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Le commedie italiane da vedere assolutamente

Una lista di 20 film commedia tutte all'italiana da guardare!

Le commedie italiane si sono reinventate, dando allo spettatore la possibilità di apprezzare sia produzioni più datate, ormai classici intramontabili, sia esperimenti più recenti. Noi di filmpost.it vi proponiamo in questa sede una lista di 20 commedie italiane da vedere assolutamente, spaziando tra produzioni più recenti e altre che possono ormai essere definite dei veri e propri cult.

Le commedie italiane da vedere assolutamente:

Il cinema italiano, spesso sottovalutato e denigrato, presenta spesso delle piccole perle. E questa sua potenzialità, che è rintracciabile in vari generi cinematografici, ben si esprime anche nelle commedie, la cui storia fonda in un certo senso le basi del cinema italiano. Che si tratti di classiche commedie all’italiana, o di film spensierati – o, chissà, magari contenenti una morale di fondo –, l’attrattiva del genere non è mai andata scemando.

 Un americano a Roma; Steno, 1954

 

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 Si tratta forse di uno dei film più celebri del panorama cinematografico italiano. Con la regia di Steno, maestro delle commedie italiane, la pellicola vede nel ruolo del protagonista uno straordinario Alberto Sordi. Il film prende atto nell’Italia del dopoguerra, dove il sogno americano era arrivato a condizionare anche i gli abitanti della penisola. E questo accade anche Nando Meliconi, che l’America la vede dappertutto e la sogna in continuazione.

Dall’abbigliamentai modi di fare; dallo slang a lo stile di vita. Nando vuole essere americano. E la sua passione per il mondo oltreoceano lo spingerà a dar vita a una serie di situazioni al limite del paradossale. Il film, inserito tra i 100 film italiani da salvare, si presenta senza dubbio come una delle commedie cult da vedere almeno una volta nella vita. Sia per la sua indubbia comicità, sia per i valori che l’opera di Steno ci trasmette; il tutto senza mettere da parte un quadro perfetto dell’Italia degli anni ’50.

I soliti ignoti; Mario Monicelli, 1958

 

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Mario Monicelli dà vita a I soliti ignoti con l’aiuto di un soggettista d’eccezione. Il film, difatti, trae spunto dalla novella “Furto in una pasticceria” (tratta dall’antologia “Ultimo viene il corvo”) dello scrittore italiano Italo Calvino. Come Un americano a Roma, la commedia di Monicelli è stata inserita nei 100 film italiani da salvare. Inoltre, si aggiudicò ben due nastri d’argento; e se ciò non bastasse, impossibile dimentica la candidatura al premio Oscar come miglior film straniero nel 1959.

Un cast eccezionale caratterizza I soliti ignoti: Vittorio Gassman, Totò, Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni sono solo alcuni dei nomi che compongono questo quadro d’altri tempi. Un quadro che darà vita a quel filone cinematografico che prenderà il nome di Commedia all’italiana.
La storia è nota ai più: si tratta del tentativo di un gruppo disorganizzato di ladruncoli che tentano il colpaccio; tuttavia, le cose non andranno come sperato, donando però alla storia del cinema l’iconica scena della pasta e ceci.

Ieri, oggi, domani; Vittorio De Sica, 1963

 

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Vittorio De Sica permette all’Italia di portare a casa il premio Oscar al miglior film straniero nel 1965 grazie a Ieri, oggi, domani. Sophia Loren e da Marcello Mastroianni rappresentano la coppia di punta di questa commedia senza tempo, prodotta tra Italia e Francia e ambientata tra Napoli, Roma e Milano.
Grandi nomi firmano il soggetto di una delle commedie italiane da vedere assolutamente se si è cultori del genere. Si tratta, tra gli altri, dei grandi Eduardo De Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini, insieme alla forse meno nota Billa Zanuso.

Il film, che racconta in tre episodi delle dinamiche di coppia perfettamente inserite nel contesto, ha guadagnato oltre il Premio Oscar anche il Golden Gobe. A livello nazionale, invece, nel 1964 i David di Donatello premiarono sia Mastroianni che la Loren; inoltre, il film venne premiato anche per la produzione, capeggiata da Carlo Ponti.

