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Film sulla clonazione: eccone 5 da vedere assolutamente

Scopriamo le migliori 5 pellicole inerenti alla clonazione umana

Film sulla clonazione. Grazie alla cassa di risonanza ottenuta con l’Oscar dello scorso anno è innegabile che Jordan Peele faccia discutere. Con il suo secondo lungometraggio non sembra volersi incentrare sulla denuncia sociale, quanto invece su una sorta di autodenuncia. Se Scappa – Get out si focalizza su un’aspra critica alla società, Noi sembra infatti riferirsi al “doppio” che risiede in ognuno di noi. Una parte del nostro essere che vorremmo tenere nascosta, ma che a volte emerge in tutta la sua istintività e spietatezza. E se questa parte si scindesse da noi per concretizzarsi al di fuori? Avremmo a che fare con un nostro clone malvagio, una sorta di gemello cattivo.

Già il trailer offre numerosi spunti per riflettere sulla clonazione, dalle inquadrature di conigli ai ritagli di piccole e identiche figure di carta. Seppur in tendenza fra i dibattiti etici da relativamente poco tempo, questo tema è utilizzato dalla cinematografia fin dagli anni ’70, assumendo col tempo nuovi significati. Vi proponiamo dunque i migliori film inerenti alla clonazione, augurandovi buona lettura.

The island (2005) – Film sulla clonazioneFilm sulla clonazione

Un Michael Bay stranamente intimo confeziona il suo prodotto più profondo. Strizzando l’occhio a THX 1138 e ricalcando le scelte cromatiche di Gattaca e Metropolis, The island ci trasposta nel candido mondo fittizio dei cloni. In compagnia di Lincoln-6-Echo (Ewan McGregor) e Jordan-2-Delta (Scarlett Johansson) scopriamo la fitta maglia di bugie all’interno della quale i cloni sono invischiati. Credendo di essere gli unici sopravvissuti ad un disastro nucleare, quest’ultimi vivono in una comunità, avente come capo il dottor Merrick, con controlli molto rigidi che spaziano dalla dieta all’interazione fra i vari membri. L’unico sbocco possibile è vincere la lotteria: i fortunati potranno recarsi in un’isola considerata “l’ultimo ambiente naturale privo di patogeni”.

Con l’avanzare del film aumenta di pari passo la consapevolezza dei due protagonisti, che si renderanno conto dunque di essere dei meri contenitori di organi. Una volta commissionati dagli abbienti originali, i cloni vengono cresciuti dal dottor Merrick che, dopo avergli creato un finto background personale, li consegnerà ai proprietari in caso di bisogno. Lincoln e Jordan, in cerca della verità, si getteranno dunque in una folle corsa fuori dal microcosmo che erano soliti chiamare mondo.

The island resta comunque stilisticamente limitato, oltre che a essere fortemente debitore del previo Clonus (1979). Ciò non toglie al film la capacita di fare riflettere lo spettatore sulla moralità della clonazione, mostrando i cloni in tutta la loro umanità. Il tutto è ovviamente condito da un’abbondante dose di spettacolarità, marchio di fabbrica del regista. Bay infatti, nonostante l’assenza del suo storico produttore Bruckheimer, riesce a mettere in campo un comparto visivo davvero allettante.

I ragazzi venuti dal Brasile (1978) – Film sulla clonazionefilm sulla clonazione

Il dottor Josef Mengele (Gregory Peck), tristemente famoso per gli esperimenti genetici svolti nei campi di sterminio, vive sotto copertura in Sud America. “L’angelo della morte” crede però ancora fermamente nel nazismo e nella figura di Hitler. Inizia dunque, partendo da lembi di pelle del defunto Fuhrer, a fare nascere 94 cloni dello stesso, affidati poi a famiglie inconsapevoli. Per ricreare la figura del dittatore a tutto tondo occorre però non solo avere lo stesso DNA, ma anche impartire ai bambini la stessa educazione e gli stessi traumi. Mengele trama dunque di uccidere in maniera sistematica i padri delle 94 famiglie, ricreando così l’esperienza di Hitler. A contrapporsi al piano del malvagio scienziato accorre Ezra Lieberman, anziano ebreo noto per dare la caccia ai nazisti, interpretato da Laurence Olivier.

Un cast stellare viene coordinato da un sempre affidabile Franklin J. Shaffner, autore di film del calibro di Papillon e Il pianeta delle scimmie. Laurence Olivier è a suo agio in questa atmosfera avendo alle spalle già un ruolo ne Il maratoneta e Gregory Peck da il meglio di se, quasi eguagliando la prestazione eseguita in Moby Dick la balena bianca. Shaffner presta la sua regia al romanzo fantapolitico di Izra Levin, per il quale la riflessione etica sulla clonazione non era certo il tema portante.

Il film colpisce per la sfrontatezza con la quale affronta nel 1978 un argomento molto caldo: la caccia a criminali reali. Josef Mengele era ancora vivo all’uscita del film, che si erge come condanna totale verso le atrocità commesse dal terzo Reich. Oggi forse la porzione fantascientifica ha perso in efficacia, ma l’enorme forza della denuncia politica resta invariata. Il tema, infatti, della lucida e orrorifica follia nazista è ben rappresentato in questo angosciante (fanta)thriller che ha segnato gli anni ’70 e che resta tutt’oggi contemporaneo.

Dr. Creator – Specialista in miracoli (1985) – Film sulla clonazioneFilm sulla clonazione

Ivan Passer, protagonista della Nová vlna, ha sicuramente realizzato lavori migliori. Detto ciò il film, seppur non al livello di Legge e disordine o Stalin, è una godibilissima commedia sentimentale dai toni squisitamente europei. Seppur fortemente americano nell’intento, Dr.creator subisce l’influsso della recitazione aristocratica tipicamente britannica di Peter O’Toole (Lawrence d’Arabia). È proprio lui il perno attorno il quale ruota il film. O’Toole interpreta Harry Wolper, uno stravagante scienziato vincitore del Nobel per la medicina. Da più di 30 anni Harry sta cercando di fare rivivere la moglie, deceduta tragicamente.

