La mia vita con John F. Donovan: recensione del film di Xavier Dolan

L'enfant prodige del cinema canadese torna dietro la macchina da presa dirigendo Kit Harington

Recensione de La mia vita con John F Donovan, film scritto e diretto da Xavier Dolan, alla sua prima opera in lingua inglese. La pellicola uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 27 giugno. Il cast vede la partecipazione di alcuni tra gli attori e le attrici più di spicco di Hollywood; su tutti emerge Kit Harington, arrivato al termine della sua avventura ne Il Trono di Spade. A far compagna all’attore britannico Natalie Portman, Susan Sarandon, Kathy Bates e il piccolo prodigio della recitazione Jacob Tremblay, salito alla ribalta con Room.

Il regista canadese torna dopo È solo la fine del mondo, film con il quale vinse il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2016. Il Festival cinematografico francese ha poi invitato Dolan a presentare la sua nuova opera in anteprima nell’edizione del 2018; a causa dell’insoddisfazione del regista sul risultato finale non se ne fece più nulla, La mia vita con John F. Donovan è stato infatti presentato solo nell’edizione del 2019.

Indice

Trama – La mia vita con John F Donovan recensione

Il film diretto da Dolan racconta lo strano scambio epistolare tenuto dal giovane Rupert Turner con l’ex stella televisiva John Donovan, scomparsa dieci anni prima. Turner, divenuto anch’egli attore, decide di raccontarsi in una lunga intervista con il preciso obiettivo di approfondire la complessa personalità di Donovan e i motivi che l’hanno spinto al suicidio. La particolarità del loro rapporto sta nel fatto che i due iniziarono a scambiarsi missive quando Turner era solo un bambino e Donovan già una celebrità affermata; quest’ultimo era infatti il protagonista di una popolare serie televisiva americana per adolescenti. Il racconto si presenta come un lunghissimo flashback dove vengono messi in scena i turbamenti di entrambi i protagonisti, rappresentati nei rispettivi mondi come pesci fuor d’acqua.la mia vita con john f donovan recensione

La vita di entrambi viene stravolta nel momento in cui la loro insolita corrispondenza giunge all’attenzione della polizia. Alle accuse relative a quello strano rapporto con un bambino seguono quelle sulla presunta omosessualità dell’attore, un carico troppo pesante da sopportare. Donovan si rifugia quindi negli psicofarmaci e nella sua problematica famiglia, cercando di rimettere insieme i cocci della sua carriera. Su un binario parallelo si sviluppa la vita del giovanissimo Turner, anche lui alle prese con una carriera nel mondo del cinema e problemi familiari; il padre ha infatti abbandonato lui e la madre, lasciando profonde cicatrici in entrambi. L’unico rifugio per un bambino che si sente isolato dal mondo è la televisione, solo Donovan sembra capirlo fin in fondo e solo con lui riesce ad aprirsi ed essere se stesso.

Un film, due storie, nessun legame

L’ultima fatica dell’eclettico regista canadese si presenta sicuramente come uno dei suoi film meno convincenti. Dolan inserisce nella sua opera tutti gli elementi che lo hanno portato ad affermarsi nel panorama cinematografico e forse proprio questo risulta essere il problema. Se si desidera riproporre pellicola dopo pellicola personaggi e dinamiche simili tra loro è necessario inserire il tutto in una struttura narrativa forte e dinamica. Questo è quel che non accade ne La mia vita con John F. Donovan, dove le due storie principali nonostante siano sulla carta fortemente interconnesse non riescono mai ad amalgamarsi. Lo spettatore ha come l’impressione di essere di fronte a due film slegati e tenuti insieme da un pretesto narrativo debole. Lo scambio di missive avvenuto tra i due protagonisti sembra più un pigro escamotage che un simbolo del profondo legame spirituale tra i due.la mia vita con john f donovan recensione

Scambiarsi delle lettere scritte a mano in un’epoca in cui la tecnologia la fa da padrona rappresenta un chiaro messaggio: il rapporto tra i due è unico ed irripetibile. Quest’idea però non traspare in nessuna scena del film. Rupert oltre al contenuto della loro corrispondenza riporta alla giornalista anche altre informazioni, ottenute da altre persone vicine a John. Nella narrazione i due tipi di contenuto non si distinguono in nessun modo, diluendo così la forte esperienza emotiva dei personaggi. Un netto punto a sfavore dato che l’emozione e il dramma dovrebbero rappresentare il filo conduttore di ogni cosa. La “confusione” generale che la pellicola trasmette potrebbe essere dovuta alla sua lunga gestazione, un lavoro di post-produzione molto travagliato ha causato infatti numerosi ritardi. Dolan è arrivato addirittura a tagliare il personaggio interpretato da Jessica Chastain, sintomo che in fondo nemmeno lui sapeva fino all’ultimo quale fosse la direzione da prendere.

