Recensioni

EYES: recensione del corto sull’indifferenza vincitore ai Nastri d’Argento

Uno sguardo al corto di Maria Laura Moraci, dedicato alla memoria di Niccolò Ciatti

EYES recensione del cortometraggio scritto e diretto da Maria Laura Moraci, alla sua prima regia di un corto di finzione. Moraci, dopo il corto documentario AMR – Storia di un riscatto, basato su una storia vera di immigrazione, torna dietro alla macchina da presa usando la propria arte come forma di denuncia sociale. EYES infatti si scaglia contro l’indifferenza e la superficialità che avvelenano la società odierna, portandola sempre più a guardare senza vedere veramente.

Il corto è dedicato alla memoria di Niccolò Ciatti, il 22enne picchiato a morte da tre ceceni nell’indifferenza generale il 14 agosto 2017 in una discoteca a Lloret de Mar, vicino a Barcellona. I presenti guardarono immobili la scena come se si trovassero davanti a un ring inesistente, alcuni ripresero persino con il cellulare. Nessuno si premurò però di chiamare i buttafuori o la polizia. La dura critica di EYES è proprio nei confronti di chi guarda, ma non vede veramente. Di chi, davanti al bisogno, alla violenza, rimane impassibile, chiuso nella propria indifferenza.

Il corto di Maria Laura Moraci, nato in collaborazione con le attrici Elisa Fois e Francesca Aledda, è rientrato nella cinquina finalista dei Corti d’Argento 2019, vincendo il premio speciale società e solidarietà.

Indice

EYES recensione – L’insistenza sul vedere

EYES è uno spaccato di quotidianità capace di dare rappresentazione a un micromondo incredibilmente dettagliato in soli 13 minuti. Il corto si apre con la figura della prostituta moldava, interpretata da Adriana Papana, che corre frettolosamente per poter tornare a casa e allattare il figlio neonato. Una volta alla fermata dell’autobus però, l’autista chiude con indifferenza le porte del mezzo e riparte, sordo alle richieste della donna.

La prostituta si fermerà così alla fermata, dove entrerà in contatto con altri otto personaggi, intelligentemente sceneggiati e magistralmente interpretati. Infatti, dei 30 attori in scena, ben 28 recitano ad occhi chiusi. La regista spiazza lo spettatore attraverso i grandi e spalancati occhi azzurri disegnati sulle palpebre chiuse degli interpreti, un’immagine forte e surreale che racchiude nella sua potenza simbolica l’intero significato del corto. L’insistenza sul piano del vedere è proprio metafora del suo contrario: occhi perennemente spalancati e vispi che lasciano però nel buio tutto ciò che è più facile da ignorare. Recitare ad occhi chiusi risulta così essere una scelta potente e coraggiosa, ma che premia la Moraci, data l’incredibile bravura degli attori nel risultare credibili e naturali.

La fermata come palcoscenico teatrale

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Il personaggio della Papana fa da vero e proprio Caronte, traghettando lo spettatore in due dimensioni diverse e accompagnando il cambio di registro dal grottesco al dramma. Dalla sequenza iniziale lo spettatore viene così trasportato con tagli rapidi alla fermata dell’autobus, la quale diventa specchio della contemporaneità. I nove attori che aspettano l’autobus sono tutti chiusi nel proprio egoismo e sembrano non rimanere più colpiti da nulla.

A rompere però la propria bolla di indifferenza saranno delle urla femminili, forti, acute, disperate, che bucano lo schermo e sferrano un pugno allo stomaco dello spettatore. Una donna infatti sta venendo stuprata dietro una siepe, ma il pubblico non lo vede. La scelta di rappresentare lo stupro solo con il suono è l’ennesima scelta saggia della Moraci, che, andando controcorrente con l’impostazione generale del corto, decide di affidarsi questa volta al sentire più che al vedere. Questo permette non solo di mostrare la reazioni degli intensi primi piani degli attori, ma anche di far vivere lo stupro allo spettatore, creando in lui l’esigenza di intervenire.

