Film da vedereRecensioni

Django Unchained – Recensione del film di Quentin Tarantino

Ecco la recensione di Django Unchained, il film di Quentin Tarantino con Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo Di Caprio!

Le aspettative erano altissime perché tutti sappiamo quanto Quentin Tarantino ami il western. Eppure il suo Django Unchained ha saputo sorprendere per motivi molto diversi da quelli che ci si aspettava. Interpretato da Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo Di Caprio, il film ha riconfermato il successo di pubblico del precedente Bastardi Senza Gloria. A questo va aggiunta la vittoria di Golden Globe e Oscar per la migliore sceneggiatura originale, vent’anni dopo la prima statuetta conquistata da Quentin per Pulp Fiction.

Storia di formazione che si concentra sul rapporto tra uno schiavo e un cacciatore di taglie, Django Unchained è puro Tarantino al cento per cento. Eppure, sotto la classica cornice di genere, batte un cuore all’insegna dell’amata blacxpoitation e di una sentita riflessione sul razzismo. Analizziamo il film nei dettagli attraverso la nostra recensione.

Django Unchained – Recensione del film di Quentin Tarantino

Spaghetti Western al sangue

Da un regista come Quentin Tarantino ci si aspettava Sergio Leone e questo lo sappiamo tutti. L’amore che il regista originario del Tennessee prova per il maestro romano è risaputo e più volte ribadito in interviste e conversazioni. Eppure, fatta eccezione per un brano di Morricone cantato da Elisa, Django Unchained non ha nulla della Trilogia del Dollaro o di C’era una Volta il West. Risulta palese, invece, l’influenza di Sergio Corbucci, regista del Django originale (1966) ma anche del bellissimo Il Grande Silenzio (1968), citato nella figura del cacciatore di taglie tedesco. Tarantino conosce alla perfezione il Cinema Alto ma affonda sovente le mani in quello ritenuto di Serie B; e il suo atto d’amore verso il western non poteva che avere queste caratteristiche.

Django è un personaggio che attraversa un percorso di formazione dalle mille sfumature. Schiavo liberato dal cacciatore di taglie / dentista King Schultz, deve ricominciare a vivere cambiando aspetto, comportamento e professione. La sua romantica missione di salvataggio della bellissima moglie Broomhilda lo porterà ad affrontare la minaccia dello spietato latifondista Calvin Candle. Risuonano imponenti gli echi della Canzone dei Nibelunghi ma Tarantino non cerca epicità, non cerca grandeur. Per lui la Storia è qualcosa che deve sempre restare sullo sfondo perché sono i personaggi a rappresentare attraverso i dialoghi e le vicende il loro contesto storico. Accadrà anche nel film successivo, The Hateful Eight, con la Guerra di Secessione, e accade qui con le storture disumane dello schiavismo.

Cosa funziona in Django Unchained?

Django Unchained Recensione Film Quentin Tarantino

Come abbiamo già anticipato, i personaggi e i rispettivi interpreti giocano un ruolo chiave nella riuscita del film. Come ha ribadito lo stesso Quentin ricevendo il Premio Oscar per la sceneggiatura, solo bravi interpreti sanno valorizzare ogni battuta al punto da farla ritenere meritevole di riconoscimenti. Jamie Foxx è subentrato dopo il rifiuto di Will Smith, che pare preferisse non dividere la scena con altri grandi attori. Interprete nato dalla commedia e poi trapiantato in tutti i generi, Foxx sa calibrare sia i tempi comici che quelli drammatici. Credibile nella trasformazione da povero schiavo a bounty killer all’ultima moda, il suo Django attraversa il film senza inciampare mai.

Al suo fianco c’è il dottor Schultz di Christoph Waltz, al suo secondo film (e secondo Oscar) con Tarantino. Al solito, la performance dell’attore austriaco è immensa per la cura dei dettagli e per la sua abilità nell’ottenere tantissimo senza mai strafare. Certo, rispetto al fogorante Hans Landa di Bastardi senza Gloria qui ci troviamo di fronte a un ruolo più “ordinario”, un personaggio su cui l’attore può divertirsi a mettere in campo il suo repertorio, ma meno memorabile. Menzione d’onore, ovviamente, al buon Di Caprio e al suo mefistofelico Candle. Leo può concedersi, al contrario del misurato Waltz, una recitazione carica e sovreccitata perché coerente con il personaggio. Tanto feroce quanto ignorante e immaturo, il crudele latifondista incarna il male dettato dall’odio e dal disgusto, più che da oscure macchinazioni.

Cosa non funziona in Django Unchained?

Django Unchained Recensione Film Quentin TarantinoUna recensione obiettiva non può esimersi dal prendere in considerazione anche alcune perplessità. Indipendentemente dal successo e dai riconoscimenti, la sceneggiatura di Django Unchained sembra meno solida ed efficace rispetto ad altre opere di Quentin. A stupire in particolare è come, per la prima volta, alcuni espedienti narrativi risultino abusati e prevedibili, come se seguissero uno schema rodato dall’autore. La struttura episodica che saltabecca da un luogo al’altro, le morti impreviste a metà del secondo atto, il personaggio chiave che viene rapidamente tolto di mezzo ne sono un esempio. Ciò che in altri film di Tarantino sa colpire allo stomaco mediante un abile colpo di scena qui, al contrario, sembra già visto e a risentirne è la memorabilità del film.

Sappiamo inoltre quanto Quentin ami scrivere sceneggiature che traggano ispirazione dalla struttura dei romanzi. La canonica suddivisione in tre atti viene spesso sostituita da capitoli più o meno lunghi che portano a dilatare e/o ridurre alcune fasi dell’intreccio. In un film come Django Unchained, dove l’obiettivo della trama viene esplicitato fin dalle prime scene (salvare la donna dell’eroe), l’introduzione della sottotrama relativa ai fratelli che Schultz deve catturare appesantisce la narrazione. Sembra un episodio separato dall’intreccio e inserito da Tarantino a causa della sua instancabile bulimia di scrittura ma che, in questo caso, non aiuta.

Django Unchained Recensione Film Quentin Tarantino

In conclusione

Django Unchained ha rappresentato la rivalsa di Tarantino dopo la mancata vittoria dell’Oscar per Bastardi senza Gloria. Atto d’amore verso il genere da lui sempre adorato e, proprio come ogni atto d’amore, non privo di errori. Un film che permette al cineasta di raccontare un presente carico di tensioni razziali usando il passato e senza prendersi troppo sul serio. Nonostante il successivo The Hateful Eight sia considerato nettamente migliore, le avventure del bounty killer nero hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo.

Siete d’accordo nel giudicarlo l’ennesimo gioiello di Tarantino o vi ha lasciato un po’ di amaro in bocca? Fatecelo sapere nei commenti!

 

 

 

Django Unchained

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Grande cast utilizzato magnificamente
  • Splendida contrapposizione fra riferimenti Alti e citazioni di Serie B
  • Consueta cura maniacale di Tarantino sui versanti tecnico e visivo

Lati negativi

  • Per una volta i vezzi del Tarantino sceneggiatore sembrano ripetitivi

Voto Utenti: Vota per primo !
Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Rilevato

Per favore supportaci disabilitando il tuo Ad Blocker