C’eravamo tanto amati; Ettore Scola, 1974

 

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Interpretato tra gli altri da Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli e Aldo Fabrizi, C’eravamo tanti amati rappresenta un caposaldo nella storia delle commedie italiane. Dedicato a Vittorio De Sica, che durante la lavorazione della pellicola morì, il film si inserisce in una doppia canalizzazione. Si tratta ovviamente di una commedia; tuttavia, non rifuge dall’impegno sociale, che parallelamente toccava gli autori neorealisti italiani.

C’eravamo tanti amati, che consacrò Ettore Scola, ottenne vari riconoscimenti internazionali. Tra questi, fu premiato al Festival cinematografico internazionale di Mosca; inoltre sul territorio nazionale fu insignito di ben tre nastri d’argento per Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli e Age & Scarpelli ed Ettore Scola. Il film inoltre si caratterizza per una bipartizione particolare. Una parte del film difatti, quella che prende in considerazione il passato, è stata girata i bianco e nero; quella ambientata nella contemporaneità, invece, si mostra agli occhi degli spettatori a colori. In questo modo, si garantisce di distacco tra passato e presente che si dispiega nell’arco di circa 30 anni di storia italiana.

 

Amici miei; Mario Monicelli, 1975

 

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Due David di Donatello per Amici miei, con la premiazione di Mario Monicelli e Ugo Tognazzi, rispettivamente per miglior regista e miglior attore protagonista. E tre nastri d’argento al miglior produttore, al miglior soggetto originale e alla miglior sceneggiatura per Amici miei, un film portante della commedia all’italiana.

Il film, che coniò il termine “supercazzola”, destinato a passare alla storia, si ispira – secondo le dichiarazioni del regista – a situazioni reali. E ciò risulta evidente se si pensa a come i temi inerenti all’Italia degli anni settanta vengono tratteggiati tramite la caratterizzazione dei vari personaggi. Questi sono cinque amici di lunga data; amici inseparabili, ognuno dei quali con i propri problemi inseriti in un determinato contesto sociale. Tuttavia, ciò non li scoraggia fino in fondo, e la loro vita va avanti, facendosi forza a vicenda, tra uno scherzo e l’altro.

Amici miei ha una storia dolce-amara, questo è impossibile negarlo, soprattutto in virtù del suo finale. Ma la sua forza, insita nella perfetta sceneggiatura e struttura dei personaggi, riesce a far capire allo spettatore che, anche nelle situazioni più estreme, l’importante è saper ridere della vita.

Febbre da cavallo; Steno, 1976

 

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Interpretato da Gigi Proietti, Enrico Montesano e Francesco De Rosa, insieme ad altri grandi nomi del cinema italiano, Febbre da cavallo è diventato in poco tempo un film di culto. Tanto da generare un quel nel 2002, dove parte del cast ritorna in pompa magna. Il remake, Febbre da cavallo – la mandrakata, è stato diretto da Carlo Vanzina, che ha sostituito il celebre Steno alla regia.

Febbre da cavallo, che nonostante lo scarso successo al botteghino si è imposto nella cultura popolare, vede come protagonisti tre amici con il vizio del gioco d’azzarso. In particolare, i tre sono dei patiti delle corse ippiche. Tuttavia, come la grande maggiornza dei giocatori, sono a corto di denaro. E così passano le loro giornate – quando non sono al centro ippico – ad elaborare vari stratagemmi per sbarcare il lunario e avere modo, quindi, di scommettere.
Ambientata a Roma, la pellicola presenta delle scene passate alla storia, così come è passato alla storia il famoso trittico di cavalli composto da Soldatino, King e D’Artagnan; insieme agli storici Mandrake e Er Pomata.

Il marchese del Grillo; Mario Monicelli, 1981

 

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Ci sono pochi film che sono rimasti impressi nella storia, e che sono in grado di coinvolgere – e in questo caso divertire – più generazioni. Senza il minimo dubbio, Il marchese del Grillo di Mario Monicelli è tra questi. Con uno straordinario Alberto Sordi, in uno dei suoi ruoli iconici più celebri, il film prende atto nel 1809, a Roma. Qui, il marchese Onofrio del Grillo trascorre le sue giornate cercando di evitare ogni tipo di responsabilità. Dedito all’ozio e alla frequentazione di taverne e osterie, particolarmente sensibile al fascino femminile, il marchese viene mal visto da tutta la sua comunità e dalla sua famiglia, anche in virtù della sua indole scherzosa.

