e la musica che li contraddistingue. Crede anche che i colori sgargianti e i ritmi scoppiettanti del pop siano l’unico modo di esprimere felicità e amore, e in buona fede sente la sua musica come quella più adatta a trasmettere questo tipo di emozioni. In realtà, ogni tribù trova nelle proprie note una comfort zone, un porto sicuro che la rende ciò che è sempre stata dalle origini. Tutti e sei i villaggi si ritrovano così a vedere gli altri come diversi, strani: non comprendono le loro scelte di vita e sono spaventati da ciò che non riconoscono. Per questo difendono con le unghie e con i denti le loro identità, rappresentate dalle corde musicali degli antichi. Non è molto diverso per gli uomini.

Ogni popolo ha una cultura, delle usanze e un modo di intendere la felicità diversi dagli altri, e spesso fatica a comprendere ciò che non è stato abituato a vedere. Mettere al sicuro l’identità di un gruppo e allontanare la diversità è quello che accade ogni giorno. Attribuiamo un nostro personale significato alle cose e non ci sembra possibile che le stesse possano servire a scopi diversi. Ad esempio, Poppy è dispiaciuta perché i country non sanno che la musica dovrebbe renderti felice. Tuttavia è solo un modo diverso di intendere questa arte. Alla fine però, capisce che nessuno ha la verità in tasca. La storia continuerà a ripetersi finché non ci renderemo conto che siamo sì tutti uguali (e per questo non dobbiamo farci la guerra), ma anche diversi (ed è bello così).

trolls world tour recensione
DreamWorks Animation

Arrendersi mai – Trolls World Tour recensione

Se il genere cambia, di base la musica resta nel cuore. Traslato nel mondo reale, significa che seppure viviamo in modi differenti e diamo la priorità a cose differenti, cerchiamo tutti la felicità e l’armonia. Le nostre esperienze costruiscono la nostra “musica” ma devono diventare strumenti per accogliere anche l’altro e lo straniero. Il film ci spinge dunque a vedere la diversità come uno stimolo per essere ispirati e più creativi, ma sottolinea anche l’importanza di non arrendersi mai nei confronti del mondo. Nonostante tutto il marcio e il male che ci circondano, è rimasto ancora del buono tra le persone, la voglia di stare insieme e costruire qualcosa che resti. Migliorarci attraverso gli altri è fondamentale, soprattutto se possono aiutarci a scoprire ed imparare nuovi modi di vivere la quotidianità.

Poppy non perde nemmeno per un secondo la fiducia nei confronti di chi è diverso da lei e sembra volerla sopraffare, e crede nel confronto pacifico. In fondo, odiare richiede molta più energia che amare, e alla lunga è deleterio. Perché non cercare di rendere il mondo un unico grande coro armonico? Trolls World Tour ci mette in guardia sul fatto che se perdiamo la fiducia nel mondo, quella potrebbe essere la vera fine. Se è vero che l’unione fa la forza, lo è anche l’energia positiva di ognuno, che porta il suo contributo per migliorare la comunità, giorno dopo giorno. Valorizziamo dunque le nostre origini, prendiamo il largo e avventuriamoci nelle diverse identità culturali senza timore. Ricordandoci sempre di sfoderare lungo il percorso l’arma più potente di tutte: l’amore.

trolls world tour recensione
DreamWorks Animation

 Una caccia alla canzone

Il ritmo è frizzante, coloratissimo e pop. Durante il viaggio dei protagonisti, le tappe principali sono segnalate da canzoni specifiche per ogni tribù di troll. Melodie dal sapore country, techno, pop, rock, classico, jazz, reggae, funk, kpop e persino yodel. I numeri canori dei personaggi mischiano pezzi originali in italiano che sfruttano basi di canzoni già esistenti. Sono presenti anche canzoni straniere mantenute tali e quali, inserite nei medley. Ecco che ci ritroviamo a canticchiare Who let the dogs out dei Baha Men, Gangnam Style di PSY, Party Rock Anthem degli LMFAO e qualche accenno al repertorio delle Spice Girls ed Elton John.

Trolls World Tour ci parla dunque di tutta la musica, ma strizza l’occhio ad una polemica che ben conosciamo nel “mondo umano”: il pop come distruttore della vera musica. Non a caso, è proprio Poppy a venire accusata di questo, nella storia. Dal punto di vista puramente estetico, ci viene mostrato un universo fatto di glitter, paiettes e colori arcobaleno, così come le famiglie che ne fanno parte (ad esempio, un troll che fa da padre single).

trolls
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Colori e texture i veri protagonisti

Ogni genere musicale è associato ad una palette di colori e texture precise, come i toni caldi e la lana per il mondo country. I colori scuri e la pietra per il mondo rock. Tutto il microcosmo dei troll è costruito su stimoli “tattili”, così che il deserto sia formato da una miriade di glitter dorati, e le distese d’erba da morbide coperte di stoffa. Nonostante queste stranezze, le ambientazioni funzionano e facilitano gli spettatori più piccoli a riconoscere in quale tribù si trovano.

Trolls World Tour piace per il messaggio di inclusione e valorizzazione della diversità e per il bombardamento di colori e suoni, e cattura sicuramente un target infantile. Fa però storcere il naso l’uso dei cliché legati ai generi musicali: il country è per depressi, il rock è per violenti, e così via. Sarebbe stato più interessante scombinare le carte in tavola e far impersonare il cattivo della storia ad un altro tipo di personaggio. Inoltre, si tratta sì di un film musicale, ma non rimane impressa nessuna canzone originale, al di là dei medley che riconosciamo dalle canzoni già esistenti.

Trolls World Tour

Voto - 6

6

Voto

Lati positivi

  • Tripudio di colori e musica che attira i più piccoli
  • Messaggio di inclusione e positività

Lati negativi

  • I cliché legati ai generi musicali
  • Una colonna sonora troppo confusionaria, che non rimane impressa

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