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La Stanza: recensione del film italiano disponibile su Prime Video

Un altro prodotto italiano di genere approda sulla piattaforma streaming di Amazon

Su Amazon Prime Video continuano ad approdare film che sfortunatamente non sono riusciti a raggiungere il grande schermo, a causa dell’attuale emergenza sanitaria. Questa distribuzione può rivelarsi però utile per scoprire piccoli prodotti, che in sala sarebbero stati schiacciati da grandi titoli. Nei primi giorni del nuovo anno è approdato un film del genere su Prime Video: La stanza, di cui vi presentiamo la recensione. La pellicola è una nuova scommessa tutta italiana con il cinema di genere. Siamo di fronte infatti a un vero e proprio mix di thriller psicologico, horror di stampo home invasion/slasher e dramma familiare. Ma non è tutto: è presente anche un plot twist dal carattere quasi sci-fi che sconvolge le carte in tavola.

Diretto da Stefano Lodovichi (In fondo al bosco), La stanza sembra essere perfettamente in linea con i tempi che corrono. La storia infatti si svolge interamente all’interno di un appartamento, in cui irrompe uno sconosciuto. Quest’uomo sconvolgerà la vita della padrona di casa, Stella, e del suo ex marito. Le basi per un buon film ci sono tutte, non solo a prima vista ma anche avventurandosi nella prima parte della trama. Tuttavia la presenza di fragilità importanti giungono a minare il risultato finale di un’opera che poteva rappresentare una ventata di novità nel cinema italiano. Di seguito la recensione completa de La stanza.

Indice

Uno (s)conosciuto alla porta – La stanza, la recensione

In una piovosa mattinata Stella (Camilla Filippi), vestita da sposa, è intenzionata a suicidarsi gettandosi dalla finestra. Il suono del campanello la induce però a non farlo. Alla porta trova uno sconosciuto (Guido Caprino), che afferma di aver prenotato una stanza nell’appartamento della donna e di conoscere il suo ex marito, Sandro (Edoardo Pesce). Stella decide di accogliere l’uomo, nonostante non accolga più ospiti da tempo. Lo sconosciuto impone da subito la sua presenza, cercando insistentemente di socializzare con la padrona di casa, diffidente ma curiosa al tempo stesso. Inoltre l’uomo sembra conoscere molte cose di lei. Quando si presenta all’appartamento anche Sandro, che ha spezzato il cuore di Stella, la situazione degenera in modo inaspettato.

Giulio, lo sconosciuto, costringe la coppia a confrontarsi sui loro segreti, che lui conosce inspiegabilmente nel dettaglio. Quello che lega Stella e Sandro a Giulio è qualcosa di incredibile e sconcertante. Ed è questa la chiave per scoprire l’identità di Giulio, capire i motivi che lo spingono ad agire con violenza e conoscere i problemi che affliggono la coppia protagonista. Uno di questi è legato a una presenza nella casa, che verrà ben presto rivelata.

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La stanza. Lucky Red

Thriller da camera

Nato da un progetto sugli Hikikomori (coloro che si ritirano dalla vita sociale per una volontaria reclusione dal mondo esterno), La stanza è diventato un thriller psicologico da camera, in cui il cinema di genere viene sfruttato per una storia dalle caratteristiche più intimiste. Avendo a disposizione un’unica ambientazione il rischio è grande, ma la regia di Stefano Lodovichi lavora in modo impeccabile su di essa. Il regista riesce a dare valore al luogo, rendendolo un ulteriore protagonista e un organismo quasi vivo, che sembra reagire alle azioni dei personaggi. Tale aspetto ricorda molto Madre! di Darren Aronofsky, con la differenza che, in questo caso, sono le dinamiche familiari ad affliggere l’abitazione. Segreti, dolori ed errori consumano un luogo affascinante, che si fa sempre più sinistro.

Interessante notare come questo luogo fisico si trasformi quasi in un non luogo, in cui passato, presente e futuro iniziano inspiegabilmente a intrecciarsi, per costringere Sandro e soprattutto Stella a confrontarsi con le loro colpe e i loro errori. In fase di scrittura Lodovichi ( insieme a Filippo Gili e Francesco Agostini) sceglie una via spesso battuta dalla recente cinematografia mondiale. La stanza sfrutta non uno ma più generi per trattare una complessa e delicata tematica, quanto mai attuale. L’esperimento purtroppo non ha esito felice: l’accumularsi di generi di plot twist finisce per rivelare gravi fragilità nella struttura filmica.

