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Top 7 sequenze di Sergio Leone – Momenti che hanno segnato la storia del cinema

Sergio Leone è, insieme a Federico Fellini, il regista più rivoluzionario mai sfornato dall’Italia. I film di Leone oggi sono unanimemente considerati capolavori del cinema. Ha ispirato i più grandi registi contemporanei. Martin ScorseseSam Raimi e Quentin Tarantino, sono solo alcuni dei cineasti che hanno debiti artistici nei confronti del regista italiano. Abbiamo così deciso di omaggiare il Maestro. Ecco una top 7 delle sequenze di film di Sergio Leone che hanno fatto la storia del cinema.

Premessa

Vista l’importanza di ogni singolo film di Sergio Leone per la storia del cinema, dobbiamo fare alcune precisazioni. Parlare nel complesso di tutti i lavori del Regista sarebbe stato impossibile in un solo articolo. Ecco perché parleremo solo di alcune sequenze dei suoi film. Inoltre le scene da noi scelte hanno la medesima importanza artistica; ecco perché la scelta di posizionare una sequenza alla posizione 7 piuttosto che alla 1 è dettata dal “gusto” personale dello scrivente. Bando alle ciance! Buttiamoci in questa top 7 di sequenze tratte da capolavori del cinema del grande Sergio Leone.

7 – C’era una volta in America : il ballo di Deborah nel magazzino di Moe

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Il Regista è conosciuto per la maniera in cui dirigeva i duelli fra pistoleri, gli sporchi fuorilegge nei saloon e le riprese di grandi distese desertiche. Ma sapeva fare molto di più di questo, un esempio? La piccola Deborah che balla nel magazzino di Moe in C’era una volta in America. Un vero momento che ha segnato la storia del cinema. In questo film Sergio Leone non mette in scena solo l’epopea di una banda di gangster; mette in scena anche l’amore fra due persone nell’arco del tempo.

La fiamma dell’amore non si è mai spenta, almeno in Noodles (Robert De Niro). Ecco che il protagonista torna a New York ormai invecchiato e nel locale dell’amico Moe qualcosa riattiva nella sua mente dolcissimi ricordi. Qui Leone con un geniale stacco di montaggio passa dal primissimo piano degli occhi di De Niro alla giovane Deborah (Jennifer Connelly) che balla tra i sacchi di farina. Uno stacco di montaggio che torna indietro nel tempo. Vediamo la giovane che si muove dolcemente sulle punte dei piedi esercitandosi nella danza classica. Con un vestito bianco che confonde la ragazza nella polvere di farina, lei fluttua nell’aria e nella mente di Noodles come la farina stessa. Si passa dal campo totale della giovane, all’inquadratura dello specchio che ci immerge nell’ingenuo amore adolescenziale.

Nell’opera l’Autore, però,non si dimentica che anche l’infantile amore di Noodles contempla il sesso, ed ecco una veloce inquadratura della schiena nuda della giovane Connelly che ricorda “il violino di Ingres” di Man Ray. Insomma una sequenza storica di un capolavoro del cinema.

6 – Giù la testa : assalto alla diligenza

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Del Maestro si è anche detto che faceva “semplicemente” film di genere senza nessun impegno. Giù la testa. oltre ad essere un film palesemente politico, ci mostra come per esprimere delle idee l’arte cinematografica non abbia bisogno di parole, ma di immagini. Immagini potenti che hanno fatto la storia del cinema. Ed è nella sequenza iniziale dell’assalto alla diligenza che il Maestro esprime le sue capacità senza limiti. Certo non è forse la sequenza più iconica di Giù la testa, ma è imprescindibile se si apprezza la Settima arte.

In questi momenti iniziali del film vediamo un peones (Rod Steiger) che paga il conducente di una diligenza perché lo porti alla città. Il peones viene fatto accomodare nella carrozza con degli uomini e delle donne. Uomini d’affari, un vescovo e donne dell’alta società. Questi fanno sedere Steiger davanti a loro come fosse un fenomeno da baraccone (da notare la simmetria con cui Leone inquadra il tutto). A questo punto nel film Sergio Leone alterna in velocità primissimi piani delle bocche masticanti dei ricchi uomini a gli occhi del povero messicano. Con questo gioco di montaggio tutto ciò che è rappresentato da queste persone dell’alta società è reso sgradevole. Si intuisce per chi parteggia il regista; si intuisce che dietro le buone maniere imposte dall’etichetta si celino delle persone orribili.

Sergio Leone da, poi, il colpo finale in questo  film cult. I figli del peones assaltano la diligenza. Qui è pura estasi visiva di inquadrature da varie angolazioni che passano dal ritmo veloce dell’assalto alla calma della riscossione del premio. Infine, per concludere la rapina, lo stupro della ricca donna da parte di Rod Steiger. In questa scena del film insinua un dubbio, sempre grazie alle immagini e non alle parole. Ma la donna era veramente contraria?

