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Fosse/Verdon recensione: il lato oscuro della fama

Fosse/Verdon è la serie con protagonisti Rockwell e Williams, e racconta dell'amore e della carriera di due artisti della metà del '900

Fosse/Verdon recensione. Fosse/Verdon è una miniserie televisiva americana biografica del 2019, sviluppata da Steven Levenson e Thomas Kail. Basata sul libro Fosse di Sam Wasson (che diventò best seller nel 2013), racconta la vita privata e sotto i riflettori dei due artisti Bob Fosse (ballerino, coreografo e regista) e Gwen Verdon (ballerina e coreografa), tra problemi sentimentali e grandi successi e fallimenti lavorativi. I due sono considerati il più influente creativo e la più capace ballerina di Broadway del tempo, ed è stato attribuito loro il merito di aver modificato l’intrattenimento americano per sempre.

Gli attori protagonisti sono Michelle Williams e Sam Rockwell. Uno degli ideatori, Thomas Kail, ha diretto Lin-Manuel Miranda in In the Heights e Hamilton, per il quale ha vinto nel 2016 il Tony Award per miglior regia di un musical. Il suo collega Steven Levenson, invece, ha trionfato ai Tony Award dell’anno successivo per il miglior libretto di un musical in Dear Evan Hansen.

Pressione per avere successo. Per fare soldi. Per essere i migliori. Che imparino che non è facile ottenere questa merda. (Fosse)

Indice

Fosse/Verdon recensione – La trama

Bob Fosse e Gwen Verdon sono due artisti, coreografi e ballerini che iniziano la loro relazione e sodalizio artistico in contemporanea. Dopo qualche tempo però qualcosa non va: Bob è sempre più preso dal lavoro e sembra non sostenerne la pressione. Comincia così a tradire la moglie e la trascura, abbandonandosi a droga e alcolici. Gwen invece cerca sempre di stargli accanto, se non più per amore, almeno per affetto, e lo aiuta a terminare le sue infinite e problematiche produzioni cinematografiche e teatrali. Attraverso successi come l’ideazione e creazione di Cabaret e Chicago, sono raccontate le vite private e pubbliche dei due. La storia di due star nate per caso, alle quali è costato caro sacrificare una vita normale per essere ricordati dal pubblico in eterno.

recensioen Fosse Verdon

Il cast – Fosse/Verdon Recensione

Sam Rockwell è il genio squilibrato Bob Fosse, dipendente da sesso, droga e alcol, ma uno dei più grandi del periodo nel suo lavoro. È stato per esempio il regista di Cabaret e Chicago, che ancora oggi ricordiamo e che hanno lanciato delle stelle cinematografiche. Quando iniziano la relazione e il sodalizio artistico con Gwen, il successo arriva immediato, e ben presto capisce che la deve avere accanto per sfondare. Colpevole di farla soffrire in continuazione, anche in seguito alla nascita della loro figlia, non riesce mai ad allontanarsi dalla sua vita. La considera la sua àncora quando cade in depressione e ha pensieri suicidi, e quando viene ricoverato in cliniche psichiatriche. Uomo di dubbia moralità e incapace di seguire un obiettivo seriamente, ha avuto traumi infantili che lo hanno segnato.

Abbiamo visto Rockwell in Frost/Nixon-Il duello di Ron Howard, celebre storia mediatica che coinvolse politica e giornalismo. In 7 psicopatici con Colin Farrell e Woody Harrelson e in Charlie’s Angels di McG. Ha partecipato a Vice-L’uomo nell’ombra a fianco di Christian Bale e a Il miglio verde con Tom Hanks. Ha vinto l’Oscar e il Golden Globe come miglior attore non protagonista nel 2018, per il drammatico Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

recensioen Fosse Verdon

Michelle Williams veste i panni della raffinata e responsabile Gwen Verdon, grande ballerina e per più di 20 anni moglie di Bob Fosse, dal quale ha avuto anche una figlia. Donna forte e convinta del percorso artistico che voleva svolgere, ha sempre tenuto stretti i valori della fatica, della dedizione e dell’aiuto verso il prossimo. Come quello che offriva sempre e comunque a Bob, nonostante i molteplici tradimenti, la noncuranza di lui della sua carriera e il fatto che non fosse proprio un padre modello. Perseverante e convinta delle sue capacità in scena, è riuscita a diventare una stella.

Williams ha recitato nel pluripremiato musical The Greatest Showman accanto a Hugh Jackman e nel cinecomic Venom con Tom Hardy e Riz Ahmed. È presente anche nei drammatici Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott e Shutter Island di Martin Scorsese. Ha avuto però anche parti in commedie (Come ti divento bella!) e nel fantasy Il grande e potente Oz. Per Marilyn ha vinto ai Golden Globe 2012 come miglior attrice.

A che prezzo, Hollywood?

Il guaio è che viviamo tutti in una cultura da lieto fine. Una cultura di come dovrebbe essere invece di com’è.

La storia dei due artisti che hanno rivoluzionato l’intrattenimento made in USA è il lato oscuro di Hollywood. Se la facciata è decorata da lustrini, costumi provocanti, feste sfrenate e premi prestigiosi, la realtà è ben altro. Una quotidianità fatta di fallimenti, depressione, dipendenze che sembrano allievare il peso della pressione. Quando non sei nessuno, sgomiti per diventare famoso e ottenere il successo che cerchi con sudore e determinazione. Quando sei una star, devi cercare di mantenerla quella fama, e la pressione aumenta sempre più. Con il risultato di non sentirsi mai all’altezza della situazione; del pubblico, dei colleghi, della famiglia. Si cerca di mantenere tutti questi aspetti della propria vita per poi dover ammettere tristemente di fare tutto nel modo sbagliato.