Aspetti tecnici – La mia vita con John F Donovan recensione

La regia di Dolan riprende tutti gli stilemi propri della sua visione del cinema e più in generale del mondo. Una lunga serie di primissimi piani dei protagonisti restituisce alla perfezione la loro condizione di isolamento e incapacità comunicativa. Un largo utilizzo dell’effetto bokeh permette ulteriormente al regista di risaltare le singole figure, sottolineando come non siano legate all’ambiente in cui si trovano. Le qualità dietro la macchina da presa di Dolan non si discutono, il problema sorge quando le sfrutta per dar vita ad una sceneggiatura poco convincente. Il risultato tecnico e la messa in scena sono impeccabili, a sfuggire è il punto in cui si vuole andare a parare e come ci si vuole arrivare. Il messaggio è chiaro, il mondo cinematografico bigotto costringe i “diversi”, in particolare gli omosessuali, a soffrire in silenzio nascondendo i loro segreti.la mia vita con john f donovan recensione

A non essere chiara è la necessità di inserire all’interno della narrazione due storie uguali che alla fine dei conti risultano essere ridondanti. A questo si vanno ad aggiungere altre sottotrame non approfondite e non necessarie al risultato finale. La decisione di riproporre poi lo stesso tipo di protagonista di quasi tutte le sue opere precedenti appiattisce ancor di più il debole intreccio. Per far passare il messaggio desiderato non era necessario che ognuno dei protagonisti fosse un giovane uomo omosessuale con un padre assente e una madre dipendente da alcol e/o medicine. È vero, molti grandi artisti hanno basato la loro carriera sulla riproposizione quasi maniacale degli stessi soggetti ma seguire le loro orme non sempre paga. Il talento di Dolan è indiscutibile, ma data la sua giovane età dovrebbe accompagnare alla sperimentazione puramente tecnica anche una sperimentazione dal punto di vista della scrittura.

Conclusioni – La mia vita con John F Donovan recensione

La mia vita con John F. Donovan rappresenta in definitiva un’occasione mancata dal regista canadese, soprattutto se si pensa all’incredibile cast che aveva a disposizione. Il protagonista indiscusso è il giovanissimo Jacob Tremblay il cui incredibile talento brilla grazie al personaggio che Dolan gli ha cucito addosso. L’attore nato nel 2006 si prende tutta la scena, lasciando alle comunque eccellenti Natalie Portman e Susan Sarandon soltanto ruoli da comprimarie. Sulle qualità attoriali di Kit Harington si è discusso molto in rete, c’è chi lo giudica mediocre e chi invece lo considera un buon professionista. Paradossalmente Harington è quello che beneficia di più della debordante personalità di Tremblay. Scrollandosi di dosso la responsabilità di reggere il film solo sulle proprie spalle offre al pubblico una prestazione molto convincente. Dolan riesce a tirare fuori da ognuno degli attori il loro meglio, inserendoli in scene dal forte impatto visivo ed emotivo.

Se da un lato il film si presenta come molto evocativo e dai forti tratti distintivi dall’altro non riesce a convincere in termini di sceneggiatura. Le atmosfere magiche e sospese nel tempo di Dolan mal si adattano ad una pellicola che sebbene di fantasia segue le regole del genere biografico; lo stesso problema avuto con Tom à la ferme, un thriller atipico che per gli stessi motivi non è riuscito a convincere appieno. Gli estimatori del suo cinema avranno comunque la possibilità di apprezzare tutte le caratteristiche che lo hanno portato ad essere amato dal pubblico. Ad inficiare l’esperienza finale concorrono una lunghezza eccessiva e una costruzione della storia poco incisiva.

La mia vita con John F. Donovan

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Regia e fotografia
  • Interpretazione di Jacob Tremblay e degli altri attori protagonisti

Lati negativi

  • Struttura debole della sceneggiatura
  • Mancanza di connessione tra le due trame principali
  • Confusione riguardo il messaggio finale

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