5 – Per un pugno di dollari : Il mulo

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Se pur il Colosso di Rodi è una pellicola di pregevole fattura, è con Per un pugno di dollari che Sergio Leone inizia a riscrivere la storia del cinema. Egli scardina totalmente in canoni del western classico di John Ford e Howard Hawks. La trama è un remake, inizialmente non autorizzato, della Sfida del Samurai di Akira Kurosawa. Ciò che rende il film di Sergio Leone un capolavoro del cinema non è la vicenda che racconta, quanto il modo in cui è raccontata.

Nella sequenza in questione abbiamo lo “straniero” (Clint Eastwood) che si rivolge a dei banditi per ottenere delle scuse. Questi loschi figuri avevano infatti sparato contro le zampe del mulo del suo spaventandolo. Qui la presentazione dell’eroe è sublime. Una dolce carrellata lo segue mentre a piedi attraversa la città accompagnato dalla celestiale musica di Ennio Morricone. Eccolo si staglia davanti ai banditi, si presenta con alle spalle questa città deserta, sembra solo e indifeso; a ciò si oppongono i primi piani dal basso dei banditi, sono pericolosi e uniti, questo dicono le immagini. Ma ecco poi un primissimo piano del volto di Eastwood solcato dalla luce che passa sotto il cappello. Forse lo straniero non è così innocuo.

A questo fotogramma, che ha segnato la storia del cinemasegue una veloce sparatoria. In quest’opera il Regista inizia a sperimentare la costruzione della catarsi in maniera totalmente nuova sia per cinema occidentale che per il western in particolare. Momenti di estasi visiva ed emotiva che rendono questa pellicola un capolavoro del cinema di Sergio Leone.

4 – Per un pugno di dollari : duello finale con Ramon

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Per un pugno di dollari è un caposaldo del cinema. Certo le opere successive del regista sono anche più importanti, ma è qui che si pongono le prime pietre per la costruzione di un registro stilistico che cambierà la storia del cinema. Ecco perché in questo film Sergio Leone ci regala ben due sequenze da “classifica”.

Alla fine delle vicissitudini di questa storia vediamo finalmente lo scontro i migliori due pistoleri della città Joe (Clint Eastwood) e Ramon (Gian Maria Volontè). L’epica è impressa su pellicola, questo è il duello finale. L’epicità, il pathos, Leone ottiene tutto ciò, anzitutto, dilatando i tempi. Eastwood ci mette un paio di minuti ad entrare sulla scena, minuti in cui continua a montare la musica di Morricone, lo spettatore a questo punto è già totalmente avvolto nella vicenda. Ma c’è di più, le inquadrature raso terra per mostrare i combattenti che si dispongono, i campi totali su Eastwood, i primi piani su Ramon e soci (come nella sequenza da noi analizzata precedentemente).

La tensione dello scontro, tra eroe (o meglio antieroe) e la sua nemesi, sale. E in questa parte del film il cineasta ci da il colpo di grazia. Alterna i primissimi piani, alle figure intere, zoom velocissimo sul particolare della pistola o la corazza di ferro. La corazza di ferro omaggiata da Robert Zemeckis in Ritorno al futuro – Parte III. In tutto ciò oltre alla tensione eroica, si vede la paura di Volontè e il senso di rivalsa di Eastwood. Infine vi invito solo a sedervi e guardare il montaggio rapido con cui Sergio Leone orchestra la sparatoria fra i due.

La spettacolarizzazione dell’antieroismo, questo è il duello finale del capolavoro del cinema Per un pugno di dollari.

3 – Per qualche dollaro in più : duello con El Indio

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Un folle criminale e la sua banda decidono di rapinare un’importante banca. Due bounty killer si mettono in società per ottenere la cospicue taglie di questa banda. Nient’altro è la sinossi di Qualche dollaro in più, con un superbo Lee Van Cleef nella parte del colonnello Douglas Mortimer. Questa pellicola è, ancora una volta, un capolavoro del cinema per il modo in cui la storia è raccontata.

Nel duello finale il Regista continua sperimentare e si avvicina alla perfezione. L’espediente del carillon per scandire il conto alla rovescia, l’arrivo di Eastwood con in primo piano la sua mano che si apre su i due duellanti, questo e tanto altro profuma di storia nel cinema. Nel duello finale di questo film Sergio Leone usa alla perfezione i primi piani. Sul Colonnello per farci partecipare al suo sentimento di vendetta per una figlia persa. Su El Indio (Gian Maria Volontè) per esprimere la tensione paranoica, la paura, il presagio di essere arrivato al capolinea. Il particolare dell’orologio che ci fa entrare nei ricordi dei due rivali.

Oltre alla componente intimistica, Sergio Leone da amante del western non si dimentica di dover creare la tensione crescente fino all’apice del climax dello scontro. Ancora una volta è il montaggio il punto di forza della componente catartica. Si alternano campi lunghi con i tre soggetti protagonisti, ai particolari delle mani e degli occhi dei duellanti e la figura di Eastwood che spezza, che riequilibra lo sbilanciamento emotivo nella sua figura di arbitro.

