True Story: recensione del film con Jonah Hill e James Franco

Un film su una storia vera che racconta il lato oscuro della verità

Verità è una parola forte, con un significato quasi inaccessibile. In un mondo sempre più sfaccettato, però, questa non è più considerata un’entità che si cela dietro il velo di Maya e si trasforma in concetto fluido, dinamico e ancora più misterioso. True story, di cui vi proponiamo la recensione, racconta il particolare rapporto tra un giornalista nel momento più buio della sua carriera e uno dei maggiori ricercati dell’FBI alle porte del suo processo.

Rupert Goold nel suo esordio cinematografico utilizza uno dei casi giudiziari americani più intriganti del nuovo millennio proprio per riflettere sul concetto di verità e della sua trasformazione. L’incontro tra i due protagonisti, interpretati da Jonah Hill e James Franco, non è affatto casuale e permette al film di innescare i temi principali della sua trama: la verità e il linguaggio. Due concetti apparentemente diversi, ma che uniti riescono a dare vita a problematiche morali e filosofiche.

Indice:

Trama – True Story recensione

Michael Finkel è un importante giornalista del New York Times. Un giorno viene licenziato per aver nascosto delle informazioni riguardanti il suo ultimo articolo sulla schiavitù in un paese africano. Il giornale non può permettersi di raccontare falsità ai suoi lettori e lo allontana dalla redazione insieme a una smentita in prima pagina. Questo comportamento distrugge la reputazione di Michael, che si trova una macchia indelebile sul suo curriculum e l’impossibilità di trovarne altri lavori. Decide così di tornare a casa nel Montana e riordinare le idee, ma riceve una chiamata che gli cambierà per sempre la vita. Christian Longo, assassino ricercato da tutte le autorità americane per aver ucciso la sua famiglia, è stato arrestato in Messico e ha dichiarato di essere Michael Finkel.

I due si incontrano in prigione e nasce fin da subito un legame particolare, pieno di tensione e curiosità reciproca. Il fatto di essere stati accusati e di dover essere processati per quello che hanno fatto li spinge a confrontarsi sul loro passato. Christian è un estimatore del lavoro editoriale di Mike e gli chiede di insegnarli a scrivere in cambio della sua storia in esclusiva. Per Mike questa è l’occasione della vita, soprattutto dopo essere sprofondato; egli infatti accetta senza pensare alle possibili conseguenze. I due iniziano a incontrarsi ogni giorno per conoscersi e ottenere ciò che l’uno vuole dall’altro, ma la tensione inizia a salire perché i comportamenti di Christian iniziano ad essere ambigui. La sua personalità diventa sempre più simile a quella dello scrittore e insiste a non raccontargli se sia o no colpevole. Poi, però, il processo inizia e tutte le carte vengono scoperte.

Esiste la verità? – True Story recensione

L’aspetto su cui punta maggiormente il film è la figura enigmatica e indecifrabile del probabile assassino interpretato da James Franco. La sua è una storia complicata, colma di problemi e frustrazioni, che sfocia poi nell’arresto e il successivo processo per aver ucciso l’intera famiglia. È un uomo rimasto solo, e l’unica relazione con il mondo esterno  è quella con il giornalista. A quest’ultimo chiede una sola cosa: imparare a scrivere e parlare come lui. Una richiesta alquanto strana per un uomo relegato in una cella. Perché ha scelto proprio Michael Finkel? Cosa ha intenzione di fare? Perché Michael decide di aiutarlo senza farsi troppe domande? Sono questi i misteri che il film fa emergere e che svela solo alla fine.

La tematica preponderante in True Story è la verità e la malleabilità della stessa; si riflette su come il linguaggio e la comunicazione possano distorcerla per delle motivazioni ben precise. Michael Finkel nasconde la verità per raccontarne un’altra più d’effetto ai fini del suo articolo. Christian Longo, invece, addirittura non dice la verità per mantenere il mistero; ma la verità non è altro che quella raccontata, un semplice punto di vista facile da costruire e complesso da distruggere.  L’unica verità è che la verità non esiste. Tutto è relativo e il piatto della bilancia si muove verso chi la racconta meglio, chi di fronte a un foglio bianco è più convincente. Neanche i fatti riescono sempre a idealizzarla e cristallizzarla. Rimane sempre quel dubbio, quella tensione che permette al personaggio interpretato da James Franco di avere in mano la situazione.

Recensione True Story

True Story. New Regency Pictures, Plan B Entertaiment

Lato tecnico – True Story recensione

A spiccare su tutto il resto sono la solida sceneggiatura e l’ottima interpretazione degli attori protagonisti. I dialoghi sono perfettamente bilanciati e riescono a far emergere il misterioso rapporto tra i due protagonisti, e ad accentuare la tensione che cresce piano fino al climax finale del processo. Le grandi performance dei protagonisti permettono di rendere credibili due personaggi molto complessi. Le espressioni ambigue e misteriose di James Franco riescono ad accrescere il mistero della sua figura; Jonah Hill invece riesce a comunicare un forte senso di rivincita verso un sistema che lo ha tagliato fuori. Loro due insieme funzionano alla perfezione, i loro incontri sono la parte migliore del film. Anche Felicity Jones, che interpreta la moglie di Michael Finkel, è perfettamente nella parte di una persona sempre più lontana da un marito mangiato dai suoi demoni interiori.

Rupert Goold, anche se alla prima esperienza registica, si dimostra essere abile dietro la macchina da presa. La scelta di non eccedere in nessun manierismo tecnico permette al film di raccontare in modo serio e professionale una storia di cronaca molto intensa e delicata. Questa prima esperienza lo porterà poi ad avere la giusta maturità per realizzare il biopic Judy, uscito nel 2019 con Renée Zellweger nei panni della cantante e attrice Judy Garland. La musica, scritta dal compositore di Snowpiercer e A quiet place Marco Beltrami, crea la giusta atmosfera nelle scene di flashback della famiglia di Christian Longo.

Considerazioni finali -True Story recensione

True story è un film curioso – soprattutto se non si conosce a priori la storia processuale – ma non riesce a esprimere il massimo delle sue potenzialità. Le riflessioni sono interessanti, i dialoghi intriganti, ma la sensazione che manchi qualcosa è sempre presente. Ogni volta che emerge un argomento complesso e importanti si passa a quello successivo e non si lascia il giusto tempo di ragionare su quello che il film propone. Si percepisce, soprattutto nella seconda parte del film, la mancanza di una scintilla che lo ha reso un buon film e non qualcosa di più.

Il finale invece riesce a concludere bene la storia. Il plot twist dopo l’esito del processo funziona e porta i personaggi principali ad avere nuove consapevolezze. Michael Finkel sarà una persona completamente diversa da quella intravista ad inizio del film; fare la conoscenza di un uomo come Christian Longo lo cambierà per sempre. In conclusione True story è un film da guardare per i temi che affronta e il mistero che aleggia sui due protagonisti, ma in cui è necessario uno sforzo da parte dello spettatore per riempire i buchi che la pellicola ha lasciato troppo prematuramente.

True Story

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Ottime performance degli attori
  • Storia e temi molto interessanti

Lati negativi

  • Le riflessioni restano troppo superficiali
  • La parte centrale funziona meno della prima

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