Ed è proprio questa che lo spingerà ad organizzare lo scherzo del secolo nel momento in cui si torverà davanti un uomo che gli somiglia come una goccia d’acqua. Così, con uno scambio di persona che potrebbe ricordare le più celebri commedie dell’antica Roma, nel gioco delle maschere, si sviluppa la storia.
Il film presenta delle incongruenze storiche; tuttavia, queste passano in secondo piano in virtù della straordinaria iconicità della pellicola. Questa, poi, permette allo spettatore più attento – per non dire più acculturato – di cogliere una serie di citazioni letterarie di rilievo; che si tratti di sonetti romani o di William Shakespeare.

Ricomincio da tre; Massimo Troisi, 1981

 

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Massimo Troisi esordisce alla regia per Ricomincio da tre, una delle commedie italiane da vedere almeno una volta nella vita; se non altro, per il genio creativo di Troisi stesso, che qui non solo veste i panni di regista, ma anche quelli di interprete principale, soggettista e sceneggiatore. Non male per quello che all’epoca era un artista alle prime armi.

Ricomincio da tre si aggiudicò la vittoria di due David di Donatello, quello per il miglior film e per il miglior attore; e ottenne al suo esordio nel 1981 un grandissimo successi di pubblico e il plauso della critica. Il film ottenne anche quattro nastri d’argento. Troisi venne premiato come miglior regista esordiente e come miglior attore esordiente, oltre che per il migliori soggetto. Flavio Lucisano, invece, venne premiato come miglior produttore.

La voglia di rivalsa è il motore che dà avvio alla storia di Gaetano. Giovane di San Giorgio a Cremano, decide di lasciare la sua piccola cittadina per trasferirsi a Firenze. L’atteggiamento ingenuo e provinciale di Gaetano forniranno i punti chiave della serie di situazioni che caratterizzano la fantastica sceneggiatura, intrisa di una comicità unica, che ha le sue radici nel mondo umile e proletario dei primi anni ottanta.

Non ci resta che piangere; Roberto Benigni e Massimo Troisi, 1984

 

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E di nuovo Massimo Troisi ci regala uno dei film più iconici nel panorama italiano. Non ci resta che piangere, che insieme allo stesso Troisi vede alla regia anche Roberto Benigni, ha come protagonisti i due stessi registi nei ruoli di Mario e Saverio. I due, amici da una vita, si ritrovano catapultati indietro nel tempo, nel mondo rinascimentale.

Dapprima sconvolti, i due amici inizieranno a muoversi per Frittole, immaginario borgo nelle campagne toscane, sempre con maggiore sicurezza. Entrando in contatto, nella loro avventura, con personaggi storici di rilievo, come Girolamo Savonarola e lo stesso Leonardo Da Vinci, il paradosso temporale sembra passare in secondo piano per Mario e Saverio.

Tante le scene iconiche del film, dall’attraversamento della dogana (un fiorino!), o all’intramontabile incontro con Leonardo Da Vinci e le sue difficoltà con il gioco di carte della scopa. Il film sfrutta fino al midollo questi espedienti, regalando allo spettatore un’opera divertente fino all’inverosimile; un’ironia che oggi si stenta a ritrovare, lontana da ogni sfumatura volgare e assolutamente vera e spontanea.

Johnny Stecchino; Roberto Benigni, 1991

 

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Un film che omaggia il cinema fin dal nome del suo personaggio principale. Johnny Stecchino è un mafioso temuto dai più, ispirato a Charlie Stecchino, un mafioso che viene ucciso nei primi minuti della pellicola di Billy Wilder, A qualcuno piace caldo.

Ma Johnny Stecchino non è il vero protagonista della storia; il progragonista è Dante, un uomo buono, autista di scuolabus, che però non è una persona come le altre. Questo perché Dante Ceccarini è identico al boss mafioso, a Johnny. E questa sua somiglianza attirerà l’attenzione di Maria, moglie del boss, facendo scattare in lei un’idea: far uccidere Dante al posto di Johnny, in modo tale da far credere ai mafiosi rivali di essersi sbarazzati di un nemico scomodo. Tuttavia, un po’ per fortuna, un po’ per l’abilità di Dante di cacciarsi in situazioni sempre più incredibili, ogni tentativo andrà fallito.

