I Care a Lot: recensione del film con Rosamund Pike e Peter Dinklage

J Blakeson dirige un thriller d'azione tra mafia russa e case di riposo

J Blakeson è un regista che ha diretto appena tre lungometraggi in tutta la sua carriera, ciononostante è riuscito a distinguersi nel cinema britannico. Dopo il successo al botteghino del film del 2016 La quinta onda, l’autore ha deciso di puntare in alto con un nuovo ambizioso progetto: I Care a Lot. Un thriller d’azione che vede come protagonista Rosamund Pike (Gone Girl) e che gioca tra la mafia russa e il mondo delle case di riposo. Una pellicola d’intrattenimento che non manca però di criticare apertamente il capitalismo e il mondo americano, nonostante i numerosi difetti. Nella nostra recensione di I Care a Lot ne approfondiamo le tematiche principali.

Presentato al Toronto Film Festival, I Care a Lot è stato distribuito per il grande pubblico sulla piattaforma Prime Video a partire dal 19 febbraio 2021. Tematiche cardine dell’opera sono la competizione, le truffe a norma di legge, il girl power e il sovvertimento degli stereotipi. E in questi ultimi due temi gioca un ruolo fondamentale un altro grandissimo attore del panorama internazionale: Peter Dinklage (Game of Thrones). Il risultato appare positivo, per quanto ci siano svariati difetti formali e varie sviste alle quali il contenuto non riesce a sopperire.

Indice

La Trama – I care a lot recensione

Marla Grayson (Rosamund Pike) è una tutrice legale affidata dal tribunale giudiziario a molti anziani indifesi. Ha una sua compagnia e conduce una truffa a norma di legge con la sua amante Fran (Eiza Gonzalez). La donna cospira con medici e case di riposo per lucrare sul patrimonio dei poveri anziani posti sotto la sua tutela giudiziaria, in particolare quelli con pochi o senza parenti. È una tigre negli affari e ha deciso di giocare sporco per arricchirsi, non credendo più nelle “regole del gioco”. Un giorno però ricovera una persona che non dovrebbe essere ricoverata: Jennifer Peterson (Dianne Wiest). Quest’ultima sembra una “ciliegia”, nel gergo del settore una ricca pensionata senza eredi, ma non tutto è come sembra.

Fin da subito qualcosa non quadra e incominciano ad accadere strane cose: un tassista misterioso chiede di lei, un presunto avvocato si presenta all’azienda di Marla e la minaccia di morte qualora non liberi la donna, Jennifer si mostra sprezzante nei suoi confronti. Tutti elementi non solo insoliti, ma inediti per un caso di una ciliegia, scelta appositamente per non avere problemi legali di alcun tipo. Tuttavia Fran scopre presto che l’anziana nasconde un segreto. Ha rubato l’identità di una bambina morta, ha falsificato tutti i documenti e tiene in una cassetta di sicurezza dei diamanti non dichiarati; a ciò iniziano ad aggiungersi alcune morti e intimidazioni a opera di un controverso gangster (Peter Dinklage). Inizierà così una battaglia senza esclusioni di colpi, nella quale Marla dovrà dimostrare di poter gareggiare con i leoni della società. Ci riuscirà?

I Care a Lot recensione del film con Rosamund Pike

I Care a Lot. Black Bear Pictures, Crimple Beck, Prime Video

Girl power e capitalismo

La nostra recensione di I Care a Lot non può non partire con una premessa fondamentale: è giusto ribaltare gli stereotipi e affermare la parità dei sessi, ma in maniera realistica. Il film si fossilizza invece più sul politically correct che sul contenuto della trama e quello che ne emerge è un femminismo di facciata non credibile. Il problema si badi non è che contro i mafiosi si scaglino le donne, bensì il modo in cui li queste affrontano i malavitosi. Marla e Fran sopravvivono a situazioni mortali anche per un’olimpionica e riescono facilmente a combattere alla pari con la mafia russa. Il regista vuole giocare sul tema della donna forte ed emancipata, non rendendosi conto che scade nel ridicolo. I personaggi realistici– così ci vengono presentate Marla e Fran- andrebbero trattati di conseguenza, non come supereroi.

