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Sergio: recensione del nuovo film originale Netflix

Il biopic su Sergio Vieira de Mello, uno dei più importanti diplomatici delle Nazioni Unite

Dopo il successo di film come Bohemian Rapsody e L’ora più buia, quello del biopic è un filone che ha preso sempre più piede, basti guardare la serie di annunci che ha causato, come il film su Whitney Houston o quello su Elvis Presley. Così, Netflix decide di cavalcare l’onda e produce Sergio, di cui vi proponiamo la nostra recensione. Sergio è la storia di Sergio Vieira de Mello, diplomatico brasiliano e alto ufficiale dell’ONU, che nel 2003 fu coinvolto nell’attentato dell’Hotel Canan a Baghdad. A dirigere il tutto c’è Greg Barker, che nel 2009 realizzò un documentario dal titolo omonimo, proprio sulla vita di Sergio.

Barker ha spesso lavorato a progetti che trattassero il contesto politico degli Stati Uniti e più in generale del mondo intero e con questa pellicola cerca di dare maggiore lustro ad una delle personalità più importanti degli ultimi anni. Nei panni di Sergio troviamo Wagner Moura che, reduce del successo di Narcos in cui interpretava Pablo Escobar, torna a collaborare con Netflix. Al suo fianco poi c’è l’affascinante Ana De Armas, che negli ultimi anni sta prendendo parte sempre di più a pellicole di grande successo (Blade Runner 2049, Knives Out, No Time to Die). Tra storie d’amore e intrighi politici, Sergio è un prodotto ben riuscito, che forse però poteva dare ancora di più.

Indice

Trama: il racconto diviso in due parti – Sergio, la recensione

A differenza di altri biopic, Sergio non racconta l’intera storia dell’ambasciatore, ma si concentra su due momenti diversi della sua vita, alternando due linee temporali e mostrando il periodo in Indonesia e quello in Iraq. Una parte della storia si svolge nel 1999. L’ONU decide di mandare Sergio in Indonesia per fare da mediatore ed evitare ulteriori perdite. Il Paese infatti era straziato dai conflitti tra l’esercito clandestino indipendentista – che lottava per l’indipendenza del Timor – e i militari indonesiani, i quali l’avevano invaso nel 1975.

L’altra faccia del racconto invece si svolge nel 2003 in Iraq. Sergio viene nominato rappresentante delle Nazioni Unite, allo scopo di ricreare una società ed un governo nell’Iraq appena liberato dalla tirannia di Saddam Hussein. Il suddividere il racconto in due parti risulta essere un’ottima scelta, che permette di caratterizzare ancora meglio il protagonista, mettendo maggiormente in evidenza la sua crescita personale. Infatti, se da un lato vediamo un Sergio ancora incerto, che non ha ben chiaro in che modo riuscirà a risolvere la faccenda, dall’altro il tutto è diverso, mostrando un personaggio sicuro di sé e convinto che le cose andranno per il meglio.

recensione sergio
Sergio. Black Rabbit Media, Anima Pictures

Una storia discontinua: l’uomo e il politico

Come già accennato all’inizio della nostra recensione di Sergio, Greg Barker ha lavorato precedentemente sulla figura di Sergio de Mello con l’omonimo documentario del 2009, ed è chiaro che con questo film abbia voluto dargli maggior risonanza. Quello che non è chiaro però, è quale direzione la pellicola voglia prendere. Il film infatti, seppur sia un biopic, mostra ben poco di quello che è stato il Sergio de Mello ambasciatore dell’ONU e si concentra di più sul Sergio de Mello come uomo comune. L’obiettivo del regista è quello di mostrare come il personaggio interpretato da Wagner Moura sia un uomo come tutti noi, tanto da essere conosciuto solo come Sergio piuttosto che in altri modi. Facendo ciò la pellicola si sofferma su quella che è la storia d’amore con Carolina Larriera (Ana De Armas).

Nonostante questa scelta però, la narrazione appare discontinua. Sono alternate sequenze di natura politica, che mostrano il protagonista risolvere problemi di portata mondiale ad altre che mostrano frettolosamente la sua love story. La pellicola non prende una direzione ben precisa, scegliendo di raccontare o l’una o l’altra storia, ma prova a narrarle entrambe, purtroppo però senza riuscirci. La risoluzione del conflitto in Indonesia è un’operazione che è durata circa 3 anni e che dal film invece, sembra risolversi in poco meno di qualche mese e lo stesso discorso potrebbe essere applicato al rapporto con Carolina. I personaggi sembrano conoscersi da poco quando si innamorano e non è ben chiaro il motivo per cui uno tenga così tanto all’altro. Cercare di mostrare entrambi i lati della medaglia è stata una scelta azzardata che ha inficiato la qualità, facendo in modo che entrambe le storie risultassero confusionarie e poco approfondite.

Analisi tecnica – Sergio, la recensione

Proseguiamo la nostra recensione di Sergio soffermandoci su alcune considerazioni tecniche. Da questo punto di vista non c’è molto da dire. Il punto di forza del film appare sin da subito il carisma del suo protagonista; così il regista ha preferito soffermarsi maggiormente su questo, che sulla resa tecnica della pellicola. La regia è lineare e chiara per quasi tutta la durata, ma allo stesso tempo non presenta nessun guizzo interessante. Anche la fotografia può essere posta sullo stesso livello. L’Iraq e l’Indonesia hanno lo stesso aspetto che hanno nella maggior parte delle pellicole Hollywoodiane.

Baghdad è una città arida e desertica ed è giocata completamente su colori caldi. L’Indonesia invece viene rappresentata come un qualunque ambiente paludoso con fitte foreste ed un clima umido. La fotografia di Sergio, così come la regia, non è nulla di nuovo e piuttosto che provare a sperimentare si è preferito non rischiare, riproponendo le solite ambientazioni già viste in altri film. In conclusione, dal punto di vista tecnico, il film non ha grossi difetti, ma neanche pregi e tutto il comparto non sostiene la narrazione rendendola più interessante e coinvolgente, ma resta piatto per tutta la durata del film.

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Sergio. Black Rabbit Media, Anima Pictures

Considerazioni finali – Sergio, la recensione

Tirando le somme della nostra recensione, Sergio non è un film non riuscito, ma si attesta sulla mediocrità. Il motore trainante è proprio il protagonista con la sua storia, e affidare l’interpretazione a Wagner Moura è stata sicuramente la scelta giusta. Il problema però non è dato dagli attori, quanto dalla narrazione degli eventi. Avere una storia forte è una marcia in più, peccato che qui non si sia riusciti a svilupparla come si deve. Il comparto tecnico poi non aiuta, restando piatto e lasciando spazio al racconto.

In sostanza, l’obiettivo principale non è stato portato termine e il regista non è riuscito a mettere in scena gli eventi nel migliore dei modi. Il film però non è da bocciare in toto. Gli attori hanno fatto del loro meglio e per quanto il comparto tecnico non sia nulla di speciale, comunque non ha grossi difetti. Nonostante tutto, Sergio resta un film godibile e interessante. Il risultato però è un’enorme occasione sprecata e l’ennesimo prodotto anonimo che si aggiunge al catalogo Netflix.

Sergio

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Buone interpretazioni

Lati negativi

  • Narrazione confusionaria e discontinua

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