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Black Spot: recensione della serie su Netflix

Uno sguardo alla misteriosa e oscura serie su Netflix

Black Spot recensione. Non è facile riuscire a tenere il passo delle serie che vengono rilasciate a cadenza quasi quotidiana sulle varie piattaforme. Questo periodo, in particolare, ha visto il ritorno di serie molto attese come Stranger Things e la Casa di carta. I binge-watchers di tutto il mondo possono ritenersi soddisfatti in questi mesi. Nel marasma di questi innumerevoli prodotti seriali è difficile capire quale serie valga la pena di essere vista. Una di queste è senza dubbio Black Spot.

Serie di produzione belga, Black Spot è una serie che riprende alcuni temi cari ad altri prodotti simili, ma in qualche modo riesce a distinguersi. Oggi, con la nostra recensione vogliamo capire se Black Spot non è solo una delle tante serie drammatiche-poliziesche-dark  o se ha degli assi nella manica.

Indice

Black Spot recensione – Welcome to Villefranche

Con questa recensione intendiamo coprire entrambe le stagioni della serie presente nel catalogo Netflix. La seconda, in particolare, è stata rilasciata sulla piattaforma il 14 Giugno. Questo ci porta dunque a ripercorrere le vicende della prima stagione per poi parlare della seconda. Ovviamente, senza fare spoiler. La storia comincia a Villefranche, una cittadina decisamente bizzarra e oscura. Una città che sembra essere sospesa in una realtà tutta sua e lontana. Una città dove la gente muore decisamente spesso rispetto al resto delle città circostanti. Morti che, la maggior parte delle volte, non sono naturali. Gli omicidi, a Villefranche, sono decisamente tanti.

Villefranche è una cittadina circondata da foreste di conifere fittissime e oscure. In questo ambiente si muovono i vari protagonisti della serie. A cominciare dal detective della polizia Laurène Weiss e sua figlia Cora. La loro storia si interseca in maniera traumatica con quella della cittadina. La città, oltre l’alto tasso di omicidi, deve vedersela anche con strani fenomeni. Per menzionarne qualcuno: frequenze radio e magnetiche impazzite, una nebbia costante e una foresta che sembra vivere di vita propria.

Misteri e terrore – Black Spot recensione

Gli altri personaggi che popolano la cittadina rappresentano figure quantomeno controversi. Personaggi rispettabili e rispettati dalla comunità, ma che in realtà nascondono decisamente troppi scheletri nell’armadio. È il caso del sindaco della cittadina, Bertrand Steiner, imprenditore molto influente che avrà un ruolo di rilievo nella storia. Il personaggio infatti è collegato al passato della protagonista e uno dei misteri principali lo riguarda: sua figlia è sparita da sei mesi. Con queste premesse possiamo capire come la serie punti moltissimo su una trama composta da molte sottotrame fra di loro strettamente collegate. E ne abbiamo menzionate soltanto alcune di queste.

Più ci addentriamo negli episodi della prima stagione, più ci si accorge di una buonissima gestione della suspense e del pathos. La prima stagione di Black Spot riesce nell’intento di creare un territorio inospitale e tetro. I personaggi e le situazioni riescono a prendere lo spettatore e farlo appassionare in maniera istintiva. La regia è molto attenta a regalare momenti di altissima tensione sostenuta da una fotografia che utilizza dei colori molto freddi che trasmettono dei brividi istantanei. Molto coinvolgente e, a tratti, spaventoso, è il comparto sonoro, caratterizzato da un utilizzo ricorrente del banjo, con forti riferimenti alla musica celtica.

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Da una stagione all’altra

I misteri sui quali la protagonista indaga insieme al procuratore Frank Siriani si rivelano essere molto più di quello che sembrano. Durante la prima stagione e nel suo finale scopriamo insieme a Laurène che molti dei misteri la riguardano in prima persona e che la sua vita è in pericolo. Il finale della prima stagione lascia molto di sasso, oltre che indecisi gli spettatori. Da amanti della suspense gli sceneggiatori ci lasciano con tanti punti interrogativi e poche risposte.

La seconda stagione, rilasciata il 14 Giugno su Netflix, riprende la storia, anche se lo fa portandoci un po’ più avanti nel tempo. Molti dei misteri sono stati risolti, anche se la soluzione di alcuni ne ha aperti molti altri. Laurène, nonostante le scoperte sconvolgenti sul suo stesso passato, capisce il perché di alcuni fatti misteriosi e inspiegabili che le sono accaduti. In particolare comprendiamo il ruolo della cittadina stessa, Villefranche, e del luogo che fa da padrone nelle due stagioni: la foresta.

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 Un mondo di citazioni

Black Spot non nasconde le proprie ispirazioni, anzi, le spiattella in faccia allo spettatore, ma lo fa in un modo molto azzeccato, quasi sempre. Sono innegabili le somiglianze con serie di culto del passato, oltre che quelle attuali. Quella che viene prima in mente è quella con Twin Peaks. In alcuni momenti sembra davvero di trovarsi nella versione belga-francese della cittadina di Twin Peaks. Una cittadina fatta anch’essa di misteri, personaggi a dir poco fuori dal comune, sparizioni e omicidi. Ogni luogo, ogni personaggio ed ogni situazione hanno diversi significati, che toccherà alla protagonista e allo spettatore decifrare. La serie, inoltre, grazie all’atmosfera creata dalla cittadina, può contare su una buona dose di sovrannaturale.

Questo, tuttavia, non risulta mai troppo invadente: gli sceneggiatori hanno preferito lasciare più farne un contorno piuttosto che una vera componente. I veri mostri, nella serie, sono gli abitanti di Villefranche. In questo senso possiamo trovare delle fortissime similitudini con True Detective. A cominciare dalle ambientazioni, prevalentemente foreste e piccole cittadine inospitali, Black Spot condivide molto con la serie HBO. Il simbolismo, in particolare, risulta molto ispirato dalla prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. In particolare le figure simili a cervi ricordano molto True Detective e Hannibal la serie. Anche il già citato “sovrannaturale” velato risulta molto simile.

Black Spot recensione – Conclusioni

Black Spot è dunque soltanto un miscuglio di citazioni? Assolutamente no. Il pregio della serie è proprio quello di far suoi le qualità di alcuni di questi prodotti e rielaborarli. Innanzitutto, si nota un modo di scrivere le sceneggiature chiaramente europeo. In particolare lo si può notare nei toni dei dialoghi: la serie non disdegna un po’ di black humor di derivazione più britannica che americana. Gli attori, sconosciuti ai più, danno un’ottima interpretazione e sono credibili nei loro ruoli. Molti di loro, chiaramente, sono attori molto conosciuti nel cinema francofono. Sulian Brahim, Hubert Delattre e Laurent Capelluto sono nomi che a noi non dicono molto, ma che sono molto famosi oltralpe.

La prima stagione è decisamente superiore fra le due. Il fattore originalità, nonostante le già menzionate citazioni, regge bene nella prima stagione, dove la suspense è continua e ben costruita. La seconda, pur restando di qualità, pecca di alcune lacune che ne minano il voto complessivo. In particolare sembra che gli sceneggiatori puntino a aprire varie sottotrame senza però chiuderne altre che restano in una sorta di limbo. Il finale fa presagire una terza stagione, anche se niente è confermato.

Black Spot

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Ottima atmosfera
  • Misteri intriganti
  • Riferimenti a serie cult...

Lati negativi

  • ... forse un pò troppi
  • Seconda stagione sottotono in confronto alla prima

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