BoJack Horseman

BoJack Horseman: l’episodio migliore della serie!

Analizziamo quello che fin'ora è l'episodio più toccante di BoJack Horseman, "Un pesce fuor d'acqua"

Negli anni abbiamo saputo apprezzare e amare le vicende del cavallo antropomorfo più famoso della televisione, BoJack Horseman. Con un misto di umorismo, grottesco e dramma velato dietro numerose gag, la serie d’animazione Netflix è diventata tra le più apprezzate dell’intero palinsesto. Recentemente rinnovata per una quinta stagione, ha sfornato moltissimi esilaranti episodi. Ma non è tutto: alcune puntate lasciano il segno per il loro forte impatto emotivo sullo spettatore. Una di queste è “Un pesce fuor d’acqua” (Fish Out of Water), quarta puntata della seconda stagione: questo è, a detta di molti, l’episodio migliore di BoJack Horseman. In questo articolo lo analizzeremo, cercando di capire il perché del suo successo.

BoJack Horseman: l’episodio migliore della serie!

Stare al mondo – Considerazioni iniziali

Un cartone animato, sì, ma anche molto di più. Prima di addentrarci nell’analisi e nei motivi che hanno portato questo episodio ad essere considerato il migliore della serie, è giusto fare una piccola considerazione sulla serie e il suo protagonista. La serie si pone come una sorta di black comedy d’animazione. Le gag sono costanti, il ritmo non si spezza mai, ma di fondo c’è un profondo dramma personale: quello di non riuscire (più) a stare al mondo. BoJack Horseman era una star, un attore di successo e apprezzato, negli anni Novanta. Proprio come viene ripetuto nella sigla di chiusura: “back in the ’90s, I was in a very famous TV show“. Ma tutto è finito e non riesce più a tornare ad una dimensione di felicità, di benessere. Ma la realtà è che tutte le volte in cui se lo vieta sono chiare prove che è egli stesso a non volerlo.

BoJack Horseman fa ridere, ma proprio fa sbellicare dalle risate. Però è uno dei prodotti più profondi degli ultimi anni. Il malessere del protagonista sfocia in una chiusura verso il mondo, in un’incomunicabilità che porta alla distruzione fisica e mentale. Un personaggio che ricorda spesso il protagonista di “Birdman” di Alejandro González Iñárritu. E infondo tutti ci siamo sentiti un po’ BoJack a volte: proprio per questo, anche per questo, la serie può portare ogni individuo alla riflessione. Una riflessione su cosa siamo, su cosa possiamo diventare, su chi eravamo, sui rapporti sociali, le relazioni e tutto quello che ruota attorno alla profonda quanto inscrutabile psiche umana. Ma adesso andiamo finalmente ad occuparci del nostro episodio!

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Un pesce (o un cavallo) fuor d’acqua

Un pesce fuor d’acqua (Fish Out of Water) è il titolo dell’episodio: quasi un’anticipazione. La puntata racchiude l’intera essenza della serie in 25 minuti. Se pensate di non vedere mai BoJack Horseman, è comprensibile, però questa puntata è raccomandata ad ogni individuo sulla faccia della terra. Anche se non vedrete l’intera serie, va colto questo singolo frammento.

In questo episodio, BoJack si trova nel bel mezzo della campagna promozionale pre Oscar e deve presenziare ad un importante evento. Ma la location è insolita: ci troviamo sott’acqua. Ambientazione nuova, pochi punti di riferimento a partire dai personaggi ricorrenti che non compaiono e dal contesto piuttosto straniante. Egli è intenzionato a prendere in mano la propria vita e darle una smossa. In primis cercando di chiarire con tutto e tutti, chiarire con il suo passato. E casualmente, all’evento è presente la regista di Secretariat, Kelsey (fatta licenziare dal cavallo), il film che potrebbe portare BoJack agli Oscar.

Ultimo ma non meno importante particolare: BoJack non può parlare (o bere/fumare, per via del fatto che  sott’acqua deve indossare un casco per poter respirare) e l’unico modo in cui possiamo provare a comprenderlo è attraverso la mimica facciale e le sue espressioni che, anche grazie ad una splendida colonna sonora, riescono a rendere più empatica ogni mossa del protagonista. Da questo contesto riusciamo a capire meglio il titolo dell’episodio, Un pesce fuor d’acqua. Perché è proprio così che si sente BoJack. Ma come può sentirsi mai un pesce fuori dall’acqua? Male, BoJack sta male. Mai a sua agio in nessun contesto, pronto a sfasciare ogni piccolo passo in avanti fatto. Un pesce che forse sta male in ogni acqua possibile.

