Concrete Cowboy: recensione del film con Idris Elba e Caleb McLaughlin

Ricky Staub ci porta tra gli stallieri di Philadelphia

“Questa estate è passata troppo in fretta”.  Così diceva nel 1987 Sam Waterston in “Settembre” di Woody Allen e certo non lo si poteva biasimare. Altrettanto si potrebbe dire per i 111 minuti di Concrete Cowboy, il nuovo film Netflix con Idris Elba e Caleb McLaughlin. Purtroppo in questo caso, a differenza del personaggio alleniano, la velocità filmica non si può certo dire che combaci con quella narrativa. Si potrebbe anzi riassumere questo lungometraggio, diretto da Ricky Staub, con poche parole: inconcludente nella sua lentezza. E si badi non parliamo di frenesia nel montaggio, ma negli esiti. Approfondiamo le tematiche di Concrete Cowboy nella nostra recensione. 

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Greg Neri, Concrete Cowboy si presenta come un film drammatico a sfondo sociale. Il fine della pellicola è sicuramente quello di denunciare la situazione degli stallieri a Philadelphia, laddove una volta la filiera ippica rappresentava uno dei punti fermi del trasporto cittadino. Per farlo Netflix, che ha distribuito il prodotto dal 2 aprile 2021, ha deciso di puntare in alto con un cast d’eccezione. Tuttavia l’autore, al suo esordio alla regia, non ha voluto perdere l’aderenza con la realtà e il territorio, tanto da scritturare per alcuni ruoli cruciali dei veri cowboy di Fletcher Street. Proprio lì infatti vive una comunità anacronistica, pittoresca, rustica e attiva ormai da un centinaio d’anni, sempre dedita a prendersi cura dei cavalli e del loro benessere.

Indice

La trama – Concrete Cowboy, la recensione 

Cole (Caleb McLaughlin) è un ragazzo turbolento e vivace, insofferente verso l’autorità. È proprio verso quella scolastica che molto spesso si scaglia, costringendo sua madre a numerosi colloqui in presidenza. Ormai esasperata dall’atteggiamento insolente del figlio, decide dunque di portarlo dal padre Harp (Idris Elba), un maturo cowboy di Fletcher Street. La speranza è che lì, nella periferia suburbana di Philly e accanto ad un’associazione di vecchi stallieri neri, Cole possa ritrovare sé stesso, allontanarsi dalla cattiva strada e imparare dei valori. Il ragazzo però non è della stessa idea, soprattutto per due motivi: non ha mai conosciuto veramente suo padre; e non vuole assolutamente vivere senza confort. Ciononostante Cole si ritroverà nella “città dell’amore fraterno” e dovrà fare i conti con il suo passato. Un passato che non si ricordava, fatto di vecchi stallieri, case scalcinate e amici d’infanzia. Ma il primo approccio sarà traumatico. 

Dopo aver superato lo shock di dormire con un cavallo, sia in casa che in stalla, Cole ritroverà il suo vecchio amico Smush (Jharrel Jerome). Inviso ai cowboy neri per i suoi coinvolgimenti con il malaffare, Smush diventerà così il casus belli tra Cole e Harp, tanto da far porre a questa ultimo un aut aut: o me o lui. Inizialmente propenso per Smush, Cole decide tuttavia di fare di nascosto la spola tra le stalle e lo spaccio di droga, ambientandosi sempre di più nel quartiere. Infatti dopo aver conosciuto Nessie (Lorraine Toussaint) e aver pulito le stalle, il ragazzo non solo troverà il suo cavallo ma inizierà a cavalcarlo. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio si pone un problema: una denuncia del vicinato per malnutrizione degli animali. Un effimero pretesto per poter demolire le stalle ed edificarci sopra. Come finirà?

Concrete Cowboy

Concrete Cowboy. Green Door Pictures, Lee Daniels Entertainment, Neighborhood Film Co., Tucker Tooley, Entertainment, Netflix.

L’ennesima uscita dal ghetto

La nostra recensione di Concrete Cowboy deve partire da una premessa: di film redentivi a sfondo sociale e educativo ce ne sono molti e il genere in se non è da considerarsi secondario. Fatta questo preambolo, bisogna riconoscere che l’espediente “x cosa per uscire dal ghetto” è un tema reiterato e abusato sin dagli anni ’90. Perciò è necessario trattarlo con originalità e freschezza, cosa che Concrete Cowboy non fa. L’innovazione non è per forza registica, dal momento che il talento a Staub di certo non manca, piuttosto risiede nel non realizzare un contenuto dal carattere stantio. Concrete Cowboy in questo si perde, malgrado alcune buone tematiche messe in luce. Il lungometraggio ha molti punti di forza: si focalizza su una realtà suburbana in difficoltà, ne evidenzia i valori, ne risalta l’effetto educativo, diffonde l’amore per gli animali e ispira all’aiuto reciproco. 

