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Film sui samurai: i migliori titoli secondo FilmPost

Quali sono i film sui samurai consigliati per accompagnare una bevuta di sakè?

Tra i prodotti più conosciuti della cinematografia giapponese vi sono i film sui samurai. Questi leggendari guerrieri sono divenuti iconici anche nel resto del mondo grazie al loro particolare stile di combattimento, al complesso sistema di tradizioni ad essi legati e al codice morale detto bushido. L’etimologia della parola, “coloro che servono la nobiltà”, identifica il ruolo che questi importanti militari avevano fino alla loro caduta in disgrazia che portò, durante la restaurazione Meiji (tardo XIX secolo) all’abolizione della figura del samurai in favore di una milizia nazionale. L’estetica e la filosofia dei maestri della katana rimane ancora oggi forte, anche grazie ai numerosi film di cappa e spada giapponesi, detti chambara, che li vedono al centro di disparate vicende.

La bellezza che circonda la figura del samurai non si è fermata solo al cinema ma si è intrecciata anche al panorama videoludico. Dallo strategico in tempo reale Shogun, primo capitolo della fortunata serie Total War creata da CA e pubblicata da Electronic Arts alla saga Onimusha di Capcom, fino ai recenti Nioh e Nioh 2 del Team Ninja e a Sekiro: Shadows Die Twice sviluppato da From Software, le gesta dei samurai continuano ad invaghire il pubblico. Vista l’uscita di Ghost of Tsushima, sviluppato da Sucker Punch, abbiamo deciso di proporre questa lista dei migliori film sui samurai. Anche grazie alla direzione estremamente cinematografica e spettacolare del gioco e alla possibilità di goderselo in bianco e nero con l’apposito filtro Kurosawa, la settima arte e il videogioco non sono mai stai così vicini in un prodotto dedicato ai samurai.

Indice:

Film sui samurai dagli anni Cinquanta agli anni Settanta

I sette samurai (1954)

I sette samurai è uno dei film sui samurai più iconici e belli della storia del cinema. Capolavoro fra i tanti della cinematografia di Akira Kurosawa, è stato co-scritto dal cineasta giapponese assieme a Shinobu Hashimoto e Hideo Ogun. Non solo ha vinto il Leone d’Argento nel 1954 al Festival del cinema di Venezia, ma è anche stato d’ispirazione per numerose pellicole e opere seguenti, fra cui I magnifici sette di John Sturges (un remake western) e la serie animata Samurai 7, diretta da Toshifumi Takizawa e prodotta dallo studio Gonzo nel 2004 per celebrare i cinquanta anni della pellicola.

Film sui samurai
I sette samurai. Toho Company Ltd.

Nel Giappone del XVI secolo un gruppo di contadini disperati cerca aiuto per difendersi dai costanti assalti e razzie di sanguinari banditi. Rinunciando a tutto ciò che hanno, gli abitanti cercano di assoldare alcuni ronin, ovvero samurai senza più un padrone. Fra di loro, i magnifici personaggi interpretati da tre grandi attori giapponesi: Toshirô Mifune, Takashi Shimura e Yoshio Inaba. Un film che commemora la figura del samurai rendendo ognuno di questi guerrieri diverso e profondo, mostrandone qualità e difetti. L’arte della spada e della guerra è il mezzo tramite cui Kurosawa riesce a trasformare l’azione in una danza fra la vita e la morte che pone dinnanzi allo spettatore tutti i dilemmi etici dei giapponesi del periodo e dell’uomo in generale.

Samurai I: Musashi Miyamoto (1954)

Fra i migliori film sui samurai non può mancare la Trilogia del Samurai, diretta da Hiroshi Inagaki. Il primo capitolo, seguito poi da Samurai II: Duel at Ichijoji Temple e da Samurai III: Duel on Ganryu Island, vinse nel 1955 l’Oscar al miglior film straniero. Questa trilogia, il cui protagonista è Toshirô Mifune, tratta le gesta di Musashi Miyamoto, autore del trattato militare Il libro dei cinque anelli e considerato il più grande maestro di spada della storia del Giappone. La sua è una figura che si muove fra realtà e leggenda e che da sempre affascina con le sue storie gli autori nipponici. Di lui, detto il santo della spada, si racconta nel romanzo Musashi di Eiji Yoshikawa, qui adattato da Inagaki e Tokuhei Wakao.

