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C’era una volta a Hollywood: recensione del film di Tarantino

La recensione dell'ultima fatica dell'inossidabile Quentin Tarantino

Una Hollywood al tramonto dell’età d’oro tra fine anni ’60 ed inizio ’70, questa l’ambientazione dell’attesissimo nono film di Quentin Tarantino: Once upon a time in… Hollywood o meglio C’era una volta a Hollywood, secondo la traduzione italiana. I protagonisti di questa nuova pellicola sono due nomi ben noti al cinema di Tarantino, Leonardo Dicaprio (Django Unchained) e Brad Pitt (Bastardi senza gloria). Il cast si arricchisce di nomi del calibro di Margot Robbie, Dakota Fanning ed Al Pacino. Dei cameo anche per altre due facce ben note al regista premio oscar, Michael Madsen e Kurt Russel. Se volete conoscere la nostra opinione, proseguite a leggere la nostra recensione di C’era una volta a Hollywood, nono film di Quentin Tarantino.

Circa 160 minuti di un piacevolissimo cinema con sequenze uniche ed originali, con un ritmo coinvolgente ed un’atmosfera che ci fa veramente respirare il clima hollywoodiano di quegli anni. Una storia che si localizza in tempi e luoghi ben precisi, con personaggi reali come Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, Steve McQueen, La Famiglia Manson e tanti altri.

Indice

C’era una volta a Hollywood recensione

Come da richiesta del regista non vogliamo dilungarci troppo sulla trama che scoprirete quando guarderete il film. Vi basti sapere che siamo al tramonto dell’eta d’oro di una Hollywood di fine anni ’60 inizio ’70 e che Leonardo Dicaprio e Brad Pitt interpretano rispettivamente Rick Dalton, attore televisivo di western, e Cliff Booth, amico, spalla e controfigura. Tarantino ci fa entrare nelle case e nella vita dei divi hollywoodiani tra vizi, lusso, bagni in piscina e feste esclusive. Oltre a questo c’è uno sguardo all’industria cinematografica con i generi ed i nomi in voga del periodo. Il primo pensiero può essere uno scarso interesse per tutto ciò, soprattutto per chi non è un appassionato di quel tipo di cinema; l’intero film può essere considerato un monumento di citazioni per cinefili.C'era una volta a Hollywood recensione

Sarebbe tuttavia riduttivo considerarlo solo come tale dal momento che C’era una volta a Hollywood, contrariamente a quanto si possa pensare, è adatto ad un pubblico ben più vasto e sicuramente non di nicchia. Oltre infatti alle numerose citazioni e spunti c’è un filone narrativo principale godibile e fruibile praticamente da tutti. Nel film Rick Dalton, ormai verso il declino della sua carriera di attore, cerca di rimanere sulla cresta dell’onda accompagnato dal suo fedele stuntman e amico Cliff. I due sono alla disperata ricerca di un lavoro all’interno di un’industria cinematografica che sta pian piano cambiando. Il nocciolo del film invece, non tanto nel minutaggio quanto nell’essenza, poggia sulla vicenda che coinvolse Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, e la setta satanica di Charles Manson. Per tale motivo è assolutamente fondamentale approfondire la tematica prima di approcciarsi al film.

C’era una volta a Hollywood recensione: breve analisi del film

Soliti folli virtuosismi tecnici con una regia ed un montaggio vertiginosamente incalzante e coinvolgente. C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino sono 160 minuti di girato dove si racconta molto senza mai arrivare ad un quid specifico. Nonostante tutto ciò il film plasmato dal genio del regista statunitense funziona e coinvolge maledettamente bene. Chi si aspetta una storia alla Bastardi senza gloria o Django Unchained potrebbe rimanere spiazzato dalla sceneggiatura di questo suo nono lungometraggio. Scordatevi dunque quei dialoghi con una tensione crescente culminanti in un bagno di sangue che hanno da sempre caratterizzato il suo cinema. L’intero film è come una lunga premessa frammentata in più scene che conducono poi ad un unico ed epico finale esplosivo degno del più maturo Tarantino. Una sceneggiatura sicuramente originale ma molto particolare.C'era una volta a Hollywood recensione