Si tratta, in breve, di una commedia degli equivoci. Dove lo scambio di identità rappresenta il motore della storia e, allo stesso tempo, il filo conduttore di tutta la dinamica del film commedia.

 

Tre uomini e una gamba; Aldo, Giovanni e Giacomo & Massimo Venier, 1997

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Aldo, Giovanni e Giacomo esordiscono al cinema dopo una gavetta tra televisione e teatro nel 1997, quando con la co-direzione di Massimo Venier danno vita a uno dei film commedia più iconici degli ultimi vent’anni. Tre uomini e una gamba è caratterizzato da una linea narrativa orizzontale, che però viene a tratti intramezzata dall’inserimento di siparietti, sketch che il trio comico aveva perfezionato negli anni. Scene destinate a segnare l’immaginario collettivo.

La trama del film, che darà luogo a una lunga serie di scene esilaranti, è alquanto semplice; la genialità si trova nella scrittura e nella caratterizzazione dei personaggi. Aldo, Giovanni e Giacomo, che di mestiere fanno i ferramenta a Milano, devono partire per Gallipoli, lì dove Giacomo si sposerà con la figlia dell’imprenditore romano proprietario del negozio in cui i tre lavorano. Ma il viaggio ha anche un altro scopo: portare al futuro suocero di Giacomo una scultura di legno (che il mio falegname con 30 mila lire la faceva meglio) e il suo amatissimo cane Ringhio. Una cosa semplice, sembrerebbe.

Ma quando Ringhio viene dimenticato in una stazione di servizio, l’opera d’arte viene perduta e Chiara entra nelle loro vite, quello che sembrava essere un compito da nulla rivelerà la sua componente apocalittica. Questo, ovviamente, tra una risata e l’altra.

Chiedimi se sono felice; Aldo, Giovanni e Giacomo & Massimo Venier, 2000

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Ci approcciamo ora alle commedie del nuovo millennio, e lo facciamo ancora con Aldo, Giovanni e Giacomo. Chiedimi se sono felice, che cimenta la collaborazione tra il trio comico e Massimo Venier, è sicuramente una delle commedie italiane da vedere più e più volte. Il film, che insieme a Tre uomini e una gamba e Così è la vita rappresenta una trilogia d’amore – in ogni film è un diverso protagonista ad innamorarsi – ha ricevuto grande apprezzamento da parte del pubblico.

La commedia ha luogo in due diversi piani temporali; nel presente e nel 1997, mostrando agli spettatori l’antefatto, in un dualismo alternato. Protagonisti, di nuovo, sono Aldo, Giovanni e Giacomo, il cui grande sonno, per sopperire a una vita insoddisfacente, è sfondare nel teatro. Per farlo, tentano di mettere scena il Cyrano de Bergerac; tuttavia, la cosa non sembra essere così semplice, e a intromettersi nel loro piano ci sarà l’amore e tante, troppe incomprensioni.

Manuale d’amore; Giovanni Veronesi, 2005

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Giovanni Veronesi dirige un ricchissimo cast per un film che ormai è, come tanti alti, un cult per le commedie italiane. Carlo Verdone, Luciana Littizzetto, Silvio Muccino, Sergio Rubini e Margherita Buy sono solo alcuni dei nomi che compongono questo cast corale di grande talento. Cast che si dispiega nell’arco di quattro diversi episodi; quattro diverse fasi di quel magico incantesimo che è l’amore: l’innamoramento, la crisi, il tradimento e l’abbandono.

Pur trattando la tematica in maniera ironica, nello stile delle commedie italiane degli ultimi anni, Manuale d’amore rappresenta un punto fermo della filmografia italiana. Non solo per la gestione dei personaggi, ognuno dei quali rappresenta un prototipo, una persona reale e non un artificio; ma anche perché il suo modo di rappresentare le varie sfaccettature dell’amore risulta essere diretto e sincero. Senza abbandonare però quello spirito leggero che lo caratterizza.

