BoJack Horseman 5: recensione della quinta stagione della serie tv Netflix!

Ecco un'analisi sull'attesa quinta stagione della serie d'animazione Netflix, BoJack Horseman!

Dopo un anno è sbarcata su Netflix Bojack Horseman 5. Dopo l’hype generato dalle prime, enigmatiche, immagini e dal trailer ufficiale, le avventure del cavallo antropomorfo sono tornate. Nuovi personaggi e nuove intriganti situazioni hanno dato vita a quella che molti definiscono la stagione più profonda e introspettiva della serie. Con un BoJack che proverà ad affrontare i suoi problemi, le sue paure e il suo passato, questi nuovi episodi confermano il potenziale della serie e rimarcano su un concetto importante. Le produzioni d’animazione non sono semplici cartoni animati. La serie Netflix si riconferma tra le migliori in questo genere. Vi lasciamo ai nostri pareri e alle riflessioni generali in questa recensione della quinta stagione di Bojack Horseman.

 Bojack Horseman 5: recensione

Una visione d’insieme, questa è quella che serve per poter comprendere meglio il grande meccanismo della riuscita di una stagione, e forse dell’intera serie. BoJack Horseman prende ogni singolo elemento che la caratterizza, dal più eccitante a quello più riflessivo e con un tempo narrativo più lento e li fonde. Li fonde e crea un insieme che colpisce più di quanto ogni singola parte non abbia già fatto. Avevamo lasciato BoJack con un sorriso, forse il primo sincero. Con la consapevolezza di avere una sorella, Hollyhock. Quest’ultima è importantissima, pur apparendo sporadicamente, per stimolare l’autoanalisi di BoJack. E lo riprendiamo in una condizione che non ci è familiare, ma che ci fa sorridere. Il protagonista sta iniziando un percorso di miglioramento, è più sicuro e meno autodistruttivo.

Il progetto per la serie “Philbert” ha visto la luce e BoJack è la stella, l’attore protagonista di un prodotto mediocre ma che infonde positività a tutti. Tutto fila liscio, apparentemente. Ma come sappiamo, questo show non è BoJack-centrico, o almeno non troppo. Ci troviamo nuovamente invischiati nelle vite del resto della stravagante ciurma di Hollywoo(D). Mr. Peanutbutter e Diane hanno da poco divorziato e vivono il confronto con sé stessi e la nuova situazione, scoprendo di più sulla loro condizione umana. Todd, dopo la scoperta sulla sua sessualità, riesce come sempre ad addentrarsi (involontariamente) in una delle sue solite avventure. Princess Carolyn cerca di risollevarsi provando ad adottare un bambino. Ognuno, come dalla prima stagione, ad ogni tentativo di rivalsa o di evasione non riesce nell’impresa, peggiorando addirittura la situazione.

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Bojack Horseman: Più umano di un uomo

La quinta stagione di Bojack Horseman è uno spasso, divertente come non lo è stata mai fin’ora. Satirica, piena d’ironia e riesce ad osare sempre di più. Le gag risultano sempre esilaranti, mai riciclate o fastidiose. I dettagli, anche quelli che sembrano insignificanti, divertono e intrattengono. Però non è solo questo. L’aspetto comico convive con l’altra faccia della medaglia: la riflessione più profonda, come ci ha abituato negli ultimi cinque anni. La quinta è la stagione dell’introspezione, dell’analisi interiore. Il tutto alla ricerca di qualcosa. O magari, di qualcuno. Di qualcuno che vorrebbe uscire, di una nuova (o vecchia, ma nascosta) identità da cercare e mostrare agli altri, anche forzatamente, per convincersene maggiormente. Ed è questa riflessione e questi insistenti tentativi di rivalsa che portano ad una maggiore difficoltà: è evidente quanta fatica si faccia nel tentativo di arrivare ad una nuova condizione.