Film sui samurai
Samurai I: Musashi Miyamoto. Toho Company Ltd.

Takezo, un ragazzo orfano, parte assieme all’amico Matahachi per unirsi all’esercito di Ishida Mitsunari. La direzione è la grande battaglia di Sekigahara (avvenuta nel 1600, tra i clan Tokugawa e Toyotomi). Sconfitti e costretti a trovar riparo, torneranno poi al loro villaggio. Qui Takezo conoscerà il monaco Takuan, il quale farà lui da mentore e lo istruirà nella via del samurai col nome di Musashi Miyamoto. Regia, sceneggiatura e scenografia impeccabili rendono questa trilogia un necessario recupero. Il personaggio di Musashi, che sia protagonista, apparizione o citazione, è presente in numerose opere provenienti dal Giappone. Fra queste il meraviglioso manga Vagabond, disegnato da Takehiko Inoue (autore anche di Slam Dunk e Real).

La sfida del samurai (1961)

La sfida del samurai ha l’onore di essere una delle opere più belle e riconosciute del suo autore, Akira Kurosawa. Il regista, annoverato fra i massimi esponenti del cinema giapponese, firma nel 1961 il suo ventunesimo lungometraggio. Scritto da Kurosawa stesso, il film fu vittima di un contenzioso legale fra la casa di produzione Toho e il regista Sergio Leone. Infatti, quest’ultimo venne accusato di plagio, poiché parve evidente che il primo film della Trilogia del Dollaro, Per un pugno di dollari, ricalcasse quasi per intero la sceneggiatura del film giapponese. La conclusione fu la vittoria di Kurosawa che ottenne anche una parte dei guadagni del film di Leone.

Film sui samurai
La sfida del samurai. Toho Company Ltd.

Il samurai senza padrone Sanjuro (interpretato dal grande Toshirô Mifune, attore feticcio di Kurosawa per molti altri film) arriva in un villaggio dilaniato dalle lotte fra due avverse fazioni. All’inizio decide di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, appoggiando ora l’uno ora l’altro signore, mantenendosi così neutrale nei confronti delle due parti in gioco. Ma non tutto va come pianificato. Un film che unisce azione, ironia e iconica regia alla perfezione, mentre immerge lo spettatore e il Giappone in un maestoso bianco e nero. Imperdibile.

Harakiri (1962)

Harakiri si è aggiudicato il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes del 1963. Il film, diretto da Masaki Kobayashi (Kwaidan, L’ultimo samurai ), vanta in sceneggiatura la firma di Shinobu Hashimoto, autore che nel decennio precedente aveva lavorato con Kurosawa in alcune delle sue opere migliori come Rashomon, Vivere, I sette samurai e Il trono di sangue. Il regista tende a lasciare da parte l’abuso di sequenze cinetiche, di azione e violenza, per concentrarsi sull’aspetto sociale e sull’impatto che le tradizioni giapponesi hanno avuto. Il tentativo è quello di sottolinearne la futilità e spingere il necessario superamento di una scala di valori oramai stantia e guerrafondaia. 

film sui samurai
Harakiri. Tatsuo Hosoya

Un anziano samurai di nome Tsugumo Hanshirō (Tatsuya Nakadai) si presenta al cospetto del signore locale, chiedendo di poter fare harakiri. Prima di morire racconta la storia di suo genero, un samurai che cercava disperatamente di racimolare denaro per curare la famiglia malata, costretto dal codice a suicidarsi. Prima però estrae tre chonmage, il tipico codino della capigliatura dei samurai, simbolo di onore. Appartengono ai tre individui che hanno costretto il giovane al suicidio: prima di morire, l’anziano spadaccino medita vendetta. Un film grandioso che preferisce non glorificare la figura del samurai per poter mostrare tutte le contraddizioni e l’oscurità di questi storici guerrieri.

