Narciso nero: recensione della miniserie disponibile su Disney+

Arriva su Star un nuovo adattamento del romanzo di Rumer Godden

Nel 1947 il grande duo di registi Michael Powell ed Emeric Pressburger adattarono per il grande schermo il romanzo di Rumer Godden Narciso Nero. In questa opera l’integrità spirituale di un gruppo di suore veniva messa a dura prova dalle bellezze della natura himalayana e da nuove tentazioni. La pellicola realizzata era visivamente affascinante, ma soprattutto molto audace e provocatoria per l’epoca. Il film infatti possiede una notevole tensione erotica che rende la storia morbosa e intrigante. Inoltre i registi privilegiarono la fotografia e le scenografie, ricostruendo maniacalmente i luoghi ma caricandoli anche di un’inedita sensualità. Arriva ora in Italia, sul canale Star di Disney+, un nuovo adattamento in forma seriale di Narciso Nero, di cui vi presentiamo la recensione. La miniserie, composta da tre puntate da un’ora, è ideata da Amanda Coe; alla regia troviamo invece l’esordiente Charlotte Bruus Christensen.

Nei ruoli dei tre personaggi principali ci sono Gemma Arterton (Quantum of Solace), Alessandro Nivola (The Neon Demon) e Aisling Franciosi (The Nightingale). In un ruolo minore è invece presente Diana Rigg de Il trono di spade; questa è una delle sue ultime performance prima della sua morte, avvenuta nel settembre 2020. Come nel film di Powell e Pressburger, al centro della storia ci sono nuovamente le suore del convento di Santa Fede. In un palazzo sulle pendici dell’Himalaya, le sorelle dovranno contrastare le tentazioni della carne e le suggestioni della natura selvaggia. Una lotta che metterà a dura prova la fede e la spiritualità delle protagoniste. Il confronto con l’indimenticabile film del 1947 è inevitabile, ma la miniserie riesce comunque a funzionare; un buon lavoro recitativo, registico e di regia la rendono infatti un prodotto discreto. A funzionare meno invece è la componente sovrannaturale privilegiata dalla creatrice.

Indice

Natura e tentazioni

Prima di addentrarci nella recensione di Narciso nero, è opportuno riportare la trama della miniserie per chi non conosca già la storia del romanzo di Godden o del film del 1947. Siamo nel 1934, al tramonto dei fasti dell’impero britannico. Un gruppo di suore di un ordine stabilitosi a Darjeeling si trasferisce, su gentile concessione del generale Toda Rai, nel remoto palazzo di Mopu sulle pendici dell’Himalaya. Diversi anni prima il luogo era un harem, in cui è avvenuto un tragico evento che ha lasciato una traccia indelebile. L’intenzione delle suore ora è di creare una scuola missionaria; a guidare il convento c’è sorella Clodagh (Arterton), orgogliosa e ambiziosa. Inizialmente le suore sono ben disposte a impegnarsi e a superare ogni ostacolo. Ben presto nuove conoscenze e nuovi eventi cominciano a minare le loro certezze e la loro fede.

In particolare sono due presenze maschili a mutare l’equilibrio generale. Il signor Dean (Nivola), collaboratore del generale, genera uno scompiglio interiore nell’austera Sorella Clodagh e nell’instabile Sorella Ruth (Franciosi). Anche il nipote del generale, il giovane Dilip Rai, contribuirà ad alimentare le tentazioni della carne. A disorientare ancora di più le sorelle vi è inoltre la selvaggia natura himalayana. Le sue suggestioni portano a galla nelle devote ricordi di una vita passata. Questo avviene soprattutto in Sorella Clodagh, la quale ha cercato di dimenticare una dolorosa storia d’amore. Nell’affascinante e ambiguo palazzo di Mopu si muove anche un fantasma tormentato, che renderà sempre meno sopportabile vivere in quel luogo remoto.

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Black Narcissus. BBC Studios, DNA TV, FXP

Erotismo e sovrannaturale – Narciso nero, la recensione

Riadattare Narciso nero in una miniserie poteva essere un esperimento tanto interessante quanto rischioso. Con un precedente importante come il grande cult di Powell e Pressburger le aspettative in ballo erano senz’altro tante. Tuttavia la creatrice Amanda Coe (Shameless) è riuscita a dare nuova vita alla storia del romanzo di Godden, ampliando aspetti che nel film del 1947 non erano presenti o lasciati all’interpretazione dello spettatore. Innanzitutto la creatrice opera una scelta coraggiosa; non si concentra unicamente sulla tensione erotica, fondamentale per Powell-Pressburger, ma inserisce un elemento sovrannaturale. L’intenzione di realizzare uno “Shining con le suore” dona così a Narciso nero una triplice identità: dramma, storia carica di forti tensioni erotiche e ghost story. In questo modo si accentua un’atmosfera gotica, che rende il palazzo di Mopu un luogo ancora più oscuro. E le insicurezze di personaggi come Sorella Ruth diventano prede di un fantasma tormentato.