Ma la scrittura nei cliché e nel modo in cui questi sono messi in scena abbassa drasticamente il livello del film. Ai personaggi manca concretezza e sono più simili a dei caratteri che si muovono in una macro-trama scenica che in una vera narrazione. Ma il deficit più grande non alberga nella progettazione strutturale della storia, quanto nel cercare di tappare le sue falle. L’opera cerca di nascondersi dietro alla formazione del ragazzo, all’esito terapeutico che la vita rustica da cowboy afroamericano può conferire. Ciò che conta è la prospettiva di uscire dal ghetto, non morire per strada -in una parabola che ricorda la morte di Notorious B.I.G.- e avere la fedina penale pulita. Facendo questo il film prova a far dimenticare allo spettatore i punti deboli, che si riscontrano nella prevedibilità delle scene, nell’assenza di plot twist, nell’inutile lunghezza della prima ora e nell’inconsistenza del finale. 

Concrete Cowboy recensione del film con Caleb McLaughlin

Concrete Cowboy. Green Door Pictures, Lee Daniels Entertainment, Neighborhood Film Co., Tucker Tooley, Entertainment, Netflix

Il lato tecnico – Concrete Cowboy, la recensione

Procediamo nella recensione di Concrete Cowboy approfondendone il lato tecnico. Tecnicamente la pellicola è ben interpretata, con i due protagonisti sicuramente in grande spolvero. Idris Elba risulta più che convincente nella parte, per quanto le sue apparizioni siano minori del previsto. Caleb McLaughlin invece continua a convincere, consolidando quanto di buono fatto vedere in Stranger Things e dimostrando di essere capace di sostenere il peso di un ruolo drammatico. Ma più di tutti stupiscono, per bravura e controllo dei tempi recitativi, i due attori presi letteralmente dalla strada: Jamil Prattis e Ivannah Mercedes. Veri rider di Fletcher Street a cui è stata ritagliato un buon minutaggio nel montato finale. La regia, soprattutto per essere quella di un esordiente, fa intravedere certamente del talento. Staub è bravo nei carrelli, ci sa fare nei dialoghi e dà il meglio di sé nelle sequenze dinamiche. 

Tuttavia mostra anche dei difetti: abusa del primo piano, risulta troppo manierista in certi frangenti in cui la chiave sarebbe la semplicità e alle volte spezza troppo le scene. La fotografia è eccellente, indirizzata verso una palette calda che tende a concentrarsi sul rosso, il marrone e il beige. Il sonoro risulta invece nella media, laddove il montaggio alterna guizzi interessanti a cadute di stile. I costumi deludono, e non poco, e la scenografia, per quanto “verista”, alle volte appare troppo scarna per il contenuto cinematografico. La scrittura, come detto, presenta tante luci e tante ombre, con l’aggravante di non venire a patti con le sue criticità. Staub sembra più dotato per la regia che per la sceneggiatura, che andava rielaborata maggiormente, sebbene sia tratta da un romanzo. Nota di merito a Method Man nei panni di un buon poliziotto.

Concrete Cowboy recensione del film con Idris Elba

Concrete Cowboy. Green Door Pictures, Lee Daniels Entertainment, Neighborhood Film Co., Tucker Tooley, Entertainment, Netflix

Considerazioni finali 

Nel concludere la nostra recensione di Concrete Cowboy vogliamo sottolineare come il lungometraggio sia indubbiamente un’opera sufficiente e capace di intrattenere. Tuttavia non raggiunge il suo scopo, abbastanza dichiarato, di “film d’autore”, giacché per tale denominazione c’è bisogno di più di un buon comparto tecnico e alcuni buoni spunti. La denuncia sociale non fa entrare di diritto una pellicola nel novero del cinema d’essai, soprattutto davanti a troppe banalità cronachistiche. 

Malgrado le imprecisioni il lungometraggio ha comunque il merito di intrattenere, non annoiare e di portare alla ribalta il problema del proletariato suburbano afroamericano di Philadelphia, espressione di un’altra epoca storica. Pertanto il giudizio è solo sufficiente, ma con il rammarico di un’occasione sprecata: si poteva osare di più e trovare un connubio migliore tra intrattenimento e cinema engagé.

Concrete Cowboy

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Buone interpretazioni e ottima fotografia
  • Tematiche interessanti

    Lati negativi

    • Sceneggiatura banale e inconcludente
    • Squilibrio nella regia, nel montaggio e nella scenografia

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