The Sword of Doom (1966)

Fra i film sui samurai più mozzafiato per estetica ed atmosfera vi è The Sword of Doom, diretto da Kihachi Okamoto e scritto da Shinobu Hashimoto. La trama è stata ispirata da una serie di racconti omonimi scritti da Kaizan Nakazato. Nominalmente si tratta di un sequel di Samurai Assassins, diretto nel 1965 sempre da Okamoto con due attori riproposti anche in The Sword of Doom (Toshiro Mifune e Tatsuya Nakadai), ma di fatto è un’altra storia con un tipo di narrazione che esamina lo stesso periodo ma sotto una lente diversa. Si tratta di uno dei film del genere più violenti e oscuri, dove gli istinti bestiali, la violenza e le conseguenze della ferocia umana sono padroni indiscussi.

film sui samurai
The Sword of Doom. Takarazuka Motion Picture Co., Toho Company Ltd.

La trama segue la vicenda di Ryunosuke Tsukue, interpretato glacialmente da Nakadai, un samurai tanto abile quanto sanguinario e libero da vincoli morali. In un crescendo di violenze e omicidi il protagonista discende in una spirale di follia. Il percorso di Ryunosuke si fa sempre più surreale e brutale e il suo animo ancor più oscuro. Nonostante la narrazione sia a volte spezzettata, sopratutto nel finale, l’atmosfera e le immagini che il film propone, assieme alle memorabili scene di combattimento e alla riflessione sulla natura del male, lo rendono un’opera da guardare assolutamente.

Lone wolf and cub: Sword of Vengeance (1972)

Lone Wolf and Cub: Sword of Vengeance è un film del 1972 diretto da Kenji Misumi. Si tratta del primo film prodotto ma l’incredibile successo che ottenne spinse la Katsu Productions a continuare la serie, collezionando sei pellicole di successo. Questi film sono basati sul famoso manga Lone wolf and cub, scritto da Kazuo Koike, disegnato da Goseki Kojima e pubblicato da Futabasha tra il 1970 e il 1976. Se siete amanti della serie Disney+ The Mandalorian, ambientata nell’universo di Star Wars, non potete perdervi per alcuna ragione questo film (e nemmeno il manga) perché la similitudine fra la serie e quest’opera è chiara e accattivante.

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Lone wolf and cub: Sword of Vengeance. Katsu Productions

La storia narra le vicende di Ogami Ittō (Tomisaburo Wakayama), un maestro di spada estremamente abile che lavora presso lo shogun come Kogi Kaishakunin, ovvero come esecutore: il suo compito è quello di decapitare coloro che commettono seppuku per porre fine alle loro sofferenze. Mentre scopriamo il passato dello spadaccino, lo vediamo caduto in disgrazia mentre compie assassini su commissione. La sua caratteristica principale? Avventurarsi in pericolosi viaggi con appresso il figlio di appena tre anni, Ogami Daigoro (Akihiro Tomikawa), trasportato in un passeggino.

Lady Snowblood (1973)

Lady Snowblood è un film del 1973, diretto da Toshiya Fujita e basato sull’omonimo manga scritto da Kazuo Koike (autore anche di Lone wolf and cub) e disegnato da Kazuo Kamimura tra il 1972 e il 1973. L’anno successivo venne prodotto anche un seguito, diretto dallo stesso regista, chiamato Lady Snowblood 2: Love Song of Vengeance. Questo revenge movie è il film che più di tutti ispirò Quentin Tarantino per realizzare Kill Bill. Il cineasta statunitense, infatti, riprese da Lady Snowblood lo scheletro della storia di vendetta, la divisione in capitoli, alcune musiche, alcune inquadrature iconiche, lo stile di introduzione dei nemici de La Sposa, il combattimento sotto la neve e molto altro. Pare che, durante il casting per il film, Tarantino sfruttasse le pause per riguardare questo film.

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Lady Snowblood. Toho Company Ltd.

Giappone, Era Meiji: in una prigione di Tokyo una donna partorisce una bambina e muore dopo il parto. Prima di morire definisce la piccola una “bambina degli inferi” e sostiene che è nata per la vendicarsi. La fanciulla, chiamata Shurayuki, viene cresciuta da un maestro di spada e arti marziali. Divenuta donna (interpretata da Meiko Kaji) si mette sulle tracce di alcuni individui allo scopo di vendicare la madre in passato subì da loro atti sanguinosi e terribili. La protagonista non è un samurai ma un’assassina, ma la messa in scena e il periodo storico fanno entrare il film in questa lista. Inoltre, l’arma utilizzata dalla donna è una wakizashi, ovvero una lama corta tipica dei samurai che veniva portata assieme alla katana.

