La Conversazione: l’uomo e l’America nel film di Francis Ford Coppola

Uno sguardo all'oggetto America nel film del 1974 presente su Prime Video

Nel cinema ci sono i mestieranti, i bravi registi ed i maestri: Francis Ford Coppola è uno di questi. Celebre autore di film come il Padrino, Tucker e Dracula di Bram Stoker, l’autore statunitense ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinematografo. Negli anni infatti ha saputo quasi sempre rinnovarsi e dai fasti della “New Hollywood” ha continuato a seguire una carriera artistica ai massimi livelli. Tra le sue opere maggiori va però ricordata La Conversazione, lungometraggio del 1974 con uno straordinario Gene Hackman.  Un lavoro che rappresenta uno spartiacque importante nella filmografia del regista e che lo proietterà verso una svolta psicanalitica, il cui culmine sarà trovato con Apocaliypse Now. Inoltre i sottotesti della pellicola sono innumerevoli e fortemente premonitori di quelli del Padrino Parte II. In questo articolo cercheremo dunque di volgere uno sguardo più approfondito a La Conversazione di Francis Ford Coppola.

Padroni assoluti dell’opera sono temi come l’illusione, la tecnica, lo sguardo, l’America e il privato. Tutte tematiche molto complesse e reiterate nel cinema coppoliano, dove non ci si ferma mai alla superficie e si cerca di scavare a fondo nei personaggi. Non è un caso che La Conversazione arrivi negli anni Settanta, un periodo di grande successo per l’autore e, conseguentemente, anche di grande riflessione personale. Una nuova fatica dove il maestro statunitense ripensa gran parte del suo linguaggio e della sua scrittura senza però snaturarsi, riuscendo a creare una dimensione audiovisiva completamente autonoma e inquietantemente affascinante; e con un livello tecnico incredibile, in particolare nella fotografia e nel sonoro. In questa produzione non solo Coppola mostra un altro lato di sé ma contemporaneamente di rubare (non copiare) dai suoi modelli cinematografici. 

Indice

Un dubbio atroce – La Conversazione

La trama per la nostra analisi è fondamentale e La Conversazione ne ha una abbastanza intricata: Harry Caul (Gene Hackman) è un uomo solo e noioso, ma una vero maestro dell’intercettazione audio, una spia sonora. È quasi unanimemente reputato il migliore in assoluto di tutta la costa ovest degli USA e, insieme al suo collaboratore Stan (John Cazale), è richiesto da tante grandi aziende in virtù della sua impareggiabile apparecchiatura; un’invenzione personale dello stesso Harry. Un giorno però viene chiamato dal direttore di una grande impresa per registrare la “conversazione” di una coppia a Union Square, una trafficata piazza di San Francisco. Il suo piano di registrazione riesce e pian piano, manipolando le tracce audio e sfruttando le sue abilità di fonico, ottiene tutto il discorso tra i due. Ma una frase che ha registrato gli fa venire un dubbio atroce: qualcuno forse vuole commettere un omicidio. 

Harry così verrà meno alla sua deontologia professionale, ovvero non lasciarsi coinvolgere, e ciò lo segnerà profondamente. Non sarà una scelta a cuor leggero, ma per molto tempo rimuginerà sulla moralità del suo impiego e sul fatto se debba o meno consegnare i nastri al committente. Riluttante a scambiarli in cambio di denaro, Harry si ritroverà  vittima di un inganno dello stesso direttore, che assolderà una donna per sedurlo e derubarlo. Infine Caul deciderà di recarsi dal capo dell’azienda, ma chiedendo rassicurazioni circa il non verificarsi di futuri fatti violenti. Non otterrà alcunché e si ritroverà davanti ad un dilemma di proporzioni epocali: impedire l’omicidio rischiando la propria vita o fare finta di nulla. Ma niente è veramente come sembra e tutto è in discussione. 