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È per questo che Bob, incapace di unire vita privata e pubblica come Gwen, è pessimo dal punto di vista umano. Considerato un genio creativo sui set dei film e spettacoli teatrali, è un padre assente e un compagno distratto e fedifrago. Cerca di compensare le mancanze che sente di avere con l’alcol, la manipolazione e le sigarette che fuma a quantità esagerate. La serie ci mostra un mondo ben distante da quello patinato e lussuoso che siamo abituati a vedere sui tabloid, ma il lato marcio e deprimente della fama. Ballerine che vanno a letto con il regista per ottenere la parte, star sorpassate che implorano il loro amico produttore di inserirle in qualche spettacolo. Tutto con un unico, scottante prezzo da pagare: la felicità.

Cosa resta – Fosse/Verdon recensione

Ditemi che sono all’altezza. (Fosse)

Mentre guarda le canzoni ritmate e pimpanti del palcoscenico, Bob ripensa al passato: una madre che lo spingeva ad esibirsi come ballerino nei bordelli a tarda notte, appena tredicenne. La violenza fisica alla quale è stato sottoposto da alcune spogliarelliste con il doppio dei suoi anni. Un padre ingrato e crudele. Con il risultato che per lui oggi la vita amorosa è solo sesso e piccoli momenti di condivisione, che si perdono in un mare di scelte sbagliate, trascuratezza e cambi di donna come cambi d’abito. Per questo è così importante lo show, con i suoi travestimenti e il trucco a nascondere la mera quotidianità e il bisogno costante di sentirsi accettato.

Tutti a sperare nella recensione positiva della critica, ma l’unica approvazione che si cerca davvero è quella dei propri cari. Un pubblico in delirio che applaude, mai mostrato e sempre una scura macchia informe al termine del palco, unico spazio che Fosse riconosce come casa. I luoghi chiusi delle sale prove e dei teatri strappano le ore dei protagonisti, che raramente escono all’aria aperta, respirano e hanno modo di rilassarsi e staccare dalla vita frenetica delle produzioni.

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Prigionieri degli stessi spazi che hanno agognato con le unghie e con i denti, cominciano a credere che niente sarà mai abbastanza “per loro” (il pubblico), e che forse una morte improvvisa e prematura sarebbe la giusta soluzione per consacrarli per sempre. Cos’è la celebrità? Quando smette di permettere loro di provvedere alla vita dei figli, di vivere con tutti gli agi e di fare il lavoro dei sogni senza impedimenti, diventa costrizione, fabbrica che sforna prodotti in serie senza personalità.

Considerazioni tecniche su Fosse/Verdon

State per assistere a una storia di avidità, strumentalizzazione, adulterio, e tradimento. Una storia che racconta di tutte le cose che ci stanno a cuore. (Verdon)

La prima cosa che colpisce è la fotografia: come sul palco di un teatro di Broadway, ogni elemento è al suo posto. I fasci di luce dei riflettori accarezzano i personaggi e li avvolgono nella loro luce calda e polverosa. La maggior parte delle scene ha infatti un’impronta teatrale e molto spesso le vicende di vita reale sono raccontate come fossero finzione, con Gwen e Bob che prendono il posto degli attori degli spettacoli. Restando sulla composizione scenica, gli attori subiscono un pedinamento della telecamera mentre si muovono nello spazio, e i loro movimenti e posizioni assumono significati ben precisi ai fini della storia. Dalla posizione di un braccio o di una schiena, possiamo intuirne lo stato emotivo e la personalità.

Troviamo molti primissimi piani (che di solito aprono ogni episodio) e focus su determinati oggetti o parti del corpo, per conferire loro maggiore importanza. Vediamo anche numerose inquadrature parziali, che non ci permettono mai del tutto di capire i personaggi. Le espressioni facciali comunicano prima delle parole, che tuttavia risultano riuscite. I dialoghi irriverenti e taglienti si alternano a quelli più sofferti ed intimi, riuscendo sempre nell’intento di catturare l’interiorità dei personaggi e di renderli credibili. Non di meno, le scene prive di colonna sonora (tutta ispirata alle musiche allegre e concitate del cabaret) rendono il silenzio quasi fisico. A tratti onirico, quando per esempio vediamo scene di balletti eseguiti in assenza di note.

recensioen Fosse Verdon
i veri Fosse e Verdon

Ancora tecnica & conclusioni

Il tipo di sequenze che però colpisce a primo impatto lo spettatore è quello dinamico e velocissimo, pieno di colori, battute, musiche, che si accavallano gli uni sugli altri e restituiscono lo stesso stato confusionale e allucinato provato da Fosse. Sono presenti anche continui flashback e flashforward, chiariti dai riferimenti temporali e spaziali che durante gli episodi ci vengono mostrati. Colpisce anche la particolare notazione degli eventi, come riportare giorno e anno, luogo e poi per esempio “2000 giorni prima della morte di Joan McCracken”. Ogni situazione è presentata in riferimento a qualcos’altro che è accaduto prima o dopo.

Altre scene vedono momenti che non sono mai successi realmente ma che vengono immaginati dai protagonisti, come Fosse che immagina di buttarsi da un edificio. Altro elemento interessante: dato che la vita di Bob e Gwen è raccontata come fosse uno spettacolo, ad ogni inizio episodio il titolo Fosse/Verdon è scritto con un font diverso, colorato e luminoso. Una serie che certamente conosce i processi di realizzazione di uno spettacolo da dare “in pasto” al pubblico, e ne sviscera i dietro le quinte più oscuri. Con classe e fascino.

Fosse/Verdon

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Gli attori principali
  • Spiegazione dei processi creativi di film e spettacoli
  • La fotografia

Lati negativi

  • Trama a tratti ripetitiva

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