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Cinema e filosofia: 5 film filosofici per chiedersi qual è la vera realtà

verità o finzione, sogno o apparenza, realtà o messa in scena?

E se il mondo non fosse che una nostra percezione? Se la realtà fosse un’altra e noi vivessimo nell’illusione o nell’inganno? Ci sono almeno 5 film filosofici che ci danno ottimi spunti per riflettere su questo!

Nel momento in cui sogniamo sembra tutto così reale… solo una volta svegli percepiamo lo stato precedente come una nostra creazione mentale. Ma siamo sicuri di saper distinguere realtà e sogno? Cosa ci impedisce di credere che il rapporto fra le due dimensioni non sia invertito?

Cinema e Platone

Pensiamo al mito della caverna di Platone: la realtà non è quella che si crede e la vita trascorre nell’ombra di un’illusione. Tutto appare perfettamente normale, ma la nostra percezione della realtà si ferma ignara alle prime barriere.

Nel mondo del cinema molti personaggi possono accostarsi agli uomini prigionieri nella caverna, i quali possono guardare solo davanti a sé e quindi ritenere come unica ed ovvia realtà il mondo delle ombre. Nonostante esso non sia che una copia delle infinite possibilità che offre la realtà, l’illusione impedisce loro di guardare oltre.

Da qui una serie di riflessioni sulla dialettica fra verità e falsità, realtà e apparenza: un filone dualistico di tutta la filosofia fino a Nietzsche.

Cinema ed Eraclito

La quasi totalità dei soggetti percepisce solo il mondo fittizio, essendovi intrappolata fisicamente o psicologicamente. I protagonisti però, a differenza della maggioranza, riescono a slegarsi da questa questa trappola ontologica e a comprendere l’inganno.

Di fatto Eraclito distingueva proprio fra desti e dormienti, ovvero coloro che cercavano il senso profondo delle cose e coloro che, invece, pigramente si basavano sulle apparenze.

Cinema e Cartesio

Cartesio, ponendo il così detto dubbio iperbolico, ipotizzava l’esistenza di un genio maligno che ingannasse le nostre percezioni: il nostro modo sentire, vedere, ragionare sarebbe tutto un inganno. In tal modo di nulla potremmo essere sicuri, fuorchè di esistere in qualche forma poiché il dubitare, che è una forma di pensiero, deve pur far capo a qualcuno.

Film filosofici da vedere:

 

David Lynch – INLAND EMPIRE

In questo film del maestro dell’onirico e del surreale, David Lynch, si intrecciano numerosi piani: passato e presente, recitazione e realtà, verità e immaginazione. Un senso di disorientamento avvolge lo spettatore che ha la sensazione di perdersi in questa labirintica rappresentazione: qual è la vera realtà? Come posso fidarmi di quello che vedo? Possono il sogno e la recitazione influire sulla vita vera?

John Carpenter – Il seme della follia

cinema e filosofia

La realtà è una certezza o è tale solo finché siamo noi a ritenerla così? E la follia è priva di senso o è sottovalutata perché decisamente minoritaria? “Il seme della follia” ci parla di un libro che sembra avere effetti molto particolari sulle persone, ovvero riuscire a mostrare una nuova realtá: una forma eccessiva di rapimento letterario. Il lettore svanisce e prende vita la scrittura, come se fosse la via per portare un nuovo ordine nel mondo e rompere la precedente e relativa idea di “realtà ordinaria”.

David Cronenberg – eXistenZ

La nuova frontiera del gioco virtuale si basa sulla bioingegneria genetica e asseconda la mente del giocatore trasportandolo in una realtà parallela attraverso una bioporta e un pod che interagiscono con il sistema nervoso. Il gioco è così realistico che il soggetto rischia di dimenticare che si tratta di finzione, nonostante inizialmente non manchino remore morali a compiere le azioni più violente. Inoltre diventa sempre più complesso distinguere la dimensione ludica da quella effettiva: l’unico modo è aggrapparsi agli indzi che dovrebbero appartenere a quest’ultima. Colui che ha inventato e guida il gioco potrebbe ben accostarsi al “genio maligno” di Cartesio, nel momento in cui lo spazio virtulae diviene il campo per ingannare a tempo indeterminato i giocatori su ogni loro percezione.

Larry e Andy Wachowski – Matrix

Il colore nel cinema

Esiste solo la nostra mente e colui che la inganna; tutto il resto, la nostra vita, è come un sogno. Il protagonista Neo, infatti, scopre che la “realtà” è solo un impulso elettrico che un’intelligenza artificiale trasmette al cervello degli esseri umani. Decide di cogliere la possibilità di tornare nel ‘mondo vero’ liberndosi dalla condizione schiavistica in cui era stato sottoposto dalle macchine artificiali e tentare di liberare l’umanità dalle catene: un chiaro riferimento al più noto mito di Platone, oltre che a Schopenhauer per l’idea di una realtà avvolta da un velo di menzogna.

Peter Weir – The Truman Show

The Truman Show

In The Truman Show il protagonista vive per decine d’anni senza potersi rendere conto che ogni aspetto della sua esistenza è progettata per essere al centro di uno show con milioni di spettatori. A sua insaputa ogni dettaglio della quotidianità è condizionato da una troupe televisiva, che lo manda in onda per il piacere del pubblico. Non vi è cattiveria da parte degli spettatori o degli attori, ma un insano atteggiamento che molto somiglia a quello odierno. Si tenta di legare Truman ad una realtà innaturale attraverso numerosi espedienti: fobie che lo limitano nei suoi desideri e ragionamenti, false notizie e messaggi subliminali. Il conduttore televisivo ha ogni genere di potere sulla trasmissione, tanto che possiamo considerarlo come un dio nella vita di Truman. Come finirà lo show?

 

 

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