Grande, grosso e… Verdone; Carlo Verdone, 2008

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Tra le commedie italiane da vedere è d’obbligo inserire uno dei film meglio riusciti di – e con – Carlo Verdone. Si tratta di un film-rievocazione; qui, difatti, il grande interprete nostrano veste nuovamente i panni di tre personaggi che lo hanno reso celebre quando ancora era lontano dalla ribalta. Il Candido, il Volgare e il Logorroico quindi riprendono vita, accompagnati da altri personaggi caratteristici interpretati da altrettanto celebri attori. Tra questi, ritroviamo Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Roberto Farnesi e Martina Pinto.

I tre episodi in cui si divide il film danno spazio ognuno a uno dei personaggi di Verdone. Questi episodi, la cui durata va aumentando in ordine crescente, presentano quindi Leo, Callisto e Moreno. Ognuno di loro fa ridere per un motivo diverso; ma tutti loro sono accomunati dalla straordinaria interpretazione caratteristica di Verdone.

Ex; Fausto Brizzi, 2009

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Un cast ricchissimo per una delle commedie simbolo degli ultimi 10 anni. Silvio Orlando, Nancy Brilli, Claudio Bisio, Alessandro Gassmann, Cristiana Capotondi; e ancora Fabio De Luigi, Claudia Gerini, Flavio Insinna, Vincenzo Salemme: sono questi alcuni dei grandi nomi del panorama cinematografico nostrano che danno i volti ai numerosi personaggi presenti nel film.

Personaggi le cui storie si intrecciano indissolubilmente, con un unico punto in comune tra loro: l’amore. Che si tratti di amici, parenti, colleghi o altro, le storie di ognuno di questi personaggi entrano in un modo o nell’altro in collisione. Diversamente, ad esempio, da quanto accade in Manuale d’amore, dove le storie corrono invece parallele.
Ex ottenne nel 2009 sei nomination al Nastro d’argento, vincendo quello per la migliore commedia a Fausto Brizzi. Allo stesso tempo, pur non ottenendo riconoscimenti, la commedia italiana si aggiudicò 10 nomination ai David di Donatello.

Maschi contro Femmine; Fausto Brizzi, 2010

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Vincitore del Premio Diamanti alla miglior regia a Fausto Brizzi nel 2010 e del Premio Guglielmo Biraghi a Chiara Francini – ottenendo altre due nominaion al Nastro d’argento – Maschi contro femmine è stato un successo. Apprezzato dal pubblico, ha dato vita nel 2011 a un sequel, Femmine contro maschi. Qui, riprendendo le storie dei personaggi che nel primo film erano stati tratteggiati parzialmente, le vicende dei personaggi secondari acquistano maggiore spessore.

Maschi contro femmine presenta un ricco cast tutto all’italiana. Fabio De Luigi, Paola Cortellesi, Alessandro Prezioni, Nicolas Vaporidis, Chiara Francini, Paolo Ruffini, Francesco Pannofino, Claudio Bisio e Nancy Brilli sono alcuni degli interpreti del film.
Anche qui, come in Ex – sempre dello stesso Brizzi – si intrecciano le storie di vari personaggi. Che si tratti, di nuovo, di amici, colleghi o familiari, le vicende personali di ciascuno vengono tratteggiate con una comicità vicina alla cultura popolare, che si rifà senza dubbio ai gusti del pubblico d’ampio spettro.

Scusate se esisto; Riccardo Milani, 2014

 

Ispirato a una storia vera, quella dell’architetto italiano Guendalina Salimei, Scusate se esisto! di Riccardo Milani è una commedia italiana perfettamente riuscita. Riportando sul grande schermo la differenza di genere, in particolare nell’ambito lavorativo, il film vede nei panni della protagonista Paola Cortellesi – mentre al suo fianco assistiamo a una buona interpretazione di Raul Bova.

Serena (Paola Cortellesi) è un architetto con una grande carriera alle spalle; tuttavia, per esprimere al meglio il suo talento, la donna è stata costretta ad emigrare a Londra, lì dove è stata valutata solamente in base al suo talento e non alla sua sessualità. Ma la mancanza di casa si fa sentire; e così Serena decide di tornare a Roma. Nella capitale però trovare un lavoro che soddisfi i requisiti richiesti risulta quasi impossibile: così, dopo essere stata scartata più volte, decide di farsi passare per un uomo, ottenendo immediatamente un ottimo lavoro. Al suo fianco Francesco, un suo amico omosessuale, che aiuterà Serena a portare avanti l’inganno.