2 – Il buono, il brutto, il cattivo  : Il cimitero

De Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone non si può dire altro se non che è un capolavoro del cinema. Oggi si abusa della parola “capolavoro” ma non ci sono altre definizioni per questa pellicola, pura perfezione. La trama oramai è cultura popolare, tre bad guys alla ricerca di un grande bottino si scontreranno per non dividerlo con nessuno.

La “caccia all’oro”

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Per semplicità dividiamo la sequenza in due momenti. Il primo momento da storia del cinema è la ricerca della tomba con il tesoro da parte di Tuco (Eli Wallach). Qui la macchina da presa si alza in un dolly che apre ad un campo lunghissimo che mostra l’immensità del cimitero dove lo sventurato Tuco dovrà cercare il tesoro. C’è di più però. Nel film Sergio Leone ci vuole dare il senso dello spaesamento, il senso dell’ansia della ricerca dell’oro, dobbiamo immedesimarci nello stato d’animo del Brutto. Ed ecco che partono le panoramiche, prima lente e che seguono Wallach; poi in soggettiva e noi ora vediamo ciò che vede lui; qui le macchina si muove sempre più velocemente fino a farci sentire totalmente persi.

Il duello tra il Buono, il Brutto, il Cattivo

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L’altro momento emblematico della pellicola ce la regala con il duello tra il Buono, il Brutto e il Cattivo. Riprende il “gioco a tre” di Per qualche dollaro in più e lo innalza in una composizione visiva senza precedenti. Un mosaico di inquadrature che riescono però ad incastrarsi perfettamente. Le angolazioni sono tantissime. Particolari, primi piani, primissimi piani su gli occhi (sdoganati dallo stesso Leone), campi lunghi per ristabilire l’unitarietà compositiva; il tutto come preludio alla catarsi.

Nella sequenza del duello i tempi sono dilatanti come non mai e ciò è funzionale a permettere alla spettatore di immergersi nel momento. Stiamo in apnea per qualche minuto e poi taglio netto! Ci risvegliamo dallo stato estatico in cui eravamo immersi e la tensione scende fino alla conclusione della pellicola, non prima di qualche ultima tribolazione nel finale ironico ed iconico. .

Con questo film Sergio Leone da, probabilmente, il più grande apporto alla riscrittura dell’enciclopedia della storia del cinema, e per questo gliene saremo per sempre grati.

1 – C’era una volta il West : duello tra Frank e Armonica

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Arriviamo alla fine di questo viaggio tra i momenti che hanno segnato la storia del cinema con il duello tra Frank e Armonica in C’era una volta il West. Una vedova che cerca la sua rivalsa contro un avido uomo d’affari; un criminale che cerca di fare il salto di qualità e un uomo alla ricerca di vendetta. Questo e tanto altro compone l’ennesimo capolavoro del cinema di Sergio Leone.

Concentriamoci sulla sequenza finale del film. Il misterioso Armonica (Charles Bronson) sfida a duello il sicario Frank (Henry Fonda). Tutto ciò che abbiamo detto della costruzione delle immagini, in questo film Sergio Leone le estremizza. I tempi sono maggiormente dilatati che ne il Buono, il Brutto, il Cattivo; riduce il numero di inquadrature per focalizzarsi nella prima parte sulla costruzione epica e nella seconda sulla componente intimistica che ci permetterà di capire chi è Armonica.

La catarsi eroica, o meglio il pathos antieroico sale con delle panoramiche che seguono lentamente i personaggi. Figura intera per Henry Fonda, primo piano per Charles Bronson. La macchina da presa ruota su due lati opposti per fermarsi finalmente con i duellanti uno di fronte a l’altro, si incontrano in un fermo immagine geometricamente perfetto.

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Seguono i primi piani per indagare l’animo dei soggetti prima dello scontro. Lento zoom su gli occhi di Bronson attraverso cui, finalmente, Leone ci lascia guardare nella mente di Armonica. Si aprono a noi i ricordi del duellante. I ricordi in una mente spoglia, in cui c’è solo quel pensiero: un arco, pochi uomini, una corda, un armonica e poi deserto. Questa fase onirica è rallentata, appesantita, come un macigno nella testa di Bronson. Ed ecco che poi arriva, come nel finale de Il Buono, il Brutto, il Cattivo, il taglio netto.

Conclusione

Dovremmo parlare per ore di questa singola sequenza, anche solo del “modo” in cui muore il duellante sconfitto. Limitiamoci a concludere dicendo che in questo film Sergio Leone fonde la componente epica e quella intimistica in un risultato senza precedenti. Probabilmente negli annali della storia del cinema la sequenza del cimitero (posizione n. 2) è stata più importante. Se però siete alla ricerca di emozioni forti, mai provate prima, allora sarete d’accordo con il sottoscritto nel ritenere la sequenza del duello di C’era una volta  West la migliore sequenza mai girata dal Regista.

Non ci rimane che dire Grazie! a Sergio Leone per tutto quello che ha dato alla Settima arte.

 

 

 

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