Film sui samurai dagli anni Ottanta agli anni Novanta

Ran (1985)

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Ancora Akira Kurosawa scrive e dirige quello che è uno dei più grandi film sui samurai. Il film, basato sulla tragedia di Shakespeare Re Lear, ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Oscar per i migliori costumi, il BAFTA per migliori film straniero e miglior trucco e il David di Donatello al miglior regista straniero. Kurosawa aveva già meditato di dirigere Ran ma per vari motivi mise in pausa il progetto. Decise invece di costituire una sorta di prova generale con Kagemusha, altro bel film sui samurai girato nel 1980 grazie al sostegno di George Lucas e Francis Ford Coppola, suoi grandi ammiratori, che permisero di ricucire il rapporto che dieci anni prima si era interrotto fra il cineasta giapponese e la 20th Century Fox.

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Ran. Herald Ace, Nippon Herald Films, Greenwich Film Productions

Il principe Hidetora Ichimonji (Tatsuya Nakadai) decide di spartire fra i tre figli i propri feudi e tesori riservando solo per sé le insegne nobiliari. Questa decisione scatenerà una lotta fratricida che porterà alla rovina il paese. Un film che ha pochi eguali per estetica e presenza scenica. Punti di forza un protagonista monumentale e una sceneggiatura capace di raccontare al meglio la barbarie della vendetta, della sete di potere e la caduta nella follia. Per tornare brevemente al mondo videoludico, Ran è stato di chiara ispirazione visiva per Sekiro: Shadows Die Twice. Questo videogioco action ambientato nel Giappone feudale, creato da From Software sotto la direzione di Hidetaka Miyazaki, è stato vincitore del premio Game of the Year 2019

Ninja Scroll (1993)

Scritto e diretto da Yoshiaki Kawajiri (La città delle bestie incantatrici) e ispirato dai racconti Ninpūchō di Futaro Yamada, Ninja Scroll è un film d’animazione giapponese del 1993, prodotto da Madhouse. Jubei Kibagami è un abilissimo mercenario trovatosi suo malgrado a dover fronteggiare, affiancato dalla bella e letale ninja Koga Kagero, un gruppo di bizzarri e violenti nemici. In un susseguirsi di azione mozzafiato ed evocativa messa in scena, i protagonisti sveleranno le fitte trame di un piano architettato per abbattere lo shogunato Tokugawa.

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Ninja Scroll. Madhouse

I disegni sono splendidi ancor oggi, tanto nelle sequenze di combattimento, realisticamente ispirate agli incroci di lame fra samurai per tensione e rapidità, quanto nel dettaglio e nella cura di ambienti e luci. In un crescendo senza respiro di brutalità, sangue e follia, Ninja Scroll riesce a dipingere un quadro visivo sensazionale e coraggioso, lasciando anche spazio alle relazioni fra i personaggi, non eccezionalmente approfonditi ma ugualmente coerenti e ben inseriti nel contesto. Fondendo con naturalezza politica, storia e magia Kawajiri azzecca la scelta di unire realismo e una buona componente dark-fantasy ispirata alla mitologia giapponese, rendendo quest’opera un cult prezioso, violento e coraggioso. Epiche le musiche di Kaoru Wada.

Ghost Dog: il codice del samurai (1999)

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Ecco un grande film sui samurai che non viene dal Giappone e non è ambientato nel periodo feudale. Ghost Dog: il codice del samurai è stato scritto, diretto e prodotto dal regista statunitense Jim Jarmusch (Daunbailò, Dead Man, Solo gli amanti sopravvivono). Jarmusch, prendendo spunto dal noir Frank Costello faccia d’angelo di Jean-Pierre Melville (in originale, Le Samourai), riesce a tratteggiare la figura di un sicario afroamericano che nel vivere la propria esistenza fa sue le virtù e le armi degli antichi samurai giapponesi, seguendone la filosofia e i codici comportamentale del bushido.

