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Il lato positivo: un approccio realistico al disagio psichico

Un'analisi approfondita del successo de Il lato positivo e della sua lotta contro il pregiudizio

Il lato positivo analisi film. Silver Linings Playbook è un film del 2012 diretto da David O. Russell e tratto dal romanzo di Matthew Quick, L’orlo argenteo delle nuvole. Il film ha riscosso molto successo agli Oscar del 2013 per l’accuratezza e la sensibilità con cui racconta la malattia mentale rispetto ad altri film, candidandosi a 8 Academy Awards. Ha conquistato inoltre 4 premi all’Indipendent Spirit Awards 2013, il Premio del Pubblico al Toronto Film Festival 2012, ed è valso all’attrice protagonista Jennifer Lawrence un Oscar e un Golden Globe.

Per trattare al cinema la neurodiversità uno stile come quello di David O. Russell sembra essere particolarmente indicato. Il regista americano utilizza infatti nei suoi film una messa in scena nervosa, rapsodica, a tratti surreale. Uno stile che si adatta molto bene alla mente e alla personalità iperattiva del personaggio interpretato da Bradley Cooper. Il lato positivo affronta infatti la malattia mentale con un approccio realistico e fedele, analizzando senza stereotipi e pregiudizi il reinserimento del paziente all’interno dell’ambiente comunitario e familiare. Il regista David O. Russell affronta il tema del disagio psichico attraverso un approccio irriverente ed empatico, prendendo le distanze dal dualismo che vede la follia come un percorso tragico e irreparabile, o comico e grottesco.

Indice

L’importanza del contatto e dell’empatia nel disturbo bipolare

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Pat Solitano (Bradley Cooper) è un uomo comune, un insegnante che soffre di un disturbo bipolare tardivamente diagnosticato. Lo scoprire la moglie sotto la doccia con l’amante rappresenta l’evento traumatico che fa emergere la malattia, in accordo con le recenti teorie che sottolineano l’importanza dei life events nell’insorgenza del disturbo bipolare. Il regista è egregio nel farci provare empatia per Pat grazie alla descrizione accurata del disturbo. Ecco dunque messi in scena l’alternanza di fasi maniacali e fasi depressive, l’umore eccessivamente espansivo o irritabile e i comportamenti impulsivi. Un’altra figura con cui lo spettatore può entrare empaticamente in contatto è quella interpretata da Jennifer Lawrence, Tiffany. La ragazza soffre probabilmente di un disturbo borderline di personalità, sviluppato in seguito al decesso del marito. La giovane vedova utilizza infatti la promiscuità sessuale come strategia per gestire il suo lutto e i suoi stati emotivi, risultando autodistruttiva.

La relazione tra Pat e Tiffany sarà importantissima per il proprio recupero graduale. Questa viene costruita lentamente su un’espressione corporea, quella del ballo. Pat all’inizio risulta impacciato, goffo, irrigidito in un’immobilità che è «la materializzazione simbolica della sua fissità al passato e ai connessi vissuti traumatici». Il ballo rimette però Pat in contatto con le emozioni represse e con le possibilità espressive del suo organismo. Molto probabilmente Pat non sarebbe riuscito a superare il suo disagio se non avesse avuto accanto Tiffany, che lo intercetta prima su una relazione di sfida e poi di complicità. Si tratta di una complicità corporea, di un dispiegarsi del movimento e con esso delle emozioni. Lo scioglimento del corpo segna infatti lo scioglimento della posizione ossessiva e questo permette a Pat di aprire il suo sguardo e di rientrare così nel mondo.

«Excelsior!»: combattere il pregiudizio e lo stereotipo

Il lato positivo va oltre la mera etichetta diagnostica e la descrizione di contenuti da DSM-V. Ha infatti la capacità di entrare nel funzionamento del paziente. Pat non è semplicemente un malato psichiatrico, ma una persona che riconosce le sue fragilità. Egli cerca di reintegrarsi nella società nel modo più positivo, reale e umano possibile. Come sottolineato dalla psicologa Martina Passanisi, Il lato positivo è una storia sul pregiudizio, in cui all’inizio ogni singolo soggetto ha una propria problematica psicologica che non riesce però ad accettare, limitandosi così a giudicare il prossimo.

Pat affronta le consuete difficoltà di un paziente psichiatrico che prova a reinserirsi in un contesto sociale dopo un periodo di ricovero. Egli deve infatti combattere contro il pregiudizio e l’insensibilità comune. Lo stesso destino – condiviso dalla reale situazione del paziente soggetto a disagio psichico – riguarda anche Tiffany, portatrice a vita di etichetta classificatoria. Ma, alla fine, le esperienze di ciascun personaggio portano a rivedere se stesso nell’altro, e ad accettare e rivalutare la propria condizione.

Il protagonista infatti, avendo modo di frequentare la ragazza, si rende conto di quanto l’etichetta assegnatale dalla comunità non la identifichi e instaura con lei un rapporto di grande rispetto reciproco e complicità. Il motto Excelsior utilizzato da Pat simboleggia un modo di affrontare il presente. Smetterà così di guardare alla propria condizione come ad un limite invalidante, accettando il fatto che un disagio psichico non privi della possibilità di apprezzarsi e stare bene con se stessi.

La scoperta del vero lato positivo

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Sarà proprio Tiffany a dare questo insegnamento a Pat nella scena della tavola calda. Influenzato negativamente dai pregiudizi della comunità sul conto della ragazza, Pat non accetta di esser posto allo stesso livello della protagonista, alludendo alla sua natura volgare e promiscua. Si ritroverò però ad aprire brutalmente gli occhi di fronte alla violenta reazione verbale di Tiffany.

La capacità di Tiffany e Pat di essere liberi e meno vincolati dalle aspettative del contesto, il venire a patti con le fragilità l’uno dell’altro, l’accettare la propria malattia, li rende agli occhi del pubblico «due matti che riconoscono e accettano di non essere perfetti». Entrambi risultano capaci di trovare il proprio risvolto positivo nell’accettare la loro imperfezione. Il motivo per cui Il lato positivo è stato nominato per ben 8 Academy Awards è dovuto ai personaggi alquanto insoliti e non canonici. Questi si muovono all’interno di dinamiche più realistiche e fedeli rispetto ad altri film. Il film si pone così come vero e proprio auspicio nell’aiutare non solo i protagonisti, ma anche il pubblico ad accettare il presente nonostante le proprie fragilità e imperfezioni. Il lato positivo è, in definitiva, la vittoria della positività e della razionalità sui pregiudizi e sugli stereotipi, immersa nella bellezza di una realtà a volte amara e problematica, ma che può permettersi comunque il lusso di non rinunciare ad un lieto fine.

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