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Raccontami di un giorno perfetto: recensione del film Netflix con Elle Fanning

Brett Haley dirige l'ennesimo teen drama targato Netflix

A due anni dal suo ultimo film, Brett Haley decide di ritornare dietro la macchina da presa e di portare in sala un progetto ambizioso come Raccontami di un giorno perfetto. Adattamento del best seller di cinque anni fa di Jennifer Niven, All the Bright Places (questo il titolo originale) diventa così una pellicola cinematografica. Essa, scritta e diretta dal regista, è disponibile su Netflix a partire dal 28 febbraio e in questi primi giorni è risultata essere uno dei titoli di punta del colosso statunitense. Il lungometraggio può quindi definirsi un teen drama abbastanza cupo e malinconico, genere ben conosciuto e a lungo trattato da Haley. Nonostante tutto però il film si rivela abbastanza banale e deludente, non riuscendo certamente a rispettare le attese. Approfondiamo le tematiche di Raccontami di un giorno perfetto nel prosieguo della nostra recensione.

Produzione tutta targata Netflix, l’opera di Haley presenta un cast rispettabile, dove emergono Elle Fanning (Aurora di Maleficent), Justice Smith, Luke Wilson e Keegan-Michael Key. Ora il film assume spesso un tono compunto e grave, riprendendo alcune tematiche difficili come la malattia mentale, l’amore, l’elaborazione del lutto e la condivisione. Inoltre il lungometraggio non si ritrae certo dal citazionismo, a tratti ridondante, ricalcando totalmente lungometraggi come American Beauty o Harry Potter. Pertanto il film è certamente un’opera finalizzata alla riflessione, ma si scorge in essa più di qualche difetto e banalità.

Indice

La trama: Raccontami di un giorno perfetto recensione

È molto presto quando Violet Markey (Elle Fanning) decide di salire sul parapetto di un ponte e di ponderare l’idea di suicidarsi il giorno del compleanno della sua defunta sorella Eleonor. Tuttavia proprio sul ponte sta correndo un ragazzo, Theodore Finch (Justice Smith), il quale la farà ragionare e la salverà. Apparentemente molto diversi tra loro e alle prese ciascuno con i propri problemi e dissidi interiori, Violet e Theodore risultano però incuriositi l’uno dall’altro. Proprio per questo Theodore, sicuramente il più espansivo tra i due, cerca di cogliere sempre l’occasione per conoscere meglio Violet e aprirsi con lei. Occasione che si presenta nel momento dell’assegnazione di un progetto scolastico di geografia, consistente nell’esplorazione dei luoghi più significativi dell’Indiana per ogni ragazzo e nella loro successiva esposizione in classe. Il lavoro è di coppia e Theodore, abilmente e spregiudicatamente, decide sin da subito di chiedere a Violet di collaborare.

Dopo un iniziale tentennamento e rifiuto, alla fine Violet cede e acconsente alla collaborazione per il compito scolastico. Essi inizieranno quindi ad esplorare vari posti dell’Indiana, con Theodore che dal principio cercherà di far riprendere Violet dal lutto e di farla reagire, ricordandole come, nonostante tutto, valga ancora la pena vivere. Così facendo si prefigurerà per entrambi un percorso fatto di divertimento, disincanto, illusione, evasione ed amore, sentimenti da tempo non provati ed esperiti dai protagonisti. Tuttavia in mezzo a cotanta felicità si interporrà la depressione di Theodore, una malattia dalle radici profonde e tetre. Le domande fondamentali del film sono quindi: Violet si riprenderà totalmente dalla morte della sorella? I due ragazzi come completeranno il progetto? Theodore supererà grazie a Violet i suoi problemi? Raccontami di un giorno perfetto recensione del film con Elle Fanning