Probabilmente questa scelta è andata a compensare la questione polemica sollevata dal Blakeson, ossia la distruzione dell’idolo dell’imprenditore capitalista statunitense. Il lungometraggio non lesina aspre critiche sull’etica del sistema giuridico-sanitario, colluso con l’ideale affaristico liberale che intacca anche settori che non dovrebbero competergli. Il capitale permea tutto il tessuto sociale americano e questo distrugge la moralità delle persone, le quali prima o poi dovranno pagare per le loro azioni. La parabola di Marla è esemplificativa dell’estremismo competitivo del capitalismo, che dimenticandosi della dimensione umana in favore del profitto deturpa il vivere civile. Non stupisce quindi il colpo di scena finale, coerente con la denuncia dell’autore e che sembra ricalcare quella di numerose rockstar del XX secolo. Ecco dunque il vero punto di forza del film: la descrizione della fisiologica fine del sogno americano nella società contemporanea; una società ancora più spietata e avara rispetto al passato.

I Care a Lot recensione del film di J Blaleson

I Care a Lot. Black Bear Pictures, Crimple Beck, Prime Video

Il lato tecnico

Procediamo nella recensione di I Care a Lot approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente la pellicola è ben interpretata, con una connivente Rosamund Pike -ormai a suo agio nel ruolo della criminale- e una sorprendente Eiza Gonzalez. Sono invece più sottotono, forse perché meno impegnati, i due antagonisti della storia: Peter Dinklage e Dianne Wiest. La regia è difettosa, capace di valorizzare ampiamente alcune sequenze e di cadere nella bulimia di inquadrature in altre. Blakeson mostra di avere talento e di essere capace di qualche guizzo, malgrado si limiti molto spesso a seguire una linea filmica molto commerciale. Ma il più grande problema dell’opera sono i ralenti: innumerevoli, ridondanti, futili; ad essi andrebbe aggiunto l’utilizzo maldestro dei particolari, fini a se stessi e abbastanza televisivi.

La fotografia è  basica e opta per una palette di colori caldi molto accesi. Il risultato è quello tipico di un prodotto di massa, standardizzato e funzionale. Anche nei tentativi di valorizzare la luce non sembra si sia andarti fino in fondo, in particolare con la saturazione del colore rosso, il vero protagonista del film. La scrittura come già detto ha una doppia velocità, quella maldestra della narrazione e quella pungente della critica sociale. Tuttavia abusa di frasi retoriche e vuote, di termini gergali e inefficaci e sviluppa degli approfondimenti psicologici solo abbozzati. I caratteri non rispondo a una logica naturale e razionale del mondo odierno e pertanto perdono credibilità man mano che la narrazione prosegue, soprattutto i gangster. Il sonoro invece non tradisce, ma allo stesso tempo non esalta.

I Care a Lot recensione del film su Prime Video

I Care a Lot. Black Bear Pictures, Crimple Beck, Prime Video

Considerazioni finali – I Care a Lot recensione

Nel concludere la nostra recensione di I Care a Lot vogliamo sottolineare come il lungometraggio risulti indubbiamente un prodotto sufficiente e capace di intrattenere, ma sempre un prodotto. Non ha quasi nulla di autoriale, se non una critica smorzata da un girl power irrealistico, e per il resto sembra rispettare i canoni e gli stilemi dei film commerciali americani. Dall’inizio alla fine delle vicende non spicca quasi nulla di veramente innovativo o marcatamente artistico, piuttosto un cinema d’intrattenimento e di massa. Questo non è per forza un lato negativo, ma tradisce la pubblicità che ne è stata fatta dalla produzione.

Malgrado le imprecisioni però l’opera è sicuramente ben confezionata e ha il pregio di portare alla ribalta il problema dello sfruttamento dell’indigenza degli anziani. Ha inoltre la lungimiranza di concentrarsi sulla contemporaneità, indirizzando l’attenzione dello spettatore sulle ingiustizie sociali e sul desiderio di giustizia: pubblica o privata che sia.  Pertanto il giudizio è solo sopra la sufficienza, ma con il rammarico di un’occasione sprecata: si poteva osare di più e trovare un connubio migliore tra spettacolo e arte. 

I Care a Lot

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Buone interpretazioni
  • Denuncia sociale interessante
  • Lati negativi

    • Situazioni irreali
    • Squilibrio nella regia

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