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The Sisters Brothers: elogio western in salsa ironica

La recensione di I fratelli Sisters con Phoenix, Reilly, Gyllenhaal e Ahmed, tra vecchio west e battute sagaci

Eli: Abbiamo abbastanza soldi per smettere per sempre.
Charlie: Smettere cosa?
Eli: Di uccidere le persone.
Charlie: [ridendo] Sì, certo.

The Sisters Brothers recensione. The Sisters Brothers è un adattamento del romanzo Arrivano i Sister di Patrick deWitt, diretto dal francese Jacques Audiard. Si ricorda il regista per Il profeta, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria del Festival di Cannes 62, di nove Premi César e di un Oscar al miglior film straniero. Ha diretto anche Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts nel doloroso e conflittuale sguardo sull’amore di Un sapore di ruggine e ossa. Ha trionfato nelle categorie Migliore promessa maschile, Migliore adattamento, Miglior montaggio e Migliore colonna sonora dei César. Per I fratelli Sisters, western presentato al Festival del Cinema di Venezia 75, vince il Leone d’argento per la miglior regia. I protagonisti sono John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed. Si tratta della prima pellicola di Audiard in lingua inglese.

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The Sisters Brothers recensione: La trama

Oregon, 1851. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi: Charlie è impulsivo, scontroso e ama il vino e le donne. Eli invece è il più riflessivo e sensibile, apprezza la compagnia e cerca di risolvere i problemi che il fratello causa di volta in volta. I due lavorano insieme, ma come tutti i fratelli che si rispettino non vanno sempre d’accordo e così battibecchi e incomprensioni sono all’ordine del giorno. Una famiglia normale che tuttavia ha un lavoro inusuale: i Sisters sono pagati dal Commodore dell’Oregon per eliminare i suoi nemici in modo veloce ed efficace. La loro fama infatti li precede e sono temuti da tutti gli abitanti del Far West. Arriva l’ennesimo colpo da portare a termine: far sparire un chimico che sembra aver scoperto il metodo per scovare l’oro dai letti del fiume. Non tutto però va come previsto.

The Sisters Brothers recensione: I protagonisti

Joaquin Phoenix veste i panni di Charlie, amante dei piaceri della vita. Fare rissa e uccidere brutalmente i nemici del suo capo sono per lui la routine e l’unico modo per sentirsi rispettato dalla comunità della Monument Valley. Un uomo burbero e impulsivo che Phoenix ci racconta alla perfezione, tra sregolatezze e violenza. L’attore ha alle spalle una carriera di tutto rispetto con film quali il classico Il gladiatore e il drammatico The Master a fianco del compianto Philip Seymour Hoffman. Il filosofico-romantico Lei e il caustico Irrational Man. Dal suo Gesù Cristo in Maria Maddalena passa al malinconico e folle Joker, al cinema questo autunno.

John C. Reilly interpreta l’introverso e sensibile Eli, messo costantemente in ombra dall’intraprendenza del fratello. Il suo senso di protezione nei confronti del prossimo e degli animali di cui si serve (come i cavalli per gli spostamenti) fanno trasparire una profonda umanità. Non per questo però lo rendono un killer meno abile: ad un certo punto della storia vedremo come i ruoli si ribalteranno. Sarà Charlie a dover dipendere dalle decisioni di Eli, e nella trasformazione del personaggio possiamo riconoscere un percorso di formazione. Reilly è noto per i ruoli in molte commedie, ma ha partecipato anche al drammatico di guerra La sottile linea rossa e all’omaggio alla letteratura di Virginia Woolf The hours. Lo vediamo anche nella storia di Howard Hughes The aviator e nel futuristico a tinte horror The lobster. Attualmente è al cinema con Stanlio & Ollio.

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The Sisters Brothers recensione: I personaggi secondari

Jake Gyllenhaal è Hermann Kermit Warm, socio in affari dei Sisters e incaricato di trovare e consegnare ai killer il chimico Morris, fingendo di essergli amico per poterlo pedinare. Un uomo schivo e misterioso, nel corso della storia da tutto d’un pezzo fa prevalere i propri principi, modificando il corso degli eventi. Il suo Hermann trova delle similitudini con il personaggio interpretato in I segreti di Brokeback Mountain e con il suo Tony nel drammatico terrificante Animali notturni. Ricordiamo Gyllenhaal anche per la magistrale follia messa in scena in Lo sciacallo e in Velvet Buzzshaw. Non dimentichiamo due dei film che l’hanno consacrato al successo, l’oscuro Donnie Darko e l’avventuroso Prince of Persia.

Riz Ahmed impersona lo scienziato Morris, che ha scoperto il metodo per estrarre l’oro dai fondali dei fiumi. La ricetta per la ricchezza è bramata da molti e deve porre attenzione a chi offre la sua fiducia. Un uomo sospettoso, scaltro e geniale che troverà dei punti in comune con il suo “carceriere” Hermann (lui e Gyllenhaal hanno condiviso la scena anche in Lo sciacallo). Abbiamo visto Ahmed nell’adattamento de Il fondamentalista riluttante e nell’action movie Jason Bourne. Più di recente ha partecipato a Rogue one: A Star Wars story e al “superhero movie” Venom a fianco di Tom Hardy.

