Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane?

Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane.2) The Young Pope. 

Difficile catalogare sotto un qualunque tipo di etichetta il capolavoro dell’immenso regista partenopeo. La storia di questo carismatico Papa giovane, rigidamente conservatore eppure sovversivo, infantilmente presuntuoso ma profondamente adulto, è Sorrentino al cubo: dissacrante, cinico, intelligente, disilluso, artista. Sarebbe inutile cercare una trama lineare, quel che conta sono la cura estetica nella costruzione delle singole scene e soprattutto le psicologie dei numerosi personaggi che abitano i dieci episodi. Dall’irresistibile Jude Law al gigantesco cardinale Voiello di Silvio Orlando, dalla devota suor Mary di Diane Keaton al tenero Dussolier di Scott Sheperd, senza tralasciare i vari caratteristi: perché il grande Paolo ha quella rara capacità di definire perfettamente, pur con rapide pennellate, ogni anima triste del suo eterno affresco di un’umanità perennemente disperata. Difficilmente si può restare indifferenti, ma improbabile è anche trovare una via di mezzo: prendere o lasciare. Qui si crede che sia un genio indiscusso, senza se e senza ma.

 

Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane.

3) La Porta Rossa. 

Altra inaspettata sorpresa è stata questa serie, andata in onda su Rai Due tra Febbraio e Marzo 2017. Leonardo Cagliostro è un commissario di polizia coinvolto in una pericolosa indagine: nel corso del primo episodio viene colpito a morte da una pistola ignota. Tuttavia, come novello Patrick Swayze di Ghost, non può valicare le porte per l’aldilà, ma è destinato a restare in forma di spettro sulla Terra: dovrà scoprire il responsabile del proprio assassinio e salvare la moglie Anna da un’eguale sorte. Non crediate che questa fiction sia sciocca o banale, perché non è niente di tutto questo. Imprevedibile nei suoi svolti narrativi, realizzata con un’ottima perizia tecnica, interpretata magnificamente da tutti gli attori, con una menzione particolare per Lino Guanciale (che per noi potrebbe risultare credibile anche leggendo l’elenco telefonico) e Andrea Bosca, entrambi volti di punta delle serie Rai e sempre più orientati al grande schermo. In realtà il giallo da risolvere è solo il pretesto per descrivere caratteri complessi e personaggi profondamente umani, ognuno coi propri dolori e i propri segreti, sviscerati nel corso dei dodici episodi con non pochi colpi di scena e un sorprendente senso del ritmo. Ogni puntata termina in maniera inaspettata sulle note della Sinfonia numero 7 di Beethoven. Siete avvertiti: questa serie crea un’autentica dipendenza; cominciatela solo se avete qualche ora da dedicarle, perché sarà davvero difficile interrompere la visione.

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