C’è tutta la voglia del regista di esprimere il suo amore e la sua passione per il cinema soprattutto per quello andato perduto; niente green screen e digitale ma solo pellicola e scenografie interamente costruite a mano. C’è tutta l’ammirazione per gli spaghetti western all’italiana. Tra riferimenti, citazioni e fatti reali di cronaca ancora una volta Tarantino ricorre ad un espediente narrativo geniale, un piccolo trucco utilizzato già in passato ma di cui non vogliamo svelarvi altro per non rovinarvi la sorpresa. Il punto di forza sono ancora una volta i dialoghi e i  personaggi, ben scritti bene ed interpretati; spiccano su tutti i protagonisti DiCaprio e Pitt, una coppia che buca letteralmente lo schermo, in grado di rubare la scena a chiunque; oscurando anche la bellezza fatale di Margot Robbie.

C’era una volta a Hollywood recensione: aspetti tecnici

Impeccabile ancora una volta la regia di Tarantino con uno stile che si rinnova puntando al retrò. Come di consueto il film è interamente girato in pellicola, questa volta una tradizionale 35 mm. Non c’è l’ultradefinizione dell’Imax alla Christopher Nolan (Dunkirk, Interstellar) ma la grana fine dell’emulsione con i sali d’argento, i colori vivi, accesi e pastellati ed una messa a fuoco volutamente non sempre perfetta. Lo stile estetico è nell’imperfezione. Tante le inquadrature dall’alto che sfruttano prospettive ed angoli di fuga insoliti così come anche il ricorso al dutch-angle, ovvero scene girate a camera inclinata per ottenere diagonali che attraversano il frame e “movimentano” la composizione di scena.

Numerosi anche i primi piani sui dettagli, che siano mani od oggetti di scena. C’era una volta a Hollywood è un film che corre sempre e non si ferma mai. Pur non raccontando molto in termini di trama riesce sempre a rapire l’attenzione dello spettatore trasmettendo la sensazione di non rallentare mai un attimo. Dialoghi, recitazione, inquadrature e montaggio, tutto in funzione di una storia che procede senza cali di tensione fino a condurci al più classico dei finali tarantiniani. Questo ritmo incalzante e coinvolgente è sorretto da un impianto tecnico notevole oltre che da una colonna sonora che permette di immergersi perfettamente nell’atmosfera di quel periodo.

Considerazioni finali

Il nono film di Quentin Tarantino, C’era una volta a Hollywood, è un monumento a quel cinema tanto amato dal regista. Un qualcosa di tendenzialmente diverso rispetto a quanto fatto finora, in parte diretto a puri cinefili ma godibile comunque da un ampio pubblico. Non tutti potrebbero apprezzare una sceneggiatura come questa dove sembra non si arrivi mai ad un punto di svolta. La maestria di Tarantino sta però proprio nel riuscire comunque ad affascinare ed incantare un pubblico che non capisce mai quando la storia prenderà una vera e propria direzione. Tanto humor, poca azione, meno sangue del previsto ma comunque nel complesso tutto funziona a dovere. I dialoghi rapiscono letteralmente l’attenzione dello spettatore. C’era una volta a Hollywood è una macchina complessa fatta di tanti ingranaggi ben oliati e perfettamente funzionanti insieme.

Potrebbe invece essere un problema non conoscere quella pagina di cronaca nera che coinvolse La Famiglia Manson e Sharon Tate, moglie del regista più in voga di quel periodo, Roman Polanski. In questo senso, C’era una volta a Hollywood, diventa sicuramente un film più ricercato ed impegnato. Di fatto non conoscere certi fatti realmente accaduti porta inevitabilmente a non apprezzare parte del film. Allo stesso tempo però Tarantino sfiora appena il discorso sulla famiglia Manson non approfondendone il background. Tutto rimane sul vago e superficiale facendo perdere forse un po’ di fascino al nocciolo della storia.

 

C'era una volta a... Hollywood

Voto - 8

8

The Good

  • Regia, montaggio
  • Personaggi, dialoghi, recitazione, cast
  • Ritmo e coinvolgimento
  • Scenografia

Lati negativi

  • Sceneggiatura che potrebbe non piacere a tutti
  • Alcune vicende trattate superficialmente

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