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Mulholland Drive: il Sé diviso e la dissociazione nello stato onirico

Un'analisi psicoanalitica di Mulholland Drive, il capolavoro di David Lynch con Naomi Watts e Laura Harring

Mulholland Drive è un film del 2001 scritto e diretto da David Lynch. Originariamente concepito come episodio pilota di una serie tv per l’ABC, emittente statunitense, grande parte del film è stata girata nel 1999. La storia ruotava attorno al mondo di Hollywood e alle aspirazioni di una giovane attrice interpretata da Naomi Watts. Dopo aver preso in considerazione il lungometraggio introduttivo di 90 minuti, i dirigenti televisivi respinsero però il progetto. Lynch decise in seguito di trasformarlo in un film, girando alcune scene aggiuntive e montandole alle precedenti per un totale di 146 minuti. Considerato il capolavoro del regista, il film è valso a Lynch il Prix de la mise en scène (Premio Miglior Regista) al Festival di Cannes del 2001 e una nomination all’Oscar come Miglior Regista.

Nonostante i riconoscimenti, il film ha riscosso poco successo commerciale. A dispetto comunque degli incassi, Mulholland Drive ha raggiunto lo status di cult fin da subito. Questo grazie agli eventi del film aperti a numerosissime interpretazioni. Lynch, come per tutte le sue opere, ha rifiutato di fornire una spiegazione delle sue intenzioni, lasciando al pubblico e ai critici di speculare su ciò che traspare.

Indice

Mulholland Drive – I due macrosegmenti

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Mulholland Drive appare costituito da una struttura narrativa caratterizzata da una prima lunga sezione onirica, che copre i primi tre quinti del film e da una seconda sezione – dal segmento della vita di Diane fino al suo suicidio – in cui alcuni momenti del presente sono integrati da segmenti memoriali e da immagini allucinatorie.

Questi due macrosegmenti, segnati dalla precisa indicazione della dimensione del sogno e del risveglio, presentano però caratteri uniformi e disomogenei. Sotto il profilo della coerenza e della continuità, la prima parte del film – l’universo di Betty – presenta una forte discontinuità spaziale e narrativa, ma la dimensione temporale è caratterizzata da una linearità progressiva, senza alcun salto o inversione. Nella seconda parte, invece, nell’universo di Diane, la temporalità è fortemente frammentata e le immagini del passato sono alternate in maniera discontinua con quelle del presente. Alla discontinuità temporale si contrappone tuttavia una continuità narrativa.

Le funzioni riparative del sogno

L’irragionevolezza della prima parte è quindi interpretabile secondo i saperi e le metodologie dello psicoanalista Sigmund Freud. Egli ha individuato nel lavoro del sogno la mescolanza di fantasmi inconsci e di materiali mnestici legati al quotidiano. Lo psicoanalista ha così distinto le fasi di condensazione, spostamento della libido, considerazione di raffigurabilità del materiale onirico e la revisione finale. L’inconscio nel sogno segnala all’individuo desideri proibiti e latenti e il lavoro onirico può riuscire a sostituire le rappresentazioni dolorose del reale con altre contrarie, reprimendo gli effetti sgradevoli ad esse collegati. Ne risulterà così una tangibile realizzazione deformata del desiderio represso, così grande da controbilanciare le sensazioni penose uniti ai residui del giorno.

Secondo lo psicologo James Fosshage, il sogno è una specie di finestra su un altro mondo, dove è possibile osservare e cambiare il proprio destino e quello degli altri. L’attività onirica è caratterizzata da attività funzionali di tipo adattivo e riparativo, che ristrutturano e riorganizzano i pensieri diurni; finalizzate ad un miglior livello di funzionalmente mentale, permettendo di affrontare una situazione potenzialmente stressogena con risultati migliori.