La Conversazione analisi

La Conversazione. The Directors Company, Paramount Pictures

La fusione tra genere americano e poetica europea

Meritata Palma d’oro a Cannes (per quanto anche Sugarland Express di Spielberg fosse di assoluto livello), la vittoria di La Conversazione fa irrompere una nuova tipologia di cinema americano nella dimensione culturale europea. L’opera in questione è infatti una fusione tra due sensibilità diverse: quella di genere, tipicamente statunitense, e quella autoriale del Vecchio Continente. Ecco dunque che non stupisce la maggiore ispirazione di Coppola per questo lungometraggio, ossia Blow-Up di Michelangelo Antonioni. L’influenza non è di quelle superficiali o meramente narrative: certamente l’idea di scoprire un omicidio con la tecnologia è presente, ma la questione è più profonda. Si tratta di decostruire la realtà stessa, cercando di sezionarla in frammenti primigeni che, presi singolarmente, possono cambiare drasticamente la vita degli individui. Se Thomas di Blow-Up zoomava e sviluppava un dettaglio, Harry depura e ingigantisce gli audio per catturare una determinata prospettiva esegetica: l’America secondo l’Europa. 

Lo stesso protagonista della storia pare ispirato da Il lupo nella steppa di Herman Hesse. L’autore di Detroit con questo film fa dunque i conti con una poetica eurocentrica, laddove anche l’analisi psicanalitica gioca un ruolo di primo piano. Tuttavia non dimentica il genere, un thriller hitchcockiano che per i riferimenti allo sguardo sembra una crasi tra La finestra sul cortile e La donna che visse due volte. Ma l’impatto narrativo va considerato anche nella chiave storica: gli anni dello scandalo Watergate e dello spionaggio suoi democratici da parte dei repubblicani. Involontariamente la pellicola inciampa nella denuncia politica e nelle conseguenze dell’illegalità, sebbene la critica sociale sia da ricercarsi in tutt’altro contesto. Più che di disgusto per Nixon e la sua politica La conversazione mette a nudo l’ipocrisia della classe media americana, incredibilmente perversa e tormentata. 

La Conversazione – Lacan, Hitchcock, Coppola

Sebbene si possa pensare che il minimo comune denominatore della pellicola sia l’audio, in verità il vero protagonista, ancora più di Hackman, è lo sguardo. Secondo Jacques Lacan lo sguardo, vale a dire il campo visivo, diventa simbolo dell’emersione di un reale irripetibile ed irriducibile sia alla realtà stessa sia all’intermediazione razionale del soggetto. Si staglia sotto questo retroterra l’idea lacaniana di oggetto-sguardo: “una fenditura che attraversa l’intera struttura del visivo” che non è un disturbo meramente soggettivo dell’immagine, bensì un dialogo tra occhio e oggetto immaginato. Un dialogo che Hitchcock prima e Coppola poi riprenderanno intensamente nei loro lavori. Il regista britannico lo farà quasi sempre, ma con Psycho toccherà una vetta difficilmente eguagliabile. Qui appare violentemente l’oggetto-sguardo, visto come una sorta di luogo oscuro e cieco da cui la cosa osservata ricambia la visione. La scena del bagno esemplifica questo dialogo tra oggetto focale e occhio umano.  

La Conversazione analisi e spiegazione

La Conversazione. The Directors Company, Paramount Pictures

Se in Psycho avveniva con una dissolvenza in cui lo scarico della doccia diventava l’occhio di Janet Leigh, il medesimo discorso viene reinterpretato in La Conversazione. Qui Gene Hackman, dopo aver sospettato un omicidio nella stanza d’albergo accanto alla sua, tira la tendina del bagno e ispeziona lo scarico dello stesso alla ricerca del sangue. Successivamente però esamina il water e tira lo sciacquone, come a dire: “non è Psycho”. Qui avviene qualcosa di inaspettato, subentra l’abisso psicanalitico. Nella nostra esperienza elementare quando utilizziamo lo scarico del water gli escrementi svaniscono, collocandosi in una sorta di spazio al di là del reale, un aldilà metafisico caotico e atavico. Proprio questo è l’abisso evocato da Lacan e da Freud, che dal water emerge prepotentemente sprigionando un ipertrofico sangue orrorifico. Coppola decide di essere ambiguo, non distinguendo tra realtà e sogno attraverso un iperrealismo che, per eccesso di verità, porta al surreale.