 Smetto quando voglio; Sydney Sibilia, 2014

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Primo capitolo di una trilogia, Smetto quando voglio esce nelle sale nel 2014, diventando ben presto uno dei film commedia più celebri degli ultimi anni. Seguito da Smetto quando voglio – Masterclass e Smetto quando voglio – Ad honorem, entrambi usciti nelle sale cinematografiche italiane nel 2017, il film di Sydney Sibilla ha ottenuto il Globo d’oro come Miglior Commedia e il Nastro d’argento per la produzione; allo stesso tempo ottiene anche altre 4 nominations ai Nastri d’argento 2014 e ben 12 nomination ai David di Donatello, non portato però a casa nessuna statuetta.

Smetto quando voglio, che vede nel cast tra gli altri anche Edoardo Leo, Paolo Calabresi e Neri Marcorè, si sviluppa nel mondo del precariato. Ricercatore universitario sottopagato e senza un contratto a tempo indeterminato, Pietro Zinni decide di mettere un punto a questo stato di perenne angoscia. Come? Mettendo tutte le sue forze nella produzione di smart drugs. Questo, ovviamente, coinvolgendo vecchi colleghi di lavoro, che come lui si sentono traditi e delusi dalla vita, e sono costretti a lavori insoddisfacenti.

Nemiche per la pelle; Luca Lucini, 2016

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Una commedia tutta al femminile con due ottime interpretazioni di Margherita Buy e Claudia Gerini per il film diretto da Luca Lucini. Nemiche per la pelle basa il suo punto di forza non sull’originalità o sul colpo di scena, bensì sulla bravura del regista nel saper trasmettere emozioni con una imprevedibile delicatezza.

La trama ruota attorno alla storia di Lucia e Fabiola, due donne che rappresentano l’una l’opposto dell’altra. Lucia (Margherita Buy) e Fabiola (Claudia Gerini) non si sopportano; questo da quando si sono incontrate, forse anche perché entrambe hanno amato lo stesso uomo. Una ex moglie di Paolo, l’altra moglie attuale si odiano da quando si conoscono. Tuttavia, un evento inaspettato le avvicinerà in maniera imprescindibile: senza che ci siano stati campanelli d’allarme, Paolo muore. E morendo rivela alle due donne un segreto: un figlio.

Così, da un giorno all’altro, Fabiola e Lucia si ritrovano a dover ricoprire il ruolo di madre nei confronti di un bambino sconosciuto, un bambino che Paolo ha avuto con una terza donna – tradendo, quindi, la moglie. Se pur inizialmente restie, le due donne inizieranno a provare affetto nei confronti del bambino, Paolo Jr., e capiranno che alla fine, la soluzione di tutto è il compromesso.

 Perfetti sconosciuti; Paolo Genovese, 2016

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Perfetti sconosciuti è senza dubbio una delle migliori – se non la migliore – commedie italiane degli ultimi anni  (per quanto forse commedia drammatica sia forse una definizione più corretta). Diretta da Paolo Genovese, con un cast corale perfettamente inserito nel contesto, la pellicola vede come protagonisti un gruppo di amici che, durante una cena organizzata a casa di una delle coppie presenti, decide di mettere da parte la privacy. Ogni messaggio, ogni chiamata che ciascuno di loro riceverà quella sera sarà di dominio pubblico. Quello che sembra essere un semplice gioco tra amici si rivelerà presto una trappola per gran parte di loro, costretti a mettersi a nudo senza esclusione di colpi.

Perfetti sconosciuti ha ottenuto nove candidature ai David di Donatello 2016, vincendo nelle categorie Miglior film e Migliore sceneggiatura. Allo stesso tempo è stato premiato ai Nastri d’argento, ottenendo tre vittorie su sei candidature, per le categorie Miglior commedia, Miglior canzone originale e Nastro d’argento speciale. Ha poi ottenuto altri riconoscimenti, come vari Ciak d’oro e Globi d’oro, trionfando al festival di Bari, Tribeca e aggiudicandosi il Premio Flaiano.

Il film vede nel cast Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher e Kasia Smutniak.

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