Mulholland Drive – La dissociazione onirica

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I recenti progressi delle neuroscienze sulle memorie traumatiche – le quali possono produrre sintomi dissociativi di distacco, impedendo l’integrazione dell’evento traumatico a causa della frammentazione della coscienza e della memoria – hanno dimostrato che in alcuni pazienti che hanno subito un trauma violento, il ricordo del trauma stesso può presentarsi improvvisamente con un sogno o con un ricordo. I ricordi traumatici spesso non sono soggetti a rimozione ma a difese dissociative. Per questo motivo a volte sono impossibili da ricordare ma talora anche da dimenticare, ritornando come memorie permanenti e intrusive.

Il tema condiviso dai disturbi dissociativi è proprio la perdita parziale o completa della normale integrazione tra i ricordi del passato e la consapevolezza dell’identità personale. Quando il dolore è troppo forte, la mente rinuncia alla propria capacità di sintesi. Per questo motivo separa le rappresentazioni in contrasto, causando lo scindersi della propria identità in diversi stati dissociati. L’individuo, dunque, fa fatica a mantenere un senso unitario di sé e ad assumere differenti prospettive su un unico evento. Il risultato è quello di situarsi unicamente nel presente, percependo l’esperienza immediata come l’unica verità possibile.

Per questa ragione, gli stati dissociati hanno un accesso privilegiato durante l’attività onirica. La componente d’immersione sensoriale del sogno è infatti prevalente e non permette all’individuo di fornire alcuna associazione. Le funzioni integrative della mente possono così essere compromesse. Ciò causa lo scatenarsi improvviso e involontario di memorie traumatiche, accompagnate dalla perdita di controllo delle emozioni.

Il sogno di Diane e la frammentazione

Il sogno di Diane in Mulholland Drive può essere visto come la rappresentazione del disperato tentativo di mantenere una coerenza nel senso di Sé. Cerca pertanto di superare all’interno dell’attività onirica la frammentazione della propria personalità, causata dall’amore ossessivo per Camilla. La sua situazione è resa inoltre insopportabile dalla frustrante realizzazione di non poter dare compimento al suo sentimento. Per lo psicoanalista austriaco Heinz Kohut, quando l’identità è minacciata da uno stato di frammentazione o dissoluzione, la funzione del sogno è proprio quella di ripristinare il proprio senso del Sé. Il sogno di Diane rappresenta dunque un tentativo di mantenere un certo equilibrio psichico attraverso la gratificazione al proprio desiderio represso.

Diane appare come una donna infantile e insoddisfatta, che in preda a un dolore sentimentale vive uno stato di depressione manifesto anche nei sogni. La ragazza vuole egoisticamente tornare ad essere la persona ingenua e piena di speranze che era quando giunse a Hollywood. Sogna così di diventare un’attrice famosa, ricevere il successo e l’apprezzamento che non ha riscontrato nella vita reale e soprattutto di ottenere l’amore di Camilla. Il desiderio di Diane è duplice: sogna di essere una persona diversa e desidera per Camilla una situazione d’identità incerta e sottomessa. L’unico vero scopo è quello di pilotarla verso la soddisfazione del proprio piacere.

Mulholland Drive – Il suicidio come risposta al Reale

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La sostituzione e la perdita d’identità sono tra i temi principali del film e si proiettano su tre livelli: quello dello spostamento cui sono sottoposti oggetti e personaggi reali, rielaborati e contestualizzati dal sogno di Diane; quello del desiderio di Diane, al fine di soddisfare le proprie pulsioni narcisistiche in maniera totalizzante; quello della paranoia allucinatoria di Diane, la quale avverte nel sogno una scissione psicopatologica del proprio io attraverso il raddoppiamento di sé e l’assegnazione dei propri pensieri ad altri.

A seguito della frustrazione castrante di questi desideri, si verifica la frattura nella personalità di Diane. Impossibilitata a ricucire questo squarcio, diviene preda della paranoia ossessiva che si manifesta nella seconda parte del film. La morte di Camilla e il conseguente senso di colpa privano Diane di ogni mezzo per sostenere la sua personalità ampiamente frammentata. Regredendo così in una gravissima psicosi, troverà nel suicidio l’unico modo per sfuggire ad un’angoscia fattasi intollerabile.

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