The Sisters Brothers recensione: l’ironia che sdrammatizza

Il fil rouge che collega tutto il film è l’ironia. Nonostante i frequenti episodi di violenza e di sangue, la tensione è smorzata da scambi di battute ironici tra i fratelli Sisters, dovuti dai contrasti evidenti delle due personalità. Un esempio: l’ossessione di Eli per la richiesta di un cavallo nuovo al Commodore e la continua irritazione di Charlie che la trova un’idiozia (ma lui il cavallo nuovo lo ha avuto). La chimica tra Reilly e Phoenix si costruisce chiaramente davanti agli occhi dello spettatore, rendendo inevitabile l’immedesimazione. Altro esempio chiaro di quanto detto, la scena in cui Eli inghiotte inconsapevolmente un ragno mentre dorme. Il risveglio successivo non sarà dei migliori. Possiamo dunque dire che si tratti di due fratelli apparentemente cattivi e senza pietà (e da un lato lo sono, per il lavoro che fanno), ma che alla fine sono sempre i figli della loro madre, quando tornano a casa. Hanno bisogno di cura ed affetto anche sotto la corazza di acerrimi cowboys abbastanza cresciuti per i sentimentalismi, ed è questo che li rende simili a noi. Insomma, una rocambolesca avventura divertente e piena di colpi di scena da gustare.

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The Sisters Brothers recensione: a cosa aspiri?

I soldi sono il fulcro del film e il motivo per il quale i Sisters e tutti i personaggi che gli ruotano attorno agiscono. Il Commodore è il temibile capo che non si sporca le mani ma commissiona ad altri l’eliminazione dei suoi nemici, in cambio di somme di denaro. Mayfield, a capo di un famoso bordello della zona, gestisce affari loschi e cruenti elargendo sacchi d’oro. Morris elabora un metodo per estrarre l’oro dal fiume per arricchirsi e conquistare un brevetto. Questa sete di ricchezza è comprensibile: nel Far West ci si mobilitava per due cose: i soldi o l’onore. E a proposito del secondo, i personaggi che lo rappresentano sono Eli e Hermann, uomini giusti che si sono trovati a far parte di affari poco raccomandabili. Anche il rispetto diventa dunque una meta da perseguire, e i principi interiori contrastano con i doveri esterni e con lo stile di vita intrapreso. Alla fine però tutti aspirano solamente ad un bisogno ancestrale: essere in pace con la propria coscienza e avere vicino qualcuno di fidato. Motivo per cui i Sisters continuano a lavorare insieme, nonostante i dissapori.

The Sisters Brothers recensione: Caratterizzazioni e inquadrature

Il film si apre con delle scene che inquadrano immediatamente le personalità dei due fratelli. Incendiano un capanno e un fratello vorrebbe salvare i cavalli, l’altro gli dice di lasciar perdere e di pensare alla remunerazione. Sono l’azione e la parola che fanno il personaggio e lo caratterizzano, ma che non scadono nella creazione di “personaggi tipo”, a favore di “personaggi individuo”, più complessi e sfaccettati.

Viene dato molto spazio ai rumori e ai tempi morti, agli sguardi prolungati e ai momenti di tensione. Il tutto sotto un’illuminazione “al naturale”, fornita dalle lanterne e dal fuoco degli accampamenti. L’ambiguità delle figure scorte dietro queste luci flebili è compensata dal pedinamento della telecamera nei confronti degli attori, seguiti mentre camminano e si spostano nello spazio, senza tagli (piano-sequenza). Le inquadrature più utilizzate sono il piano americano (nato proprio per i film western, dato che l’inquadratura parte dalla testa dell’attore fino alla cintola, dove sta la pistola del cowboy) e il primo piano. Vediamo spesso l’espediente di mettere a fuoco prima gli elementi in primo piano e poi quelli in secondo (riprese in profondità di campo). Il senso è quello di aumentare l’enigmaticità e la complessità interiore dei personaggi, di poter scorgere l’espressione di più attori contemporaneamente e su piani diversi. I campi lunghi sono dedicati ai paesaggi e alle immense distese naturali della Monument Valley.

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The Sisters Brothers recensione: Western in chiave moderna

Audiard ci propone il genere cinematografico che divenne grande negli anni ’40 e ‘50, quello western, ma lo destruttura in chiave moderna. Inserisce l’ironia e un tipo di profondità psicologica che non troviamo spesso nei film più vecchi di questo genere. Sceglie poi di metterci di fronte ad uno dei temi più frequenti nella letteratura gotica: il doppio. Charlie ed Eli rappresentano quel selvaggio West fatto di sparatorie e corse sfrenate per la vita. Abbiamo visto come dimostrino atteggiamenti opposti l’uno rispetto all’altro. Hermann e Morris sono la faccia dell’Est civilizzato e in grado di sfruttare le conoscenze. Il “carceriere” e il bersaglio che si completano a vicenda. Una storia che sotto i cappelli di un competente quanto improbabile gruppo di cowboy nasconde anche un lato di profonda umanità.

 

The Sisters Brothers

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Buona fotografia
  • Sceneggiatura brillante
  • Super cast

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