L’antieroe e l’America

In un’analisi di un film come La Conversazione non possiamo non vedere in Harry Caul un antieroe, ma non nel senso tradizionale del termine. Egli deriva questo suo status dal suo anonimato, dalla sua raffigurazione simbolica dell’America passiva e ordinaria. Coppola dirà anche: “Hackman era perfetto per quel ruolo per la banalità del suo fisico, eletto capitale per questo personaggio. È l’uomo invisibile per eccellenza”. Non è un caso che l’autore utilizzi il termine “capitale”, quasi a richiamare Il Capitale liberale, anch’esso indistinguibile e ossessivo come Caul. Si genera così una metafora sofisticata, dove l’american dream si infrange, muore ontologicamente nella società e pragmaticamente nell’uomo. 

La Conversazione analisi e spiegazione del film

La Conversazione. The Directors Company, Paramount Pictures

L’antieroe di Coppola si evolve e si affaccia ad un nuovo livello di maturazione con una consapevolezza: il mondo è un brutto posto. Ma essendo lo stesso un antieroe, cioè un uomo contrario all’eroe, non è in grado di riscattarlo né di rivitalizzarlo. In questo la scelta di Hackman – titanico – non fa che ingigantire la riflessione poiché é stato gli Stati Uniti idealizzati (Colpo vincente), quelli corrotti (Il socio), quelli belligeranti (Il braccio violento della legge) e quelli moribondi (La Conversazione). Ed in quest’ultima ci sono solo due strade per l’uomo comune: la morte o la follia, la quale porta con se un’alienazione esistenzialista. Un’alienazione che parimenti sprigiona una sfiducia rivoltosa nella finitezza dell’uomo e nelle sue creazioni, in particolare nella tecnica.

La tecnica e il privato – La Conversazione

Come accennato precedentemente, la tecnologia gioca un ruolo cardine all’interno dell’opera e sembra quasi interpretata da Salvatore Natoli. Il protagonista e la sua agenzia facilitano le cose da un punto di vista informativo e indiziario, soprattutto in merito alla capacità di registrare ad ampio spettro le conversazioni di alcune persone in mezzo ad una folla. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, ovvero il fatto che l’implementazione della tecnica introduca essa stessa dei nuovi rischi. Abbatte solamente i limiti umani, ma non li elimina, giacché l’alterazione dei processi naturali non equivale ad una loro cancellazione. Pertanto l’uomo sorregge ancora la sua angoscia personale e privata, che neanche l’ultimo ritrovato della scienza può far dimenticare. Il paradosso perfetto è di nuovo Harry, un uomo devoto alla registrazione illegale e in incognito ossessionato dall’invasione della privacy. Coppola lavora con il linguaggio cinematografico, utilizzando la cinepresa per sottolineare questa problematica. 

L’angolo di ripresa è unico, di Hackman, e la grammatica lineare e cupa in accordo con il personaggio. La camera è asettica e non stupisce che prenda vita in soli due frangenti: il momento amoroso e il momento disperato. La macchina da presa rinvigorisce nel privato e che, come tale, porta con se maggiori rischi nella sua funzione. Il momento amoroso viene infatti registrato (e sarà sintomo di imbarazzo) e la pazzia avrà come miccia il mezzo di registrazione stesso. In aggiunta la tecnica diventa essa stessa un personaggio, un contraltare evocativo incredibilmente potente (così come la macchina da presa). In una scena il registratore risulta in grado di plasmare una realtà visiva, dando la possibilità a Caul (come in una sorta di associazioni libere freudiane tra due soggetti) di “rivedere” gli amanti e le loro parole. Il privato quindi spaventa perché il mezzo è anche soggetto, rivelando un’ambiguità insostenibile. 

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