Il vertice poi è sempre la figura del cavallo più amato della tv. BoJack Horseman è il personaggio chiave. Nella sua storia convergono tutte le altre e lui è l’emblema di questa sofferenza, ergendosi inconsapevolmente a portavoce di una disperata ricerca d’aiuto. Una ricerca che si tramuta in un disperato annebbiamento della vista. Il vero si fonde con il fittizio. Tutto si mischia, si confonde, le battute di “Philbert” diventano realtà, la finzione straborda dal confine insinuandosi nelle menti. Una commistione che mostra più profondi collegamenti con gli esistenziali drammi di ognuno. Le maschere che ci poniamo, i personaggi che interpretiamo, rischiano spesso di fondersi con la nostra vera pelle. Questa quinta stagione di BoJack Horseman è un viaggio dentro se stessi, alla scoperta di una via più sicura e più stabile. Un percorso, se c’è, deve essere cercato dentro ognuno di noi, anche grazie ad una mano dall’esterno.

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BoJack Horseman 5: tra passato, presente e futuro

BoJack, Diane, Princess Carolyn e gli altri hanno tutti qualcosa in comune. Una di esse, la più importante, è il voler andare oltre ma non credendoci abbastanza. Voler portarsi più in là di quell’ostacolo che è solo nella loro, nella nostra, mente. BoJack sa di essere autodistruttivo, il peggior essere di sua conoscenza, una persona con cui nessuno dovrebbe avere a che fare, ma non fa nulla per migliorare. Daine, la persona che, contro ogni previsione, continua a stare accanto a lui, dice ad un certo punto: “tu dici che vuoi stare meglio e non sai come fare”.

BoJack, al contrario, lo sa ma a lui si oppongono tutte le storie del suo passato, tutti gli errori e le distrazioni, tutte le volte in cui ha rovinato la sua vita e quella degli altri, dovendo ricominciare. E non riuscirà mai a ricominciare, continuando a porre prima di tutto l’idea che egli si è fatto di sé stesso. La stessa Diane, semplificherà il discorso dicendo che non esistono brave o cattive persone, ma solo… persone! Il senso di colpa è la peggiore delle armi che BoJack Horseman utilizza per distruggere il suo personaggio, e un po’ per distruggere anche noi. Perché lo sappiamo che il fantasma del passato e della sofferenza, per quando vogliamo tenerlo alle spalle, continuerà a interporsi tra noi e i nostri obbiettivi. E la serie riesce, ancora una volta dopo cinque anni, a farci immedesimare nei protagonisti e distruggerci quasi allo stesso modo.

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Conclusioni su Bojack Horseman 5: recensione

“Non avrai mai il lieto fine perché c’è sempre un’altra puntata, finché non finisce”

Incredibile risulta l’umanità presente in dei personaggi animati e come riescano a creare un’empatia difficilmente presente nelle varie produzioni televisive. E tutto, alla fine, ci riporta a come avevamo iniziato, nell’incipit del discorso. Sono singole, disperate voci che creano un perfetto coro. BoJack Horseman e la sua quinta stagione sono questo: tutti siamo soli, tutti abbiamo un problema e soffriamo, ma in un quadro complessivo, e insieme, si può e si deve provare ad andare avanti. In questi nuovi episodi viene rimarcata la capacità di parlare di un certo argomento ogni volta in un modo diverso, senza mai banalizzare e di convincere sempre con la creatività.

Il tentativo, estremo è dir poco, di creare contesti grotteschi e bizzarri per ficcarci dentro tutta la profondità di un personaggio e di un clima mentale, viene riproposto anche qui. Due anni fa fummo ammaliati da un episodio in cui non si diceva una parola, ma che comunicava tutto quello che non era ancora stato detto. Oggi il tentativo è stato riproposto, con un episodio (Churro gratis) completamente opposto come forma: un monologo, venticinque minuti di parole, le più toccanti della stagione, forse della serie. Perché questo show mette il dito nella piaga e fa quello che i suoi personaggi non hanno mai fatto: osare, esporsi al rischio, tentare. Solo così si può pensare di vincere. E oggi BoJack Horseman continua a vincere.

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BoJack Horseman, la quinta stagione

Voto - 9

9

Lati positivi

  • L’analisi introspettiva: più di ogni altra stagione, la quinta riesce nell’intento di studiare i personaggi e farci riflettere
  • Mai banale: racconta situazioni difficili con una freschezza sempre nuova, dopo ben 5 anni
  • Churro gratis: tra le puntate più belle dell’intera serie

Lati negativi

  • Il ritmo narrativo: l’unica possibile nota dolente sta nel ritmo che, scandito lentamente, porta alla riflessione. Questo spesso non è gradito da un pubblico che si aspetta un prodotto più dinamico

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