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La Stanza. Lucky Red

Tra generi ed errori – La stanza, la recensione

Senza incorrere in imperdonabili spoiler, si può affermare che l’argomento principale del film sia il rapporto tra figli e genitori, dove i problemi dei secondi finiscono per distruggere e consumare i primi; questi ultimi finiscono per rinchiudersi in un regno-stanza che in realtà non li protegge, ma accresce il loro dolore e risentimento. Un tema alquanto interessante, purtroppo non valorizzato da una solida struttura filmica. Se La stanza inizialmente ci propone una storia di stampo thriller/horror, il plot twist che rivela ogni cosa risulta troppo fuori luogo e finisce per minare anche la sospensione di incredulità. L’elemento che dovrebbe portare vita nella narrazione non risulta credibile, è fin troppo telefonato, anche solo prestando la minima attenzione, e finisce per essere svelato incredibilmente tardi.

La concentrazione sul plot twist ha influito probabilmente sulla resa del resto del film, che in più occasione annoia con troppe parole e lacrime. Inoltre l’attesa del colpo di scena non è gestita in modo corretto: non c’è un piacere della visione o un giusto clima di tensione a tenere viva l’attenzione dello spettatore. Con le buone premesse in ballo, dispiace vedere un film che finisce a girare continuamente su se stesso, tra dinamiche e discorsi ripetitivi che culminano in un atto finale più horror e movimentato che serve a poco. Fino ad arrivare a una scena conclusiva leggermente zuccherosa, che stona con quanto impostato precedentemente.

Troppa ambizione?

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La Stanza. Lucky Red

Arrivando alla conclusione di questa recensione de La stanza, ciò che emerge è di aver assistito a un’opera coraggiosa, ma probabilmente troppa ambiziosa. Lodovichi dimostra di conoscere il cinema d’autore, omaggiandolo con grande capacità, soprattutto per quanto riguarda la componente visiva. La tematica trattata è interessante e affrontata tramite una dinamica narrativa delicata da maneggiare, soprattutto in un film di questo genere. Il grave problema della pellicola risiede infatti nel non riuscire a inserire in modo corretto tale dinamica nella struttura narrativa, ma soprattutto nel non riuscire a renderla un minimo credibile. La componente psicologica e la situazione tipica da horror home invasion inoltre non sono in grado di creare un clima di tensione soddisfacente. A prevalere dunque è soprattutto la noia e l’attesa di qualcosa che non arriva. Le prove attoriali dei tre protagonisti invece convincono di più. Risultano però leggermente sprecate, poiché al servizio di una sceneggiatura difettosa.

Camilla Filippi è troppo spesso relegata a scene di pianto; Edoardo Pesce invece non ha modo di far emergere del tutto le sue capacità. Molto convincente è Guido Caprino nel ruolo di Giulio: l’attore fornisce una prova in grado di affascinare e atterrire al tempo stesso. Peccato che nell’atto finale Caprino si concentri troppo nel tentare di ricalcare il Jack Nicholson di Shining. La stanza contiene diversi elementi che si ispirano al film di Kubrick, a partire dal conflitto familiare, in particolar modo quello padre-figlio. Tuttavia, cercare di imitare il lavoro di Nicholson finisce per diventare un vero e proprio buco nell’acqua. Dopo Weekend, dispiace vedere nuovamente un’occasione sprecata. Al tempo stesso fa piacere notare come case di produzione italiane come la Lucky Red finanzino film coraggiosi come La stanza. Una maggior attenzione alla qualità (soprattutto nella scrittura) avrebbe garantito una sicura riuscita.

La stanza

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • L'ambientazione unica è valorizzata a pieno e parte integrante della narrazione
  • Le interpretazioni dei tre protagonisti, nonostante qualche scivolone, risultano soddisfacenti

Lati negativi

  • Il principale plot twist rovina l'impostazione del film, non è credibile ed è mal gestito
  • Sceneggiatura ricca di difetti
  • Scarso lavoro sulla tensione: a prevalere è soprattutto la noia

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