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Il distacco

BoJack Horseman non è una serie animata comedy che aspira ad essere come i forse più apprezzati prodotti della Fox, vedi i Simpson. Le gag sono ricorrenti e in questo episodio di certo non mancano, soprattutto quelle specifiche sui vari animali che popolano l’universo della serie e sugli stereotipi che li caratterizzano. L’umorismo apparente però è come una sorta di salvagente emotivo per attutire i colpi del dramma. Nel miglior episodio della serie vengono trattati, con un coinvolgimento e una raffinatezza unici, temi come l’incomunicabilità (per via del casco che gli vieta una comunicazione attraverso la propria bocca), il disagio che sfocia in depressione e frustrazione e persino la paternità (tema che si troverà maggiormente nella quarta stagione).

La scelta di un episodio non parlato fa si che il protagonista, e anche lo spettatore, possa vivere con distacco e maggiore empatia quello che lo circonda e che osserva. Paradossalmente la mancanza di dialoghi aumenta la comunicazione, la volontà di comunicare, forse stata assente in BoJack che aveva avuto sempre dei punti di riferimento a cui aggrapparsi. L’assenza del parlato ci distacca e ci rende spettatori attivi (potremmo pure scomodare 2001: Odissea nello spazio e Kubrick, per tali meccanismi): ci lascia percepire tanti dettagli che prima non avremmo mai potuto notare, come colori, suoni e caratteristiche dei vari personaggi. Riusciamo a percepire ancora meglio, e quasi con tristezza, il disagio di un disadattato BoJack Horseman. Disagio che viene espresso anche all’interno dello stesso spettatore nell’equivoco finale dell’episodio.

Kelsey, in questo mondo terrificante, tutto quello che abbiamo sono i legami che creiamo. Mi dispiace averti fatta licenziare. Mi dispiace non averti più chiamata.
(Bojack Horseman, in una lettera scritta per la regista che non leggerà mai)


L’essenza della serie e i legami

L’equivoco attorno a cui si basa l’intera puntata e il finale (che non riveliamo perché vogliamo essere abbastanza corretti) è proprio ciò che non solo ci spiazza ma ci fa pure sorridere. Sorridere con amarezza però. In 25 minuti “Un pesce fuor d’acqua” riesce ad ergersi a episodio simbolo della serie, ad essere un recap di tre stagioni e soprattutto del personaggio di BoJack Horseman. Inaffidabile, scontroso, instabile ma con un senso di colpa profondo, una voglia di rivalsa che si scontra con la sua personalità autodistruttiva. Il contesto di certo non aiuta: non potendo comunicare gli risulta difficile cominciare a fare i conti con se stesso e il suo passato. Kelsey, la regista da lui licenziata, si trova a pochi passi da lui ma l’incomunicabilità blocca ogni tentativo di progresso per un personaggio che sembra destinato al malessere.

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BoJack è un vinto che però ancora spera, dietro la maschera dello sconfitto. Che sia sott’acqua o dentro casa, egli resta come solitario e l’incomunicabilità regna sovrana. Ad ogni speranza che cresce in lui (come il piccolo senso di responsabilità quando incontra un piccolo cavalluccio marino), arriva una botta che annulla ogni piccolo passo in avanti. Questo episodio sembra essere la palese e nichilista dimostrazione che non c’è via di fuga. Ma parallelamente fa riflettere sul fatto che, come dice BoJack stesso nella lettera sopracitata, tutto quello che abbiamo sono i legami. E da questi, contro ogni ostacolo che giornalmente la vita (o noi stessi) ci pone davanti, bisogna ripartire passo dopo passo, poco alla volta.


Amarezza e riflessione

Alla fine dell’episodio, con un senso di amarezza, non ci resta che riflettere circa il potenziale che abbiamo e che hanno i sentimenti: quei famosi legami, già citati, che costituiscono la base per poter riprendere a vivere serenamente. Ripensiamo a BoJack e alle scuse che non arriveranno mai a Kelsey, quelle scuse che forse anche noi dovremmo fare o che non abbiamo mai ricevuto; ripensiamo ad ogni momento in cui pensavamo di farcela ma qualcosa ci ha nuovamente distrutto e abbattuto.

In fondo, “Un pesce fuor’acqua” (Fish Out of Water) non è l’episodio migliore di BoJack Horseman.
“Un pesce fuor’acqua” è BoJack Horseman, e anche noi un po’ lo siamo.

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