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Cargo: la recensione dell’atipico zombie-movie in formato Netflix

Come si sarà comportato Cargo, il nuovo zombie-movie in formato Originale Netflix?

C‘è una cosa su cui non si può discutere Netflix: nonostante le critiche mosse ai propri film originali, l’azienda californiana sta tentando di accontentare in ogni modo possibile l’intera utenza. Dalla commedia romantica di Se ci conoscessimo oggi, ai toni melodrammatici de L’unica; passando per il gangster-movie con The Outsider e il thriller-fantascientifico di Mute. Questo soltanto nel 2018. Filmetti in larga parte, è vero. Che in altre sedi meriterebbero qualche calcio in culo. Ma che nel contesto catalogo Netflix hanno senso di esistere. Perché l’utente medio di Netflix (sottolineiamo medio) questo è: un fruitore casual, non un appassionato.

Va da sé che in un contesto del genere determinati film possano essere apprezzati dall’utenza. E che, paradossalmente, quelli stilisticamente più ricercati, forgiati dalle mani di ormai sapienti maestri in materia, siano frettolosamente bollati come flop. Chiedere pure a Duncan Jones per Mute, o Alex Garland per Annientamento, sul caso. Minima spesa, massima resa, e di certo non si può dar colpe a Netflix per questo. E in tutto ciò, Cargo? Lo zombie-movie diretto da Ben Howling con l’aiuto di Yolanda Ramke, che ne ha curato anche la sceneggiatura, è tutto meno che un’opera facile. Non il classico film sugli zombie. Il fatto che Netflix abbia puntato su questo titolo e non su qualcosa di più facilmente digeribile, è quindi una scelta coraggiosa e da apprezzare indipendentemente dall’esito. Che è riuscito, ma solo in parte. Vediamo il perché.

Cargo: recensione dell’atipico zombie-movie formato Netflix

Cargo: un corto diventato film Netflix con Martin Freeman

Prima di diventare un film originale Netflix, Cargo fu un cortometraggio del 2013 degli stessi creatori Ben Howling e Yolanda Ramke. Finalista al Tropfest, festival australiano tra i più rinomati, dedicato ai cortometraggi. E non è un caso. Disponibile interamente sul canale ufficiale del festival su YouTube, in soli 7 minuti Cargo riusciva a mettere in moto una vicenda zombie-based tra le più toccanti mai viste su schermo. Inutile parlare più di tanto, guardate il corto e capirete coi vostri occhi.

Premessa doverosa ed essenziale. È infatti chiaro che adattare un corto, che si fa forte proprio della potenza di quei 7 minuti, in un ampio film da più di 100 minuti, determinerebbe un risultato totalmente diverso a priori. In prima linea perché ciò avrebbe richiesto uno sforzo narrativo non di poco conto: limitarsi a dilatare alle estreme conseguenze la vicenda era impensabile. Ma allo stesso tempo, nel tentativo di arricchire il contesto e la narrazione, l’opera finisce per girare a vuoto più di una volta.

Recensione Cargo: trama e analisi

La trama è presto detta: il protagonista Andy (Martin Freeman) viene morso dall’amata consorte Kay (Susie Porter). Potremmo pensare a qualche insano gioco erotico, se non fosse che una fottuta epidemia zombie ha sopraffatto l’Australia. Da ciò emerge un primo aspetto assolutamente interessante e originale: siamo già a conoscenza del destino, ormai segnato, del protagonista. Perché non è sulla sopravvivenza del singolo che Cargo vuole soffermarsi. Ma sull’umanità, in generale. Sulla capacità e sulla volontà di restare umani, nonostante la condanna. Perché è vero che l’umanità ha i giorni contati, proprio come Andy. Precisamente 48 ore prima della trasformazione, nelle quali dovrà trovare un luogo sicuro cui affidare la piccolissima figlia Rosie, il carico da cui il titolo. Ma è resistendo fino alla fine che Rosie, forse l’umanità, potrà avere una speranza.

recensione cargo

Nel mezzo, il nulla, o quasi. Il film, rispetto al corto, parte con un’introduzione di contesto lunga una ventina di minuti, ben gradita. Ma nella parte centrale fatica a indirizzarsi verso una linea ben precisa: c’è il contraltare rappresentato dalla bambina Thoomie, che dal padre ormai zombificato non vuol staccarsi; c’è una comunità aborigena portatrice di rinnovata speranza; c’è questa sorta di volontà di ritorno alla terra da parte degli zombie; poi un residente del posto che si rivela un sadico bastardo; infine una famiglia parallela a cui forse dedicare qualche minuto in più non sarebbe guastato. Il tutto risulta incollato a forza, non privo di forzature narrative evitabili, specie considerando il breve periodo di svolgimento della vicenda.

Recensione Cargo: cosa funziona

L’opera è indubbiamente foriera di tematiche importanti, dalla difesa ambientalista alla strenue critica sociale, fino al dolce rapporto familiare. Come dicevamo, però, e complice l’impalcatura narrativa inefficace, fallisce nel tentativo di coniugare le varie anime, risultando a tratti superficiale. A funzionare è in assoluto il suo protagonista, anche e soprattutto grazie alla sontuosa interpretazione di Martin Freeman, con cui si entrerà certamente in empatia. In generale, comunque, il cast fa il suo. Eccezionale è anche il comparto tecnico, dalla colonna sonora alle ottime ambientazioni dell’entroterra australiano catturate da una fotografia mozzafiato. Il finale, poi, pur presentandosi meno figlio del caso rispetto al corto, è estremamente toccante. Se è vero che tutto questo basta a strappare un’ampia sufficienza, è altrettanto vero che con un po’ più d’attenzione il risultato sarebbe stato ricordato negli annali.

Cargo: la recensione dello zombie-movie con Martin Freeman

Voto - 6.5

6.5

The Good

  • Martin Freeman
  • il comparto tecnico
  • il finale

The Bad

  • la parte centrale
  • non osa più di tanto

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