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Rock my heart recensione del film Originale Netflix

Produzione tedesca distribuita da Netflix, ecco la recensione di Rock my heart

Rock my heart recensione. Hanno Olderdissen dirige un dramma la cui protagonista è Jana (Lena Klenke), una diciassettenne ribelle in perenne conflitto con la madre. A renderla triste e arrabbiata è una patologia congenita al cuore, per la quale è costretta a rischiare costantemente la vita. Un dramma puro, contaminato da dolore, pathos e speranza. I giovani interpreti rendono giustizia ai loro personaggi, complicati ma pieni di vita. Il comparto tecnico, per quanto imperfetto, non può che superare la prova, a partire dalla colonna sonora.

Dopo il successo di Dark, la cui seconda stagione è ora disponibile su Netflix, la piattaforma streaming punta di nuovo sulle produzioni tedesche, ma questa volta con un film Originale. Rock my heart è un film per tutti, ma che può essere veramente capito e sentito solo da chi, purtroppo, soffre di patologie simili a quella descritta. Il disagio della malattia è infatti il fulcro della pellicola, oltre al coraggio della protagonista. Ecco, quindi, Rock my heart recensione.

Indice:

Rocky my heart recensione – Trama

rock my heart recensione

Jana (Lena Klenke) è una giovane ragazzina tedesca dal carattere un po’ difficile. In continuo conflitto con i genitori, soprattutto con la madre Beate (Annette Frier), è costretta a vivere una vita a metà. La sua patologia congenita al cuore le provoca costanti crisi respiratorie, che si traducono in spiacevoli corse all’ospedale. La diciasettenne si rifiuta inoltre di prendere le medicine, che la rallentano, e non vuole assolutamente sottoporsi all’ennesima operazione. La malattia è un tema centrale del film, che tuttavia si sviluppa in altre tematiche interessanti come il coraggio, l’amore, l’amicizia e la forza di volontà.

La sua vita cambia grazie all’incontro con Paul Brenner (Dieter Hallervorden), vecchio allevatore di cavalli prossimo alla rovina. Il suo ingente debito lo preoccupa, tanto che deve iniziare a prepararsi al pignoramento della sua stalla. Ma il suo destino e quello di Jana si intrecciano, in modo tale che entrambi si aiutino a vicenda, nel superare le prove della vita che in solitudine non si possono affrontare. Tra i due nasce infatti un’amicizia speciale, che si traduce in una corsa di fantini, unica speranza di cambiamento per entrambi.

La situazione di Jana cambia ancora una volta, dopo aver ripreso i contatti con Samy (Emilio Sakraya). Anche lui diciasettenne e malato al cuore, è innamorato di Jana, che tuttavia è troppo presa dalla sua rabbia con il mondo per notarlo. Ma è anche grazie al ragazzo che la ragazzina ribelle riprende in mano le redini della sua vita, anche se ciò potrebbe costare molto caro.

Rocky my heart: recensione – Tecnica

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Il film di Olderdissen, per quanto sicuramente non perfetto, non può nemmeno essere considerato un fallimento. Alcuni elementi funzionano bene, come la colonna sonora, l’interpretazione degli attori e buona parte della sceneggiatura. Altri, tuttavia, andrebbero rivisti, soprattutto regia e montaggio. L’inesperienza di un regista al primo lavoro importante si fa sentire, principalmente in movimenti di macchina incerti, scene slegate e passaggi confusi. Alcune sequenze risultano poi totalmente casuali, come quella del dottor Korten (Johann von Bülow) che, mentre parla con Jana, si addormenta improvvisamente.

Bella la fotografia di Sten Mende, che si concentra soprattutto sui paesaggi incontaminati della campagna tedesca e sui viaggi in bicicletta e in macchina di Jana. La colonna sonora, come già accennato, è sicuramente una nota positiva. Curata da Tobias Wagner, vede alcuni brani anche popolari. Troviamo, ad esempio, Glitter & Gold di Barns Courtney, My Silver Lining dei First Aid Kit e Need The Sun To Break di James Bay. Le musiche, originali e non, si amalgamano bene alle immagini, diventando un’ottima spalla narrativa ed emozionale. Per quanto riguarda la scelta dei costumi, è presente un impermeabile giallo molto simile a quello utilizzato in Dark, forse per omaggiare la produzione tedesca di grandissimo successo.

Ultima nota positiva è quella delle interpretazioni. I due giovani attori rendono giustizia alla loro parte, molto complessa e articolata. In particolare Lena Klenke, in un paragone forse molto azzardato, ricorda una Amy Adams alle prime armi. Sono simili alcune espressioni del viso e alcune pose, oltre alla leggera somiglianza fisica. Molto bravo anche Emilio Sakraya, che si vede poco ma lascia il segno nella pellicola e nel cuore degli spettatori.

Rocky my heart: recensione – Temi

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Il tema principale di Rock my heart è sicuramente quello della difficile vita condizionata da una malattia pericolosa e mortale, come la grave patologia al cuore di cui soffre Jana. Ma dire che il lungometraggio sia incentrato solo su quella sarebbe totalmente fuorviante. La cardiopatia, infatti, per quanto influenzi pesantemente ogni azione dei protagonisti, riesce a mettersi da parte per porre l’accento su altri temi importanti.

Uno di questi è la forza di volontà, che Jana esprime con rabbia, passione e, naturalmente, paura. La sua determinazione è data dall’enorme voglia di vivere che la pervade, nonostante una malinconia pienamente giustificabile. I suoi continui tentativi di partecipare alla gara ippica la mettono in difficoltà, portandola quasi alla morte, ma nonostante questo la ragazza non vacilla mai. Anche quando sembra tutto perduto, infatti, continua il suo percorso, irto di ostacoli.

L’amore, l’amicizia, la ribellione, il coraggio. Tutte queste tematiche si fondono tra loro, senza mai risultare incoerenti o fuori luogo. La vita di Jana è la nostra: non è poi così diversa dall’ordinario. Come tutti si vede costretta ad affrontare situazioni particolari, difficili, a fare delle scelte che le costano sacrifici e rinunce. Ma i giusti consigli, la necessaria dose di coraggio e la voglia di farcela non le faranno mai perdere di vista l’obiettivo. La corsa ippica è quindi la metafora del raggiungimento di un obbiettivo, per quanto esso sia difficile da raggiungere.

Rocky my heart: recensione – Conclusioni

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Rock my heart può essere considerato il Colpa delle stelle del 2019. Nonostante la trama sia completamente diversa, infatti, il tema della malattia è centrale, in protagonisti minorenni. L’opera di Olderdissen si riflette negli occhi di giovani, adulti, anziani. Chiunque debba superare delle sfide o soffra di una patologia grave può finire la visione con gli occhi lucidi, e un senso di speranza che riscalda cuore e anima. Nonostante questo, però, il film presenta diversi problemi, tra cui una sceneggiatura che non brilla particolarmente per originalità.

Netflix ha voluto puntare nuovamente su una produzione tedesca, in realtà del 2017 ma distribuita come Originale a giugno del 2019. Non un capolavoro, ma nemmeno un flop completo. Un film del catalogo che probabilmente passerà inosservato da molti, ma che può essere sicuramente considerato interessante. Una storia di giovani, vecchi, malattia e cavalli, in un mix adrenalinico e malinconico che difficilmente fa rimanere impassibili. Un’opera discreta, non eccezionale, ma che certamente merita almeno una visione.

Rock my heart

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Le interpretazioni
  • Capace di emozionare e far riflettere

Lati negativi

  • Regia inesperta e confusa
  • Scene quasi casuali

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