Il clima di crescente tensione è inoltre abbastanza ben gestito, soprattutto in relazione ai mutamenti psicologici delle suore. Queste dovrebbero essere un perfetto esempio di rettitudine. Narciso nero riesce bene a mostrare come i lati deboli di questi personaggi esplodano in un clima di costrizione e di fronte agli elementi selvaggi e magici della natura. L’orgoglio di Sorella Clodagh si accentua come la gelosia di Sorella Ruth; in entrambe si risvegliano le tentazioni della carne. L’impianto psicologico è dunque ben orchestrato, insieme alla costruzione della tensione erotica. Questa è decisamente più efficace della componente sovrannaturale della storia. Ciò denuncia qualche problematica di equilibrio nella scrittura della miniserie. L’intenzione di trovare il più possibile un’identità slegata dal film del 1947 porta infatti a perdere di vista l’armonia di un quadro d’insieme.

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Black Narcissus. BBC Studios, DNA TV, FXP

Analisi tecnica

I difetti di Narciso nero risiedono dunque nella sceneggiatura. Nonostante un discreto lavoro nel costruire il clima di morbosità e tensione, spesso le tre puntate non funzionano a dovere. Ciò avviene poiché l’ideatrice non è stato in grado di incastrare perfettamente le tre componenti fondamentali della storia. Spesso è il lato drammatico, anzi più melodrammatico, a prevalere; ciò rallenta la narrazione, a causa anche di un eccessivo uso delle riprese in interni. Queste infatti non valorizzano il potere e le suggestioni della natura circostante. L’elemento sovrannaturale, invece, spesso sembra inserito a forza nella narrazione e non genera alcun brivido. Dispiace poi vederlo utilizzato banalmente come spiegazione della discesa nella follia di Sorella Ruth. La componente ben gestita è dunque la tensione erotica, soprattutto nel triangolo Clodagh-Dean-Ruth.

Narciso nero riserva però piacevoli sorprese dal punto di vista tecnico. La regia della Christensen, storica collaboratrice di Thomas Vinterberg, svela le grandi doti della donna. Senz’altro vincenti sono le scelte fotografiche e cromatiche; queste sottolineano la bellezza, l’oscurità e l’ambiguità del palazzo di Mopu. La scelta di girare anche in esterni ha accresciuto il realismo dell’ambientazione; tuttavia ha eliminato quella sensazione di fiabesco e fuori dal tempo che avevano le ricostruzioni del film di Powell e Pressburger. Per quanto riguarda il cast, questo lavora in modo lodevole sia nei singoli personaggi sia nei rapporti fra essi. In particolare questo avviene con Gemma Arterton, Alessandro Nivola e Aisling Franciosi. La Arterton è perfetta come austera ma fragile madre superiora. Invece il lavoro di Franciosi sulla trasformazione di Sorella Ruth è quasi ai livelli di quello incredibile di Kathleen Byron nel film originale.

Considerazioni finali – Narciso nero, la recensione

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Black Narcissus. BBC Studios, DNA TV, FXP

Realizzare un remake di Narciso nero sembrava un’esperienza difficile, ma questa miniserie ha dimostrato che con i giusti ingredienti non era una missione impossibile. Il lavoro recitativo, di regia e di fotografia sono senz’altro gli elementi di pregio di questo prodotto seriale. Si percepisce inoltre un desiderio di possedere una propria identità, separata dal film del 1947; Amanda Coe ha ampliato la psicologia dei personaggi e ha lavorato anche su nuove componenti narrative. Peccato però che l’equilibrio fra di esse non sia perfetto; in particolare l’elemento sovrannaturale è quello più debole ed estraneo al resto.

L’aspetto conturbante della storia invece è assolutamente palpabile, anche se non raggiunge i livelli di Powell e Pressburger. Una dose minore di riprese in interni e melodramma avrebbe senz’altro giovato alla scorrevolezza ed efficacia della narrazione. Nonostante i difetti di cui si è parlato, il risultato finale è comunque positivo e discreto. La presenza di Narciso nero nel catalogo del canale Star porta senz’altro ulteriore qualità in un’offerta di prodotti seriali e filmici più che buona.

Narciso Nero

Voto - 7

7

Lati positivi

  • La creatrice Amanda Coe riesce a impostare un nuovo e convincente adattamento di Narciso Nero, arricchendo la storia di nuovi elementi
  • Il trio Arterton-Nivola-Franciosi offre un lavoro recitativo molto buono
  • Ottimo lavoro di regia e fotografia

Lati negativi

  • La componente sovrannaturale della storia, privilegiata per distinguersi dall'opera di Powell-Pressburger, non si lega in modo omogeneo con le altre componenti narrative
  • Accenti su aspetti melodrammatici rallentano la narrazione in diverse occasioni

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