Psycho – Analisi e curiosità del capolavoro di Alfred Hitchcock

PARTE I: Il furto dei soldi e la fuga di Marion Crane

Trama:

Phoenix, 11 dicembre 1959. Marion Crane (Janet Leigh) è una giovane e bella impiegata di un’agenzia immobiliare innamorata del giovane Sam Loomis (Jhon Gavin) con cui è solita incontrarsi segretamente. I due vogliono sposarsi ma non hanno le disponibilità economiche necessarie. Per ovviare a questo Marion decide di rubare e fuggire con i 40.000 dollari depositati in agenzia da un ricco ed arrogante cliente. Marion incontra un poliziotto che insospettitosi del suo comportamento decide di pedinarla. Per cancellare le sue tracce decide di cambiare automobile in un concessionario. Dopo aver guidato in una notte tempestosa trafitta dai rimorsi e dalla paura di essere catturata arriva in un motel. Qui conosce il padrone, Norman Bates (Anthony Perkins), un giovane insicuro e fragile con una bizzarra passione per la tassidermia, ossessionato dalla figura di una morbosa madre che vive nella casa vicino al motel. Dopo aver cenato assieme i due si salutano, Marion si pente di aver rubato i soldi e decide di tornare a Phoenix il giorno seguente. Si prepara quindi per la notte con una doccia rigenerante e purificatrice…




Analisi tecnica:

-Il dualismo: è un elemento fondamentale e ricorrente del film. Già dai titoli iniziali le scritte e le figure scorrono in contrapposizione su un piano orizzontale e su uno verticale a sottolineare che Psycho è un film incentrato sulla tematica del doppio. A conferma di ciò il primo personaggio che ci viene presentato è Marion, un’onesta cittadina che in un momento di necessità e debolezza si trasforma in un ladro. Hitchcock sottolinea l’ evoluzione del personaggio grazie alle immagini: infatti, dopo il furto, Marion indossa un intimo e un vestito nero, in forte contrapposizione tonale con il reggiseno bianco indossato nella scena iniziale. Il film allude spesso al tema del dualismo/dualità anche grazie ai giochi di riflessi sugli specchi e alla figura di Norman Bates  scissa in figlio innocente ed in madre assassina come si scoprirà nel finale. Da notare, infine, che il motel è una costruzione orizzontale in contrapposizione alla casa sulla collina che invece si sviluppa in verticale.

Psycho analisi e curiosità

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Il voyeurismo: sicuramente un tema caro ad Hitchcock (La finestra sul cortile) che trova una sua rilevanza anche in Psycho. Siamo innanzitutto noi dei voyeur quando nella scena iniziale come una mosca ci infiliamo a spiare i due amanti all’interno della camera di hotel così come lo è Norman Bates quando scruta Marion attraverso un buco nel muro. Lo spettatore diviene complice e si trasforma di nuovo in voyeur grazie alla visuale in soggettiva. Sempre per riabbracciare tale tematica quasi tutte le inquadrature sono state girate con un 50 mm, la focale che più si avvicina all’angolo di campo dell’occhio umano. E’ come se Hitchcock volesse farci sentire presenti sulle scene ad osservare con i nostri occhi, rendendoci complici e partecipi.

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Il MacGaffin: è un espediente narrativo di matrice hitchcockiana utilizzato frequentemente in diversi suoi film per mettere in moto la storia. ll MacGuffin è una sorta di primum movens cinematografico, un qualcosa che attira i personaggi ma che non è di cruciale importanza per la trama. E’ un pretesto per raccontare e far partire una storia. In Psycho il MacGaffin sono i 40.000 dollari! Noi crediamo che siano il fulcro del film, portano avanti la trama ma non sono la trama.