L’elaborazione del lutto e l’amore tormentato

Tra i temi principali che si possono riscontrare dopo la visione di Raccontami di un giorno perfetto ci sono l’elaborazione del lutto e l’amore tormentato. Entrambi i filoni tematici hanno senza dubbio molti punti di contatto e nella pellicola emergono lapalissianamente. In primo luogo la tematica dell‘elaborazione del lutto è percepibile durante tutto il film ed è esemplificata non solo dalla vicenda di Violet, ma anche dal comportamento della sua famiglia. Infatti proprio in seno ad essa è possibile cogliere una differenziazione nella sofferenza e nella metabolizzazione della perdita, con atteggiamenti distinti assunti da quest’ultima, sua madre (Sofia Hasmik) e suo padre (Luke Wilson). Ora il cammino per il superamento della tristezza di Violet è sicuramente impervio, ma passa sia per il ricordo felice della sorella sia per l’accettazione del dramma sia per l’innamoramento.

Haley ci dice che soffrire per i propri cari è normale, ma che alla fine non ci abbandonano mai totalmente poiché sempre vivi in noi. Inoltre vivere senza di essi è sicuramente duro, ma c’è ancora bellezza nel mondo per cui merita vivere. L’amore si lega quindi indissolubilmente con l’elaborazione del lutto, ma essendo in questo caso tormentato e complesso diventa contemporaneamente sia strumento di superamento sia cruccio interiore. L’innamoramento tra i due protagonisti si origina dal dolore e con esso è costretto a convivere. Inoltre questa esperienza amorosa è comunque immatura ed adolescenziale e, come tale, disfunzionale, difettosa e piena di incomprensioni. Tuttavia se le tematiche sovrariportate potrebbero risultare interessanti (per quanto trattatissime), sicuramente il modo di narrarle risulta deficitario. Esso non solo ricalca i soliti cliché e stereotipi del genere, ma decide di copiare continuativamente diversi autori, da Sam Mendes a Anne Fontaine.

La malattia mentale e la condivisione

Altri due argomenti fondamentali posti e trattati da Haley sono inevitabilmente la malattia mentale e la condivisione. Questi temi senza dubbio amplificano l’atmosfera drammatica dell’opera e riescono a creare un discorso semi-coerente. La malattia mentale è qui rivista in chiave abbastanza confusionaria, a differenza invece della tematica della condivisione. In primis la malattia mentale viene incarnata da Theodore, un ragazzo che sembra socievole e spavaldo, ma che tutti chiamano the freak (“lo schizzato”). Il soprannome, come tutti i nomignoli, ha un fondo di verità e in un certo senso Haley ne dà una motivazione. Sotto questo punto di vista quindi il disagio psichico è sì argomentato, ma non abbastanza. Difatti non si può pensare di utilizzare solo il simbolismo e qualche frase evocativa per concludere la riflessione, soprattutto se il tono recitativo assume per buona parte del tempo un atteggiamento opposto.

Il grosso problema del modo in cui la malattia mentale viene trattata è la sua indeterminatezza. Nell’opera non solo non si capisce se Theodore soffra di disturbi psichici seri, di nevrosi o di depressione, ma spesso non sembra nemmeno malato. Dall’altro lato invece la questione della condivisone è ben tratteggiata, con un ragionamento ben esplicitato. Qui l’autore vede nel momento della compartecipazione una sorta di catarsi e altresì l’assenza di condivisione come un errore imperdonabile, capace di ingigantire addirittura il problema. Pertanto il lungometraggio individua nel metodo della condivisione del dolore l’unica cura possibile e in tal modo riesce a dare una direttrice alla sua cogitazione a riguardo. Infine non appare casuale che tutto parta dal lutto, che come afferma Claudio Neri: “è la forma caratteristica di condivisione ed elaborazione del dolore della perdita”.Raccontami di un giorno perfetto recensione del film con Justice Smith

