Stranger Things e l’amore materno di Winona Ryder

Stranger Things a poco più di un mese dall’uscita della seconda stagione si conferma una delle migliori produzioni seriali degli ultimi anni. La qualità e il successo di questa serie tv sono dovuti anche al grande lavoro di caratterizzazione dei personaggi messa in atto dai Duffer brothers. Noi di Filmpost.it abbiamo dunque deciso di dedicare un approfondimento al personaggio di Winona Ryder (Joyce Byers).



Winona Ryder in Stranger Things

E’ innegabile che esiste una tendenza giustissima, se pur in palese ritardo, delle produzioni cinematografiche e televisive degli ultimi anni a voler mettere al centro delle storie un’iconografia fatta di donne. Infatti si pensi a Wonder Woman, che ha proiettato nell’immaginario collettivo pop la figura della donna come reale salvatrice del mondo. E ancora il personaggio di Rey (Daisy Ridley) nella nuova trilogia di Star Wars; ci mostra una donna forte ma, logicamente, fallibile e ne fa uscire un’altra icona delle generazioni future. Ed Infine si pensi ad “una persona sola al comando”, incarnata da Charlize Theron in Atomica Bionda. E questo solo a rimanere nelle grandi produzioni commerciali.



Nelle serie tv abbiamo il mondo di GOT dominato da figure femminili; le quali hanno saputo pazientemente aspettare anziché lanciarsi in battaglie folli, ed ora dominano i Sette Regni. Ed infine Stranger Things, vero e proprio fenomeno globale, vede molte ragazze e donne come reali risolutrici di situazioni problematiche. Tra le varie Eleven e Nancy, spicca però Joyce Byers. L’interpretazione di Winona Ryder, assieme alla scrittura dei Duffer Brothers, ci regala un personaggio potentissimo. Ma la potenza di questo personaggio è mosso dalla più elementare delle cause, non super-poteri o utilizzo della Forza, bensì l’amore materno.

L’amor che muove il sole e l’altre stelle

Chi è Joyce Byers? E’ una madre separata con due figli. Il più grande, Jonathan, è un adolescente poco attirato dalla vita mondana dei ragazzi della sua età; Will, il minore, è un nerd con pochi amici che un giorno scompare creando scompiglio nella cittadina di Hawkins. Ed è proprio da questo ultimo avvenimento che dobbiamo partire per capire chi è Joyce.

E’ una madre-guerriera, che disperatamente cerca il figlio, anzi la ricerca diventa la sua ragione di vita. Si appiglia ad ogni minima speranza. Passa ore davanti al telefono di casa, senza muoversi, perché sa che l’interferenza che una sera ha sentito dall’altra parte della cornetta era Will che tentava di comunicare con lei. E’ una madre-folle, si ma folle di amore per il proprio figlio, che riesce a capire che il cadavere trovato alla cava non è quello del suo piccolo, perché una madre queste cose le sente.



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Ma Non bisogna pensare che questo sia un cliché banale e scontato, perché poche volte in una serie tv o al cinema si era vista così nitidamente la potenza dell’amore, l’amore materno. Provare per credere. La sequenza in cui Winona Ryder capisce di poter comunicare con il figlio tramite le luci, le fa ristabilire un legame primordiale con Will e a quel punto cosa succede? Lei si siede, dentro una piccolo comò, e stringe al grembo quelle luci lampeggianti. Le stringe come se stesse tenendo fra le braccia un figlio. Un momento intenso che traduce in immagini il verso finale della Divina commedia: L’amor che muove il sole e l’altre stelle. Un momento  di una potenza tale da rendere, forse da solo, Stranger Things una serie tv da vedere assolutamente.

La scelta di una vita

Se l’amore materno è il vero motore del personaggio di Winona Ryder in Stranger Things , dobbiamo chiederci cosa distingue Joyce Byers da tanti altre madri che abbiamo visto sul piccolo e grande schermo. Il filosofo Kierkegaard nella sua opera più celebre parla della vita come di un aut – aut. Se si sceglie un determinato tipo di vita, uno stile, un modo di essere, questa scelta non si intreccerà mai con eventi che potrebbero capitare in una vita in cui si è fatta una scelta diversa. Le possibile vite di una persona viaggiano come linee parallele, una volta scelta una via, non si può tornare sui propri passi e cambiare idea.

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Ebbene, la potenza dell’amore di Joyce nasce dalla scelta di essere madre, solo e soltanto madre. Ed è lei stessa a dircelo quando, nella prima stagione, si reca al mini-market dove lavora per comprare un nuovo telefono. Rivolgendosi al suo datore di lavoro:

“Lavoro qui da dieci anni, d’accordo? Mi sono mai assentata per malattia? Ho mai chiesto un cambio di turno? Ho lavorato la viglia di Natale, il giorno del ringraziamento… non so dov’è mio figlio, è sparito”

Da queste parole comprendiamo che Joyce ha dedicato la sua vita al lavoro e ai figli. Anzi, ha donato la sua vita ai suoi figli. Lavora senza sosta per garantire loro tutto ciò di cui hanno bisogno e anche di più, perché lei ha scelto di dedicare la sua vita ai figli. Sceglie di essere madre, lei può essere solo e soltanto una madre. Questo scelta si è radicata nel suo essere, nei suoi atteggiamenti. Winona Ryder infatti, fa muovere il personaggio di Joyce in maniera goffa, come chi non ha tempo da dedicare alle apparenze, l’abbigliamento e il trucco sono poco rilevanti, l’importante è il benessere dei figli. E nient altro.

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Ma questa vita donata all’amore materno oltre a darle grande soddisfazioni comporta gravi sofferenze. Siano sofferenze quotidiane, che notiamo dal modo nevrotico in cui la donna fuma, una nevrosi che cela lo stress della vita di tutti i giorni di una madre che deve accudire una famiglia da sola. E lo si nota sopratutto quando, nella seconda stagione, la sua scelta di essere madre e quindi di pensare prima al benessere di Will, la porterà a coinvolgere Bob (Sean Astin), il suo nuovo compagno, nelle vicissitudini del Sottosopra. La porterà a vedere Bob sacrificarsi e morire.

Riflessioni conclusive

La scelta di vita fatta da Joyce in Stranger Things, continuando secondo il pensiero di Kierkegaard, è reversibile solo con un atto di fede. Un atto di fede nei confronti dei suoi figli, che dopo tante disgrazie vissute nelle prime due stagioni della serie forse sono pronti ad affrontare la vita da soli. Forse quando Joyce non “pedinerà” più Will allora potrà avere una vita diversa. Ma atto di fede o no, un po’ egoisticamente, a noi non importa. E’ stato proprio l’amore materno di Winona Ryder a farci innamorare di Stranger Things, a  renderla una serie tv da vedere assolutamente.

Ci auguriamo quindi che le capacità straordinarie di questa grande attrice continuino ad essere sfruttate nel proseguo della serie, sia come madre disperatamente innamorata dei figli che non. Perché oltre alla grande caratterizzazione del personaggio scritto dai Duffer Brothers, dietro Joyce Byers si cela una grandissima attrice. Dall’Età dell’innocenza alla sue collaborazioni con Tim Burton, Winona Ryder ha precorso i tempi come icona dell’immaginario collettivo. Prima di Wonder Woman, prima di Rey in Star Wars, lei c’era e ci auguriamo che oltre ai creatori di Stranger Things, anche le grandi produzioni Hollywoodiane si rendano conto di quanto bene quest’attrice può fare alla Settima Arte.

 

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