macguffin

Gli uccelli: nei film di Hitchcock gli uccelli sono catalizzatori di caos, la loro comparsa in scena anticipa sempre qualche avvenimento importante. Trovano la loro massima espressione nel film Gli uccelli ma hanno un ruolo anche in Psycho. La loro comparsa nel film infatti anticipa l’omicidio nella doccia. In particolar modo sono raffigurati su delle stampe presenti nel motel, oltre che come uccelli impagliati (tassidermia) e in riferimenti vari (la città Phoenix rimanda alla fenice e il nome Crane significa “gru”). Lo stesso Norman Bates mastica nervosamente caramelle come fossero frumento o chicchi di mais ed ha un collo simile a quello di un pollo come amava definirlo lo stesso Hitchcock. Le inquadrature, le luci e la recitazione di Anthony Perkins enfatizzano volutamente questo “aspetto ad uccello” di Norman.

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I primi piani di Marion: meritano una trattazione a parte i bellissimi primi piani di Marion alla guida della sua vettura, illuminata da una bellissima luce selettiva sul viso. Primo piano sul volto di Janet Leigh, occhi sgranati, colmi di timore e insicurezza, mani che graffiano nervosamente il volante in pelle, sguardo ripetutamente volto allo specchietto retrovisore (qualcuno la insegue?), la pioggia scrosciante nel buio della notte, i fari accecanti sugli occhi, le voci fuoricampo che ricalcano i suoi pensieri oppressivi e soffocanti, sfuriate di archi dalla colonna sonora di Bernard Herrmann che stridono impietosi a ritmo con i tergicristalli dell’automobile. Il film cambia, inizia a caricarsi di una suspense crescente. C’è stato solamente un furto di soldi, nessun killer, nessuna violenza o omicidio eppure si percepisce un’atmosfera minacciosa e sinistra. Sono proprio le musiche di Bernard Herrmann l’ingranaggio che muove il meccanismo angosciante di tutto il film.

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Curiosità

-Il cameo: immancabile il cameo di Alfred Hitchcock; potete scorgerlo in una delle prime scene, girato di spalle fuori dall’agenzia immobiliare con un grande cappello da cowboy bianco. Invece nella scena del concessionario d’auto compare due volte la sua Cadillac nera, mentre la figlia, Patricia, recita come segretaria.

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Il poliziotto: avrete notato quanto timore incuta la figura del poliziotto, non è un caso! Infatti il regista britannico aveva molta paura delle forze dell’ordine. Guidava male e metteva al volante quasi sempre la moglie.

Il sorriso: la smorfia compiaciuta di Marion durante il viaggio in macchina anticipa il diabolico sorriso finale di Norman Bates.

Il bagno: Psycho fu il primo film a mostrare un water. Era un elemento bizzarro ed a rischio censura che lo sceneggiatore e il regista vollero introdurre per far intuire che bisognava aspettarsi di tutto dal momento che venivano mostrate cose mai viste prima in un film.

La ford: essendo lo sponsor tutte le macchine del film sono ford.

-Edward Hopper: la casa di Norman Bates è stata costruita su un terreno dell’ Universal ed è tutt’ora visitabile. La sua architettura si ispira a un dipinto di Edward Hopper, House by the Railroad.

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Anthony Perkins: l’attore nei panni di Norman Bates accettò un ruolo che contrastava non poco con l’immagine da sex-symbol che si era creato nel mondo reale. Accettò lo stesso di lavorare con Hitchcock pur sapendo di mettere a rischio la sua carriera. Anthony Perkins era un attore estremamente intelligente e volenteroso: si calò perfettamente nella mente deviata di Norman regalando una performance che sorresse l’intera struttura del film. Era solito improvvisare e fare molte proposte, come quella di masticare nervosamente delle caramelle come se fosse del mangime per uccelli o quella di balbettare nervosamente quando pronunciava parole chiave come “bagno” , “falsità” e “invalido”. Per recitare la parte di Norman Anthony Perkins fu pagato 40.000 dollari, la stessa somma rubata da Marion nel film.

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il bianco e nero: non fu tanto una scelta stilistica ma obbligata dal momento che le scene sarebbero state troppo cruente a colori. Inoltre il film era low-budget. 

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