Il lato tecnico: Raccontami di un giorno perfetto recensione

Procediamo nella recensione di Raccontami di un giorno perfetto approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente la pellicola risulta interpretata discretamente e a tratti convincente. Uno dei difetti del film è anche da riscontrarsi qui, soprattutto nello iato tecnico evidente tra una brava attrice come Elle Fanning – sicuramente la più convincente – e Justice Smith. Quest’ultimo non riesce a reggere il confronto e alle volte risulta essere troppo sottocategoria. Il comparto registico della pellicola è ordinario e, nonostante qualche vezzo o inquadratura ad effetto, il risultato appare abbastanza scolastico e banale. Infatti la gestione e la messa in scena di particolari situazioni alle volte lascia un po’ a desiderare. È invece interessante l’insistenza sui primi piani, anche se nel campo e controcampo scolastico, alle volte, vengono totalmente inficiati da alcuni scavalcamenti di campo inutili. Lo stesso può dirsi per il piano americano, troppo abusato e in alcuni frangenti inutile.

Scenograficamente e dal punto di vista fotografico il film invece è buono, con una scelta dei set e una palette fotografica coerenti, malgrado qualche indecisione. La colonna sonora è forse il punto di forza del film poiché in molti frangenti pare essere più efficace dell’immagine. Inoltre essa calza a pennello per molte sequenze e si armonizza perfettamente con un montaggio purtroppo deficitario. Tuttavia tecnicamente il più grande difetto è nella sceneggiatura, figlia non solo di un citazionismo esasperato, ma alle volte veramente priva di idee. Ne derivano quindi alcuni soggetti e caratteri incompleti, intrinsecamente interessanti, ma privi di un background definito e di un approfondimento psicologico esaustivo. La scrittura infine non riesce a spiegare o esemplificare dei concetti senza copiarli da autori come Pavese e Virginia Woolf, ovviamente decontestualizzandoli e minimizzandoli. Pertanto il film così mostra la sua più grande pecca: la scontatezza.Raccontami di un giorno perfetto recensione del film di Brett Haley

Considerazioni finali: Raccontami di un giorno perfetto recensione

Nella conclusione della nostra recensione di Raccontami di un giorno perfetto vogliamo sottolineare come il film si prefiguri come un’opera mal calibrata. Questa considerazione emerge alla luce della sceneggiatura, della prova di alcuni attori non all’altezza, della piattezza di alcuni personaggi e di una regia non impeccabile. In questa valutazione che può apparire severa e molto negativa si salva comunque una parte del film, rappresentata dal direttore della fotografia, dagli scenografi e dalla colonna sonora. Ma chi stupisce più di tutto e tutti è certamente Elle Fanning, forse nella migliore delle sue interpretazioni e che dimostra di aver raggiunto una maturità non indifferente. Difatti essa riscatta, ben più che moderatamente, le sorti dell’opera e la rende sufficiente quasi in solitaria.

Detto ciò la perizia tecnica non elide le mancanze e i difetti interpretativi e narrativi, i quali restano evidenti e a volte macroscopici. E si badi che neanche la ripresa totale di inquadrature di film come Two mothers possono colmarli. Inoltre è giusto puntualizzare come si comprenda l’intento di Haley di trattare con spregiudicatezza la malattia mentale, ma probabilmente non era questo il modo giusto. Terminando la nostra recensione di Raccontami di un giorno perfetto possiamo certamente dire che ci risultano abbastanza ingiusti i salvataggi della critica, che è forse stata troppo benevola e ha voluto premiare l’intraprendenza piuttosto che la qualità. Per concludere, il giudizio del film non può essere superiore alla sufficienza, nella quale è insito il rammarico per un occasione cinematografica sprecata.

Raccontami di un giorno perfetto

Voto - 6

6

Lati positivi

  • L'interpretazione di Elle Fanning
  • Scenografia e colonna sonora

Lati negativi

  • Justice Smith
  • Sceneggiatura
  • Mal assortimento delle tematiche trattate
  • Regia scialba

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