Film sui samurai
Ghost Dog: il codice del samurai. Jim Jarmusch, Richard Guay

Ne è prova l’inizio, con il protagonista intento a citare passi dell’Hagakure, opera risalente al 1700 contenente le massime di vita dei ronin, i samurai solitari. Ghost Dog è il soprannome dell’assassino interpretato da Forest Whitaker, che vive solitario nel New Jersey. Vive frugalmente e l’unico piacere che si concede è allevare dei piccioni mentre serve Louie, un mafioso italoamericano che precedentemente gli aveva salvato la vita. Quando nell’adempimento dei suoi contratti si ritrova faccia a faccia con la figlia del padrino, il capo di Louie, le cose si complicano. Violenza, onore e filosofia sono la colonna portante di questo bel film.

Film sui samurai dal 2000 ad oggi

Il crepuscolo del samurai (2002)

Il crepuscolo del samurai è il primo film della moderna Trilogia del Samurai, scritta e diretta da Yōji Yamada e basata sui racconti The Bamboo Sword di Shūhei Fujisawa. Completata con The Hidden Blade nel 2004 e Love and Honor nel 2006. Ha ricevuto numerose nomination, tra cui miglior film straniero agli Academy Awards e altrettanti premi, vincendone ben dodici ai Japanese Academy Awards. È annoverato fra i migliori film sui samurai del XXI secolo. Riprendendo le idee di maestri come Masaki Kobayashi, Yamada racconta in chiave critica la tradizione samurai: a metà dell’Ottocento il tramonto, o il crepuscolo, della cultura di questi guerrieri era evidente e spesso il codice, svuotato di veri valori e importanza, veniva utilizzato dai governanti come sistema di sottomissione e instrumentum regni.

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Il crepuscolo del samurai. Hiroshi Fugazawa, Shigehiro Nakagawa, Ichirò Yamamoto

Seibei Iguchi (Hiroyuki Sanada), dopo la morte della moglie, è diviso tra i suoi doveri di samurai e gli obblighi nei confronti delle figlie e della madre anziana. Dopo anni, durante un duello, sconfigge Toyotarō (Ren Ōsugi), violento samurai ed ex marito dell’amica di infanzia Tomoe (Rie Miyazawa), di cui Seibei è invaghito. La voce si sparge e Seibei è così costretto dai propri doveri feudali ad impugnare la spada per uccidere un potente guerriero, oppositore del nuovo capo clan.

Zatoichi (2003)

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Nel 2003 Takeshi Kitano (Violent Cop, Sonatine, Hana-bi) vinse il Leone d’Argento per la miglior regia al Festival del cinema di Venezia grazie alla sua rivisitazione di Zatoichi, personaggio letterario creato dallo scrittore giapponese Kan Shimozawa. Divenuto estremamente popolare negli anni Sessanta, Zatoichi fu oggetto di un gran numero di film, circa 30, e una serie TV. Kitano, arrivato al suo undicesimo film, dirige e scrive il suo primo e ultimo jidai-geki, prendendo anche le parti del protagonista.

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Zatoichi. Bandai Visual, Tokyo FM, Dentsu, TV Asahi

Zatoichi è il nome di un massaggiatore cieco errante che, per guadagnarsi da vivere, vaga di luogo in luogo per offrire i suoi servigi. Nonostante la cecità, Zatoichi è un maestro di spada abile ed esperto che combatte sfoderando la katana che tiene nascosta nel proprio bastone. Giunto in un paese minacciato da una faida fra criminali, lo spadaccino decide di offire il proprio aiuto per porre fine ai soprusi degli yakuza. Il film, a differenza di altre opere del genere, cerca di non esaltare la violenza e il sangue ma di raccontare la storia interponendo al dramma, sottolineato dalle belle musiche, interruzioni comiche che possano sia intrattenere che tratteggiare i personaggi. Non mancano comunque le sequenze dove il massaggiatore cieco mette in mostra la sua forza.

Sword of the Stranger (2007)

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Sword of the Stranger  è un film di animazione giapponese diretto da Masahiro Andō e scritto da Fumihiko Takayama per la Bones. Ambientato nel Giappone feudale del periodo Sengoku, la narrazione segue la storia di Kotaro, un giovanissimo ragazzo costretto a fuggire dalla persecuzione di alcuni soldati. Incontrato un abile Ronin dall’oscuro passato chiamato Nanashi (Senza Nome), egli riesce a convincerlo a difenderlo dagli assalitori e a scortarlo verso un luogo sicuro. Mentre i due si mettono in viaggio, sulle coste del Giappone sbarca una delegazione inviata dall’imperatore cinese della dinastia Ming. Capeggiato dall’anziano Byakuran e difeso da un nutrito gruppo di esperti guerrieri, il manipolo inizia ad abbattere alberi per costruire uno strano e misterioso marchingegno.