Il bislacco scienziato utilizza dunque le cellule della defunta moglie per prelevarne il DNA, che andrà poi impiantato nel giovane ovulo di Barbara Spencer (Virginia Massena). Ad aiutarlo in laboratorio ci saranno Meli (Mariel Hemingway) e Boris Lafkin (Vincent Spano). Quando il suo piano viene scoperto lo scienziato è però costretto a fermarsi e cade nella disperazione. Nel contempo la ragazza di Boris è vittima di un danno cerebrale e anche il ragazzo sperimenta la sofferenza in amore.

Partendo da uno spunto fantascientifico come la clonazione, la pellicola vira su tematiche più sentimentali. Lo scontro generazionale si fa vivo quando vediamo come Harry e Boris, vecchio e giovane, reagiscono al dolore. Il primo, fermamente ancorato al passato, non riesce a proiettarsi nel futuro. Il secondo invece, alle prime esperienze, deve fare conti con un presente la cui fine sembra vicina. Complice anche un’ottima colonna sonora di Sylvester Levay, Dr. Creator riesce a fare emozionare e riflettere. L’epilogo struggente segna la speranza di una rinascita. A volte bisogna lasciare andare il passato per poter vivere il presente e avviarsi verso il futuro.

Moon (2009) – Film sulla clonazioneFilm sulla clonazione

Opera prima di un figlio d’arte, Moon è già diventato un cult per gli appassionati di fantascienza. Duncan Jones, figlio del celebre cantante David Bowie, esordisce sul grande schermo dimostrando un innegabile talento per la regia. Sam Bell (Sam Rockwell) lavora per la Lunar Industries, un’azienda che utilizza il materiale lunare come fonte di energia sulla terra. Sam lavora dunque in una stazione spaziale, sovraintendendo l’estrazione del prezioso materiale in compagnia di GERTY, un’intelligenza artificiale doppiata magistralmente da Kevin Spacey. Quando gli interminabili 3 anni del suo contratto stanno per scadere, il protagonista inizia a soffrire di forti allucinazioni che lo porteranno a provocare un grosso incidente. Sam scoprirà dunque di essere in balia del giogo della Lunar, che per risparmiare sull’addestramento di nuovi astronauti sfrutta segretamente i cloni di Bell.

Jones parte da un modello di fantascienza molto classico, tendente a quello di pilastri come 2001: Odissea nello spazio e Blade Runner. Anche lo stesso Gerty si riconduce in più occasioni allo storico H.A.L. 9000 senza però rifiutare capolavori della fantascienza moderna come WALL-E. Il film risulta molto intimo: la macchina da presa spesso indugia per approfondire la psicologia dei personaggi. Anche lo spazio profondo si erge, immenso, non come teatro di scontri esplosivi, ma come luogo di profondo isolamento. Le scenografie si fanno un tutt’uno con la macchina da presa, che diventa elemento indagatore della falsa realtà di Sam.

Il regista esplora fino alle radici il concetto di umanità, analizzando i rapporti interpersonali e quelli con le macchine. La clonazione diventa quindi metafora della spersonalizzazione vigente nella società odierna. Un Sam Rockwell magnetico rimane vittima dell’azienda per la quale lavora, diventando una macchina a tutti gli effetti. Un film che resta contemporaneo da recuperare assolutamente.

Never let me go (2010) – Film sulla clonazioneFilm sulla clonazione

Tratto dalla penna di Kazuo Ishiguro il film si pone di esplorare le conseguenze del processo scientifico. Kathy (Carey Mulligan) un’assistente dei donatori di organi, ricorda tramite un flashback la sua adolescenza trascorsa nel college inglese di Hailsham. Rammenta l’amicizia morbosa con Ruth (Keira Knightly) e l’amore mai dichiarato per Tommy (Andrew Garfield). Seguendo la parabola dettata da Ishiguro, Mark Romanek realizza una pellicola dall’impatto emotivo non indifferente. Partendo da un eccellente scelta di casting, Never let me go si approccia alla clonazione con tatto per poi fare emergere gli interrogativi che ne derivano in tutta la loro brutalità. In particolare assistiamo alla performance attoriale di un’incredibile Keyra Knightly che, nonostante il ridotto tempo in scena, riesce a incarnare perfettamente il progresso regressivo che il film intende fare presente.

Come nel caso di The Island, anche qui i protagonisti sono dei cloni creato con l’unico scopo di rifornire gli originali di organi. L’input fantascientifico viene però presto accantonato in favore della focalizzazione psicologica. È interessante notare la totale assenza di tentativi di ribellione da parte dei protagonisti. Figli di una società cannibale, questi sono infatti cresciuti con il pensiero di non essere altro che una neutra sacca di carne. L’atmosfera fosca e nebbiosa viene intensificata dall’abile lavoro scenografico di Mark Digby, già autore di The milionarie. Le tonalità grigie abbondando tra le mura del tetro collegio e, unite agli archi di Rachel Portman, rendono efficacemente l’immobilità dei protagonisti.

La poetica e il pudore tipicamente nipponico è ben rappresentato da riprese sempre educate. A colpire maggiormente e proprio la fredezza e la staticità dei personaggi, rassegnati ormai al loro destino. Romanek intuisce perfettamente il significato del testo di Ishiguro e non risulta invadente, facendo parlare le immagini in una pellicola veramente toccante.

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