Saranno però gli attori a intervenire alla fine, destandosi dal torpore dell’indifferenza e squarciando il velo di Maya di schopenhaueriana memoria. La fermata diventa dunque palcoscenico e il sipario si apre proprio nel controcampo della partenza del bus perso dalla Papana. In una sorta di citazione a Samuel Beckett, l’autobus non arriva mai così come Godot. Ma è proprio l’attesa dell’autobus che permette il risveglio delle coscienze dei personaggi e il loro cambiamento.

EYES recensione – Aspetti tecnici

EYES vanta di un’ottimo comparto tecnico, contribuendo a rafforzare così la struttura narrativa del corto. L’ottima fotografia di Daniele Ciprì (È stato il figlio, Il primo re, La paranza dei bambini) è curata nei minimi dettagli e si accompagna al superbo lavoro del colorist Andrea Baracca, detto Red. La color di Baracca (Suburra, Gomorra – La Serie) svolge un ruolo fondamentale nella transizione dall’indifferenza alla presa di coscienza. Il cambio di color, insieme all’apertura del formato quadrato, simbolo della gabbia di cui sono prigionieri i personaggi, è metafora simbolica dell’evoluzione che avviene nei personaggi.

Impossibile non citare l’accurato montaggio di Pierluigi Darino, assistente al montaggio in Veloce come il vento e Smetto quando voglio. Darino dà vita a un montaggio che non annoia mai, riuscendo a mantenere viva l’attenzione e la curiosità. Il lavoro della Moraci si nota soprattutto nelle direttive al cast, superbo nelle prove attoriali e in alcune scelte stilistiche. Si veda per esempio la scelta del già citato formato quadrato, oppure la realizzazione della scena in split screen con i primi piani degli attori nel momento della presa di consapevolezza. Perfetta inoltre la colonna sonora del corto, che contribuisce a una maggiore immersione nei fatti narrati.

EYES recensione – Conclusione e considerazioni

eyes recensione corto

EYES è uno di quei prodotti di cui si sente sempre più il bisogno. Nascono da un’idea nobile, perseguono uno scopo importante e riescono a far riflettere lo spettatore, sferrandogli un metaforico pugno nello stomaco necessario al suo cambiamento. Vincitore di 22 premi e selezionato in oltre 51 festival in tutto il mondo, EYES è un vero gioiello, necessario, ben riuscito e dal finale positivo. Non ha sorpreso dunque la vittoria nella sezione dei Corti d’Argento 2019 del premio speciale società e solidarietà.

Vedendo EYES sono tante le emozioni che si possono provare. Ci si indigna, ci si arrabbia e si soffre. Alla fine si sogna anche, perché il finale fa sperare in un cambiamento. La speranza però viene eclissata dalla brutale realtà del mondo, con il video dell’assurdo massacro di Niccolò Ciatti. Il calcio sferrato al ragazzo è un calcio che arriva direttamente al pubblico, scuotendolo e destandolo dalla propria indifferenza. EYES parla e manda segnali anche nei titoli di coda attraverso le preoccupanti notizie delle vittime della noncuranza e dell’insensibilità. Ci ricorda così in che direzione la società contemporanea stia precipitando e quanto sia importante intervenire nel proprio piccolo. Il primo passo è stato compiuto. I nove protagonisti hanno aperto gli occhi, si sono alzati e sono intervenuti. Ora tocca a noi.

EYES

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Interessante e riuscitissima la scelta della recitazione a occhi chiusi
  • Cambio di registro narrativo ottenuto con bravura e intelligenza
  • Egregio sviluppo tematico: lo spettatore sente l'esigenza del cambiamento alla fine del corto
  • Ottimo comparto tecnico: regia, fotografia, montaggio, color, colonna sonora a livelli eccellenti

Lati negativi

  • Finisce. Ci auguriamo che la Moraci si cimenti in un lungometraggio al più presto

Voto Utenti: 4.6 ( 3 Voti)
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