Sword of the Stranger. Bones

L’impianto stilistico risulta accattivante e ben curato, figlio di disegni nitidi e puliti che donano un realismo veramente coinvolgente. La regia, capace di dare il giusto e coerente slancio cinetico ad ogni sequenza, è una gioia per gli amanti dei combattimenti all’arma bianca. Fluidi e ottimamente coreografati, gli scontri riescono a fondere con maestria violenza e delicatezza artistica, come una letale danza. Siamo più vicini ai wuxia di Zhang Yimou che ai freddi e rapidi scontri tipici dei samurai. Ispirato visivamente ai western di Sergio Leone e al cinema di Akira Kurosawa, Sword of the Stranger è un ottimo bilanciamento fra brutalità, guerra e avventura, sapendo anche muoversi con interesse nei topos del periodo storico e nella riflessione sull’atavico rapporto di contrasto fra il paese del Sol Levante e la Cina.

13 Assassini (2010)

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Il rifacimento di un classico dei film sui samurai per dimostrare che i maestri della katana ancora oggi hanno qualcosa da dire. 13 Assassini, film del 2010 diretto dal prolifico cineasta giapponese Takashi Miike (più di una centinaia di lavori all’attivo, tra cui Ichi The Killer, Gozu, Audition e Visitor Q), è il remake dell’omonimo film del 1963 diretto da Eiichi Kudo (The Great Killing, Eleven Samurai). È uno dei migliori film del regista. Miike riesce ad equilibrare la qualità dei temi e dei dialoghi con la brutalità e la sporcizia delle immagini dove le volontà degli uomini si scontrano tanto quanto le lame delle spade.

13 Assassini. Sedic International, Recorded Picture Company

Shinzaemon Shimada (Kōji Yakusho), abile samurai, cerca di riunire un gruppo di maestri spadaccini per aiutarlo in una difficile missione. Lo scopo è porre fine alla vita del crudele signore feudale Naritsugu Matsudaira (Goro Inagaki), salito al potere grazie alle sue azioni violente e sanguinose. Adibito il villaggio di Ochiai a luogo di un’imboscata, il gruppo di samurai si prepara ad affrontare l’esercito del signore in una battaglia incredibile, estenuante e cruenta; il richiamo è alla leggendaria battaglia delle Termopili e allo scontro de I sette samurai. La spaventosa inferiorità numerica del piccolo manipolo, contrapposto all’esercito nemico, alimenta la spettacolarità del memorabile scontro finale e concretizza nel sangue la violenza della dialettica servo-padrone e del sopruso del tiranno.

Zan (2018)

Zan (Killing) è un film del 2018, presentato al Festival del Cinema di Venezia, scritto, diretto e interpretato da Shin’ya Tsukamoto. Al suo quattordicesimo film, nonché primo jidai-geki, il regista di grandi film quali Tokyo Fist, Bullett Ballett, Vital e la saga di Tetsuo decide di imporsi con un film sui samurai tanto atipico quanto sorprendente. Tsukamoto riesce a creare un profondo parallelismo fra il peso del cuore umano e il peso del ferro delle armi: la lama diviene il mezzo per raccontarne la futile violenza di cui spesso è portatrice e per prenderne le distanze. La spada dunque non è più una semplice arma ma la concretizzazione dell’animo di chi la brandisce.

Zan. Kaijyu Theater

In un villaggio giapponese si scontrano due personalità, due filosofie e due modelli etici differenti. Da una parte Mokunoshin Tsuzuki (Sôsuke Ikematsu), un giovane ronin errante e pacifista, inorridito all’idea di uccidere un altro essere umano; dall’altra Sawamura (lo stesso Tsukamoto), un samurai anziano ed esperto, forgiato da mille battaglie, il quale fa della difesa dell’onore il proprio percorso di vita. L’intento di quest’ultimo è quello di riunire un gruppo di guerrieri per combattere nella guerra civile.

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